La notizia gli è arrivata quasi improvvisa, cambiando non solo la sua giornata, ma tutto il suo destino di corridore. Dal 27 febbraio scorso, Luca Giaimi è entrato a far parte ufficialmente della UAE Team Emirates. Non più Gen Z, non più devo team, ma porte aperte per lo squadrone che domina il ranking, alla corte del vincitutto Pogacar e del suo apprendista Del Toro. Con il compito di lavorare per i capitani ma anche con l’ambizione, corroborata da chi quel team lo dirige, di trovarsi i suoi spazi, di cogliere le occasioni che si presenteranno perché alla UAE tutti hanno in mente un solo obiettivo: vincere.
Il corridore di Pietra Ligure è rimasto senza parole: «Ero alla Volta ao Algarve, sono venuti da me Gianetti e Matxin e mi hanno detto che ero promosso alla prima squadra. Secondo loro – prosegue – sono pronto per il passaggio immediato, pensando alle classiche soprattutto. Quindi hanno deciso che fosse ora di fare il cambio senza aspettare un altro anno. Non mi hanno detto se si era liberato un posto, mi hanno semplicemente comunicato il cambiamento. Io non stavo nella pelle…».


Come ci sei arrivato?
Partiamo intanto dall’inverno: è cambiato lo staff che ho avuto attorno, in particolare il nutrizionista. Inoltre ho lavorato molto con un mental coach per concentrarmi sul focus su cui volevamo migliorare, su avere tutto più studiato, più preciso, così sono riuscito a viverlo più serenamente. Sono arrivato subito a gennaio con una buona condizione e sono andato subito al Tour of Sharjah con un bel podio nella prova a cronometro. Poi il Portogallo e la bella notizia.
Che sensazioni ti ha dato?
Ne sono davvero felice. In squadra volevano farmi passare subito, ma poi nel corso del 2025 avevano detto che avrei dovuto fare un altro anno nella categoria, ma l’obiettivo mio e del team era comunque di prolungare la mia permanenza facendo il salto, per fortuna è arrivato prima di quanto mi aspettassi. Significa che il mio lavoro, il lavoro della squadra è andato come volevamo.


Cosa cambia adesso per te, considerando la tua doppia attività di stradista e pistard?
Cambierà poco nell’immediato, principalmente avrò questo mese e mezzo dedicato completamente alla strada, dato che il calendario del mese di marzo e dei primi di aprile sarà abbastanza stretto e poi vedremo dopo il periodo delle classiche del Belgio cosa riserverà il resto della stagione.
Ma ti lasciano comunque la porta aperta per la tua attività su pista e per le tue prospettive di qui a qualche anno?
Non se n’è parlato chiaramente, ma comunque credo di sì, perché il mondiale su pista è a fine stagione e non è che ci sono tanti altri appuntamenti a cui posso partecipare. Facendo solamente inseguimento e quartetto, gli eventi sono quelli che assegnano i titoli.
Tu poi comunque su strada hai anche un doppio binario che è quello di partecipare ai lavori della squadra, ma poi anche il discorso relativo alle cronometro…
Sì, quello sicuramente sarà uno dei punti su cui continueremo a lavorare e sul quale stiamo investendo tanto anche con la squadra e i risultati già negli Emirati si sono visti. Giustamente la prima cosa è lavorare bene per le corse su strada, le classiche, per migliorare quelle che sono le mie caratteristiche, come passista o semivelocista, poi le cronometro. Ma altra cosa importante sarà fare anche un buon lavoro per la squadra, considerato che ha grandi campioni per le classifiche generali delle prove a tappe e dovremo riuscire a supportare loro.


Potrai nutrire tue ambizioni, soprattutto in certe corse?
Sì, credo di sì. In Algarve ho avuto l’opportunità sia di lavorare che di imparare come muovermi all’interno del gruppo WorldTour che non è certo la stessa cosa di una corsa normale. Adesso avrò la Tirreno-Adriatico dove ancora non so che compiti avrò. Si lavorerà per Del Toro e McNulty, poi vediamo cosa si deciderà di tappa in tappa.
Che cosa prevede il tuo programma dopo la Tirreno?
Andrò in Belgio a correre alcune classiche, di preciso ancora non so quali corse. Tutto dipenderà da come esco dalla Tirreno e dai corridori che saremo su in Belgio. Chi avrà la miglior condizione credo sarà colui che parteciperà a determinate corse.


Che emozioni e speranze ti dà andare a correre lì, nella patria del ciclismo, in questa nuova veste?
Io sono sempre molto contento di andare a correre in Belgio, sono le corse che più mi emozionano durante la stagione. Sono un po’ rammaricato che quest’anno le corse under 23 come Roubaix o Gand-Wevelgem non le potrò fare, ma del resto potrò partecipare alle grandi corse World Tour e giustamente non vedo l’ora di andare a correre là e iniziare a fare le mie esperienze.
Ora la categoria puoi guardarla dal di fuori: che cosa pensi del fatto che per i corridori WorldTour, anche se under 23, sono chiuse le porte delle prove titolate?
E’ una bella domanda. Adesso che sono di qua dico che è penalizzante per chi ha la mia età, ma fino a che ero di là dicevo: «Com’è possibile che i corridori WorldTour alla fine fanno calendario WorldTour, dove la crescita è un po’ diversa, e poi vengono a correre con noi under?». Dipende sempre da quale punto di vista vedi la questione. Ora lo vedo un po’ una perdita, perché avevo lavorato sodo anche per le cronometro e uno dei miei obiettivi iniziali della stagione era quello di partecipare alle prove titolate contro il tempo. Ma ce ne saranno altri, indietro non si torna…