Tirreno-Adriatico 2026, Antonio Tiberi

Tutti i passi di Tiberi e la lettura di coach Fusaz

18.03.2026
5 min
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Due Tiberi piuttosto diversi fra loro. Quello arrembante del UAE Tour, vincitore di una tappa e sconfitto solo da Del Toro a Jebel Hafeet, e quello della Tirreno-Adriatico, che ha lottato, ma non è riuscito a reggere l’impatto degli avversari (rallentato da qualche acciacco).

Il 2026 del corridore di Gavignano è iniziato con il cambio del preparatore. Michele Bartoli è infatti uscito dall’organico della Bahrain Victorious e ha lasciato i “suoi” corridori agli ex colleghi dello staff tecnico: Tiberi ha perciò iniziato a lavorare con Andrea Fusaz, che un occhio su di lui lo aveva sempre tenuto.

Le prime uscite sono state incoraggianti. Sono stati effettuati dei cambiamenti nella programmazione del lavoro e, avendo nei piani il Tour al posto del Giro, anche la preparazione è stata adattata. Così abbiamo pensato di fare il punto con Fusaz, cercando di capire quale versione di Tiberi potremo aspettarci nel corso della stagione.

Giro del 2024, Tiberi sui rulli dopo la crono di Desenzano e accanto a lui c’è Andrea Fusaz
Giro del 2024, Tiberi sui rulli dopo la crono di Desenzano e accanto a lui c’è Andrea Fusaz
Che cosa si fa quando si prende un corridore con cui non si è mai lavorato prima?

Si cerca di impostare qualcosa di diverso. Ho tenuto conto di quello che c’è, di quello che si è fatto, dell’esperienza, di quello che al ragazzo piace o non piace, perché alla fine anche le preferenze degli atleti determinano il successo degli allenamenti. Con Antonio abbiamo tenuto conto di tutto quello che aveva fatto e abbiamo analizzato che cosa potevamo cambiare per migliorare i punti deboli e consolidare i punti di forza.

Quali erano i punti deboli di Tiberi?

Sicuramente l’esplosività, su cui siamo ancora un po’ indietro. Come caratteristiche, Antonio tende a essere un regolarista, quindi soffre i cambi di ritmo violenti. Siamo sicuramente migliorati, però c’è ancora margine di miglioramento. Per questo abbiamo inserito delle corse di un giorno nel suo programma, perché lo costringano ad affrontare sforzi più volenti ed esplosivi.

Spiegando il cedimento di Jebel Hafeet, Pellizotti ha parlato anche di qualche errore di gestione da parte di Tiberi stesso.

Quello che ha detto Franco è vero. Ci sono strategie da adottare, come non seguire sempre chi fa attacchi troppo violenti. A meno che non parliamo dei super fenomeni, anche chi attacca in modo tanto violento a volte non riesce a dare seguito all’azione. Quindi avere un pacing preciso ti permette di ovviare alle sfuriate senza perdere troppo tempo.

Quindi ha sbagliato a reagire subito all’attacco di Del Toro?

Esatto. Purtroppo… gli è scappata la mano! Quello che eravamo riusciti a fare bene nella prima tappa sulla salita più dura, non ci è riuscito nella tappa decisiva. Nel primo caso avevamo deciso di fare un ritmo subito forte e di portarlo fino in cima. Nel secondo, la voglia di vincere e di combattere a viso aperto ha preso il sopravvento e Antonio ha risposto a quegli scatti di Del Toro.

Isaac Del Toro
Rispondere agli scatti violenti è ancora un punto debole di Tiberi (qui con Del Toro al UAE Tour) su cui si lavorando con allenamento e tattica
Isaac Del Toro
Rispondere agli scatti violenti è ancora un punto debole di Tiberi (qui con Del Toro al UAE Tour) su cui si lavorando con allenamento e tattica
A fine stagione scorsa si disse che con Tiberi si fosse esagerato con i ritiri in altura: se ne è tenuto conto nel programmare il 2026?

