Giant Store italiani, Cicli Sardi

Giant Store, grandi storie di famiglia, passione e competenza

05.08.2026
11 min
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I Giant Store d’Italia sono dieci e nelle intenzioni della casa madre altri ne verranno. Ciascuno di loro custodisce una storia e sono proprio queste che proveremo a raccontare. Non è facile mettere da parte le aziende con cui si è lavorato per anni, sposandone una soltanto e per giunta in esclusiva. Le loro radici e le loro scelte costituiscono la colonna vertebrale del racconto.

Sardi Cicli, Monza

Sardi Cicli è un negozio di famiglia (immagine di apertura), avviato nel 1935 da Luigi Sardi, che fu direttore sportivo della San Pellegrino e della Philco, due squadre professionistiche in cui passarono anche Gino Bartali e Fiorenzo Magni, che era suo amico fraterno. Alla San Pellegrino, ricordano, il meccanico era un certo Ernesto Colnago e ci sono delle foto che lo confermano.

La storia merita di essere letta. Aiutato dalla figlia Gabriella e dal figlio Armando, che partecipò come velocista in atletica leggera alle Olimpiadi del 1960 a Roma (in staffetta con Livio Berruti) e del 1964 a Tokyo, per la famiglia il negozio divenne a lungo andare l’attività principale, che oggi viene portata avanti da Alessandro (figlio di Armando) e dal cugino Massimo (figlio di Gabriella).

«Abbiamo sempre vissuto a pane e bicicletta – racconta Alessandro – ma non abbiamo mai pensato di fare i corridori. Inizialmente il nostro era un negozio multimarca, ma in breve, più precisamente dall’inserimento delle bici Giant, ci rendemmo conto che vendevamo solo quelle. Forse è stata una scelta molto italiana, ma ci trovavamo molto bene con l’azienda anche nel post vendita e così abbiamo deciso di aprire un monomarca, un Giant Store, con cui stiamo lavorando in pieno fra negozio e online».

Un'immagine di un paio di anni fa, con la visita del CEO Giant Global presso la sede di Cicli Sardi
Un’immagine di un paio di anni fa, con la visita del CEO Giant Global presso la sede di Cicli Sardi
Un'immagine di un paio di anni fa, con la visita del CEO Giant Global presso la sede di Cicli Sardi
Un’immagine di un paio di anni fa, con la visita del CEO Giant Global presso la sede di Cicli Sardi

Diventare un Giant Store

Sardi Cicli sceglie di diventare un Giant Store all’inizio del 2020: avrebbero dovuto aprire in aprile, ma a causa del lockdown slittò tutto a settembre, con il trasferimento nella nuova sede: in quel momento così difficile, la scelta di sposare il marchio Giant offrì un provvidenziale ombrello.

«Non voglio chiamarla fortuna – precisa Alessandro – perché fu un disastro a livello mondiale, ma noi eravamo pronti col negozio nuovo e una marea di biciclette già programmate precedentemente, in un un momento in cui non si trovavano. Abbiamo lavorato tantissimo, proprio tanto. Oltre al magazzino di Giant Italia, ne abbiamo uno nostro che contiene tra le 400 e le 450 bici, oltre a quasi 100 modelli in esposizione. Quando vendiamo ricompriamo immediatamente, per cui il cliente che viene riesce a vedere la linea completa».

Il cuore dell’attività è la bicicletta da corsa, riassumono, il gravel è in crescita, mentre la mountain bike si è fermata, perché si pedala sempre più su piste battute in cui la gravel è regina. E sui single track più cattivi si trovano più le bici a pedalata assistita di quelle muscolari.

Marco Argentin, al centro è stato per due anni in nazionale con il ct Callari, dal 2020 il suo negozio è un Giant Store
Marco Argentin, al centro è stato per due anni in nazionale con il ct Callari, dal 2020 il suo negozio è un Giant Store
Marco Argentin, al centro è stato per due anni in nazionale con il ct Callari, dal 2020 il suo negozio è un Giant Store
Marco Argentin, al centro è stato per due anni in nazionale con il ct Callari, dal 2020 il suo negozio è un Giant Store

Cicli Argentin, Castelfranco Veneto

Marco Argentin per un po’ è stato meccanico della nazionale under 23, quando il cittì era Sandro Callari e nelle sue squadre passarono corridori come Malori e Ulissi, ma anche Nibali e Pinotti. Con la nazionale andò ai mondiali di Salisburgo e di Stoccarda, poi tornò a casa e decise di occuparsi dell’azienda di famiglia.

