CALPE (Spagna) – Nel nostro lungo viaggio in Spagna, nelle visite alle varie squadre, abbiamo fatto anche un incontro privato con Lorenzo Germani che con la sua Groupama-FDJ United stava preparando la stagione in quel “covo” di professionisti che è Calpe. Lorenzo è più determinato che mai: asciutto, già ben mentalizzato. Proprio in virtù di un meteo non ideale, ha lasciato anzitempo la Ciociaria e ha anticipato il ritorno a Calpe per potersi allenare al meglio.
Già, Calpe. Quando si arriva in questa perla della Costa Valenciana sembra di essere nella sede di tappa di un grande Giro, come quando in una piccola città si insedia la carovana. Ovunque ti giri c’è una squadra, di qua ce n’è un’altra. Vedi passare un’ammiraglia, poi un truck parcheggiato. Persino poster di ciclisti in allenamento nei negozi di bici. La sera è il momento giusto per parlare davanti a un caffè (in apertura foto Instagram – Groupama-FDJ).


Inizia una nuova stagione, Lorenzo: quale sarà il tuo programma per quest’anno?
Sarà quasi una copia dell’anno scorso, cambia un po’. Attaccherò il numero alla La Marseillaise e poi alla Etoile de Bessèges. A quel punto farò le corse in Italia: Strade Bianche, Tirreno-Adriatico, Milano-Sanremo e, a seguire, Romandia e Giro d’Italia. Per la seconda parte dell’anno si vedrà.
Hai chiesto di provare a cambiare calendario? C’è stata una trattativa col team? Come funziona?
In realtà mi sono trovato bene quest’anno. Mi è piaciuto il programma, quindi ho chiesto di rifare le corse che avevo già fatto. Soprattutto il calendario italiano: sono corse che mi stanno a cuore e che avevo voglia di rifare.
E l’idea di fare il Tour in una squadra francese ti stuzzica?
Per il momento è un po’ presto. Preferisco crescere ancora e arrivarci sapendo di essere al cento per cento. So che è una corsa estremamente esigente. Se non sei un fenomeno, la subisci e anche se lo sei devi stare bene. Preferisco andarci quando sarò sicuro dei miei mezzi.


Anche la squadra ti trasmette questa mentalità? Questa “sacralità” del Tour?
Sì, indubbiamente. E’ la corsa più importante per loro, per gli sponsor, giustamente, perché sono francesi. È anche la corsa dove da qualche anno magari manca un risultato importante. Ogni anno cresce la voglia di andare e fare bene e anche un po’ la pressione di dover fare bene.
Nell’ultima intervista ci avevi parlato dell’importanza del lavoro sulla resistenza. Hai già parlato con il tuo preparatore? E’ la strada da percorrere?
Sì. Ho ritrovato un connazionale come allenatore, Luca Festa, e fa piacere avere un connazionale in squadra. Ne abbiamo parlato e questo è stato uno dei primi argomenti. Migliorare l’endurance per arrivare più freschi nel momento che conta è una delle chiavi del nostro lavoro.
A tal proposito, in queste prime settimane stai lavorando in modo diverso?
Un po’ sì. Abbiamo privilegiato il volume: tanta Z2 ma anche Z1. È aumentata la parte in palestra, ho fatto più ore a secco. Uno degli obiettivi dell’anno è mantenere la palestra. Nelle prime fasi della preparazione ci sono andato due volte a settimana. Abbiamo anche un preparatore specifico per la palestra. Siamo tutti in contatto e mi piace che i due allenatori abbiano la stessa linea di pensiero.


Quando fai palestra? Prima o dopo la bici?
È indifferente. La faccio anche il pomeriggio, dipende dal lavoro del giorno. Il preparatore mi dice quando farla prima della bici, se serve uno stimolo particolare, oppure nel pomeriggio.
Prima, Lorenzo, hai parlato di base citando anche la Z1, l’intensità più bassa. Quando un professionista fa Z1 che tipo di percorsi fa e con che medie torna a casa?
Servono percorsi con poco dislivello, non tanto per la salita in sé, ma per l’esigenza di pedalare sempre. Deve essere un’applicazione continua e regolare, senza interruzioni in discesa. Quindi dislivelli ridotti e, infatti, si rientra con 32-34 chilometri orari di media in Z2, e un po’ meno in Z1. Con uscite sotto i mille metri di dislivello, 700 solitamente, quelle medie vengono facilmente.
Siamo a Calpe che tra dicembre e gennaio diventa “l’ombelico del mondo” del pedale, come è l’ambiente qui? Che aria si respira?
Come avete detto voi c’è il mondo. Il nostro mondo. Per noi forse il ritiro più complicato dal punto di vista dell’allenamento, è quello di dicembre, perché è pieno di impegni oltre all’allenamento: riunioni, vestiario, test, sponsor, allenatori, nutrizionista. Già a gennaio il lavoro diventa più specifico.


Quest’anno abbiamo assistito persino a scene di traffico sul Coll de Rates. C’erano talemente tanti ciclista che è bastata un’auto per creare un vero ingorgo da piede a terra…
Vero, e da un certo punto di vista è fastidioso. Solo noi già siamo in trenta. È bello essere in tanti, ma è inevitabilmente caotico. Esci e trovi un gruppo da una parte e uno dall’altra. Un gruppo di cicloturisti che a volte si accoda. Ma il mio pensiero va soprattutto ai locali, agli automobilisti. Anche se nella Costa Valenciana c’è un grande rispetto verso i ciclisti, penso che a volte siano un po’ esasperati.
Gli amatori vi fanno domande quando si accodano?
Qualcuno sì. E poi abbiamo anche un gruppo hospitality, quindi pure loro ci fanno domande, sono curiosi.
In Italia c’è voglia di giovani e vincenti. Quali sono i tuoi obiettivi concreti?
Quest’anno vorrei fare quel salto di qualità che ancora mi manca e giocarmi qualche corsa, stare nel vivo con maggior costanza. Insomma, essere davvero in lotta.