La seconda stagione nella UAE Team Emirates Gen Z per Enea Sambinello era partita con grandi ambizioni e una prima vittoria che aveva dato la giusta dose di fiducia, in Portogallo a fine marzo. Da lì sarebbero iniziati gli appuntamenti di categoria con le corse internazionali under 23 e poi la rincorsa al Giro Next Gen. Invece, durante il primo di questi impegni, al Trofeo Piva, una caduta ha frenato tutto. Una scivolata mentre era in testa alla corsa, con la grande possibilità di andare a giocarsi un risultato di rilievo.
Quella caduta ha compromesso tutto, frenando le ambizioni del giovane emiliano, che si è trovato a fare i conti con uno stop non previsto e neanche facile da gestire.
«Nella caduta il problema principale è stata la ferita molto profonda che ho avuto al ginocchio – spiega Enea Sambinello – perché si è rotta la borsa prerotulea, inoltre ho avuto lesioni al vasto mediale e al tendine quadricipitale. La ferita ha richiesto un po’ di tempo per essere curata, perché non hanno potuto chiuderla subito visto che c’era il rischio che si infettasse. Sono stato ricoverato una settimana con una cura antibiotica in endovena e solo dopo mi hanno chiuso la ferita».


Lenta ripresa
Il periodo successivo è stato un susseguirsi di giorni in cui Enea Sambinello si è trovato a letto senza poter muovere la gamba. Una volta tolti i punti il percorso di riabilitazione è stato, ed è ancora, lento e delicato. Il corridore della UAE Team Emirates Gen Z aveva come obiettivo il Giro Next Gen, ora si trova a Sestriere insieme alla squadra e ai compagni per allenarsi, il sogno non è ancora svanito.
«Siamo arrivati ieri, 19 maggio, e scenderemo il 6 giugno – spiega – siamo qui in sette anche perché mi sto ancora allenando da solo. Oggi ad esempio sono sceso e ho pedalato in pianura, poi sono risalito con l’ammiraglia. Ero uno di quelli che avrebbe fatto il Giro Next Gen, era stato deciso già da inizio stagione, poi questo infortunio ha mischiato un po’ le carte. Vediamo come vanno queste due settimane e come procede il recupero».


Come ti senti?
Fiducioso, l’obiettivo rimane quello di esserci e anche il tempo è dalla mia parte. Chiaramente voglio correre al Giro Next Gen, ma lo farò solamente se sarò al 100 per cento. Non ha senso andare senza essere in grado di finirlo o con il rischio di peggiorare la situazione.
A che punto sei del recupero?
In bici sto abbastanza bene, settimana scorsa ho fatto un buon numero di ore, anche se spezzavo l’allenamento in due visto che la gamba sinistra (quella infortunata, ndr) ancora deve recuperare a livello muscolare. Sono stato fermo un mese, di conseguenza il recupero deve essere graduale. Alla fine ho ripreso a pedalare dall’1 maggio.




Nel gesto della pedalata non hai problemi?
No, anzi, andare in bici è indicato come attività che aiuta il recupero e per dare elasticità ai tessuti. Infatti appena tolti i punti avevo difficoltà a piegare la gamba, ora sono arrivato a una quasi completa mobilità. Sto lavorando molto anche in palestra e con il fisioterapista, un aspetto che aiuta molto a recuperare l’elasticità dei tendini e dare forza alla gamba. Inoltre essere qui in ritiro con la squadra mi aiuta a restare concentrato, lavorare al meglio ed essere seguito.
Cosa vuol dire trovarsi ad affrontare per la prima volta un momento così delicato?
Ho ragionato giorno dopo giorno, togliendomi dalla testa idee e obiettivi a lungo termine. Quello che voglio è tornare ai miei livelli, quelli espressi a inizio anno. Dopo la settimana in ospedale non riuscivo nemmeno a contrarre il quadricipite o alzare la gamba, quindi mi sono messo obiettivi a breve termine per concentrarmi sul momento senza pensare troppo in là.


Il recupero però sta dando la giusta dose di fiducia?
Sì, sento di stare meglio e avere un miglioramento costante. Nei giorni scorsi ho fatto dei controlli con il medico della squadra e mi ha detto che sono in linea con i tempi di recupero.
Adesso sei in ritiro con i compagni, e nonostante lo stop sei uno dei punti di riferimento per la squadra, come ti trovi in questo ruolo?
Mi piace trasmettere quello che ho imparato lo scorso anno da quelli più grandi, sia quando ero nel team under 23 ma anche quando ho corso con i professionisti. E’ bello trasmettere il concetto di lavorare come squadra, e di partire convinti dei propri mezzi.


Cos’è cambiato anche un po’ in te dall’anno scorso a quest’anno?
Il metodo di lavoro, ma anche perché avendo finito la scuola ho avuto più tempo per allenarmi durante l’inverno e sono cresciuto anche fisicamente. Sono anche stato due mesi in Spagna questo inverno, dove ho preso una casa insieme a Pericas (che dal devo team è passato nel WorldTour, ndr). Allenarsi con un ragazzo che lo scorso anno era con me tra gli U23 e ora è tra i professionisti dà tanta motivazione.
Ti viene voglia di raggiungerlo a fine stagione?
Con l’infortunio sono cambiate un po’ le prospettive, questo non vuol dire che manca la voglia o l’ambizione ma serve fare le cose con i tempi giusti. Ad ora sono concentrato sul riprendermi e tornare al meglio, questo è l’anno dove comunque voglio prendere coscienza e capire che corridore sono.
Intanto in bocca al lupo per il recupero…
Crepi! A presto.