Juan Ayuso, Rhone Alpes

Ayuso scalpita. Larrazabal: «Può ancora crescere»

19.06.2026
5 min
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Il Tour Auvergne-Rhone Alpes non solo ci ha restituito un super Isaac Del Toro, ma ha rilanciato anche Juan Ayuso. Lo spagnolo è stato autore di una corsa propositiva, come del resto è nel suo DNA, e alla fine ha chiuso al terzo posto alle spalle dell’ex compagno messicano. Il viatico verso il Tour de France è tracciato e ha rilasciato i primi verdetti. Ayuso va forte, ma qualcuno sta andando più forte. Almeno per ora…

E sì, perché non bisogna dimenticare che l’atleta spagnolo non ha avuto una primavera facile e potenzialmente i margini di crescita potrebbero essere più grandi rispetto ad altri. Noi abbiamo fatto il punto su Ayuso con Josu Larrazabal, head coach della Lidl-Trek, che come sempre ci ha spiegato la reale situazione delle cose. E ci ha lasciato con grande positività in merito allo spagnolo.

Josu Larrazabal è il capo dei preparatori in casa Lidl-Trek
Josu Larrazabal è il capo dei preparatori in casa Lidl-Trek
Josu Larrazabal è il capo dei preparatori in casa Lidl-Trek
Josu Larrazabal è il capo dei preparatori in casa Lidl-Trek
Siete soddisfatti, Josu, di com’è andato questo Tour Auvergne-Rhône-Alpes? Siete dove vi aspettavate di essere?

Assolutamente sì. Per me è andata bene. Dopo tutto quello che è successo a Juan nella prima parte della stagione siamo contenti. Lui era partito alla grande all’Algarve. Poi c’è stata una caduta, quando era leader, alla Parigi-Nizza. Successivamente è stato male e ancora per un altro malanno ed è dovuto tornare a casa dal Giro dei Paesi Baschi. Di fatto nessuna gara WorldTour è andata come previsto. Va da sé che non era un momento positivo. Poi però a maggio è andato tutto bene.

E cosa è successo a maggio?

Dopo aver recuperato, siamo andati con Juan e la squadra in quota a Sierra Nevada. Prima abbiamo fatto anche dei sopralluoghi. Oltre all’allenamento, a Sierra Nevada abbiamo svolto molti test, dai materiali alla cronosquadre, e i risultati sono stati molto positivi. Infatti all’Auvergne-Rhane Alpes siamo arrivati quarti nella cronosquadre e siamo stati bravi nel finale della corsa, con le tre tappe di montagna. Quelle erano frazioni in cui poteva arrivare la fuga e infatti una siamo riusciti a vincerla con Simons. Senza dimenticare i due secondi posti che confermano l’andamento di Juan. Non solo: mi piace ricordare come, nonostante Del Toro fosse il più forte, nell’ultima frazione abbiamo preso il controllo della corsa.

Perché questa scelta?

Perché eravamo lì anche per preparare la squadra a situazioni simili che potrebbero verificarsi al Tour. Anche quello, in qualche modo, è un test.

Per Lraazzabal non solo Ayuso è stato importante vedere al Rhone Alpes, ma anche il lavoro svolto con l'intera squadra
Per Larrazabal non solo Ayuso è stato importante valutare al Rhone Alpes, ma anche il lavoro dell’intera squadra (foto Instagram – Gettysport)
Per Lraazzabal non solo Ayuso è stato importante vedere al Rhone Alpes, ma anche il lavoro svolto con l'intera squadra (foto Instagram - Gettysport)
Per Larrazabal non solo Ayuso è stato importante valutare al Rhone Alpes, ma anche il lavoro dell’intera squadra (foto Instagram – Gettysport)
Conoscendo Juan, che vuole sempre vincere, cosa ti ha detto quando Del Toro gli è scappato?

Che gli dava fastidio! Noi allenatori ci concentriamo sul processo di crescita, sul lavoro nel suo complesso. Dagli allenamenti abbiamo numeri e conferme, ma queste conferme non ti garantiscono il risultato. Ti dicono però che tutto sta andando bene verso l’obiettivo. Gli atleti invece pensano soprattutto alla vittoria.

