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Tudor Pro Cycling al Giro, Cozzi dice cosa bolle in pentola

31.01.2024
4 min
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Alberto Dainese, Simon Pellaud, Matteo Trentin. Ancora: Arvid de Kleijn, Yannis Voisard, Sébastien Reichenbach. E con loro molti altri. Sono tutti corridori del Tudor ProCycling, una delle Wild Card del Giro d’Italia. La squadra elvetica si appresta ad affrontare il suo primo GT.

Uno direttori sportivi di questo team dalle tante potenzialità è Claudio Cozzi. Il tecnico lombardo ci aiuta a capire come lavoreranno in vista della corsa rosa. Cosa bolle in pentola per questo appuntamento che è super cerchiato di rosso. Le premesse sono buone.

«Siamo partiti bene – ha detto Cozzi – noi e i corridori siamo soddisfatti e abbiamo ripreso come abbiamo finito lo scorso anno. Vuol dire che il 2023 è stato ben memorizzato e abbiamo imparato qualcosa». Il riferimento è alle buone prestazioni di queste prime gare tra Europa e Asia.

Claudio Cozzi (classe 1966) è direttore sportivo della Tudor Pro Cycling già da due stagioni (foto @tudorprocycling)
Claudio Cozzi (classe 1966) è direttore sportivo della Tudor Pro Cycling già da due stagioni (foto @tudorprocycling)
Claudio, come è stata accolta la notizia della vostra presenza al Giro d’Italia?

Nel clan siamo contenti. C’è entusiasmo. Adesso ci dobbiamo mettere sotto a lavorare per fare una buona figura.

Avete già un’idea di squadra che porterete? 

Abbiamo una lista lunga, intendo 10-12 nomi, come si fa di solito. Abbiamo selezionato una rosa di atleti che hanno le caratteristiche per poter fare bene in una grande corsa a tappe. E poi man mano che andremo avanti faremo le scelte definitive. Faremo anche un training camp più in là da lì sapremo chi portare al Giro.

Noi da italiani speriamo in Trentin e Dainese…

Meglio non fare i nomi. In questo momento bisogna rispettare tutti.

Dainese è arrivato quest’anno nel team svizzero. Sarà al Giro? (foto @tudorprocycling)
Dainese è arrivato quest’anno nel team svizzero. Sarà al Giro? (foto @tudorprocycling)
Cosa possiamo aspettarci dal Giro della Tudor?

Direi una squadra completa ed equilibrata. Alla Tudor abbiamo diversi velocisti e uno sprinter lo porteremo. Vogliamo provarci in volata. Poi avremmo anche qualche scalatore. Noi non abbiamo grimpeur arrivati, pronti per stare davanti, ma abbiamo comunque gente che potrebbe fare bene, specie nella terza settimana. E infine ci sarà qualche corridore da fuga.

Tra le squadre che hai diretto nella tua carriera ce n’è qualcuna che ti ricorda questa Tudor?

Direi la Katusha del secondo anno. Avevamo un corridore veloce, un cacciatore di tappe come Pozzato, ideale anche per le fughe. E poi due scalatori come Karpets e Petrov. Due che erano forti, ma non da primissime posizioni. Sapevano andare bene. Anche se poi a dire il vero, ai tempi della Tinkoff, Petrov fece bene anche nella generale. Insomma avremo una squadra che si farà vedere, ma non solo per andare in fuga a tutti i costi, tutti i giorni. Vogliamo farci vedere perché possiamo fare bene, perché possiamo andare forte in tappe che ci sono adatte.

Voisard sfinito ma felice dopo la vittoria al Giro U23 2021. Lo svizzero è un ottimo scalatore
Voisard sfinito ma felice dopo la vittoria al Giro U23 2021. Lo svizzero è un ottimo scalatore
Claudio, torniamo alla lista lunga. In alcune squadre spesso accade che gli atleti per guadagnarsi il posto debbano passare una sorta di trials interni e poi quando arriva l’appuntamento clou sono sfiniti perché si sono dovuti spremere per guadagnarsi il posto. Qual è la vostra strategia?

No, no… da noi non funziona così. Ci si guadagnerà il posto con allenamenti specifici, un cammino di gare ben stabilito e anche in base a quello che accadrà strada facendo… E’ così che otterremo le nostre indicazioni. Non ci sarà nessuna guerra interna. I nostri atleti devono arrivare al Giro o all’appuntamento prescelto in condizione, per questo c’è una lista lunga. Basta che uno stia male, che salti un paio di corse e tante cose si rimettono in discussione. E poi, sempre di questa lista, non è che chi non fa il Giro non corre più. Nei grandi Giri non si scherza.

Nei grandi Giri non si scherza, interessante…

E’ il nostro primo GT, vogliamo farlo e arrivarci bene. Poi oggi con il livello che c’è e le velocità che si …fanno è ancora più importante. Tutti i team vogliono arrivarci con i ragazzi al top, per questo fare dei trials sarebbe pericoloso.

Una domanda che potrebbe sembrare banale. E’ il vostro primo GT, ma lo è anche per lo staff in qualche modo. Voi siete pronti?

