La stagione su pista è iniziata col botto agli europei di Konya, tra pochi giorni inizierà anche la Nations Cup agli antipodi e a ottobre, con i mondiali, prenderà anche il via il cammino di qualificazione olimpica. Ma nel mondo dei velodromi c’è anche da fare i conti con importanti modifiche regolamentari che l’UCI ha inserito proprio nel mezzo delle qualificazioni, rendendole operative dal 1° gennaio 2027 e che potrebbero avere influssi importanti sull’attività.


Spese folli per le bici di Parigi 2024
Il presidente David Lappartient è dell’opinione che queste trasformazioni saranno tra le più profonde nella storia della specialità. Una scelta che, nei tempi e soprattutto nelle modalità, ha destato più di qualche malumore, come vedremo. Partiamo però dalle modifiche più importanti. Quella più impattante riguarda il tetto massimo ai prezzi dell’attrezzatura: la decisione nasce dalla necessità di frenare l’esponenziale crescita dei costi vista alle Olimpiadi di Parigi, dove alcune biciclette complete hanno superato i 120 mila euro. Secondo Lappartient, l’innovazione tecnologica spinta all’eccesso è andata a discapito dell’equità sportiva, mettendo un “price cap” si permetterà a tutti di competere quasi ad armi pari.
I limiti di prezzo si applicheranno a telai e forcelle, ruote, manubri e relative estensioni, caschi e body da gara. L’obiettivo è garantire che nazioni con budget più esigui non siano escluse dalla lotta per le medaglie a causa di barriere economiche insormontabili, rinforzando l’integrità competitiva in vista dei Giochi di Los Angeles 2028.


Misure fisse per forcelle, carro e manubrio
Ma non è tutto: l’UCI ha fortemente inciso anche su geometrie e misure. Basta con forcelle e foderi estremamente larghi come ad esempio quelle della Hope HB.T utilizzata dalla Gran Bretagna su pista La larghezza massima interna della forcella non dovrà superare i 115 millimetri, quella del carro posteriore i 145. Il manubrio, per le prove di gruppo dovrà avere una larghezza minima di 350 millimetri. Cambiano anche i caschi, che per le prove non singole dovranno avere requisiti minimi di ventilazione, orecchie libere e l’impossibilità di integrare visiere fisse o staccabili, per bilanciare aerodinamica e sicurezza uditiva/visiva.
Come si vede, sono variazioni impattanti che non tutte le nazioni hanno visto di buon occhio, anzi. Parlando con il cittì della nazionale femminile della pista, nonché responsabile del Team Performance Diego Bragato, scopriamo così che si è ancora alla ricerca di un compromesso: «E’ un discorso ancora sul tavolo, ne stiamo parlando con Pinarello e con i nostri partner tecnici che sono in trattativa con l’UCI, ad esempio sul discorso dei caschi sono state richieste varie modifiche. I caschi che utilizziamo per le prove di gruppo cambieranno, ma non è detto che si applichi in toto il regolamento. L’aerodinamica dei caschi per l’inseguimento a squadre resterà invece pressoché la stessa».


Un forte influsso sull’aerodinamica
La domanda per chi osserva da fuori è capire quanto le modifiche possano influire, soprattutto sulle prestazioni delle bici: «Sicuramente ci sarà un impatto sull’aerodinamica, quindi anche sulla prestazione. So che questo è un discorso che nasce per la qualificazione olimpica, mettere un tetto alle spese che le squadre affrontano per l’acquisto dei materiali in modo che sia possibile per tutte le nazioni accedere al materiale.
«E’ un discorso dalla doppia lettura: da una parte eticamente posso anche essere d’accordo, ma dall’altro ritengo dannoso e sbagliato fermare la ricerca imponendo dei tetti. E’ un tema delicato: se in ottica olimpica dobbiamo rientrare su certi parametri, va bene, ma il nostro è uno sport che si basa anche sulla ricerca, sul continuare a sviluppare anche pensando alla bici prescindendo dal discorso sportivo, come avviene per le auto e le formula 1, molte soluzioni sono state poi adottate nelle macchine che utilizziamo nella quotidianità».


Il valore della componente umana
Andando dietro questo ragionamento, diventerà sempre più importante la componente umana? «Lo è già adesso, ma sicuramente aumenterà. Il valore dell’atleta torna a essere centrale, ma nel nostro mondo comunque lo è sempre stato, perché per quanto l’aerodinamica sicuramente influisca tanto come anche il mezzo, sono sempre i watt e la testa dell’atleta che fanno l’enorme differenza».
Bragato sottolinea anche un altro aspetto: «Queste decisioni stanno mettendo in seria sofferenza le aziende. Ne parlavo recentemente con i giapponesi che hanno delle bici che costano tantissimo, le Toray: per loro rientrare in quelle spese è impossibile. Anche noi con Pinarello ci siamo seduti al tavolo proprio per vedere come fare per restare all’interno di quel budget che l’UCI vuole imporre. E’ molto restrittivo e questo varrà anche per le prove di velocità su pista».


Gli influssi anche sulla strada
A lungo andare questo processo potrebbe investire anche il settore della strada: «E’ difficile fare previsioni – riprende Bragato – stiamo ancora discutendo di quello che avverrà per la pista ma sappiamo che il suo sviluppo tecnico è un po’ quello che trascina poi anche la strada, dovremo tenerne conto. C’è tanto sul piatto, tanto da discutere e bisogna fare presto perché il 2027 è dietro l’angolo».