UAE TOur Women 2026, Rachele Barbieri

Nuova Nalini RAY: test al UAE con Rachele Barbieri

09.03.2026
5 min
Salva

Tra i marginal gain possibili, quello dato dall’abbigliamento non si limita all’aerodinamica, che pure recita la parte del leone. Chi produce filati non lascia passare giorno senza approfondire il rapporto di scambio che si crea fra il corpo umano e il tessuto che lo fascia. Ed è stato così che un giorno in Nalini si sono imbattuti in un filato di nome VIFLO®, un tessuto progettato per assorbire il calore naturale del corpo e restituirlo sotto forma di raggi infrarossi lontani (FIR – Fair Infrared Rays).

Questi raggi, dichiara il produttore, penetrano nei primi strati dell’epidermide, stimolando delicatamente la microcircolazione cutanea, generando effetti positivi sul benessere e sull’aspetto estetico della pelle. Siamo però sicuri, si sono chiesti nell’azienda mantovana, che i benefici siano soltanto estetici?

Per questo i tecnici di Nalini si sono rivolti all’Università di Verona, tornando dai test con delle indicazioni a dir poco entusiasmanti. Grazie agli infrarossi infatti si otterrebbe un abbassamento del battito e della produzione di lattato. La collezione della primavera 2026 dell’azienda mantovana nasce da qui e si fonda su maglia, pantaloncini e body cui è stato dato il nome di RAY. E siccome gli atleti che vestono i prodotti del brand hanno la precedenza, dopo i test con il Sissio Team fra gli under 23, la dotazione è passata in anteprima al Team Picnic PostNL, che sarà equipaggiata da Nalini fino al 2027.

Degli studi portati avanti grazie ai ricercatori dell’Università di Verona vi racconteremo in un articolo a parte. Quello che era interessante raccogliere come primo step di questo viaggio è stata l’esperienza degli atleti.

La maglia RAY di Nalini ha debuttato al Tour Down Under: lei è Lucie Fityus
La maglia RAY di Nalini in realtà ha debuttato al Tour Down Under: lei è Lucie Fityus
La maglia RAY di Nalini in realtà ha debuttato al Tour Down Under: lei è Lucie Fityus
La maglia RAY di Nalini in realtà ha debuttato al Tour Down Under: lei è Lucie Fityus

Fra Australia e UAE Tour

Rachele Barbieri ha usato la nuova maglia Nalini al UAE Tour Women, altri del team hanno potuto farlo al Tour Down Under. E mentre in questi giorni continua a metterla alla prova nelle prime classiche del Nord cui ha preso parte, noi ci siamo fatti raccontare il primo spicchio della storia.

«Quando siamo partiti per il UAE Tour – racconta l’emiliana – oltre a consegnarci la prima tranche di materiale, ci hanno spiegato la novità. Francamente fa molto piacere che ci sia dietro tutto questo studio. Però alla fine ci stiamo specializzando in qualsiasi cosa, dalla bici e poi a scendere su ogni componente, per cui non mi stupisce che si possa approfondire tanto anche il discorso dell’abbigliamento, con una così grande attenzione al dettaglio. Con Nalini noti certamente la qualità del materiale, di cui sono veramente molto contenta. Lo stesso body da crono te lo senti addosso benissimo, è comodo e percepisci chiaramente che il tessuto ha una sua consistenza.

«Anche quello che hanno fatto con Dyneema per limitare i danni in caso di caduta, è sbalorditivo. E’ un materiale che senti diverso, ma resta molto leggero. La prima volta me l’hanno dato per la Roubaix e se inizialmente potevo essere un po’ scettica, dopo che sono caduta ho toccato con mano: avevo addosso appena qualche segno, mentre un pantaloncino classico si sarebbe strappato e probabilmente mi sarei fatta male anche io. La somma di tutte queste cose ti fa capire e credere che dietro ci sia davvero un grande studio. Miracoli non ne fa ancora nessuno, però quello che fa Nalini ci aiuta. E i capi che ci hanno dato quest’anno ne sono una bella prova».

