Il Giro d’Italia è pronto a passare sulle strade delle Cinque Terre, le stesse strade che furono di Massimo Podenzana, grande gregario e attaccante degli anni ’90, per due volte campione italiano e dal 1997 al 2001 uno dei fidatissimi di Marco Pantani. E’ lui che ci porta a scoprire le strade dove è cresciuto, dove il Giro d’Italia è passato tante volte e dove ritransiterà il prossimo 20 maggio con la Porcari-Chiavari.
Il territorio delle Cinque Terre è caratterizzato da cinque borghi marinari: Monterosso, Vernazza, Corniglia, Manarola e Riomaggiore. Strade a picco sul mare, vigneti, uliveti e campanili che spuntano abbarbicati sulla costa. Il verde rigoglioso e il blu del mare a contrasto.


In Liguria
Podenzana è un ligure, di La Spezia per la precisione, una delle porte delle Cinque Terre. E’ una zona che ha dato non troppi, ma importanti campioni: uno su tutti Alessandro Petacchi. Il Giro vi arriverà dopo circa 80 chilometri della tappa che muove appunto verso Chiavari.
«E’ vero – inizia a raccontare Podenzana – si passa vicino a casa mia su strade che normalmente facevo in allenamento. Secondo me è una tappa molto nervosa, una tappa da fuga. Di sicuro non arrivano in volata perché quando arrivi a Pignone, ma già prima di Pignone, cominci a salire. Poi c’è la discesa che è una discesa tecnica quindi non recuperi niente, poi c’è l’altra salita che porta su al Termine. Anche quella è una salita di sette chilometri. Poi scendi, c’è un pochettino di discesa che non è tecnica, è una discesa abbastanza tranquilla e vai a prendere il Bracco. Scali il Bracco e poi il grosso è fatto. Insomma è una tappa da fuga».
Termine e Bracco sono salite tutto sommato simili: salgono con pendenze attorno al 6 per cento. Il Bracco qualcosina in più… Il Termine, almeno da Pignone, misura, 7 chilometri. Il Bracco circa 12.






Il Passo del Termine
In effetti la frazione undici del prossimo Giro è alquanto tecnica e dura. La sequenza Pignone–Termine–Bracco e più avanti San Bartolomeo potrà essere selettiva. E in particolare sul Passo del Termine il gruppo potrebbe esplodere e sul Bracco, che in realtà si attacca dal versante del Colle di Guaitarola, ci potrebbe essere una più che discreta selezione.
«Avrò scalato non so quante volte il Termine. E molto spesso in compagnia di Leonardo Piepoli. Con lui, che era venuto dalla Puglia già da dilettante, facevamo sempre quelle salite delle Cinque Terre perché sono allenanti e, specialmente nel periodo primaverile, sono uno spettacolo. Hai delle vedute sul mare che non stancano mai.
«La nostra strada preferita era il giro delle Cinque Terre. Salivamo e scendevamo, salivamo e scendevamo. Partivamo da Spezia, ci mettevamo sulla costiera delle Cinque Terre e arrivando a Levanto facevamo il Termine. Da lì scendevamo a Carrodano e tornavamo indietro. Era un bel allenamento di 5-6 ore. Come ho detto, e come vedrete anche al Giro, le strade sono spettacolari, un panorama unico (non a caso sono parte del patrimonio UNESCO). E poi era bello fare la sosta. La facevamo sempre a Monterosso, perché avevi due opzioni: potevi scendere da una parte e risalire da un’altra. Cappuccio e brioche e poi si ripartiva».
Podenzana racconta che le prime volte che aveva affrontato Bracco e Termine era già grandicello, un dilettante. Da junior infatti andava verso la Toscana, che era più piatta. «Ma quando mi dovevo allenare a crono – riprende Podenzana – tornavo sulle strade della Versilia, ben più adatte alla specialità. Non ricordo bene quando affrontai queste salite per la prima volta, ma ricordo bene la fatica che feci, specialmente quando mi allenavo con gli scalatori. Man mano che passava la stagione notavo miglioramenti, quindi per me erano anche strade dove mi allenavo e dove capivo quando cominciava ad entrare in condizione o meno.
«Era questione di sensazioni. Anche perché sono salite impegnative, che spesso… strappano. Qualche volta veniva con noi anche Petacchi, però non quando facevamo troppa salita. Mentre a me, anche se era più giovane, piaceva molto allenarmi con Piepoli. Si vedeva proprio che era portato per la salita: ti tirava il collo. E sono sempre stato dell’idea che bisogna allenarsi soprattutto sui propri punti deboli».


Col Giro a casa
Il Giro, come detto, vi tornerà il 20 maggio, ma era successo già in passato che le strade delle Cinque Terre s’infiammassero per la corsa. Una delle volte che si creò un grande caso fu nel 2015, quando un giovanissimo Davide Formolo fece uno show e, dopo essere stato in fuga proprio sul Bracco, planò su La Spezia. Ma l’emozione di pedalare al Giro d’Italia in casa non mancò neanche a Podenzana.
«Non ricordo con certezza – racconta Podenzana – quante gare ci abbia fatto, di certo non molte, ma ricordo che il Giro ci è passato più volte, anche prima che io diventassi un pro’. Ma una volta toccò a me essere in gruppo quando la corsa rosa passò su quelle strade e ricordo che sul Bracco c’era tutto il mio paese, un sacco di tifosi. Sono emozioni che ben ricordo».
Podenzana, da buon direttore sportivo – dal 2011 è alla Novo Nordisk, prima Team Type 1 – si sbilancia poi su quel che potremmo vedere. Già aveva detto che potrebbe essere una frazione per attaccanti. «Magari potrebbe essere una frazione buona per corridori come Scaroni, per dirne uno. Quest’anno ha dimostrato di essere abile su certi percorsi».