Enervit Sport Isocarb 2:1

E’ arrivata la nuova bevanda isotonica di Enervit

28.10.2020
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Enervit Sport Isocarb 2:1 è la nuova bevanda isotonica istantanea a base di maltodestrine Agenanova DE1 e fruttosio, con vitamina B1, fonte di sodio, senza coloranti e con aroma naturale di limone. La nuova bevanda è nata dalla collaborazione con il Team Trek-Segafredo e UAE Team Emirates.

Enervit ha sviluppato un prodotto che mantiene costantemente elevate le scorte energetiche. L’obiettivo è quello di massimizzare la quantità di carboidrati assorbibili nell’unità di tempo durante una gara o un allenamento. Da qui nasce Enervit Sport Isocarb 2:1, ottimo per gestire una strategia di integrazione, un Nutrition System di 30, 60 o 90 grammi di carboidrati per ora, con un rapporto glucosio/fruttosio 2:1.

La strategia nutrizionale deve essere calibrata sugli obiettivi e le caratteristiche di ogni atleta. Ed è questa la funzione dell’Enervit Nutrition System, che supporta l’atleta con piani di integrazione personalizzati.

Quando la durata della prestazione è inferiore alle due ore si consiglia l’assunzione di 30 grammi di carboidrati per ora unitamente all’assunzione di fluidi e ad una fonte di sodio. Se invece la durata è superiore alle due ore si consiglia l’assunzione di 60 grammi di carboidrati per ora, oltre all’idratazione. Quando si superano le tre ore il fabbisogno può superare i 60 grammi per ora. Bisogna tenere conto che l’organismo può assumere fino a 90 grammi di carboidrati per ora solo se le miscele di carboidrati sono costituite con un rapporto Glucosio:Fruttosio 2:1.

Tenendo presente questi tipi di fabbisogni, si può usare Enervit Sport Isocarb 2:1 nei seguenti modi. Con due misurini in 500 millilitri di acqua si ottiene una bevanda isotonica che apporta 60 grammi di maltodestrine e fruttosio in rapporto 2:1. Con tre misurini in 750 millilitri di acqua si ha una bevanda isotonica che apporta 90 grammi di maltodestrine e fruttosio. Questo apporto è adatto per atleti di alto livello. Infine, con un misurino di Enervit Sport Isocarb 2:1 in 500 millilitri di acqua si ha un apporto di 30 grammi di maltodestrine e fruttosio in rapporto 2:1. In questo caso la bevanda è ipotonica, spostando l’equilibrio verso l’idratazione.

enervit.com

Ancora Ulissi. Vince la serenità UAE

16.10.2020
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Peter Sagan o Diego Ulissi. Erano questi i nomi più gettonati al via della tappa numero 13 di questo bellissimo e mai scontato Giro d’Italia. Quei due dentelli, brevi ma cattivissimi, sui Colli Euganei potevano mettere i velocisti puri fuori gioco. E così è stato.

Se dopo la prima salita la bilancia pendeva a favore di Sagan, dopo la seconda le quotazioni di Ulissi sono schizzate alle stelle.

Maturità e sangue freddo.

Diego va per i 31 anni. L’eterno ragazzino due volte iridate juniores alla fine è diventato maturo, come lui stesso ci tiene a dire.

«Aver vinto all’inizio ad Agrigento mi ha dato subito fiducia nella mia condizione. Durante un Giro ci sono giorni meno belli come quello di ieri. Per me che soffro particolarmente il freddo è stata dura. Oggi invece ho risentito una buona condizione e così ci abbiamo provato.

Ulissi precede Almeida al colpo di reni sul traguardo di Monselice
Ulissi precede Almeida al colpo di reni

«Il mio scatto era per togliere definitivamente dalle ruote i velocisti. Come sempre Valerio Conti ha impostato un grande ritmo. Mi ha portato fuori e poi io ho fatto la mia azione. La salita era breve ma davvero cattiva. Quando ho visto che si erano mossi anche gli uomini di classifica ho pensato di restare lì. Inoltre Brandon McNulty, che è il nostro uomo per la generale era un po’ in difficoltà. Così non ho insistito, ma a quel punto andava bene così. L’obiettivo di staccare i velocisti lo avevo raggiunto».

Ma lo spunto veloce resta

A quel punto con Demare indietro, Sagan che tentava una rimonta disperata, Ulissi sfrutta il lavoro della Deceuninck-Quick Step (sempre presente) che vuol portare la maglia rosa allo sprint. Almeida cannibale?

«Joao ha uno spunto veloce, è giovane e gasato dalla maglia rosa: era normale che volesse provarci. Loro hanno lavorato bene, ma NcNulty che era come me è stato bravissimo. E’ andato oltre ogni aspettativa. Nel finale gli ho detto di tenermi davanti in vista delle ultime curve e, se ce la faceva, anche di lanciarmi. Ha fatto tutto alla perfezione. Nel rettilineo finale c’era vento contro e non era facile. Sono uscito bene dalla sua ruota e…», ed è andata come abbiamo visto.

Tutti a disposizione di tutti: in UAE ci corre compatti
In UAE ci corre compatti

In UAE si ride

Ulissi mette così a segno l’ottavo sigillo al Giro. La serenità del suo team si riflette nei suoi occhi. La Uae sembra una macchina perfetta che fa correre i suoi corridori senza pressione. Lo si è visto al Tour de France con Pogacar e oggi con Conti e McNulty che hanno svolto al meglio il loro compito. Sapevano esattamente cosa fare. E lo stesso Ulissi non ha insistito quando ha visto il compagno in difficoltà. 

