Paul Siexas, staff, cronometro

Non solo soldi. Per i grandi campioni servono grandi staff

24.04.2026
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In certi casi più che mai, non è solo una questione di soldi, ma anche di un determinato progetto tecnico. Entriamo subito nel merito. Paul Seixas: si parla molto del suo rinnovo o meno nella Decathlon-CMA, persino il presidente francese Macron è intervenuto circa una permanenza nel team “di casa”. Ma questo può bastare per quello che si annuncia essere un super campione alla pari (e forse anche più) di Tadej Pogacar?

Magari una squadra francese, forte della presenza del Tour de France e di ASO, che sa fare quadrato attorno al proprio ciclismo, sarebbe in grado di trovare i fondi per uno stipendio di quelli davvero pesanti. Ma sarebbe in grado di fare altrettanto sul fronte tecnico, sul supporto di uno staff all’avanguardia, di un forte reparto di ricerca e sviluppo?

Partendo da questo assunto, ci siamo rivolti a Pino Toni, uno dei coach che di avanguardia se ne intende. Uno che non si ferma. E proprio una sua frase di qualche tempo fa ci colpì: «Contador smise di vincere non perché non fosse forte, ma perché non fece suoi i nuovi metodi di allenamento e di alimentazione». In pratica aveva smesso di sperimentare, di spingersi oltre il conosciuto. E l’asticella era rimasta lì. Cerchiamo dunque di capire quanto e perché uno staff tecnico adeguato sia necessario a certi livelli.

Pino Toni, Team Casano Stabbia
Il tecnico toscano Pino Toni collabora oggi con team professionistici e anche giovanili
Pino Toni, Team Casano Stabbia
Il tecnico toscano Pino Toni collabora oggi con team professionistici e anche giovanili
Pino, dunque, perché per certi campioni è importante avere un determinato staff? Uno di quelli che sperimenta e non si adagia sui vecchi schemi?

Staff è qualcosa di molto ampio. Tutto è diverso rispetto a pochi anni fa, ormai le squadre sono fatte da tre livelli di staff. C’è quello che lavora più in sordina, dietro le quinte, ma è quello che si occupa dello sviluppo dei materiali, della nutrizione e anche di trovare i giusti carichi per lo specifico lavoro. Poi c’è lo staff che ha un po’ di contatto con il corridore: il coach, il nutrizionista.

E siamo a due: qual è il terzo?

E’ lo staff che ti segue alle corse, quello che ti dà le motivazioni e ti dice tecnicamente come affrontare la gara. Infine c’è la parte manageriale: anche questa è importante. Dal massaggiatore al cuoco, fino al coach e al corridore, tutti trasmettono stimoli e priorità. Aspetti determinanti per la squadra.

Qual è quello che può contribuire di più, almeno in questo momento del ciclismo? Prendiamo il caso di Pogacar e la UAE Emirates, i numeri uno del momento…

Loro fanno tanta ricerca, una ricerca che non è legata direttamente alla squadra. Penso a MyWhoosh, che è qualcosa di commerciale, ma dietro c’è sempre una base scientifica che si lega anche alla squadra. Fanno ricerca perché hanno i fondi per farlo, ma anche perché hanno persone che credono in determinati investimenti. E a sua volta questa ricerca sta diventando anche un business per il team. Loro lavorano bene, eccome. Inoltre sono da sempre molto internazionali e questo aiuta molto sul fronte delle mentalità, degli approcci e dei confronti.

Quello che ci ha colpito di loro è la reazione che hanno avuto quando hanno perso quei due Tour. Si sono rimessi sotto a testa bassa investendo sui materiali e facendo passi da gigante sull’integrazione. Per esempio c’era il problema dei crampi legati alla sudorazione di Pogacar e l’hanno risolto…

Un vero approccio scientifico, ma soprattutto hanno capito che dal momento in cui vinci non è il permesso rilassarsi. Hanno sposato il pensiero: anche se sei il numero uno, allenati come il numero due. Devi sempre incrementare qualcosa perché gli altri vanno avanti. Loro non si sono fermati: pensavano che bastasse avere il corridore più forte per fare la differenza e invece no.