Era un negozio di paese e lo aveva aperto nonno Ampelio, poi passò a papà Sergio, che se ne è andato pochi mesi fa e che gli diede un’impronta legata alle corse. Cicli Argentin vendeva bici italiane, più un marchio ancora poco conosciuto, entrato sin dal 1986: Giant. La differenza stava soprattutto nel prezzo, per cui la gente entrava per prendere una bici italiana e usciva con una Giant.

«Nel 2016 Giant si diede un nuovo assetto – ricorda Marco Argentin – e l’agente del tempo mi ricontattò perché avevano iniziato a ricostruire la rete vendita e fu allora che decisi che valesse la pena fare il salto. Diventammo un Giant Store nel 2020. Fu semplice e insieme un po’ complicato farlo capire alla gente e a volte anche noi ci chiedemmo se avessimo fatto la scelta giusta. Però siamo contenti. Quando ci sono novità, la gente viene. E’ successo di recente quando è arrivata la Propel e anche dopo con la nuova gravel».

Il negozio di Castelfranco Veneto fu aperto da nonno Ampelio e poi portato avanti da Sergio Argentin
Il negozio di Castelfranco Veneto fu aperto da nonno Ampelio e poi portato avanti da Sergio Argentin
Il negozio di Castelfranco Veneto fu aperto da nonno Ampelio e poi portato avanti da Sergio Argentin
Il negozio di Castelfranco Veneto fu aperto da nonno Ampelio e poi portato avanti da Sergio Argentin

L’anno del Covid

Cambiare tutto con il lockdown in arrivo e i conti da pagare non fu semplice per Argentin, ma proprio avere alle spalle un’azienda così grande portò un bel tocco di tranquillità. E quando poi si riaprirono le porte ed esplose il boom delle due ruote, essere un Giant Store significò avere accesso alle biciclette che ovunque iniziavano a scarseggiare.

«Oggi essere un Giant Store significa essere riconosciuti – continua Argentin – i clienti vengono sapendo quello che vogliono. Un po’ ci aiuta che le Giant siano nel gruppo dei professionisti, ma facciamo dei bei numeri anche con lo Swatt Club, un progetto italiano grazie al quale abbiamo visibilità. Per loro si fanno colori personalizzati da Lumar Colors che è qui a 10 chilometri e la possibilità di personalizzare le bici è un valore aggiunto».

E sempre a proposito di colori, Argentin riconosce che i colori più belli dell’azienda li hanno le bici LIV, quelle progettate per le donne. E aggiunge un dato curioso: la prima cosa che fa una ragazza quando entra nel negozio è cercare una Giant, ritenendolo un marchio più rivendibile. Se però sale su una LIV, non torna più indietro e la riprende anche all’acquisto successivo.

Enzo e Salvatore Fortuna sono l'anima di Sud Service Bike: i loro primi passi con Giant furono direttamente con la sede olandese
Enzo e Salvatore Fortuna sono l’anima di Sud Service Bike: i loro primi passi con Giant furono direttamente con la sede olandese
Enzo e Salvatore Fortuna sono l'anima di Sud Service Bike: i loro primi passi con Giant furono direttamente con la sede olandese
Enzo e Salvatore Fortuna sono l’anima di Sud Service Bike: i loro primi passi con Giant furono direttamente con la sede olandese

Sud Service Bike, Cassibile

Il fatto che il primo Giant Store d’Italia sia stato aperto in Sicilia trova una mezza conferma dalle parole di Enzo Fortuna, titolare del Giant Store di Cassibile, in provincia di Siracusa. L’uomo è allegro e schietto, come tanti in quelle contrade che la gente conosce per le gesta di Montalbano e che invece sono un autentico paradiso per i ciclisti.

«Diciamo che il mio negozio è stato uno dei primi – dice – non so se il primo. Ne avevano aperto un altro in un centro commerciale, ma durò appena un mese. Il nostro invece è un negozio di famiglia, l’abbiamo tirato su dal niente con tanti sacrifici. Prima avevamo Scapin e altri marchi, poi decisi di contattare Giant, sarà stato il 2006. Giant Italia non c’era ancora e così con mio fratello Salvatore ci attaccammo a un traduttore e contattammo la casa madre in Olanda».

Il discorso si fa quasi divertente, se non fosse per l’esposizione cui furono costretti i due negozianti siciliani. Infatti Giant al tempo voleva il pagamento anticipato e solo quando il bonifico andava in valuta, spediva la bici. Una situazione difficile che andò avanti per 3-4 anni.

«Ma videro che facevamo un bel fatturato – racconta Fortuna – e quando infine nacque Giant Italia, vennero a trovarci il presidente e il vicepresidente di Giant Global con i nuovi dirigenti italiani e ci proposero di buttare fuori tutto il resto e aprire uno store monomarca. Noi abbiamo accettato, ma non è stato facile. I clienti che venivano perché sapevano che avevo cinque o sei marchi, storcevano il naso quando trovavano solo Giant e all’inizio il fatturato scese di tanto, ma adesso siamo risaliti alla grande e davvero non possiamo lamentarci».

