Una vittoria e già cinque top 10: anche le piccole squadre possono brillare, ritagliarsi spazi e centrare obiettivi concreti. E quest’anno la Solution Tech NIPPO Rali sembra essere partita con il piede giusto. Da fuori, ascoltando le voci del gruppo e leggendo le parole di Matteo Fabbro, l’atmosfera appare più che buona. Sin qui una sola nota stonata: la brutta caduta con conseguente frattura di un braccio per il “capitano”, Valerio Conti al Tour of Sharjah (in apertura foto Solution Tech).
Il perché di questa bella spirale lo abbiamo chiesto ad Attilio Viviani, che ormai può essere considerato uno dei veterani del team. Viviani ha iniziato la stagione in sordina, ma è una scelta voluta. Attilio milita in questa squadra da quattro stagioni. Il rinnovamento fa parte del progetto Solution Tech, che in pochi anni ha cambiato più volte tecnici e una buona percentuale di atleti. E’ dunque Attilio il referente ideale per raccontare questa fase.


Prima di entrare nel discorso della squadra, Attilio, dicci un po’ di te: come sta andando questa stagione?
Direi bene. Avevo bisogno di correre al caldo e sono andato al Tour of Sharjah. Venivo da un anno molto difficile: mi ero rotto il perone prima del debutto stagionale. Avevo chiesto di iniziare a correre tardi, poi in virtù di quell’incidente il “tardi” si è trasformato in tardissimo. Morale della favola: sono stato tutto l’anno a rincorrere la condizione. Mi mancava sempre qualcosa. E quando arrivava una buona sensazione che dava speranze, ecco dieci giornate brutte.
E adesso?
Ho lavorato bene quest’inverno. Non ho avuto malanni, se non a dicembre, e infatti ho saltato il ritiro. Ho iniziato a correre senza troppe aspettative, nel senso che non mi sono messo pressioni. Però ho fatto un buon lavoro di qualità sulla forza. Sono un paio di anni che lavoriamo in questa direzione, ma la coperta è corta, come si dice. Se fai palestra è vero che diventi più esplosivo, ma se ne fai troppa rischi di non arrivare neanche a disputare la volata ed è inutile.
Quindi dove possiamo aspettarti?
Ci si adatta. La prima cosa per noi è fare punti. E’ vero che siamo fuori dalla Milano-Sanremo e da altre corse italiane importanti e dispiace tantissimo, ma è anche vero che in quelle gare raccogliamo poco o niente. Bisogna essere realisti. Quando Pogacar apre il gas a 80 chilometri dall’arrivo… Meglio concentrarsi sulle corse di classe 1 e anche 2.


Hai parlato di “noi”, di squadra. Che aria tira in casa Solution Tech NIPPO Rali? Da fuori vi vediamo pimpanti…
Vero, abbiamo creato un bel gruppo. Io e Dusan Rajovic ci siamo trovati bene e abbiamo fiducia reciproca. E’ capitato, soprattutto ora che lui è più in forma, che io sia stato il suo uomo di fiducia per le volate. Per il livello delle corse che facciamo, e per gli obiettivi che abbiamo, poter contare su una sorta di treno è qualcosa di importante. Siamo un bel team di lavoro: anche chi non fa lo sprint si mette a disposizione.
Sei tra quelli che sono qui da più anni. Perché questo cambiamento sembra funzionare? Da cosa dipende?
Credo sia un insieme di fattori. Anche i giovani si sono inseriti bene. La vittoria di Fabbro è stata importante e Rajovic è un corridore solido. Altri arrivano dal WorldTour. Per esempio, al Tour of Sharjah con Rajovic c’è stata grande intesa. Nel giorno in cui ha vinto Fabbro volevamo rendere la corsa dura per lui. Poi, nella bagarre, proprio Rajovic si è inserito nella fuga e questo ci ha permesso di risparmiare energie dietro. Quella mattina eravamo motivati. Io ci credevo tantissimo, me l’ero immaginata proprio così. Per carità, sono corse di livello leggermente inferiore, ma si parte come fosse una tappa del Giro d’Italia. E comunque il livello tecnico ormai è alto ovunque.


Parli spesso di Rajovic: come nasce questa intesa?
Direi che è stata spontanea. Ne parlavamo anche qualche giorno fa. Forse perché entrambi siamo stati nel WorldTour, dove le direttive sono molto precise: ci sono obiettivi giornalieri e impari a muoverti e a ragionare in un certo modo. L’anno scorso, però, avevamo corso poco insieme.
Come mai?
Per il discorso dei punti. Capisco le necessità della squadra. Per questo dico che avere due atleti come noi nelle corse “.2” non è cosa da poco. Così possiamo anche decidere chi deve fare la volata e chi deve tirarla, in base alla forma, alle caratteristiche del percorso e del finale. In questo ciclismo il gruppo conta tantissimo.
Dal WorldTour è arrivato Michele Gazzoli. Come si è integrato?
Michele l’ho visto pochissimo. Lo conosco ovviamente, ma essendo stato male a dicembre non ero al ritiro. Poi abbiamo iniziato a correre e abbiamo disputato gare diverse. Gazzoli sa di poter fare bene: viene da due stagioni non ottimali, ma è un bravissimo ragazzo e può tornare ai suoi livelli.


E poi c’è Alessandro Spezialetti…
Sì, “Spezia” è arrivato tardi, ma è arrivato. Come me, anche lui è stato alla Bingoal e spesso ci incrociavamo negli aeroporti. Un diesse di spessore come lui ci serve. Il direttore è colui che tiene le redini di tutto, anche in trasferta. Spezialetti ha una mentalità solida e può farci fare un salto di qualità. E poi c’è anche Takehiro Mizutani, che porta avanti il progetto legato al Giappone: un ulteriore valore per il team.
Infine, queste bici Rali: che sensazioni vi stanno dando?
Vanno davvero bene, siamo contenti. Anche la Pardus dell’anno scorso non era male, ma questa pesa 200 grammi in meno. Io credo che le bici si valutino soprattutto in corsa, perché a sensazione sono tutte belle. Ma quando sei a ruota in gruppo e a 50 all’ora non devi spingere, allora significa che la bici scorre bene. E anche questo contribuisce al morale.