Finite le vacanze ed il periodo di riposo è tempo di riprendere la bici per i corridori. Risalire in sella è sempre complicato, soprattutto dopo il periodo di stacco completo. Ci sono tanti aspetti da curare e la testa è il primo di questi. Una mente riposata ti permette di concentrarti pienamente sulla stagione che sta per iniziare. Lo sa bene Michele Bartoli, che in gruppo ha corso molti anni e che ora segue la preparazione dei “suoi” corridori.
Con Michele affrontiamo il discorso di quello che viene definito il fondo invernale. Tra novembre e dicembre i corridori pongono le basi per la stagione futura (in apertura, Wout Van Aert alle prese con le prime fatiche, ndr).
Abbiamo visto che Colbrelli va dall’osteopata, serve?
Sì, fa bene. E’ un periodo talmente delicato che non bisogna lasciare nulla al caso. E’ necessario fare un check sull’atleta a 360 gradi così da rimetterlo in sella sicuri di evitare problemi fisici.
Ci si rimette in moto anche con della ginnastica…
E’ importante accompagnare sempre alle uscite in bici dei lavori di cross ability, a me non piace far utilizzare macchinari. Si fanno esercizi a corpo libero dove l’atleta diventa il vero e proprio “macchinario” con cui lavorare. Tutte le squadre hanno dei fisioterapisti o dei preparatori che indicano gli esercizi da fare.
Dopo tutti questi accorgimenti (necessari) ci si rimette in bici.
Per le prime tre settimane il lavoro da fare è aerobico, parlando in watt la zona 3 (Z3). Lavorare in questa fascia permette al corpo di migliorare le qualità atletiche che serviranno poi come base per la stagione. Solitamente si fanno uscite con un alto minutaggio.
Quando si iniziano ad inserire dei lavori specifici?
Si inseriscono nella seconda parte della preparazione, quando ti avvicini alle prime corse.
Ecco, si lavora allo stesso modo anche se gli obiettivi nell’arco della stagione sono diversi?
Assolutamente, il fondo è importante per tutti allo stesso modo. Un atleta che punta alle classiche del nord inizierà ad entrare in condizione presto iniziando a fare qualche gara già a febbraio. Se, invece, l’obiettivo è il Giro d’Italia allora si punta ad arrivare con una buona condizione alla Tirreno-Adriatico…
Gli stop inattesi
La nostra considerazione parte anche dal fatto che Alberto Bettiol la scorsa stagione aveva detto di aver avuto dei problemi nella preparazione. E che a causa di quello stop aveva perso 80 ore di allenamento, ha dovuto cambiare programma di lavoro puntando al Giro ma perdendo tutti gli obiettivi di inizio stagione…
Quanto influisce avere uno stop nella preparazione?
Purtroppo, influenza molto il lavoro. Più che un discorso di ore di allenamento perse ci si deve concentrare sulla qualità degli allenamenti che non si è riusciti a portare a termine.
Poi a dicembre/gennaio ci sono i ritiri, al caldo. Quanto conta il clima nella preparazione?
Ha la sua importanza, con il freddo si corre il rischio di subire qualche contrattura o dei problemi muscolari. Per questo a casa i corridori fanno lavori sul medio o all’85 per cento del massimale. Il caldo, invece, ti permette di fare lavori specifici e permette al corpo di assimilarli meglio.
Anche i ritiri, però, vanno ponderati.
L’atleta per allenarsi al cento per cento deve essere sempre sul pezzo dal punto di vista mentale. Il numero giusto di giorni in ritiro il corridore li fa volentieri e massimizza il lavoro. Un numero troppo elevato lo stressa e non si riposa bene non riuscendo poi ad assimilare il carico di allenamento.
Per concludere, fare attività alternative (nuoto, corsa, ecc.) è utile?
Lo era di più una volta, ma ancora prima che corressi io. Perché il periodo di stacco era molto più lungo, quindi i corridori trovavano attività alternative per rimanere un minimo allenati. Ora come ora lo stacco è minimo, massimo un mese, di conseguenza diventa un po’ impensabile inserire sport alternativi. Anche perché per farli fruttare servirebbe un periodo più lungo di lavoro.
Invece per quanto riguarda la doppia disciplina? Tu segui un’academy di ciclocross…
Io stesso arrivo dal ciclocross. Nelle categorie giovanili l’ho sempre praticato e ritengo che la multidisciplina ti permetta di sviluppare molte caratteristiche. Poi i ragazzi trovano anche il loro mondo e capiscono anche quello che gli piace fare.
Una volta professionisti serve per il fondo?
Non penso sia utile, al massimo uno può rincominciare con mountain bike o ciclocross nel periodo di rimessa in sella. Poi però bisogna concentrarsi sull’obiettivo della stagione, ovvero la strada. Per i ragazzi che li praticano agonisticamente tutto l’anno penso che tolga energie fisiche e mentali a tutti e due gli impegni. Già in questa stagione abbiamo visto come, per i motivi più disparati, Van Der Poel e Van Aert non siano stati competitivi come gli anni passati. Non si può correre tutto l’anno senza fare pause o staccando solamente 7-10 giorni.