L’elettronica in ambito bicicletta è sdoganata da tempo, non solo per quanto concerne le bici top di gamma. Eppure proprio l’elettronica è argomento sempre attuale e molto dibattuto. Sicuramente affascinate è anche una sorta di confine tra la gestione meccanica diretta e quel mondo virtuale, a tratti sconosciuto. Abbiamo chiesto un riscontro a Mauro Adobati, appassionato e meccanico di lungo corso alla Lidl-Trek.


L’elettronica ha davvero cambiato la bicicletta?
Direi proprio di sì, quantomeno è tra le protagoniste di questo cambio radicale della bicicletta da strada. Con l’elettronica, soprattutto per quanto concerne le trasmissioni, ci confrontiamo già da qualche anno ormai. Agli inizi era da capire, un po’ come tutte le cose nuove e gli aspetti legati all’innovazione, da interpretare, a tratti da assecondare e sicuramente migliorare. Adesso ha raggiunto livelli altissimi di precisione ed efficienza e non credo se ne possa fare a meno.
La trasmissioni con l’elettronica hanno cambiato faccia alla bici?
L’hanno stravolta, così come i freni a disco ed i tubeless. Le trasmissioni elettroniche hanno anche permesso di sviluppare un processo di integrazione dei componenti che era difficile da immaginare.


Meglio o peggio dell’epoca dove tutto era meccanico?
Difficile da dire, perché ogni periodo storico della bici ha le sue peculiarità. E’ anche una questione di adattamento. Se in passato la bici da strada mutuava diverse soluzioni tecniche dalla mtb, ora le biciclette road hanno un’identità ben precisa e tanti componenti nascono proprio dalla categoria road. Vedo la bicicletta da strada di oggi come un prodotto completamente sdoganato.
Sono cambiate anche le fasi di test e sviluppo?
In parte sì, anche se qui sconfiniamo nelle forniture dei partner tecnici e noi con Sram abbiamo davvero tante opzioni. Potrei dire che sono cambiate le figure e una parte delle loro competenze.


In che senso?
I tecnici e gli ingegneri, prendo ad esempio proprio Sram, valutano gli aspetti legati al funzionamento anche attraverso l’elettronica. Nell’epoca dei cambi meccanici di discuteva come far girare la guaina, quale lubrificante usare per fare scorrere meglio il filo.
Con l’elettronica i montaggi sono più veloci?
Decisamente più rapidi del passato. Per quanto mi riguarda ho anche la fortuna di operare con un sistema wireless che non prevede nessun cavo interno al telaio e batterie interne alle tubazioni. Le biciclette attuali sono studiate per le trasmissioni con l’elettronica.


Che cosa significa?
Che in alcuni punti di telaio e forcella gli spazi sono talmente ridotti che fatico ad immaginare una guaina con il filo che deve scorrere al suo interno. Il sistema wireless ha agevolato il lavoro.
Quali sono le problematiche che si presentano ora, rispetto ad un’epoca passata?
Noi meccanici siamo ormai abituati a lavorare con il telefonino in mano. La configurazione del cambio elettronico tramite app, setting e customizzazione della cambiata, microregolazioni. Qualcuno di noi si è adattato velocemente, alcuni fanno fatica a confrontarsi con la parte virtuale.
Come mai?
La fase di adattamento del lavoro ed ai componenti che sono cambiati tanto, soprattutto per chi ha operato molti anni nel passato, può non essere così immediata. Sotto il profilo tecnico/meccanico, i componenti con l’elettronica possono creare problemi quando ci sono cadute e colpi forti.


Come agite in questi casi?
Si cambiano i pezzi. Una volta era più facile agire su ogni singolo componente e riportarlo alla massima efficienza. Oggi si sostituiscono i componenti.
Rispetto al passato c’è più usura?
No, anzi il contrario, in generale il consumo di pezzi e componenti si è ridotto. Abbiamo a disposizione dei tool che aumentano la vita media dei componenti, vedi ad esempio le cere da applicare sulle catene, oppure dei prodotti che proteggono le parti più esposte. Posso dire comunque che le trasmissioni elettroniche si usurano meno.


I corridori cambiano di più rispetto al passato?
Non ho dati precisi alla mano, ma direi proprio di sì. E’ più facile cambiare ed è più immediato, credo risulti anche più divertente, quasi come giocare.
Torneresti all’epoca meccanica?
Se penso al lavoro in gara, nel post gara, quindi in ambito professionistico direi proprio di no. Se dovessi rispondere per pura passione devo dire che un impianto meccanico è più interessante perché richiede precisione, qualità manuali, pazienza e nei diversi passaggi è maggiormente gratificante.