Il viaggio di ritorno dall’Ain Bugey Valromey Tour per il Team Vangi Tommasini il Pirata è lungo e ancora deve finire quando chiamiamo il diesse Matteo Berti. Andare a correre all’estero non è semplice, richiede una logistica e una serie di mezzi che possano permettere di garantire il giusto supporto ai ragazzi. Il livello si è alzato e si sta ancora alzando nella categoria juniores, la direzione intrapresa sembra quella dei devo team pure qui. Anche se con sfumature differenti.
In Francia i ragazzi di Matteo Berti si sono fatti vedere, hanno corso alla pari e hanno portato a casa ottimi risultati. Su tutti è emerso il talento dello spagnolo Aitor Martinez, ma anche gli altri atleti della Vangi Tommasini hanno fatto vedere ottime cose (in apertura foto Aurora Bandinelli). Correre contro gli atleti più forti in campo internazionale permette di crescere e fare esperienza. I risultati sono una conseguenza di tanti aspetti, certamente raccoglierne fa piacere. Ma non è questo l’obiettivo con il quale si parte.


Al pari dei più forti
Una vittoria di tappa, un secondo e un terzo posto con Aitor Martinez, il quale ha anche indossato la maglia di leader della classifica generale. Una volta persa ha comunque portato a casa quella per la classifica a punti. Risultati di rilievo ai quali hanno fatto eco il decimo posto nella seconda frazione di Luciano Gaggioli e un grande lavoro di squadra.
«Siamo partiti ben attrezzati – racconta Matteo Berti, direttore della Vangi, ancora sulla strada del ritorno – perché l’Ain Bugey Valromey Tour è una corsa esigente. Ci sono diverse tappe in linea e servono mezzi per garantire i rifornimenti ai corridori, anche perché abbiamo trovato la settimana più calda dell’estate francese. Inoltre lo staff al seguito deve essere di alto livello, quindi oltre a me c’erano un massaggiatore, il meccanico, un altro diesse e il preparatore. Considerate che in una tappa di cento chilometri erano necessari 50 litri d’acqua».


Per i ragazzi che esperienza è stata?
Sicuramente di crescita, si sono confrontati con i migliori atleti al mondo. Magari alcune tappe o certe situazioni si sarebbero potute gestire meglio, ma l’obiettivo era mettersi alla prova. Alla fine non credo che quanto raccolto sia poco, anche in termini di risultati. Come squadra siamo contenti, perché ci siamo confrontati con i migliori team.
Che ormai sono diventati anche qui tutti dei devo team…
Crescono, ma la dinamica è differente rispetto alla categoria under 23. Intanto perché siamo riusciti a competere e confermare il quinto posto nella classifica a squadre dello scorso anno. Abbiamo messo alle spalle formazioni come il Cannibal Team e altre formazioni davvero forti.
Rispetto a un anno fa hai notato grandi differenze nel comportamento della tua Vangi?
Il livello tattico sta crescendo sempre di più. Se guardiamo ancora più indietro c’è praticamente un abisso. I nostri ragazzi hanno avuto modo di vedere come si corre in campo internazionale, dove non c’è mai un momento di pausa per rifiatare. Dal primo all’ultimo chilometro si deve dare tutto. In termini di esperienza è importante anche parlare una lingua diversa, vivere e confrontarsi con aspetti differenti.


Tecnicamente, invece?
E’ una gara sempre esigente, con tappe dal dislivello importante e con salite davvero difficili da trovare in altri contesti. Ogni giorno si facevano non meno di 2.000 metri di dislivello. Inoltre l’ultimo giorno c’era una cronoscalata sul Grand Colombier, in un versante davvero difficile. Uno sforzo di cinquanta minuti che non si trova da altre parti.
A livello di organizzazione?
In base alla classifica a squadre dell’anno precedente l’organizzazione fornisce un rimborso economico. Se rientri tra le prime dieci hai una parte delle spese pagate, altrimenti no. Da questo punto di vista è stato un bell’aiuto, anche perché si correva dal 10 al 14 luglio come da tradizione. I francesi ci tengono a finire la corsa nel giorno della festa nazionale.
Si respira un clima diverso?
Sono super organizzati, alla fine vogliono fare le cose in grande, come se fosse un piccolo Tour de France. C’è la carovana pubblicitaria, la gente arriva lungo le strade. Insomma il livello anche da questo punto di vista è alto.


Il confronto con i devo team si fa sentire?
Non direi tanto, perché c’è una competizione pari. Ogni squadra ha il suo miglior atleta e nel finale rimangono solo loro, ma sono uno per team. Anche la Grenke Auto Eder, che l’anno scorso ha dominato, non ha riproposto il copione. Anzi, il campione europeo Karl Herzog ha sofferto e perso il podio finale. Però ha vinto un corridore, Benjamín Noval, davvero forte. Un bel talento del quale sentiremo parlare.
Quanto sono realistici i valori in campo in una gara juniores, se si vogliono poi trasportare nel professionismo?
Dipende da tante cose, credo che la potenza pura faccia ancora una grande differenza. Infatti la cronoscalata non l’ha vinta un corridore con un fisico perfetto per le montagne, ma un passista molto forte. La liberalizzazione dei rapporti ha sicuramente permesso ai corridori più potenti di fare ancora più la differenza. Però è una l’Ain Bugey Valromey Tour è sicuramente una gara dalla quale escono grandi nomi.
Il talento emerge…
Se pensiamo che qui hanno vinto corridori come Van Der Poel, Whiten Philipsen, Gregoire e sono arrivati a podio atleti del calibro di Seixas, Finn. Ma i ragazzi sono in un’età in cui la forza e il fisico giocano un ruolo chiave. Nessuno dei vincitori è diventato un corridore da corse a tappe, mentre Seixas e Finn sono davvero due fenomeni. Per questo mi tengo stretto il secondo posto di Sambinello tra questi due nella prima frazione nel 2024.


Di Aitor Martinez cosa ci dici?
E’ un ragazzo di grande valore, ce ne vorrebbero tanti come lui. Non solo per le qualità atletiche, ma per la mentalità e la dedizione. Fa bene a tutti, noi riusciamo a lavorare bene e dargli un grande supporto. Sia a lui che a tutti gli altri nostri ragazzi.
Cosa porta a casa il Team Vangi Tommasini il Pirata da una trasferta del genere?
La consapevolezza che stiamo lavorando bene, anche in appuntamenti importanti come questo ci siamo e riusciamo a farci valere. Sappiamo che la categoria cresce e servono sempre più sforzi e un’organizzazione elevata, siamo felici di riuscire a stare al passo con tutto. Alla fine l’Ain Bugey Valromey Tour è la gara di club più importante della stagione.