Giro d'Italia, 15a tappa, Milano, Jonas Vingegaard, Filippo Ganna

EDITORIALE / Vingegaard, la Giuria e una richiesta da non irridere

25.05.2026
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CESANO MADERNO (MI) – Sarebbe servito il suo amico Ganna, che per dargli una mano si fosse messo in testa al gruppo per rimettere nel mirino i quattro fuggitivi. Solo Pippo avrebbe avuto forse le gambe per salvare Milan da un’altra tappa di sospiri, ma la magia che nel 2023 spinse Thomas a tirare la volata di Roma a Cavendish, nonostante non fossero più da tempo nella stessa squadra ma solo compagni di avventure olimpiche, ieri a Milano non si è ripetuta. E al contrario, nel momento in cui sarebbe servito tirare più forte, Vingegaard si è messo a discutere con la Giuria, perdendo l’abbrivio per riprendere la fuga.

La fuga di Mastri, Bais. Marcellusi e del vincitore Dversnes Lavik è andata forte, ma il gruppo ha esitato
La fuga di Maestri, Bais, Marcellusi e del vincitore Dversnes Lavik è andata forte, ma il gruppo ha esitato
La fuga di Mastri, Bais. Marcellusi e del vincitore Dversnes Lavik è andata forte, ma il gruppo ha esitato
La fuga di Maestri, Bais, Marcellusi e del vincitore Dversnes Lavik è andata forte, ma il gruppo ha esitato

Comanda la fatica

L’ultima tappa della seconda settimana offre due spunti di riflessione. Il primo è legato alle gambe del gruppo: alzi la mano chi non era convinto che i velocisti avrebbero fatto un sol boccone della fuga. Li hanno tenuti per tutto il giorno a due minuti, hanno giocato al gatto col topo, salvo poi accorgersi che il topo fosse più lesto di quanto avessero immaginato. Non regge la giustificazione addotta dai più: i quattro davanti hanno continuato a macinare oltre i 50 all’ora, va bene, ma nessuno di quelli dietro ha avuto la forza di avvicinarli. A cose normali, un gruppo lanciato pieno di passisti e velocisti, certi recuperi li fa. A meno che le forze siano agli sgoccioli.

La stanchezza si sente. Si sente il fatto che per il velocista non ci siano 5-6 uomini come al tempo di Petacchi e Cipollini. E si sente anche il fatto che in un ciclismo più controllato, che si svolge ogni giorno alla velocità della luce, la fatica sia tornata la discriminante più vera. Fatte queste premesse e indicando ancora in Vingegaard il netto favorito, la terza settimana potrebbe riservare qualche sorpresa poco prevedibile.

Walscheid ha fatto la sua parte in testa al gruppo, ma non è bastato
Walscheid ha fatto la sua parte in testa al gruppo, ma non è bastato. A Vingegaard stava bene così
Walscheid ha fatto la sua parte in testa al gruppo, ma non è bastato
Walscheid ha fatto la sua parte in testa al gruppo, ma non è bastato. A Vingegaard stava bene così

La richiesta di Vingegaard

Il secondo spunto di riflessione nasce dopo aver letto le valutazioni dure e da un certo punto di vista condivisibili sulla richiesta di neutralizzazione del circuito da parte di Vingegaard, Campenaerts e Ciccone. Nelle interviste e nei vari articoli, come pure nei commenti, hanno tutti ribadito che il circuito non fosse pericoloso, anzi che fosse bello e pieno di pubblico. Anche Philippe Gilbert, ospite di Eurosport, ha detto di non aver capito la decisione di neutralizzare l’ultimo Giro. Vingegaard ha obiettato dicendo che dalla televisione non si capisse e che i corridori hanno avuto invece la percezione opposta. Per questo avrebbero parlato fra loro e deciso di chiedere uno sconto alla Giuria.

La neutralizzazione passata dai 3 ai 5 chilometri sarebbe già stata sufficiente, alla fine invece la gara è stata neutralizzata a partire dall’inizio dell’ultimo giro del circuito di Milano. Come lo scorso anno al Tour nella tappa finale di Parigi, quando però pioveva e il fondo stradale era ben più viscido di quello milanese.

Se tanto è successo a Milano, dovremo prepararci a un identico spettacolo a Roma? Quello che però stupisce è che il Presidente di Giuria abbia accontentato le richieste espresse da Vingegaard, che infatti ne ha apprezzato la gentilezza, e che il Giro d’Italia non abbia speso una parola in difesa del suo tracciato. Lo hanno fatto per quieto vivere o perché in qualche modo hanno avuto tutti la percezione di un tracciato sul filo?

La caduta che nel 2020 stava per costare la vita a Jakobsen (che vola oltre la barriera) a causa di transenne inadeguate eppure approvate
La caduta che nel 2020 stava per costare la vita a Jakobsen (che vola oltre la barriera) a causa di transenne inadeguate eppure approvate

La presa di posizione

La sicurezza è un tema spinoso. Evidentemente le ispezioni sui percorsi vengono fatte – se vengono fatte – adottando criteri di valutazioni piuttosto distanti dalla sensibilità degli atleti. Si è ironizzato sul fatto che i corridori vorrebbero solo strade larghe e senza curve e per certi versi si tratta di un’ironia condivisibile. Ma dato che da più parti si sono levate segnalazioni sulla pericolosità delle nostre strade, con Lefevere che ha sparato contro il Giro senza peli sulla lingua, siamo certi che abbia senso dileggiare i corridori che hanno scelto di prendere posizione a favore della propria sicurezza?

Le transenne oltre le quali volò Jakobsen al Tour of Pologne erano sempre state ritenute adeguate, fino al momento in cui si rischiò il dramma. E anche l’arrivo di Molino dei Torti in cui perse la vita Giovanni Iannelli era sempre stato ritenuto sicuro, fino al giorno della tragedia.

Sono loro quelli che ci strappano l’applauso, ma cui spesso l’asfalto strappa la pelle dal corpo. Sono loro quelli che postano sui social scene glamour di divertimento e fatica, ma sempre loro quelli che domani potrebbero non tornare più a casa. Le strade delle nostre corse sono piene di arredi urbani e pericoli, non certo pensati per lo svolgimento di gare di bici. E a chi dice che al Tour de France certe proteste non le farebbero mai, suggeriamo di porsi la domanda inversa: non sarà che lo standard di sicurezza della corsa francese è superiore ed è garantito da un superiore spiegamento di mezzi e attenzioni?

Il sindaco Sala ha riaccolto il Giro a Milano: qui stringe la mano di Vingegaard
Il sindaco Sala ha riaccolto il Giro a Milano: qui stringe la mano di Vingegaard
Il sindaco Sala ha riaccolto il Giro a Milano: qui stringe la mano di Vingegaard
Il sindaco Sala ha riaccolto il Giro a Milano: qui stringe la mano di Vingegaard

E’ un altro spunto su cui ragionare, cui potrebbero e dovrebbero dedicarsi l’UCI e il CPA, ma anche la Federciclismo e la Lega Ciclismo. La loro ragione di esistere sono gli atleti e se anche un solo corridore non torna a casa da una gara o da un allenamento, spesso non è per fatalità, ma per responsabilità cui sarebbe onesto e opportuno dare sempre un nome e un volto. Battersi il petto e ripartire, sperando che la prossima volta andrà meglio non è poi un grande esercizio di prevenzione.