Team Fratelli Giorgi, juniores, chiusura nel 2025

Un tavolo fra le società juniores per sciogliere i primi nodi

28.01.2026
5 min
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L’intervista a Enrico Mantovanelli sulle criticità del mondo juniores ha toccato qualche tasto sensibile, al punto da aver spinto il vicepresidente federale e un consigliere a farsi avanti per rispondere ai punti sollevati. Però un’intervista non basta e così il general manager della Autozai Contri, la squadra che ha da poco affidato al devo team della Red Bull il promettentissimo Magagnotti, ha invitato un gruppo di tecnici e dirigenti della categoria a un meeting online che si è svolto lunedì sera.

I temi sul tappeto sono tanti e tutti piuttosto delicati, perché il confine fra una giusta rivendicazione e il rischio di errore è sottile. Lo scopo è individuare le criticità e le possibili soluzioni, poi sottoporle alla Federazione nel segno della massima collaborazione. 

Alessio Magagnotti, Enrico Mantovanelli, 2025, juniores (foto Autozai-Contri)
Il 2025 della Autozai-Contri juniores è stato da incorniciare grazie ai successi di Magagnotti, qui con Mantovanelli
Alessio Magagnotti, Enrico Mantovanelli, 2025, juniores (foto Autozai-Contri)
Il 2025 della Autozai-Contri juniores è stato da incorniciare grazie ai successi di Magagnotti, qui con Mantovanelli

Due mondi lontani

C’è distacco fra la realtà delle squadre e la FCI. La categoria juniores è internazionale e negli ultimi anni è diventata il bacino cui attingono i team WorldTour. Per questo mal si digerisce il fatto di dover sottostare alle regole e alle tasse dei Comitati regionali, varate e adottate quando il ciclismo giovanile era un’altra cosa.

Si possono aggiornare? E in che modo le esigenze delle squadre più grandi si possono far coincidere con quelle delle più piccole, affinché nessuno venga lasciato indietro e l’azione comune si svolga per il bene del movimento e non di pochi?

Pietro Solavaggione, Cannibal Team Development 2025
Al Cannibal Team, Solavaggione ha trovato risorse superiori, ma era cresciuto benissimo al Team Giorgi (immagine di apertura)
Pietro Solavaggione, Cannibal Team Development 2025
Al Cannibal Team, Solavaggione ha trovato risorse superiori, ma era cresciuto benissimo al Team Giorgi (immagine di apertura)

La gestione dei talenti

Nonostante il numero delle corse si sia ridotto notevolmente negli ultimi dieci anni, c’è più attività in Italia che nei Paesi in cui fioriscono i devo team. Questo è una ricchezza perché spinge gli squadroni a fare… la spesa da noi, ma per certi versi anche un limite, perché si corre tanto e non ci sono regole che permettano di limitare l’attività. A ciò si aggiunga che tale attività non è sempre gestita da professionisti, come accade nelle strutture che hanno alle spalle i grossi sponsor.

Nei devo team lavorano preparatori giovani, qualificati e retribuiti. Nel ciclismo giovanile italiano, soprattutto quelle in cui le risorse sono limitate, lavorano tecnici d’esperienza non retribuiti: fattore che rende difficile il coinvolgimento di gente giovane che ha studiato e potrebbe innalzare il livello.

Campionato italiano juniores 2025, Trieste, Patrick Pezzo Rosola, Vincenzo Carosi (vincitore), Michele Pascarella (photors.it)
Nel 2025 Carosi (Team Coratti) ha vinto il tricolore juniores su Pezzo Rosola (Petrucci Assali) e Pascarella (Team Ballerini), ma spiccano le maglie delle regioni
Campionato italiano juniores 2025, Trieste, Patrick Pezzo Rosola, Vincenzo Carosi (vincitore), Michele Pascarella (photors.it)
Nel 2025 Carosi (Team Coratti) ha vinto il tricolore juniores su Pezzo Rosola (Petrucci Assali) e Pascarella (Team Ballerini), ma spiccano le maglie delle regioni

Le rappresentative regionali

La difesa di chi investe è un caposaldo. Per questo viene mal digerita la necessità che si competa per le gare più importanti, come i campionati italiani o il Giro della Lunigiana, con rappresentative regionali. Il tema è sostenibile. E’ assodato che le prerogative delle categorie siano ormai scalate, portando agli juniores ciò che ieri era appannaggio degli U23, per cui si può immaginare di riconsiderare il criterio di partecipazione ai principali eventi?

