Wiebes domina anche il difficile traguardo del Tour Femmes a Losanna, cogliendo la vittoria 132 in carriera

Wiebes trionfa al Tour Femmes: le altre ci provano, ma lei resta imbattibile

01.08.2026
7 min
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E’ passato quasi un anno da quando ne parlanmo col suo diesse Giampaolo Mondini e non è cambiato praticamente nulla. Il risultato è sempre lo stesso se si arriva allo sprint: vince Lorena Wiebes. Finora solo i giudici UCI sono riusciti a fermarla, quando lo scorso 30 maggio le hanno tolto la vittoria a tavolino della prima tappa del Giro Women (espellendola anche dalla corsa) per una presunta irregolarità nel peso della bici.

Inezie che hanno suscitato malcontento e senso di ingiustizia in casa SD Worx-Protime, ma che tuttavia non hanno scalfito la serenità della fuoriclasse olandese, che ha incassato il colpo senza grossi problemi. Wiebes vinceva tanto prima ed ha continuato a vincere tanto dopo questa controversa squalifica, lo sanno bene le compagne e le avversarie.

Così, dopo il “tre su tre” al recente Tour de Pologne (più la vittoria della generale), Lorena ha dominato anche la prima tappa del Tour Femmes a Losanna in un arrivo su uno strappo impegnativo non propriamente indicato a velociste guardando chi si è messa alle spalle (Le Court, Vollering, Pieterse, Ruegg e Longo Borghini). I nostri interlocutori Mondini e Guarischi ce lo avevano anticipato e non sono minimamente sorpresi di questo ennesimo trionfo di Wiebes.

Li abbiamo nuovamente sentiti per chiedere loro cosa c’è dietro questa supremazia che dura praticamente da sempre e per la quale abbiamo già speso diversi approfondimenti in passato.

Guarischi al Tour de Pologne ha ottenuto un secondo posto alle spalle di Wiebes, grazie a "numeri" da funambole (foto Tomasz Smietana)
Guarischi al Tour de Pologne ha ottenuto un secondo posto alle spalle di Wiebes, grazie a “numeri” da funambole (foto Tomasz Smietana)
Guarischi al Tour de Pologne ha ottenuto un secondo posto alle spalle di Wiebes, grazie a "numeri" da funambole (foto Tomasz Smietana)
Guarischi al Tour de Pologne ha ottenuto un secondo posto alle spalle di Wiebes, grazie a “numeri” da funambole (foto Tomasz Smietana)

Barbara fida scudiera

Il contatore dei dati di Wiebes continua ad aggiornarsi ad ogni gara con la stessa velocità che lei raggiunge in volata. Ad oggi sono 132 le vittorie ottenute in carriera (comprese 7 classifiche generali) e in larga parte di esse era presente Barbara Guarischi, che le ha fatto da leadout in 30 successi.

Dopo la prima frazione in Polonia, condizionata da pioggia ed una caduta (evitata con gesti da funambole) in prossimità di una rotonda nell’ultimo chilometro, Guarischi chiude al secondo posto alle spalle della sua capitana e ci risponde via messaggio: «Finale complicato, però che bello! Queste sono le corse che mi fanno continuare a correre in bici».

«Sono felicissima – conclude l’analisi su Wiebes, che conosce ormai benissimo, e la sua imbattibilità – per la vittoria. Ed è la prima volta che la vedo così provata dopo il traguardo, segno che ha fatto davvero fatica. Lorena ve la posso riassumere così: un talento che lavora duro ogni giorno perché ha fame di vittoria, senza dare per scontato nessun dettaglio. Ha voglia di vincere, di essere la numero uno in quello che fa e di conseguenza lavora duro lei. Pretende anche che le persone intorno a lei diano il massimo, come giusto che sia. Un gran cuore, sempre molto riconoscente».

Alla larga dai pericoli

Aggiungere qualcosa a tutta la letteratura prodotta in questi anni su Wiebes diventa un compito difficile, ma Mondini ci prova basandosi anche su ciò che ha visto in gara e sentito direttamente dalla sua atleta.

«Facendo un paragone col maschile – spiega – forse Merlier attualmente è il velocista più forte, ma per un motivo o l’altro, tra una lunga lista di rivali, cadute, mosse tattiche o imprevisti, è sempre complicato restare in piedi o davanti per vincere e confermarsi. Con Lorena invece tutto ciò non avviene, o comunque è capitato rarissime volte negli ultimi due anni. All’ultima De Panne ha perso posizioni, è rimasta imbottigliata in volata e ha chiuso al nono posto.