staff Decathlon
Uno staff più internazionale è fondamentale secondo Pino Toni (foto Instagram – Decathlon-CMA)
staff Decathlon
Uno staff più internazionale è fondamentale secondo Pino Toni (foto Instagram – Decathlon-CMA)
E’ la squadra che motiva l’atleta o è l’atleta che deve automotivarsi? Il biomeccanico Herrero ci ha detto che Pogacar è propositivo quando si parla di posizione…

Non è facile rispondere. Per me dipende molto da chi c’è in regia. Faccio un esempio: ricordo il 2019, quando nacque il progetto Fiandre con Marta Bastianelli. Era gennaio e lei e la squadra cominciarono a martellarmi. Ci furono subito indicazioni importanti. Tutti ti devono motivare: il manager nel lungo periodo, il direttore sportivo durante la corsa e il coach nel quotidiano, con i dati alla mano per dirti se fai bene o male e se serve cambiare qualcosa.

Riportiamo tutto alla cronaca: si dice che per il rinnovo di Seixas sia importante non solo l’aspetto economico, ma anche un supporto tecnico-scientifico adeguato. Cosa ne pensi?

Senza giudicare il supporto tecnico di Decathlon, anche perché non li conosco così bene, dico che serve assolutamente un certo supporto. All’interno del team conosco bene 3-4 persone, tra l’altro le uniche straniere, poi sono tutti francesi. Prima cosa, quindi, devono per forza internazionalizzarsi un po’. Servono tecnici che “sentono crescere l’erba”, come dissi la volta scorsa. Gente che fiuta, va avanti, scopre. C’è poi un altro aspetto nel non avere uno staff completamente francese.

Quale?

La pressione. Questo ragazzo non ha neanche 20 anni: se tutti sono francesi, l’idea del Tour, essendo lui francese, rischia di aumentarla troppo. Con persone di più nazionalità questo aspetto si attenua. Non sparisce, ma cambia. Oggi, soprattutto da quando piattaforme come Eurosport trasmettono tutte le corse, per le squadre c’è il Tour e poi tutto il resto è quasi allo stesso livello. Il rischio è che Seixas possa essere schiacciato come tanti altri connazionali prima di lui.

Però rispetto a Bardet, Pinot, Gregoire lui è più forte…

Che sia forte è fuori discussione, ma attenzione: anche Pinot volava. Aveva numeri pazzeschi… Ma poi? Questo aspetto mentale non lo trascurerei.

staff Decathlon
La Decathlon sta investendo molto in tema di materiali…
staff Decathlon
La Decathlon sta investendo molto in tema di materiali…
Alla fine serve una squadra stile Visma-Lease a Bike, UAE Emirates e in parte Lidl-Trek, cioè quelle che sperimentano…

Sono quelle che si muovono in maniera diversa. Hanno una struttura differente sia all’interno che all’esterno. Tutto quello che viene proposto viene testato, analizzato, provato. Ho qualche dubbio che questo possa accadere in una squadra francese che, tra l’altro, ha particolari leggi sul lavoro che tendono a mettere in sicurezza staff, manager e sponsor. Bene da una parte perché garantisce continuità, meno bene sul fronte degli stimoli. Consideriamo anche che in Francia molti sponsor arrivano grazie al Tour o comunque ad ASO: anche per questo sono squadre molto longeve.

Insomma, Seixas dovrà studiarla bene?

Certo. Avere uno staff all’avanguardia è fondamentale. Non bastano i watt e le capacità del corridore. Non puoi avere un coach che sulla sua pagina Facebook riporta i commenti del cicloamatore sessantenne che gli scrive che è bravo perché lo ha fatto migliorare.

Però sui materiali stanno lavorando bene. Gli atleti dicono di essere soddisfatti…

Sì, ma chiaramente serve di più. Non sono messi male su quel fronte, l’ho sentito anche io. Ma non basta serve di più e serve altro. Penso anche agli atleti, atleti di vertice che possano togliere pressione attorno al ragazzo, concedergli spazi di recupero senza che la squadra non abbia crolli di risultati e che sappiano anche stargli vicino nei momenti clou delle gare. Hanno Felix Gall per ora. Però vedo che stanno crescendo: sono spesso davanti quando la corsa entra nel vivo. Potranno farcela, ma per arrivare a quel livello di staff serviranno almeno due o tre anni.