Senza Richard Carapaz, Joao Almeida e Mikel Landa, ma con un solo faro: Jonas Vingegaard. Tra pochi giorni si appresta a prendere il via un Giro d’Italia a dir poco particolare, almeno sul fronte dei partenti per la generale. Sarà davvero così facile per il capitano della Team Visma | Lease a Bike? E chi si giocherà la maglia rosa?
Di fronte a questi dubbi e alla corsa che sarà, Giuseppe Martinelli ci ha detto la sua. Ed è sorprendente come certe tattiche possano rivelarsi molto meno scontate di quel che ci si possa aspettare.


Giuseppe, comincia il Giro d’Italia fra tante defezioni importanti. In questo quadro c’è il rischio che il favorito, Vingegaard immaginiamo, si rilassi un po’ troppo?
Anche per me Vingegaard è il favorito. L’unica sua preoccupazione in questo momento è come gestire la corsa. Perché il Giro è sempre un po’ difficile da controllare. Al Tour de France non controlli sempre tu: una volta controlla la squadra del velocista, un’altra chi vuole andare in fuga. In più in Francia ci sono tantissimi corridori di alto livello. Al Giro invece, se va via una fuga più o meno importante, diventa un tiri tu che tiro io. Tutto si complica un pochino: essendoci meno concorrenti di alto livello, la gestione diventa meno lineare.
Però qui conta anche la sua squadra…
Esatto e la sua è molto buona. Con quegli uomini sa di poter gestire. Chiaramente è il favorito per tutti. Io spero che sbagli qualcosa, non per andare contro di lui, ma per lo spettacolo e soprattutto a vantaggio di Giulio Pellizzari, che potrebbe essere il primo rivale e ha anche lui una squadra importante.
In effetti Visma e Red Bull-BORA-hansgrohe hanno due squadre nettamente superiori alla media…
Sì, diciamo che potrebbero anche coalizzarsi in qualche tappa più insidiosa o mista, specie prima del Blockhaus. Tra l’altro, restando a Pellizzari, mi sembra che Jai Hindley sia convinto anche di correre in appoggio. Credo che i ruoli siano abbastanza chiari. Mentre Aleksandr Vlasov mi sembra destinato a un ruolo di gregario e credo lo abbia capito anche lui. Vi dico la verità: andando in quel team credevo facesse il salto di qualità. All’inizio ha fatto benino, poi sempre meno. Però un corridore così è un vantaggio per Pellizzari, perché in salita resta davanti facilmente.


Vingegaard e Pellizzari: chi è un terzo uomo su cui punteresti? Felix Gall come lo vedi?
Prima di lui metterei Egan Bernal. Può essere una mina vagante, perché sta andando forte. Forse tre settimane a quei ritmi possono essere tante, però ha esperienza ed è un campione. Un altro nome che mi sono segnato è Ben O’Connor. Non è un fuoriclasse assoluto, però in una corsa di tre settimane puoi anche un po’ nasconderti. Per esempio fino al Blockhaus può restare coperto. Non credo succederà nulla di così straordinario. E lo stesso fino alla crono, la maxi cronometro.
Lì secondo te Vingegaard potrebbe ammazzare il Giro?
Potrebbe essere la tappa che ci dirà davvero che Vingegaard abbiamo di fronte.
Magari sarà anche un test per il Tour, ci sono i materiali…
Sinceramente spero che Jonas non pensi neanche per un secondo al Tour. Deve vincere il Giro, perché è nelle sue corde. E poi al Tour, con un Tadej Pogacar così, sa anche lui cosa lo aspetterà…


Scorriamo ancora la starting list, Giuseppe. Prima hai parlato di Bernal: e dell’altro leader della Ineos, Thymen Arensman cosa ci dici?
Secondo me tutti questi atleti di tale calibro, penso anche a Santiago Buitrago e O’Connor, possono correre per un piazzamento. Magari non si correranno appositamente uno contro l’altro, ma se va via uno, gli corre dietro quello che lo segue in classifica e a cascata tutti gli altri. Quando c’è poca concorrenza diventa difficile controllare, se non hai una squadra veramente forte.
Tutti contro tutti?
Sotto questo punto di vista il Giro è molto complesso. Alla fine ho paura che si correranno dietro per il quarto, quinto o sesto posto… mentre Pellizzari e Vingegaard, con due squadre del genere, potrebbero fare corsa parallela. Quasi allearsi in qualche modo, anche se oggi non si coalizza più nessuno: sono troppi gli interessi delle squadre.
Stavamo dimenticando Adam Yates. Cosa ne pensi di lui?
E’ nella squadra che vince sempre tutto, perciò nulla gli preclude di poter fare il colpaccio, come è successo al suo gemello l’anno scorso. Però certe cose succedono una volta ogni tantissimi anni. Io sono certo che Adam correrà nel suo gruppetto, appena dietro ai primi, e quando qualcuno si stacca lui lo salta. Penso che ci accorgeremo davvero di lui nelle ultime tappe.


Sarebbe stato Almeida il vero avversario di Vingegaard?
Sì, perché avrebbe avuto la squadra a disposizione e forse anche una squadra più forte di questa, magari con uno scalatore in più. Secondo me l’assenza di Almeida è pesante per il Giro d’Italia, sia per il nome sia per la corsa in sé. Ed è un peccato, perché mancano anche altri corridori importanti. In un Giro così anche Landa avrebbe potuto dire la sua. Carapaz è sempre pronto a saltare fuori e alla fine c’è sempre.
Ultima domanda, Martino: potrebbe esserci una sorpresa tra gli uomini di classifica? O c’è qualcuno che ti incuriosisce?
Non vorrei dimenticare Giulio Ciccone, che magari parte senza l’assillo della classifica, ma poi, come spesso gli capita, ci si ritrova. Se fossi il suo direttore sportivo gli proporrei di uscire subito dalla classifica, ma non del tutto: magari entrare in una fuga da lontano per recuperare terreno e avere spazio per vincere una tappa. Alla fine, se ci pensate bene, uno dei primi dieci del Tour – il sesto o l’ottavo, non so – viene quasi sempre da una fuga presa a suo tempo e poi difesa fino in fondo.