Chiaramente non ci sono i numeri di Milano, ammette: il negozio non ha 30 dipendenti ma soltanto 3, però in rapporto a quello che (non) si muove ora in Sicilia, confermano che c’è da essere molto soddisfatti.

La bravura dell'officina siciliana sta nell'esperienza dei titolari nell'elettronica: le e-bike sono pane quotidiano
La bravura dell’officina siciliana sta nell’esperienza dei titolari nell’elettronica: le e-bike sono pane quotidiano
La bravura dell'officina siciliana sta nell'esperienza dei titolari nell'elettronica: le e-bike sono pane quotidiano
La bravura dell’officina siciliana sta nell’esperienza dei titolari nell’elettronica: le e-bike sono pane quotidiano

Con Giant a vita

Il movimento ciclistico nei dintorni di Avola ha goduto per anni delle imprese di Paolo Tiralongo, Giampaolo e Damiano Caruso, ormai prossimo al ritiro. Ma intanto le quotazioni del Giant Store di Cassibile sono salite, anche grazie alla particolare estrazione dei suoi gestori.

«A livello di assistenza tecnica – rivendica Fortuna – siamo i numeri uno. Quando chiamavano Giant per un problema su qualche e-bike, fino a poco tempo fa davano il nostro riferimento. Sia io che mio fratello siamo dei periti elettronici e io prima di fare questo lavoro, tanti anni fa, facevo il tecnico e riparavo schede elettroniche. Quindi oggi ci stiamo ritrovando con tutto il potenziale di quell’esperienza: noi con le e-bike ci parliamo.

«Io finirò con Giant – ride – ho 54 anni e se il Signore mi dà l’aiuto di andare avanti sia in salute che nel lavoro, non voglio cambiare niente. Non so se i miei figli vorranno entrarci, ma io sto bene come sto, fino a quando andrò in pensione».

In visita da Happy Bike. Da sinistra Jason Lai, Global Brand Business Development, Davide Riva, General Manager Giant Italia, Young Liu Presidente di Giant Group. Prima a destra Phoebe Liu, CEO di Giant Group
In visita da Happy Bike. Da sinistra Jason Lai, Global Brand Business Development, Davide Riva, General Manager Giant Italia, Young Liu Presidente di Giant Group. Prima a destra Phoebe Liu, CEO di Giant Group

Happy Bike, Mazzano

Happy Bike è il Giant Store di Mazzano, comune di dodicimila anime nel cuore del bresciano. Lo fondò nel 1994 Vittorio Casciotta , padre di Davide che lo ha affiancato e ne prenderà il posto quando andrà in pensione.

«Da quando ha preso in mano la situazione mio figlio e gli ho dato carta bianca – racconta Vittorio – ha seguito la tendenza del mercato e si è concentrato sulla vendita delle biciclette da corsa. Purtroppo nel mountain bike non abbiamo più questa grandissima richiesta, che probabilmente si è concentrata su marchi che hanno investito di più. C’è da dire che il campione del mondo Haterley usa una Anthem e io speravo che con l’avvento del nuovo modello ci fossero dei riscontri, che ci sono stati, ma non quelli che pensavamo. Mentre sul corsa c’è veramente un grosso lavoro con la TCR, ma soprattutto con le nuove Propel».

Sin dalla nascita, il negozio bresciano ha sempre collaborato con il marchio Giant, però è diventato uno store monomarca dal 2020, quando lo stesso Vittorio Casciotti si rese conto della solidità dell’azienda. E se fino al 2019 la vendita era incentrata prevalentemente sulla mountain bike, scoperta da Vittorio nei primi anni 90, ora comanda la strada.

Vittorio Casciotta, il fondatore di Happy Bike. qui con Marco Velo: Mazzano è a pochi chilometri da Ciliverghe in cui è nato il cittì azzurro delle donne
Vittorio Casciotta, il fondatore di Happy Bike, qui con Marco Velo: Mazzano è a pochi chilometri da Ciliverghe in cui è nato il cittì azzurro delle donne
Vittorio Casciotta, il fondatore di Happy Bike. qui con Marco Velo: Mazzano è a pochi chilometri da Ciliverghe in cui è nato il cittì azzurro delle donne
Vittorio Casciotta, il fondatore di Happy Bike, qui con Marco Velo: Mazzano è a pochi chilometri da Ciliverghe in cui è nato il cittì azzurro delle donne

Il potere dei social

«I punti di forza di essere un Giant Store – racconta Pierluigi Carreno, social media manager del negozio – è il fatto di conoscere vita, morte e miracoli dei modelli, della loro storia e di tutti i sistemi adottati da Giant, sia a livello di sospensioni sia di telai. Se un cliente ha una bici Giant, nel post vendita e per l’assistenza meccanica sa di potersi rivolgere al nostro Store. Anche perché i meccanici fanno regolarmente la formazione proposta».

