Filippo Turconi

L’eredità rosa di Turconi. L’analisi del dottor Giorgi

12.06.2026
6 min
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Il tema del post Giro d’Italia è accattivante perché lascia spazio a sfumature, punti di vista differenti e mai banali. Ognuno ha la sua. Stavolta parliamo di Filippo Turconi, il più giovane presente alla corsa rosa, e lo facciamo con il dottor Andrea Giorgi, medico della Bardiani-CSF dove corre.

L‘impatto di una gara di tre settimane su un ragazzo poco più che ventenne è decisamente importante. Lascia tracce. Generalmente positive. Turconi alla fine è arrivato a Roma e non era affatto scontato. Merito anche del team che non gli ha messo addosso alcuna pressione. Poi è anche vero che oggi, grazie ad alimentazione, preparazione e tattiche più conservative, nonostante velocità più elevate, tappe più corte, la sfida è un pizzico meno ardua di un tempo. Le parole di Simone Gualdi di ieri in qualche modo lo confermano.

Andrea Giorgi, medico e preparatore della Bardiani-CSF, torque
Andrea Giorgi, medico e preparatore della Bardiani-CSF
Andrea Giorgi, medico e preparatore della Bardiani-CSF, torque
Andrea Giorgi, medico e preparatore della Bardiani-CSF
Dottor Giorgi, come nasce l’idea di mettere un ragazzo così giovane in vista per il Giro d’Italia?

Il presupposto del team, e anche la politica della squadra, è che tutti abbiano delle possibilità, indipendentemente dall’età. Sicuramente l’esperienza ha un peso, ma la valutazione per il Giro d’Italia va in base a chi se lo merita, a chi ha ottenuto buoni risultati. Nessuno viene precluso alla partecipazione. Storicamente la squadra dei Reverberi porta al Giro ragazzi giovani. Magari non al primo anno, ma al secondo o terzo è già capitato, come è stato per Pinarello o Pellizzari in tempi recenti.

Quindi come è stato l’approccio?

La preparazione, quindi sia l’allenamento sia le gare di avvicinamento, è stata predisposta in accordo con la squadra e con il suo preparatore Borja, in attesa della convocazione ufficiale arrivata alla fine di aprile.

E come è andato da un punto di vista medico-fisiologico il Giro d’Italia di Filippo Turconi?

Filippo è un ragazzo molto metodico, preciso, segue tutto alla lettera. Di atleti così ce ne vorrebbero tanti. Si riesce a personalizzare e a seguire un piano molto preciso con lui. Sappiamo tutti che il Giro d’Italia, soprattutto per gli esordienti, ha un impatto psicologico importante. La gestione emotiva e dello stress è stata determinante da parte sua. Da quello che ho notato durante il Giro, Turconi era sempre abbastanza tranquillo.

Selle SMP, Filippo Turconi, Giro d'Italia 2026
Filippo Turconi (classe 2005) ha concluso il suo primo Giro d’Italia
Selle SMP, Filippo Turconi, Giro d'Italia 2026
Filippo Turconi (classe 2005) ha concluso il suo primo Giro d’Italia
In più la squadra non gli ha messo pressione…

Certamente affrontare la gestione in corsa è stato differente, perché da un esordiente al Giro d’Italia non si può pretendere che attacchi o che prenda sempre l’iniziativa. Come gli è stato richiesto durante le riunioni tecniche dai direttori sportivi, doveva gestire la fuga, magari prenderla, dare una mano in altri casi, starsene tranquillo in altre. E lui ha sempre tentato di farlo.

Nel corso delle settimane è andato in calando?

Non troppo, a dire il vero. Ma qui torniamo un po’ al discorso di prima. Essendo così giovane non si può pretendere che facesse un Giro a mille tutti i giorni. Filippo sapeva che certe tappe erano adatte a lui e altre meno. Quindi è stato bravo anche a gestirsi sotto questo aspetto. Quando non doveva fare grosse cose risparmiava energie. E anche parecchie.

Come faceva?

Oggi in gruppo, se stai dietro, risparmi davvero tantissime energie. In poche parole, per Filippo non ci sono state fasi critiche. Non c’è mai stato il momento in cui ha pensato di tornare a casa o di dire: «Non ce la faccio più». Ha avuto sempre un rendimento costante. C’è stata all’inizio la caduta in Bulgaria che gli ha provocato un trauma contusivo con alcune escoriazioni, ma niente di particolare. Questo ha facilitato anche il proseguimento della corsa.

Una volta al Turconi di turno si diceva: vieni al Giro, fai 10-11 tappe e torni a casa… Avete mai preso in considerazione di fargli fare due settimane e basta?

L’idea di fargli fare due settimane non c’è mai stata. Si è partiti con l’intento di farglielo fare tutto. Come staff medico e tecnico il nostro obiettivo è mantenere i corridori in salute. I nostri atleti erano al Giro per il Giro e non in preparazione di altro. La nostra gestione medica e nutrizionale è stata corretta perché Turconi ha portato a termine il Giro senza conseguenze.

