Che cosa fai quando a inizio gennaio non hai ancora una squadra? Vittoria Ruffilli aveva messo via i sogni, concludendo che la sua avventura nel ciclismo fosse ormai conclusa. Invece di colpo, mentre già scorrevano i titoli di coda, il destino ha fermato il nastro. Lo ha riavvolto. E la piemontese si è trovata dentro un finale diverso, fatto di una nuova maglia e una nuova amicizia: quella disinteressata e inattesa con Elisa Longo Borghini. Ma andiamo per gradi, un sorso per volta…
«Ho passato Natale – ammette Ruffilli – pensando di smettere. Con la Roland mi ero trovata benissimo, ma dopo i noti problemi intorno al 10 dicembre ci hanno comunicato che non ci sarebbe stato un seguito. Trovare una squadra a metà dicembre è impossibile e io mi ero quasi rassegnata. Non vedevo luce in fondo al tunnel…».


Invece che cosa è successo?
Devo ringraziare Fabio Perego, il mio manager, che mi ha salvata con la possibilità di andare alla Laboral Kutxa. Era gennaio e ovviamente l’ho presa al volo. E’ stata una sorpresa, non potevo avere possibilità migliore. Mi hanno accolto benissimo, il nostro manager Aitor Galdos è una persona squisita e mi sono trovata subito in sintonia anche con le compagne. Insomma è stato un magnifico regalo di Natale.
Evidentemente era destino che Ruffilli non smettesse ancora. In più, sarà pure una squadra basca, ma voi italiane siete in sei…
Sono fortunata. Mi trovo benissimo con le italiane e con le straniere. In particolar modo, è nata una sintonia particolare con Arianna Fidanza, che non conoscevo ancora. Ci siamo trovate a gennaio in ritiro, perché è stata la mia prima compagna di stanza.
Sei piombata in squadra quando la stagione era ormai iniziata…
Sono stata presentata due giorni prima del ritiro, una sorpresa per tutti, ma mi hanno messo a mio agio. Loro avevano già fatto un ritiro a dicembre e quando sono arrivata, non ho conosciuto l’intera squadra, perché alcune erano già partite per le gare in Salvador. Poi piano piano, con le gare successive, ho conosciuto lo staff e il resto delle ragazze.


Sei riuscita ad avere un bel programma?
Chiaramente non hanno potuto ribaltare tutto per me. Mi dispiace non aver fatto le gare di Mallorca per motivi di burocrazia, ma da adesso andrò alla Vuelta Navarra e a Durango, tornando a correre dopo un mese e mezzo. Mi sono allenata tanto, ho lavorato serenamente per arrivare pronta alle corse. E dopo la Spagna, farò il Giro d’Italia Women, la prima corsa che metterei in lista ogni anno.
E qui veniamo all’amicizia inattesa di questi mesi, visto che ti sei allenata a lungo con Elisa Longo Borghini che di Giro d’Italia se ne intende, avendo vinto gli ultimi due…
E’ nato tutto per caso. Io sono arrivata tardi nel ciclismo, non ho fatto chissà quali risultati e per questo lei non sapeva chi fossi. Però ci alleniamo nelle stesse zone e già a novembre ci eravamo incrociate sul Lago Maggiore, salutandoci come si usa fra ciclisti. Poi intorno a Natale, entrambe abbiamo fatto il Mottarone. Io salivo, lei scendeva con Jacopo (Mosca, ndr). Ci eravamo già seguite su Instagram e quando in cima ho scattato una foto e ne ho fatto una story, lei ha commentato dicendo quanto fosse bello quel panorama.
Anche tu innamorata come lei delle tue zone?
Sarò di parte, però quel posto è pazzesco. Soprattutto d’inverno, quando nevica, il lago è bellissimo. Dopo quella volta, ci siamo scambiate un po’ di messaggi e alla fine mi ha chiesto se mi facesse piacere allenarci insieme.


E tu?
Quasi non ci credevo, perché lei per me è sempre stata un esempio. Se me lo aveste chiesto tre anni fa, quando mi sono affacciata al ciclismo, avrei detto che il mio esempio, pur senza conoscerla, fosse proprio Elisa Longo Borghini. Per quello che fa passare a livello umano e atletico, per quello che vediamo in gara e nelle interviste. Per me è stato un regalo di Natale inaspettato. Così ci siamo trovate con l’anno nuovo, a capodanno, a fare questo allenamento. Ci siamo trovate bene, ci siamo scambiate i numeri di telefono e abbiamo cominciato ad allenarci insieme una volta alla settimana, soprattutto quando dovevamo fare il lungo.
Vuol dire che il primo allenamento lo avete fatto quando ancora eri senza squadra?
Esatto, forse anche per quello parlai davvero poco. Secondo me Elisa ricorda quel giorno per le poche parole. Le avevo detto di questa situazione e l’unico consiglio che mi ha dato è stato: “Se ci credi davvero, non farti portare via tutto. Qualsiasi proposta, qualsiasi occasione ti si presenti, accettala. Anche se dovesse essere al di sotto di quello che ti aspetti, fregatene e accettala. Usala come un trampolino di rinascita. E da lì si riparte”.
Consiglio molto giusto. Da allora per Vittoria Ruffilli è arrivata la squadra e quegli allenamenti sono andati avanti…
E’ nata una sintonia speciale, ormai non è solo una compagna di allenamento. Ci confidiamo tanto e quando mi parte la tempesta di domande, mi dà un sacco di consigli preziosi e mi sprona. Non parliamo solo di bici, ci confidiamo tanto anche su cose personali. Devo dire per me è stato un regalo speciale e un incontro fondamentale.


Qual è un obiettivo che vorresti raggiungere in questa stagione?
Sicuramente vorrei acquisire più sicurezza in me stessa. E poi ovviamente vorrei crescere anche come atleta, perché questo è il mio primo vero anno in una squadra dove mi chiedono di lavorare e aiutare le mie compagne. Comunque saluti da Elisa: mi ha detto di salutarti, quando ci siamo sentite stamattina.
I saluti della Longo
I saluti della Longo vanno ricambiati, anche se è nuovamente sul Teide preparando il Giro. Con lei si scherza spesso, ma quando le scriviamo di aver parlato con Vittoria, la risposta arriva subito.
«Scherzi a parte – scrive – sono proprio felice di aver trovato Vittoria sulla mia strada. In questo periodo difficile, mi ha tenuta su di morale e mi ha fatta sorridere. E’ una brava ragazza e le voglio bene!».
Si ritroveranno al Giro, ciascuna nella parte che il ciclismo ha disegnato per lei. Ed è inutile dire che anche su questo i consigli di Elisa non sono davvero mancati…