Giro dei Paesi Baschi 2026, Filippo Fiorelli

Verso il Polonia, Fiorelli e gli appunti di un anno coi fiocchi

01.08.2026
5 min
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Il fresco di Tignes è ormai un ricordo lontano, ma il lavoro che Fiorelli ha messo nelle gambe è pronto a dare ottimi frutti a partire dal Tour de Pologne che inizia lunedì e appare un’utile occasione, al pari di Amburgo, del Deutschland Tour e del GP Plouay che verranno subito dopo.

In una chiacchierata con Edoardo Affini, che nella Visma Lease a Bike corre dal 2021, abbiamo capito che l’inserimento del corridore siciliano nello squadrone olandese stia andando anche meglio di quanto si aspettassero e questo ha visto anche un ridisegno del ruolo. Da spalla per Matthew Brennan, Fiorelli si è ritrovato spesso a dare supporto ai compagni, ma anche a fare la sua corsa.

«Mi hanno raccontato che subito dopo la firma del contratto – racconta Fiorelli – i direttori sportivi fossero un po’ preoccupati per il mio inserimento. Il fatto che non riuscissi ad ambientarmi ed entrare nel sistema, ma non avevano capito che sono siciliano (sorride pieno di orgoglio e ironia, ndr). Mi basta poco per capire, io sono fatto così. So ambientarmi alla svelta, sto bene dovunque mi metti, so come comportarmi».

Nella Kuurne della scorsa primavera, gran lavoro di Fiorelli e vittoria finale di Brennan
Nella Kuurne della scorsa primavera, gran lavoro di Fiorelli e vittoria finale di Brennan
Nella Kuurne della scorsa primavera, gran lavoro di Fiorelli e vittoria finale di Brennan
Nella Kuurne della scorsa primavera, gran lavoro di Fiorelli e vittoria finale di Brennan

L’inglese e i miglioramenti

Dice che qualche incertezza l’avesse anche lui, legata proprio alla lingua. Ma invece di viverla come una limitazione e fasciarsi la testa, quando è arrivato settembre Filippo è andato in Olanda consapevole di doversi arrangiare. E a quel punto, quando il nodo più stretto è stato sciolto, si è trattato solo di farsi conoscere come corridore.

«Ho preso l’aereo – prosegue Fiorelli – sono andato su senza nessuno che parlasse italiano e all’inizio in un modo o nell’altro mi sono fatto capire. Adesso invece capisco tutto, riesco anche a spiegarmi e a dialogare con i miei compagni. L’aspetto che poteva causarmi qualche problema era questo, però alla fine sono riuscito a gestirla e ho iniziato il mio percorso di crescita.

«Mi sento tanto migliorato – sorride ancora Fiorelli – alcuni miei compagni mi dicono che sembro tutto fuorché un velocista. E hanno ragione, perché sono migliorato tanto nella resistenza. Dopo 4-5 ore riesco ancora a spingere i watt che faccio da fresco. In altura ho fatto tanta endurance e lavoro in Z2, poi dei richiami di VO2Max quando scendevamo. Quando mi allenavo da solo sull’Etna, chiudevo il ritiro sempre impiccato e alle corse ci arrivavo già finito. Insomma, anche se resto un diesel, mi accorgo che ora non pago più il calo alla distanza».

Tro Bro Leon 2026, Filippo Fiorelli
La vittoria nel Tro Bro Leon del 10 maggio è stata il modo per ricordare Marcello Massini e una zia, scomparsi da poco
Tro Bro Leon 2026, Filippo Fiorelli
La vittoria nel Tro Bro Leon del 10 maggio è stata il modo per ricordare Marcello Massini e una zia, scomparsi da poco

Fiducia nei preparatori

Accanto ai tanti arrivi con la lingua felpata per aver aiutato il capitano di turno, il 2026 ha portato il quinto posto nella tappa conclusiva del Giro dei Paesi Baschi (immagine di apertura) e la vittoria al Tro Bro Leon, con la dedica al suo mentore Marcello Massini e a una zia, scomparsi da poco. Rispetto agli anni scorsi, il suo programma non prevede però un Grande Giro: Fiorelli è iscritto alla Vuelta come riserva, ma non è previsto che la faccia.

«Ma diciamo che non mi pesa così tanto – dice – anche perché ho avuto la dimostrazione che la squadra aveva ragione non mandandomi al Giro perché ci sarebbero state altre gare più adatte. Che poi alla fine, nei Grandi Giri si va per aiutare e al massimo puoi avere una chance. Quando ero alla Bardiani, tolte le cronometro, ogni giorno era un’occasione. Qui invece sono proprio minime e in quelle poche occasioni devi pure essere in giornata. Se poi parliamo di Giro e Tour dove si va con Jonas, magari le occasioni non ci sono proprio.

«Meglio ascoltarli e seguire il programma che hanno fatto. Mi sento come quando mi allenava Marcello (Massini, ndr), che se mi diceva di buttarmi dalla montagna, perché non sarei morto e mi sarebbe servito per le gare successive, io mi sarei buttato. Ora seguo quel che dice il mio preparatore e questo mi rende orgoglioso, perché riesco a fare dei lavori che l’anno scorso mi mettevano ansia solo a guardarli. Lavorare con qualcuno che ti segue passo per passo fa la differenza».

A Plouay nel 2022, Fiorelli in maglia Bardiani sprinta contro Van Aert cogliendo il quinto posto
A Plouay nel 2022, Fiorelli (a sinistra) in maglia Bardiani sprinta contro Van Aert cogliendo il quinto posto
A Plouay nel 2022, Fiorelli in maglia Bardiani sprinta contro Van Aert cogliendo il quinto posto
A Plouay nel 2022, Fiorelli (a sinistra) in maglia Bardiani sprinta contro Van Aert cogliendo il quinto posto

Niente Vuelta, si punta a vincere

Che sia per la ricerca dei punti, che nessuno disdegna, o per assecondare le velleità di Fiorelli e non togliergli completamente la possibilità di fare risultato, fra agosto e settembre le occasioni non mancheranno.

«La squadra mi ha detto – conferma Fiorelli – che non andando alla Vuelta, dove invece ci saranno Brennan e Van Aert, quello che farà le volate sarò io. Zingle infatti è fuori per un intervento e quindi dovrò cavarmela negli sprint. Certo non farò chissà quali volate di gruppo, anche perché non ho una squadra in mio supporto, però qualcuna proverò a farla e per il resto correrò in supporto di qualche mio compagno.

«Invece ad Amburgo e poi a Plouay potrò giocare le mie carte, perché il percorso mi piace e nel 2022 arrivai quinto dietro Van Aert. Rispetto a quella volta e anche allo scorso anno, sto davvero bene, quindi mi aspetto un buon finale di stagione. Dopo venti giorni di altura (ride, ndr) e tutte le salite che mi sono dovuto fare, quasi quasi un bel finale penso che me lo merito…».

Il resto è un chiacchierare come quando non ci si sente da un po’. La caduta di Vingegaard, vista fra mille maledizioni dal divano con i compagni. Il Pogacar irresistibile del Tour, dove tutti arrivano avendo salito due gradini e scoprono che invece lui ne ha saliti tre. E poi il finale di stagione che a settembre prevede Quebec e Montreal (chissà se gli toccherà restarci per il mondiale…), poi qualche altra corsa di un giorno e il gran finale in Cina, a chiudere un anno per certi versi sorprendente, con la certezza che forse il meglio possa ancora venire.