Anche il Giro d’Italia dei dilettanti a un certo punto lasciò la formula delle regioni e permise ai corridori di correre con le loro squadre, anticipando di vent’anni quel che il Tour de l’Avenir ha appena annunciato, lasciando andare la formula per nazionali. Il ciclismo dei devo team vive le dinamiche del professionismo, si può capire l’esigenza degli juniores di aver la foto a braccia alzate con il proprio nome sulla maglia.

Anche il Giro dei dilettanti inizialmente si correva per squadre regionali: qui Pantani con Maini, che al tempo era tecnico regionale
Anche il Giro dei dilettanti inizialmente si correva per squadre regionali: qui Pantani con Maini, che al tempo era tecnico regionale

Punti da pagare: rischi e vantaggi

Bisogna però prestare la massima attenzione al delicato tema del pagamento dei punteggi: quando si cambia categoria, quando si cambia squadra, quando si cambia regione. Corridori e famiglie ambiscono allo squadrone, italiano o devo: senza l’aiuto delle squadre U23 e continental, si rischia di finire in un binario morto. Ci sono ragazzi del Centro Sud o specialisti costretti a pagare di tasca propria i punteggi per entrare nelle squadre U23 che non vogliono o non possono farsene carico. Tutti vorrebbero solo i corridori di fascia alta, ma in questo modo i ragazzi che sviluppano più tardi o che si sono dedicati alla scuola prima di dare tutto sulla bici hanno il destino segnato.

Il regolamento UCI (art. 2.15.244, pagina 281) impone un pagamento quando si passa professionisti, che però è minimo rispetto a quanto la squadra ha investito per lo sviluppo del talento. Un ritocco è auspicabile e motivato, stando però attenti che non si trasformi in un boomerang.

Se è vero che le squadre non hanno le risorse che vorrebbero, è dietro l’angolo la tentazione di farne sulla pelle dei ragazzi: si spinge di più sul gas, si fanno punti e si fa cassa. Ci sono squadre da tempo additate per questa pratica, ma occorre essere consapevoli che lo screening cui i devo team sottopongono i giovani è così accurato che ogni eccesso di attività fermerà le trattative sul nascere. E a quel punto, viste le poche squadre italiane, dove andranno questi corridori? Lo scopo di una squadra juniores è creare futuri professionisti o degli infallibili cacciatori di punti?

Argento europeo per Capello alle spalle del tedesco Herzog (suo compagno di squadra) e davanti all'irlandese Gaffney
Scopo dei meeting fra le società juniores è arrivare a un tavolo condiviso con la FCI per trovare soluzioni utili alla causa azzurra e a club
Argento europeo per Capello alle spalle del tedesco Herzog (suo compagno di squadra) e davanti all'irlandese Gaffney
Scopo dei meeting fra le società juniores è arrivare a un tavolo condiviso con la FCI per trovare soluzioni utili alla causa azzurra e a club

La seconda riunione

La prima riunione fra le società juniores è andata avanti per un’ora e mezza e i temi affrontati sono stati davvero tanti (ben più di quelli qui accennati). Per questo è stata indetta la seconda che avrà all’ordine del giorno il ⁠ranking degli atleti, i vincoli, la ⁠normativa sugli atleti con più di 20 punti, le squadre miste e le ⁠rappresentative regionali.

Lo scopo è coinvolgere più persone per trovare successivamente un interlocutore in Federazione. Il tavolo così creato non è un’opposizione politica, ma un grido d’allarme, affinché qualcuno ascolti e capisca che la categoria sta cambiando. Davanti al rischio che il ciclismo mondiale schiacci quello italiano, la necessità di fare sistema è percepita come il solo e necessario punto di partenza.