Sì, proprio per questo gli è stata proposta una partenza abbastanza intensa a livello di corse. Si tende spesso a non tenere in considerazione questo aspetto, ma tante volte a livello mentale un ritiro può pesare quasi più di una gara. Bisogna trovare il giusto bilanciamento.

Quest’anno Tiberi debutterà al Tour: seguirà un diverso cammino di preparazione?

Sicuramente. Bisogna tenere conto che il livello del Tour è decisamente molto alto e si corre in maniera differente rispetto a un Giro o una Vuelta, in cui c’è un po’ più di libertà per tutti quanti. Chiaramente la gran parte del lavoro è abbastanza simile, con l’idea che il tipo di salite che si trovano al Tour potrebbe essere più adatto ad Antonio. E questo è uno dei motivi che ci ha spinto verso questa scelta.

Nei giorni del ritiro di dicembre e poi nelle prime corse, abbiamo trovato un Tiberi molto motivato, lo hai riscontrato anche nella dedizione in allenamento?

Abbiamo trovato subito un buon rapporto. Antonio riesce a seguire quello che gli dico, siamo in linea con le idee e le cose vengono facilmente. In più è vero che mentalmente ha fatto un grosso step in avanti e questo nuovo approccio è stato forse il cambiamento più consistente.

Purtroppo il confronto che quelli che hai chiamato “i super fenomeni” è impietoso: come ci si gestisce per sfidarli?

Bisogna curare ogni dettaglio. Riuscire a dare il giusto carico di lavoro e il giusto recupero. Farli lavorare è facile, il problema è riuscire a farli recuperare e proporre la giusta mole di allenamento per portarli quando serve nella condizione perfetta. I super fenomeni ci sono, sappiamo che dobbiamo combatterci, quindi di sicuro ci prepariamo con tutte le armi possibili. L’importante è aver voglia di andare in battaglia.

Tirreno-Adriatico, prima di ammalarsi, il 9° posto di Tiberi nella crono a 33" da Ganna è stato un segnale molto positivo
Tirreno-Adriatico, prima di ammalarsi, il 9° posto di Tiberi nella crono a 33″ da Ganna è stato un segnale molto positivo
Tirreno-Adriatico, prima di ammalarsi, il 9° posto di Tiberi nella crono a 33" da Ganna è stato un segnale molto positivo
Tirreno-Adriatico, prima di ammalarsi, il 9° posto di Tiberi nella crono a 33″ da Ganna è stato un segnale molto positivo
Tiberi ha questa attitudine?

Credo che al UAE Tour abbia dimostrato di essere un atleta che corre per vincere. E proprio quel rispondere a Del Toro è stato dovuto alla voglia di vincere che ha prevalso sulla lucidità. Sicuramente il fatto di essere lì per la prima volta con la maglia di leader e le relative pressioni ha avuto il suo peso, ma è una cosa che si migliora con l’abitudine e con l’esperienza. Sono sicuro che se corressimo di nuovo domani quella tappa, Antonio si muoverebbe diversamente.

Vi sentite spesso per sapere come vadano le cose?

Cerchiamo di avere un contatto quotidiano, sia al telefono, sia con dei semplici messaggi. Alla fine la cosa più difficile è proprio avere un feedback reale e costante. I numeri al computer sono tutti belli, però parlare con gli atleti ti dà un’altra dimensione e permette di pareggiare i numeri con le sensazioni che riescono a trasmetterti. E quando parlo di feedback mi riferisco soprattutto a quelli dell’allenamento.

Non quelli della corsa?

La corsa tendenzialmente non la gestisci tu. Quindi, puoi stare bene, puoi stare male, però è una sfera su cui non hai controllo. In allenamento abbiamo il controllo totale del giorno prima, del giorno dopo, del giorno stesso. Quindi tante volte si può intervenire in tempo reale per adattare il lavoro alle esigenze. Per questo nei ritiri è importante essere con loro, che ci sia io o altri allenatori. Ad esempio nel ritiro in altura dopo il Romandia in cui lavoreremo per il Tour, sarò al suo fianco.