La forza di alzarsi ancora sui pedali e rilanciare, una volata di cinquanta metri e un colpo di reni ad anticipare il ritorno del gruppo guidato dal compagno di squadra Jasper Philipsen. A Parigi Mathieu Van Der Poel dipinge un quadro degno dei musei che circondano il circuito della ville lumière. Le pietre che fanno sobbalzare la bici, le braccia a stringere il manubrio con tutta l’energia che rimane in corpo. «Non avrei mai mollato finché non avessi visto una ruota superarmi – dice a caldo Van Der Poel – ed è stata quella di Philipsen».
Se al termine di 21 tappe hai ancora la voglia, la grinta di arrivare oltre il limite è giusto entrare nella stretta cerchia delle leggende di questo sport. Mathieu Van Der Poel in quegli ultimi metri degli Champs Elysées ha distrutto anche le gambe della maglia gialla. Ai 500 metri dal traguardo Tadej Pogacar ha alzato bandiera bianca, impossibile seguire l’olandese nel momento in cui decide di sradicare i sampietrini dal suolo con la sola forza delle gambe.
«E’ proprio per questa tappa che ho sofferto su tutte le salite dell’ultima settimana – aveva detto al via lo stesso Van Der Poel – quando l’ho vista in televisione l’anno scorso, era già un obiettivo per me essere qui questa domenica».




Un muro
Il Fiandre è arrivato a Parigi, sono bastati mille metri in pavé, quelli della Cote de la butte Montmartre, per accendere gli spiriti degli uomini del Nord. La tappa conclusiva di questo Tour de France, accorciata a causa degli incendi che hanno occupato gran parte della Gendarmerie, era partita con le classiche foto di rito e tanta allegria in gruppo. Poi di classico è rimasto lo spirito dei corridori, in particolare quando si è trattato di spingere ancora sui pedali, prenderli a calci con rabbia.
Ad un certo punto il secondo passaggio sulla cote di Montmartre ha proiettato davanti i quattro protagonisti dell’ultimo Fiandre. Il podio c’era tutto, con Tadej Pogacar questa volta in giallo, Mathieu Van Der Poel, Remco Evenepoel e Mads Pedersen. Mancava solamente Wout Van Aert, quarto al Fiandre e vincitore uscente della tappa di Parigi. Il belga l’aveva vinta lo scorso anno, nella sua prima versione da “Classica”. Non è un caso che quest’anno sia stato Mathieu Van Der Poel a prendersi lo scettro di re a Parigi.
«E’ da un anno che ci penso – racconta Van Der Poel – perché l’anno scorso ero malato e ho dovuto guardare questa tappa in televisione. Pensavo già a questo momento, per come è andata è un sogno. Una battaglia epica con il miglior ciclista al mondo».





Un anno di attesa
Soffrire per una settimana intera con l’unico obiettivo di arrivare a Parigi e prendersi la tappa finale del Tour, che papà Adrie aveva solamente sfiorato, con un secondo posto alle spalle di Bernard Hinault nel 1982. E’ toccato a Mathieu il riscatto, come era successo nel 2021 quando indossò la maglia gialla sfuggita a nonno Raymond Poulidor. Questa volta per riuscirci ha scavato a fondo nelle sue gambe, potenti e forti, ma non immuni alla fatica.
«Pensavo che ci avrebbero ripresi – ha detto dopo l’arrivo – poi ho pensato solo a questo momento e ho semplicemente abbassato la testa negli ultimi 500 metri. Ho semplicemente spinto al massimo, aspettando che una ruota mi superasse, ma non è successo. Dopo l’arrivo è spuntato uno pneumatico Pirelli ed era quello di Jasper (Philipsen, ndr)».


Dalle dita dei piedi
Il nuovo disegno del percorso di Parigi è stato rinnovato, con un tratto più lungo di pianura che dalla cote di Montmartre ha portato all’arrivo. Undici chilometri sono tanti e lo si capisce subito, con rimescolamenti continui tra attaccanti e gruppo. Allora serve qualcosa in più sullo strappo in pavé, un tocco di classe che hanno in pochi e tra questi ci sono sicuramente Mathieu Van Der Poel e Tadej Pogacar. Lo scenario regalato dai protagonisti di oggi ha dell’incredibile. Un inseguimento a sessanta all’ora nelle vie della capitale francese, con il gruppo allungato come un serpente pronto a inghiottire i fuggitivi. Serviva un tocco magico per resistere e Mathieu Van Der Poel lo ha tirato fuori.
«La giornata di oggi dimostra che non si deve mollare mai – dice il corridore della Alpecin-Premier Tech – anche se il nostro Tour non era iniziato nel migliore dei modi. Fare primo e secondo sugli Champs Elysées penso sia una cosa piuttosto buona. Una gara che volevo vincere era proprio la tappa finale del Tour, ho finito tutte le forze, sono completamente svuotato. In olandese abbiamo un detto: La forza deve venire dalle dita dei piedi. Ma non so da dove mi sia venuta questa forza, di certo non dalle dita dei piedi».
Il sole saluta Parigi, iniziano i vari festeggiamenti e il Tour de France che ha visto Tadej Pogacar entrare nel club dei penta vincitori della maglia gialla si conclude con la firma di un altro campione: Mathieu Van Der Poel. Adesso si riposerà in vista dei prossimi impegni, uno di questi dovrebbe essere il mondiale di mountain bike in Val di Sole in programma a fine agosto.