«In effetti – prosegue Mondini – quando Lorena ottiene un piazzamento diverso dalla vittoria in gare alla sua portata, bisogna sempre sapere cos’è successo. Ad esempio al campionato olandese ha fatto sesta, ma in fuga c’era la sua compagna Femke Markus (poi battuta nello sprint a due da Nooijen, ndr) e ha protetto sia la sua azione che quella di Bredewold nel finale. Alla fine dei conti, facendo ancora un confronto con gli uomini, vale il discorso che si fa per Pogacar: se non sbaglia Wiebes, è quasi impossibile batterla».

Attenta alle statistiche

La prima volta che abbiamo scritto di Wiebes, c’era ancora storia (o speranza?) per le avversarie di poterla battere nonostante avesse quasi 40 vittorie nelle prime quattro stagioni da elite. Col passare degli anni ha allungato su tutte le sue contendenti.

Elisa Balsamo, che all’ultimo Giro Women ha ereditato la sua vittoria e maglia rosa nella prima tappa per la suddetta squalifica, è sempre stata la sua avversaria più credibile e continua, malgrado abbia perso due mezze annate per due brutti infortuni e le loro rispettive caratteristiche siano leggermente diverse. Tuttavia sono passati quasi tre anni dall’ultima volta che l’ha battuta in uno scontro diretto: 6 settembre 2023, prima tappa del Simac Ladies Tour.

Complessivamente Balsamo è arrivata 29 volte seconda e 4 terza in volata contro Wiebes. Dietro di lei Kool con 20 podi totali, Kopecky con 19 (ma dal 2023 sono compagne di squadra) e Consonni con 13.

«Lorena – aggiunge Mondini – è una ragazza attenta ai suoi numeri statistici incredibili, non solo fisici. Si tiene informata e anche per questo parte per vincere. Ci tiene a mettere il proprio sigillo per motivi personali o di squadra in gare importanti. Ad esempio sapeva perfettamente che l’anno scorso se avesse vinto la Gand-Wevelgem avrebbe totalizzato la centesima vittoria. E così è stato. Ogni anno poi si migliora, sempre attenta in gara».

Giampaolo Mondini (qui assieme a Danny Stam) conferma che Wiebes grazie a pista e gravel abbia acquisito maggiore fredddezza e visione di gara
Gianpaolo Mondini (qui assieme a Danny Stam) conferma che Wiebes grazie a pista e gravel abbia acquisito maggiore fredddezza e visione di gara
Giampaolo Mondini (qui assieme a Danny Stam) conferma che Wiebes grazie a pista e gravel abbia acquisito maggiore fredddezza e visione di gara
Gianpaolo Mondini (qui assieme a Danny Stam) conferma che Wiebes grazie a pista e gravel abbia acquisito maggiore fredddezza e visione di gara

La solita domanda e una nuova Lorena

Ripetiamo il quesito di un anno fa, di sempre: come si può battere Wiebes in volata? Di risposte ne abbiamo cercate sia dalle atlete, compagne che tecnici di altre formazioni. Lei intanto si sta evolvendo come atleta laddove era più in sofferenza. Un’altra domanda potrebbe essere quella se può diventare qualcosa più di una fortissima velocista.

«Quest’anno – racconta Mondini – Lorena è tornata da Livigno piuttosto tirata nel peso. Mi ha detto che ha fatto diversi test e non ha perso la sua potenza. Ora lei su salite brevi non ha problemi, al Polonia lo abbiamo visto e se mantiene la stessa condizione, al Tour Femmes sarà protagonista nelle tappe più congeniali a lei. Probabilmente un modo per batterla potrebbe essere quello di isolarla dalle compagne, ma abbiamo visto spesso che riesce a cavarsela da sola. Nelle ultime annate poi vince in pista e nel gravel. Lorena è poliedrica e questo le consente di saper tenere duro, restare lucida e fredda nei momenti più delicati o avere una visione più ampia della gara.

«Lorena non ha problemi – conclude – a fare due volate ravvicinate, sia nel finale di una gara per trovare le posizioni che per un traguardo volante. A lei attualmente – conclude – dà un po’ fastidio la ripetizione di salite o strappi secchi, tipici di circuiti che talvolta ci sono in mondiali o europei. Non so se potrà diventare una donna da classiche tipo Kopecky, ma nella sua seconda parte di carriera potrebbe farlo. La differenza può essere nella gestione della corsa e capire se la squadra vuol fare affidamento su di lei o meno in certe gare o su certi percorsi. Quello ce lo dirà il tempo visto che ha ancora 27 anni».