Anche Nibali era uno così, come ci racconta sempre Slongo…

Ovvio che il sabato sul Gran Colombier Juan si sia pentito della sua azione. Doveva aspettare un po’ di più, perché c’era ancora la Visma-Lease a Bike che tirava. La Visma ha continuato a fare l’andatura e Del Toro ne ha approfittato. Ayuso non ha giocato le sue carte nel modo migliore, però ha corso per vincere. E per uno come lui è importante anche provarci.

L’ambizione non gli manca, così come è palese che rispetto ad altri abbia avuto più problemi, come dicevamo all’inizio…

Esatto. E poi il nostro processo di crescita non finisce certo con il Rhone-Alpes. Anche se tatticamente ha sprecato qualcosa, non bisognava fare il discorso di salvare energie e fare il minimo indispensabile per ottenere il miglior risultato. Si trattava pur sempre di una corsa di preparazione al Tour.

Ayuso e Skjelmose guideranno assieme a Pedersen la Lidl-Trek al Tour
Ayuso e Skjelmose guideranno, assieme a Pedersen, la Lidl-Trek al Tour
Ayuso e Skjelmose guideranno assieme a Pedersen la Lidl-Trek al Tour
Ayuso e Skjelmose guideranno, assieme a Pedersen, la Lidl-Trek al Tour
Adesso come si gestirà questa parte tra Auvergne-Rhone Alpes e Tour de France? E’ una fase di riposo o si spinge ancora?

Si fa ancora un richiamo di 11-12 giorni in altura, i ragazzi dopo la corsa sono andati ad Andorra, e poi si arriva a Barcellona. Il Tour si aprirà con la cronosquadre e per questo arriveremo con un po’ di anticipo: faremo due giornate di allenamento sul circuito di Montmeló, quello della Formula 1. Sì, è un periodo in cui il recupero è una cosa importante, ma va visto in un’ottica diversa.

Spiegaci bene…

E’ la fase finale della preparazione, quella che di solito viene chiamata tapering. Si aumenta un po’ il recupero mantenendo alta l’intensità. Quindi allenamenti duri, ma anche più giornate di recupero, per assicurarci di arrivare a Barcellona belli freschi.

Se dovessi dare una percentuale, quanto può ancora crescere Ayuso in vista del Tour de France?

I numeri sono stati già molto alti al Delfinato e in realtà quello che cresce è soprattutto la durability, vale a dire la capacità di mantenere gli stessi sforzi sotto un volume di carico maggiore. In sostanza, riuscire a sostenere certe prestazioni per più tempo e per più giorni. Penso a blocchi di due o tre giorni come avremo al Tour sia nella seconda sia nella terza settimana. Non è che uno gareggia al Rhone Alpes al 90 per cento dei suoi migliori valori e poi arriva al Tour al 95 per cento.

Deve essere già molto avanti?

Già al Rhone Alpes devi essere competitivo e fare numeri molto alti. Magari si può limare il peso. Juan può perdere mezzo chilo, al massimo uno, senza diminuire le potenze. In questo modo migliora anche la resistenza alla fatica.

Ayuso ha provato a staccare Del Toro, ma il messicano lo ha sempre battuto
Ayuso ha provato a staccare Del Toro sulle salite, ma il messicano lo ha sempre battuto
Ayuso ha provato a staccare Del Toro, ma il messicano lo ha sempre battuto
Ayuso ha provato a staccare Del Toro sulle salite, ma il messicano lo ha sempre battuto
E’ un insieme che va valutato…

Poi è importante anche la parte finale di questo intervallo tra le due gare: vale a dire l’adattamento al caldo di Barcellona arrivando dalla quota di Andorra. Anche per questo andremo un po’ prima. Al Tour devi arrivare con la capacità di affrontare subito sforzi massimali.

Ora sono alcuni mesi che lavorate insieme, Josu, tu e Ayuso: com’è il vostro rapporto? E’ l’Ayuso famelico che vedevamo da dilettante?

E’ esattamente così. Un ragazzo che a volte dobbiamo frenare. Farlo mollare un po’ sui dettagli. Lui è uno che cura tutto e dobbiamo dirgli: «Stai già molto bene, non facciamo un giro di vite in più, perché alla fine la vite rischiamo di romperla».