THYEZ (Francia) – I mezzi della Visma-Lease a Bike sono parcheggiati all’ombra di alcuni pioppi che si lasciano accarezzare dal vento. Tra questi c’è una sola bici ed è quella di Davide Piganzoli. Dall’altro lato della strada c’è il grazioso hotel in stile baita che ospita i gialloneri. Dalla sua porta, stamattina, è uscito Jonas Vingegaard. Il danese ha salutato i ragazzi e ha ripreso la via del ritorno. C’è stato anche il tempo per fare un pizzico di autocritica. Lo stesso Vingegaard ha detto che forse stavano andando troppo forte in quella discesa. Una tesi avallata anche da altri corridori presenti in quel gruppetto, e non suoi compagni di squadra.
Ma per la Visma, nonostante i musi lunghi, questo Tour de France non è finito. Non può esserlo. Degli obiettivi ci sono ancora e passano, guarda un po’, proprio per il più giovane del gruppo: Davide Piganzoli. Quindicesimo in classifica generale, all’improvviso la sua corsa si è riaccesa. O meglio, ha preso una piega diversa.
Rispetto al Piganzoli visto a Barcellona lo sguardo è più stanco. D’altra parte il valtellinese si è sorbito tutto il Giro d’Italia, nel mezzo il Tour de l’Occitanie e ora due settimane di Tour de France. Una stanchezza più che legittima, che però non scalfisce la voglia di fare e l’entusiasmo.


Davide, si scherzava sulla tua stanchezza, anche perché forse è solo quella del dopopranzo, ma davvero: come stai?
Dopo due settimane di Tour credo che siamo tutti morti, tutti stanchi. Comunque è un Tour veramente duro quest’anno. Me lo hanno detto gli altri e ce lo hanno confermano anche dal team performance. I dati dicono che sia uno dei Tour più duri degli ultimi anni, quindi oggi (ieri, ndr) cercheremo di recuperare un po’ di energie e poi vedremo cosa succederà nelle prossime tappe.
Com’hai gestito il giorno di riposo?
Sono uscito un’oretta con la bici da crono. Ho preferito così per ritrovare un po’ la pedalata con quell’assetto. Però abbiamo fatto veramente un’oretta molto tranquilla. Pensate che ci siamo fermati a bere un caffè, a parlare un po’ tra di noi e poi siamo tornati qui in albergo. Tra poco ci sarà il massaggio e poi basta.
Verso Plateau de Solaison hai iniziato subito a tenere duro?
Sinceramente no. Dopo la caduta di Vingegaard non avevo la testa per farlo.
Come si è digerita la botta di domenica? Ammesso che sia possibile digerire l’abbandono del proprio leader…
Sicuramente è stata una grande botta morale perché, alla fine, come ha detto anche ieri Matteo Jorgenson, siamo venuti qua con un solo piano e non avevamo un piano B. Non avevamo nient’altro. Eravamo tutti per Jonas e purtroppo è successo quello che è successo. Ma alla fine questo è lo sport e possiamo soltanto che accettarlo. Da oggi, chiaramente, per noi inizierà un altro Tour.






Non c’erano piani B, però in qualche modo gli obiettivi vanno rivisti. E se si scorre la classifica, Davide Piganzoli è il primo della Visma. Non solo: il decimo posto è a poco più di cinque minuti e, visto chi c’è davanti, potrebbe non essere una sfida impossibile…
Sapete, soprattutto a fine Tour i minuti volano, come si suol dire. Vedremo… Abbiamo fatto un meeting tra lo staff e noi corridori. Ci siamo parlati per capire quali saranno i piani per questi prossimi giorni. E una cosa è certa: se starò bene cercherò di restare lì.
Ma se la squadra fosse pronta per te, pronta ad aiutarti: tu che cosa sceglieresti?
Sicuramente, se devo scegliere tra una tappa e la classifica, cercherei la tappa, perché una vittoria al Tour è qualcosa di diverso. Se penso alla classifica non credo che cambierebbe molto tra un undicesimo posto e un quindicesimo. Una vittoria di tappa invece sì. Eccome se cambia.
A livello di pressione, se dovessi essere tu il leader la sentiresti?
No, pressione non la sento. Sono tranquillo. Felice di quel che sto facendo. Alla fine ho iniziato questo Tour con ambizioni ben diverse e già essere qui dopo due settimane è un bel passo avanti per me. Abbiamo rivisto i nostri piani e lotteremo.
Affini già domenica sera è stato il primo a nominarti. A pensare a te per la classifica o per una tappa…
Edo è quello che mi sta più vicino. E’ anche l’unico italiano della squadra e parliamo spesso. Lui è un grande, uno esperto e mi dà una mano anche a restare tranquillo in tanti momenti.


Decimo posto possibile?
Mentre noi parliamo, tra i mezzi della Visma, dove nonostante tutto regna una certa tranquillità, c’è una sola bici. E guarda caso è quella da cronometro di Piganzoli. Magari è solo una coincidenza, o magari è un indizio. Come abbiamo detto poco fa, il decimo posto dista poco più di cinque minuti e al momento è occupato da Jordan Jegat.
Piganzoli a cronometro ha dimostrato di andare forte. Lo ha fatto anche in questo Tour: ricorderete la cronosquadre di Barcellona, quando fu lui l’ultimo uomo per Vingegaard. Considerando che nel confronto diretto ci sono scalatori meno efficaci contro il tempo, è lecito pensare che la Visma possa davvero aiutarlo nella rincorsa alla top ten, anche come riconoscimento per il lavoro svolto dal ragazzo.
Di certo un decimo posto non cambia il bilancio di una corazzata come la formazione olandese. E infatti dalla riunione di ieri sera sembra si punti sulle tappe. Però quel traguardo nella generale rappresenterebbe un tassello importante nella crescita di un corridore sul quale la squadra crede molto. Tanto più se si pensa che è un atleta richiamato all’ultimo momento ad un Tour de France che neanche avrebbe dovuto disputare.
Insomma, Piganzoli ha ragione quando dice che vincere una tappa varrebbe molto di più rispetto a un piazzamento di rincalzo in classifica generale. La pensiamo anche noi così. Tuttavia il decimo posto appare oggi l’obiettivo più realistico. Soprattutto se da qui a Parigi non dovrà più sacrificarsi per aiutare un capitano. Ma, certo , uno come lui anche in fuga potrebbe essere decisamente competitivo.
In mezzo ci sono corridori impegnati nella caccia ai GPM, altri chiamati a lavorare per i rispettivi leader e qualcuno che sembra ormai al limite. Intanto la cronometro di oggi lo vede favorito rispetto ad alcuni dei corridori che lo precedono. Poi, da domani, sarà un’altra storia.