E i clienti infatti arrivano da tutta Italia, anche grazie al lavoro massiccio avviato sui social. Arrivano dal Veneto, dal Trentino Alto Adige, qualcuno da Torino e anche da Roma e dall’Abruzzo.

«Siamo il punto di riferimento per chi vuole una Giant – conclude Pier – o per chi vuole un servizio fatto ad hoc o cerca la migliore esperienza cui rivolgersi e per questo sicuramente un negozio più flagship rispetto ad altri».

Riccardo Menin è il responsabile dello Giant Store Isibike di Creazzo, in provincia di Vicenza
Riccardo Menin è il responsabile dello Giant Store Isibike di Creazzo, in provincia di Vicenza
Riccardo Menin è il responsabile dello Giant Store Isibike di Creazzo, in provincia di Vicenza
Riccardo Menin è il responsabile dello Giant Store Isibike di Creazzo, in provincia di Vicenza

Isibike, Creazzo

Il Giant Store Isibike di Creazzo, in provincia di Vicenza, è nato a seguito di una scissione, quando si decise di sdoppiare l’attività, tenendo da una parte un negozio multibrand e dall’altra aprire il punto Giant, alla cui guida il titolare Isidoro Collareda ha posto Riccardo Menin come responsabile commerciale.

«E’ un cambio molto radicale – spiega proprio lui – perché significa essere super specializzati in un brand specifico. Credere in quei prodotti. Ci sono dei pro perché molte persone sono già amanti del marchio, ma anche dei contro perché a volte cercano altro e quando entrano in negozio restano un po’ interdetti. Allora bisogna spiegare. A volte è difficile, perché il cliente della bici da corsa è molto tradizionalista e non è facile convincerlo a cambiare marchio».

Avere Giant alle spalle, spiega, è un vantaggio. Si può dare l’assistenza completa su tutti i modelli e tutte le linee, che nel mercato di oggi è importante anche più della stessa vendita e che tanti negozi che hanno multimarca non riescono a dare o lo fanno con tempi lunghissimi.

«Significa anche – prosegue – che se qualcuno vede una bici non disponibile in negozio o ha bisogno di un ricambio in particolare, basta collegarsi con il magazzino di Giant Italia e in due settimane arriva tutto. Tutti i modelli, anche il gravel che adesso tira così tanto assieme al corsa che è sempre al vertice e all’elettrico che ha avuto il boom dopo il Covid. Anche qui, abbiamo la gamma completa, anche se il settore che tira di più è quello di un trekking leggero di primo prezzo, con il motore centrale, la possibiltià di andare su sterrato e fare dislivelli fino a 1.600-1.700 metri».

Quando Filippo Zana correva alla Jayco su bici Giant: visita a Isibike. A destra il titolare: Isidoro Collareda
Quando Filippo Zana correva alla Jayco su bici Giant: visita a Isibike. A destra il titolare: Isidoro Collareda
Quando Filippo Zana correva alla Jayco su bici Giant: visita a Isibike. A destra il titolare: Isidoro Collareda
Quando Filippo Zana correva alla Jayco su bici Giant: visita a Isibike. A destra il titolare: Isidoro Collareda

Il sogno dei test permanenti

Quel che Isibike vorrebbe poter fare ogni giorno (su cui in qualche modo Giant Italia gli sta andando incontro) sono i test bike con modelli sempre a disposizione. L’idea di individuare delle località ad hoc piace, ma par di capire che non servirebbe neppure andare troppo lontano.

«Nei miei desideri – dice – vorrei avere una bici per tipo, per segmento, ferma qui da far provare alle persone. Perché il test è uno strumento di vendita e il fatto che all’International Bike Festival ci sia la fila per provare le bici in pista dimostra che la gente vuole questo. E’ chiaro che farle provare solo in fiera è limitato. Insomma, io vorrei averle qua in negozio, allo stesso modo in cui organizziamo eventi con degli ambassador.

«Credo che siamo fra i più attivi in queste organizzazioni. Ci appoggiamo ad un’associazione vicina all’ospedale, facciamo un’iscrizione volontaria di 10 euro che va tutta a scopo benefico. E quello, oltre alla presenza di professionisti e ambassador, è un richiamo fortissimo per la gente».