La Trek Madone era ed è un riferimento in senso assoluto. E’ una bici totale e definitiva, aggressiva e tanto corsaiola, ma al tempo stesso è utilizzabile da utenze differenti. La configurazione con la monocorona Sram 1×12 offre quel qualcosa in più di curioso ed accattivante.
Il soggetto della nostra prova è la Madone SLR 9 AXS 1X nella taglia 54 (con livrea cromatica team edition Lidl-Trek). Con un valore (rilevato e senza pedali) di 6,45 chilogrammi, è una delle bici più leggere che abbiamo portato su strada. Sfrutta a proprio vantaggio il peso ridotto, senza sacrificare la stabilità e la precisione di guida. La trasmissione 1×12? E’ divertente, ma può mostrare qualche limite. Entriamo nel dettaglio del test.


Trek Madone SLR 9 AXS 1X
Pacchetto telaio Trek Madone generazione 8, cockpit full carbon integrato Trek Aero RSL. Trasmissione Sram Red AXS 1X, con corona singola anteriore da 48 denti alla quale è abbinato il power meter Quarq. 12 pignoni Red posteriori con scala 10-36. Vale sempre la pena sottolineare il vantaggio offerto da Sram, relativo al bilanciere posteriore che arriva a supportare pignoni fino a 36 denti ed è stabilizzato in modo eccellente. Ruote Bontrager Aeolus 37 RSL, gommate Pirelli PZero Race RS tube type da 28 (montati con camera d’aria in TPU). Per biciclette di questa caratura e così veloci in ogni contesto, a nostro parere, la soluzione ottimale è relativa alla configurazione tubeless.
I portaborracce (e relative borracce in dotazione) sono quelli aero design e sono compatibili anche con le borracce classiche (quelle rotonde). La sella è la Aeolus RSL 145 (un gran bel prodotto, sotto il profilo tecnico è inferiore solo alla versione AirLoom). 11499 euro il prezzo di listino della bici in questa versione.












Con la mono cambia qualcosa?
Le sue peculiarità riferite a telaio e forcella, quelle relative alle geometrie e resa una volta su strada, nulla cambia. La Trek Madone SLR è quella e quella resta (tanta roba). Eppure la gestione della bici con la corona singola porta ad adeguare in parte lo stile di guida, la gestione soprattutto nel medio e lungo periodo, in modo particolare quando c’è da esprimere forza e velocità.
A nostro parere per sfruttare al pieno delle potenzialità una trasmissione 1X ed avere a disposizione una bici da usare sempre ed ovunque, sarebbe importante avere 13 pignoni e magari un piatto anteriore da 50 denti. Quindi, una trasmissione 1×12 (nell’ottica di usarla ovunque al pieno delle potenzialità) va gestita e capita per bene.
Se consideriamo i due estremi della ruota libera, il pignone da 10 e quello da 36 denti (con la corona da 48 in dotazione) gli eventuali limiti legati agli sviluppi metrici diventano bypassabili (gestibili anche in salita). La combinazione 48×10 corrisponde all’incirca a 52×11, mentre la 48×36 è quasi una 36×28 (nel corso delle salite lunghe e pendenti può diventare impegnativa). C’è qualche salto nel mezzo che manda un po’ fuori equilibrio la gestione delle rpm.














Cosa può comportare?
In alcune situazioni diventa necessario gestire un’agilità aumentata, sinonimo di una pedalata scomposta. In altre situazioni si è obbligati a spingere di forza calcando sulle pedivelle e tutto il comparto centrale. Ecco che la bontà costruttiva della bici e la sua geometria possono dare un’aiuto. Siccome tra i comuni mortali non ci sono i Mads Pedersen ed i Jonathan Milan (con la loro profusione di watt e newton), il vantaggio di avere un bici rigida, ma non estrema, leggera ed al tempo stesso ripartita in modo ottimale nei pesi può offrire dei vantaggi anche nella gestione con il monocorona.
L’avantreno della Madone è tanta (tantissima) roba. Tosto e super preciso, una lama calda che entra nel burro e pronto a sostenere anche i rilanci fatti con il rapporto più duro. Comparto centrale e retrotreno mostrano una buona rigidità, non esagerata una volta su strada, ma soprattutto sono reattivi alle sollecitazioni e quasi sembrano spingere in avanti, come una molla. Rispetto alla Madone versione precedente e anche alla Emonda è decisamente superiore la stabilità generale. Anche sullo sconnesso importante.




Ruote alte e gomme da 30 (tubeless)
Partiamo dal presupposto che le Bontrager Aeolus 37 sono delle super ruote, non solo per gli amanti della salita. Pur non avendo un profilo esagerato sono veloci tanto quanto basta, ma soprattutto sono facili da guidare e rilanciare quando la velocità è bassa. Sono molto agili.
Come spesso capita, non ci siamo fermati al test della bici da etichetta, ma siamo andati oltre, immaginando anche una configurazione maggiormente dedicata alla velocità. Cerchio da 50 millimetri e tubeless da 30 di sezione e la Madone plana sui tratti pianeggianti, sui vallonati e quando è fondamentale cambiare ritmo ad andatura elevata. Ruote alte, medie e basse, i limiti sono quelli del ciclista e non della bicicletta.






In conclusione
Se si punta ad avere una bici gratificante su ogni terreno, la Trek Madone è una di quelle da prendere in considerazione. E’ un’opinione tecnica e relativa al mezzo meccanico, non al prezzo. A riguardo di quest’ultimo, ognuno la vede ed interpreta a suo modo, con il suo portafoglio in mano e le proprie possibilità. Di certo questa Madone è una delle F1 del circus resa disponibile al pubblico, con tutto quello che comporta.
Per quanto riguarda la configurazione di questa bici road con la monocorona, sicuramente è impattante ed è un bel biglietto da visita. Come argomentato in precedenza il pacchetto 1×12 mostra qualche lacuna in ottica interpretazione race e su percorsi vari. E’ altrettanto vero che le soluzioni Sram sono diverse ed il range di adattabilità è ampio, inoltre una trasmissione mono è anche divertente.