Beh, io e Toso (Tosatto, ndr) e molti altri direttori qualche Giro lo abbiamo fatto! Però sì, anche lo staff deve capire a cosa siamo di fronte. Anche per questo è stata presa gente di esperienza. Ma siamo pronti su mezzi, materiali, logistica. Semmai sono io che manco dal Giro da un anno e magari sono fuori allenamento!

Nevegal a Voisard che prima studia… e poi firma autografi

11.06.2021
4 min
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Forse non se lo aspettava neanche lui, Yannis Voisard, di firmare autografi in cima al Nevegal. Una bambina del Velo Club Bassano più coraggiosa dei suoi compagni dalla parte opposta della strada gli chiede la firma sul Garibaldi del Giro U23. I due fanno amicizia e alla fine è lui che chiede il nome a lei!

Lo svizzero si è preso la tappa numero nove, la più difficile. E lo ha fatto con un’azione che è quasi difficile da definire: da finisseur? Da scalatore? Da velocista? Per come ha vinto potrebbero andare bene tutte. Yannis è magrissimo, dopo l’arrivo si butta a terra stremato. Il primo a complimentarsi con lui è Alois Charrin. «Gli ultimi 200 metri non finivano mai», gli dice Voisard mentre sorseggia l’ormai classica lattina di aranciata. Una botta secca a due chilometri dall’arrivo e ciao a tutti.

Colpack e Dsm in testa al gruppo nelle prime fasi (foto Isola Press)
Colpack e Dsm in testa al gruppo nelle prime fasi (foto Isola Press)

Attacco programmato

Ma Voisard non è nuovo al Giro U23, era qui anche lo scorso anno. E anche lo scorso anno fece bene, finendo sesto nella generale. Dopo stasera è settimo. E’ uomo di fondo. Esce alla distanza. Ed è uno di quei classe 1998 che ha beneficiato della “proroga Covid” che consente la partecipazione degli “U24”.

«Oggi è stata durissima – racconta Voisard con un sorriso grosso così – Questa mattina avevamo programmato l’attacco. Abbiamo pensato di fare come ieri, cercando di entrare nella grande fuga ritenendo fosse buono anche per la generale. Era importante provarci. Abbiamo tentato sul primo colle (il Passo Valles, ndr) ma non andava perché dietro la Colpack pedalava forte. A quel punto ho deciso di starmene tranquillo in gruppo per risparmiare le forze per il finale. Ed è andata bene.

«Nel primo passaggio sul Nevegal ho studiato bene la salita. L’ho trovata subito interessante perché andava su a strappi ed era importante trovare il momento giusto per l’attacco».

Yannis Voisard (svizzero) vince la Cavalese-Nevegal, alle sue spalle Ayuso e Tobias Johannessen (foto Isola Press)
Yannis Voisard (svizzero) vince la Cavalese-Nevegal (foto Isola Press)

Leggero ma potente

Voisard è molto disponibile. A chi gli chiede se e con chi passerà professionista lui glissa, ma di certo un atleta così non resterà a secco. Almeno si spera…

«Per ora – dice lo svizzero – voglio fare bene nelle prossime gare: intanto mi aspettano il campionato nazionale la prossima settimana e il Tour de Savoie-Mont Blanc, che è una gran bella corsa per gli scalatori, e poi un po’ di riposo. Tornerò a Lenzerheide per l’altura a metà luglio».

Scalatore sì, ma Yannis è anche potente. E quando glielo facciamo notare lui annuisce con il capo. Su una salita del genere non si vince solo perché si è magri e filiformi come lui. Il Nevegal, almeno dal versante affrontato dalla corsa, non è una salita da scalatori puri, specie in un arrivo tanto tirato. Yannis viene dalla regione del Jura, ovest della Svizzera e lì le grandi montagne non mancano, quindi di salite se ne intende. E si è visto. 

«Mi piacciono le salite così irregolari. Perché sono potente? Negli allenamenti uso spesso la bici da crono, ma faccio anche degli sprint: in questo momento è importante essere il più completi possibile. E c’è da lavorare molto. Specie a crono».

Edoardo Sandri del Cycling Team Friuli è stato il primo italiano all’arrivo della nona tappa, quinto posto per lui
Edoardo Sandri (Cycling Team Friuli) è stato il primo italiano all’arrivo della nona tappa, quinto

Livello stellare

«Ho partecipato anche al Giro d’Italia dello scorso anno – continua Voisard – ma quest’anno credo che il livello sia più alto. Più alto nel suo complesso, non solo Ayuso (che oggi è anche scivolato ed ha forato, ndr), ma ci sono tanti corridori molto forti. Noi l’anno scorso siamo riusciti a correre prima del Giro ed era un vantaggio, avevamo fatto qualche gara in Svizzera. Quest’anno invece tutti sembrano super motivati e super allenati e di conseguenza il livello ne risente. E poi anche il percorso è più complesso: duro e con due tappe in più e questo conta molto, specie per quel che riguarda il recupero. No, non è stato facile quest’anno».

Prima di lasciarlo andare alle premiazioni gli chiediamo se ha un mito, se si ispira a qualche campione. Ci pensa un po’ e poi spara forte: «Mi piaceva Alberto Contador per il suo stile e il suo modo così offensivo di correre».