Filippo Turconi
Anche grazie ad un’integrazione e un’alimentazione curata, Turconi è riuscito a concludere il Giro
Filippo Turconi
Anche grazie ad un’integrazione e un’alimentazione curata, Turconi è riuscito a concludere il Giro
A livello di alimentazione Filippo è sempre riuscito a mangiare bene?

In alcune tappe, magari quando c’è stata la pioggia, si sono verificati episodi in cui Filippo, ma direi tutta la squadra, non è riuscito ad alimentarsi adeguatamente a causa delle condizioni atmosferiche. Per fortuna, vista l’attenzione che si dedica oggi all’alimentazione, questi episodi non hanno portato a conseguenze importanti nei giorni successivi. Quindi anche sotto questo aspetto tutto è filato liscio.

Capitolo sonno: quando si è stanchi si fa un po’ più fatica a dormire. Turconi come ha vissuto questa fase?

Un atleta giovane ha sempre l’emozione che può fare i suoi scherzi, soprattutto nel riposo. Quindi gli atleti giovani, come Filippo, possono avere un sonno un po’ più disturbato e difficoltà ad addormentarsi. Noi abbiamo un training dell’addormentamento, dei rituali che vengono utilizzati per aiutarli. Sicuramente il suo sonno non è stato ottimale in questo periodo del Giro d’Italia. Ci possono essere la melatonina o altri integratori che favoriscono il sonno, che vengono sempre forniti se richiesti per aiutare l’atleta nell’addormentamento. In uno studio che abbiamo fatto l’anno scorso al Giro Next Gen, per esempio, si è visto che gli atleti arrivati nelle posizioni più arretrate in classifica facevano più fatica a prendere sonno.

Parliamo del peso: com’è andata? Una volta si dimagriva tanto, oggi addirittura abbiamo sentito di gente uscita da un Grande Giro con un chilo in più…

Una volta si andava al Giro con un chiletto in più per arrivare al meglio all’ultima settimana. Adesso è cambiato tutto il discorso alimentare. C’è un controllo quotidiano che passa dal peso degli alimenti alle calorie calcolate in base al dispendio energetico e ai nutrienti necessari. Si cerca sempre di non andare in deficit, perché il deficit porta a un ritardo nel recupero.

E questo sarebbe irrimediabile…

Già è difficile recuperare, perché il ripristino completo del glicogeno muscolare richiede almeno 48 ore. Gli atleti quindi difficilmente ripartono con le scorte completamente piene. Per Turconi, come per gli altri, abbiamo cercato di mantenere il peso, ma anche la composizione corporea, il più stabile possibile. Tra l’altro Filippo è uno che la mantiene molto bene durante tutta la stagione.

Filippo Turconi
Turconi è stato anche in fuga ma spesso, giustamente, è andato di conserva
Filippo Turconi
Turconi è stato anche in fuga ma spesso, giustamente, è andato di conserva
Abbiamo sempre analizzato quello che toglie il Giro, dottor Giorgi, ma cosa gli darà invece? Qual è il bottino che Turconi porta via da questa corsa rosa?

Ci sono diversi aspetti da valutare. C’è quello dell’esperienza, quindi un aspetto cognitivo. Filippo ha affrontato un impegno importante, la gestione di situazioni difficili e di dinamiche di gara che in altri contesti non sono presenti. E’ un carico di esperienza notevole per un ragazzo della sua età, soprattutto anche per quanto riguarda la gestione del recupero emotivo e dello stress.

E l’aspetto fisiologico?

Una corsa a tappe di tre settimane provoca un aumento del volume plasmatico, quindi un adattamento dell’atleta agli sforzi prolungati e ripetuti nel tempo. Questo favorisce i processi di adattamento sia a livello cardiovascolare che respiratorio e si traduce in una maggiore prestazione. Ancora non sappiamo quanto, ma sicuramente Turconi avrà un miglioramento della capacità aerobica e della potenza aerobica che poi si ripercuoterà nel tempo. Passato il periodo necessario alla supercompensazione, l’atleta potrebbe essere in grado di affrontare carichi di lavoro maggiori rispetto a prima.

E come scoprirete se Filippo Turconi avrà fatto questo step?

Attraverso valutazioni tramite test di laboratorio, dove si può misurare il consumo di ossigeno, fare valutazioni del FatMax e altri parametri. Oppure tramite test sul campo per verificare se la capacità prestativa sia cambiata o meno. Penso alla valutazione della curva potenza-tempo sui 3′, 5′, 10’… 30′. Quando abbiamo questo quadro, andiamo a fare anche un esame ematochimico. Attraverso gli esami del sangue possiamo quantificare l’incremento del volume plasmatico. Possiamo valutare emoglobina, ematocrito e altri parametri di affaticamento come il profilo ormonale. In questo modo possiamo capire se l’atleta si è ristabilito oppure no dallo sforzo sostenuto. Di solito si può pensare a una valutazione del genere dopo 10-15 giorni.