Barbieri e Ciabocco, per entrambe debutto 2026 al UAE Tour con la nuova maglia Nalini RAY
Barbieri e Ciabocco, per entrambe debutto 2026 al UAE Tour con la nuova maglia Nalini RAY
Barbieri e Ciabocco, per entrambe debutto 2026 al UAE Tour con la nuova maglia Nalini RAY
Barbieri e Ciabocco, per entrambe debutto 2026 al UAE Tour con la nuova maglia Nalini RAY

Il comfort in attesa dei dati

I nuovi capi portano il nome RAY e sono realizzati con il filato di cui vi abbiamo detto in apertura. Alle ragazze della squadra l’hanno spiegato i responsabili dell’area tecnica, che le hanno informate anche della collaborazione con l’Università di Verona e del fatto che di lì a poche settimane i kit sarebbero stati completi. Le prime sensazioni hanno offerto intanto riscontri positivi.

«Se devo parlare di comodità – prosegue Barbieri – al UAE Tour è stato tanto caldo, soprattutto nella tappa di salita, e ho sentito che la maglia traspira bene e veste bene, quindi fa benissimo il proprio dovere. Da fuori vedi solamente che ha una trama di cerchi, a livello estetico rispetto a una maglia normale noti solo questo. Probabilmente il tipo di azione che svolge quel particolare tessuto si potrà apprezzare dopo corse di più giorni, ma tra i vantaggi più immediati c’è il fatto che agevoli il recupero e consenta una termoregolazione migliore.

«E’ chiaro che avendola usata ancora in poche gare – prosegue – magari non ti rendi conto di aspetti che emergeranno dall’analisi dei dati. E allora forse dal confronto con le esperienze precedenti gli allenatori si renderanno conto che in effetti la frequenza cardiaca risulterà mediamente più bassa e anche il lattato sarà minore. Ma vi dirò una cosa: in attesa dei risultati di queste analisi, il solo fatto di avere indosso qualcosa che potrebbe migliorare la performance, dal punto di vista mentale diventa una spinta in più».

La maglia Nalini è ha le maniche realizzate in tessuto Wowen con righe in rilievo e corpino traforato
La maglia Nalini ha le maniche realizzate in tessuto Wowen con righe in rilievo e corpino traforato
La maglia Nalini è ha le maniche realizzate in tessuto Wowen con righe in rilievo e corpino traforato
La maglia Nalini ha le maniche realizzate in tessuto Wowen con righe in rilievo e corpino traforato

Il corpo sempre asciutto

A pensarci bene sarebbe un po’ troppo pretendere che l’atleta percepisca sul suo corpo l’azione di quel tipo di filato, che avrà eventualmente ripercussioni sulla performance. Quello che un’atleta come Rachele Barbieri, che è sempre stata molto attenta ai materiali, può percepire è che la maglia svolga bene il proprio lavoro… meccanico, basato su traspirabilità e vestibilità.

La prova che la maglia RAY sappia il fatto suo in tema di termoregolazione, Rachele Barbieri l’ha avuta però nell’arrivo in salita di Jebel Hafeet, quello che per lei che è velocista rischiava di essere un calvario e ha invece lanciato verso il successo Elisa Longo Borghini.

«Quel giorno – spiega – avevo la maglia a pelle, sotto avevo il top, il reggiseno sportivo, e non ho mai avuto la sensazione che la maglia mi si appiccicasse addosso. Era una tappa tanto calda, quindi ci siamo anche tanto bagnate, e di solito in quei casi il contatto con la maglia bagnata può dare fastidio. Invece mi sono trovata proprio bene.

«Avremo magari la controprova nelle prossime settimane quando le temperature saranno più alte anche in Europa e i giorni di gara si accumuleranno, ma ho avuto per tutto il tempo la sensazione di indossare una maglia che facesse qualcosa per me, in termini di regolazione della temperatura e di comodità. Questo lo posso dire con certezza, per il resto passo la palla ai tecnici che sapranno leggere i dati meglio di me».