Richeze che lavora per Gaviria. Conti che lavora per Ulissi. Ulissi che tira per McNulty e viceversa…

«Da due anni a questa parte (guarda caso da quando c’è Matxin, ndr) cerchiamo di essere anche un gruppo di amici», ha concluso Ulissi.

Assistenza Shimano

Assistenza Shimano: sempre pronti ad intervenire

12.10.2020
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Durante il Giro d’Italia, ma non solo, l’Assistenza Neutrale Shimano è uno dei punti di riferimento per i corridori nel caso abbiano degli inconvenienti meccanici. Noi di bici.PRO abbiamo parlato durante il primo giorno di riposo al Giro d’Italia con Massimo Rava, team leader dell’Assistenza meccanica Shimano e anche titolare del negozio Mania Bike ad Alessandria. A Massimo l’esperienza non manca, infatti ha iniziato a fare assistenza neutrale in corsa nel 2006, prima con Mavic, poi con Vittoria e dal 2018 con Shimano.

Massimo come è andata fino ad oggi al Giro d’italia?

Finora tutto bene, abbiamo fatto diversi interventi ma direi tutto nella norma. Sai è sempre complicato muoversi in gruppo e fare gli interventi giusti, pensa che in macchina abbiamo nove ruote tutte diverse.

A cosa è dovuto il fatto di avere così tante ruote?

Pensa che anche se noi siamo Shimano, dobbiamo assistere tutti anche chi ha Campagnolo e Sram. Questo vuol dire che dobbiamo avere ruote Campagnolo sia per disco che per i rim brake, lo stesso vale per Shimano, mentre Sram abbiamo solo le ruote disco. Poi ci sono squadre che hanno i freni tradizionali ma con rim stretto e altre con rim largo.

A proposito di freni a disco, ci sono diametri diversi?

Si perché alcuni corridori al posteriore usano dischi da 140 millimetri, quindi dobbiamo avere le ruote posteriori con i dischi sia da 140 che da 160 millimetri. Ti faccio un esempio, alla Tirreno-Adriatico Van der Poel montava dischi da 140 millimetri sia all’anteriore che al posteriore, quindi dovevamo avere anche quella misura all’anteriore. La capacità di un cambio ruota sta anche nel capire in un secondo chi è e cosa monta.

Massimo Rava controlla che sia tutto in ordine
Massimo Rava durante il Giro d’Italia, controlla che tutte le bici siano in ordine
Quali sono gli interventi che fate più spesso?

La sostituzione delle ruote è certamente quello più frequente. Poi capita una giornata come al mondiale di Imola dove si inchiodavano i cambi. In quel caso abbiamo fatto molti interventi appesi al finestrino della macchina mentre i corridori andavano. Però abbiamo anche le borracce e le barrette nel caso che qualche corridore ce li chieda. Spesso ci passano le mantelline, come è successo a Roccaraso con la pioggia e il freddo. A fine tappa andiamo dalle squadre a riportare tutto quello che ci hanno dato. Oltre alle ruote abbiamo anche le bici complete. Per esempio all’ultima Tirreno abbiamo dato la bici a Froome e ci ha finito la tappa.

Come fate con le misure delle biciclette?

Abbiamo un database con tutte le misure dei corridori e sulla base di questi facciamo delle medie. Prendiamo tutta una serie di parametri e regoliamo le bici di conseguenza. Capita che i corridori arrivino al traguardo con le nostre bici, come appunto Froome quest’anno o Antonio Nibali. Devo dire che abbiamo delle bici ottime, infatti i telai sono dei Bianchi Xr3 montate con il Dura Ace Di2, ruote Shimano C40 e manubri PRO.

Il database utilizzato per le misure delle bici
Gli uomini Shimano usano un ricco database per assettare le loro biciclette
Fate più cambi di ruote con freni a disco o con i caliper?

Ormai la maggior parte sono disco. Al Giro quest’anno con i freni tradizionali sono rimaste la Ineos-Grenadier, la Jumbo-Visma e la UAE Team Emirates.

Usate i tubeless o i tubolari?

Le ruote che abbiamo in macchina sono con i tubolari, mentre le C40 montate sulle bici sono con i tubeless. Con le ruote singole cerchiamo di dare il massimo di leggerezza e per ora il tubolare pesa un po’ meno del tubeless.

Avete solo ruote in carbonio o anche in alluminio?

Le ruote montate Shimano sono le C40 in carbonio, mentre quelle montate Sram e Campagnolo sono in alluminio.

Le Oltre XR3 utilizzate da Shimano
Le Bianchi Oltre XR3 utilizzate da Shimano per dare l’assistenza ai corridori
A proposito di coperture, le forature sono aumentate o diminuite rispetto al passato?

Sono nettamente diminuite. Pensa che prima facevo assistenza con Vittoria e contavamo una media di 15/16 forature al giorno. A questo Giro d’Italia siamo a una media di 2 forature. C’è stato solo il giorno dei ventagli, la tappa con arrivo a Brindisi, che ci sono state molte forature. Evidentemente i corridori erano a tutta e non guardavano troppo dove passavano e magari transitavano sullo sporco.

Durante le cronometro fate qualche tipo di assistenza?

Se c’è bisogno e qualche squadra ce lo chiede, facciamo assistenza a qualche corridore. A Palermo abbiamo seguito quattro atleti. Però devo dire che sono i giorni più noiosi.

Per finire ci dici se il traffico in gruppo è migliorato o peggiorato rispetto ad alcuni anni fa?

Calcolando che il numero dei mezzi è sempre lo stesso, anzi alla Sanremo adesso fanno partire anche le seconde ammiraglie quindi ci sono più mezzi in corsa, devo dire che la situazione è migliorata. Ho notato che c’è più disciplina. Una volta era una guerra, c’erano delle tappe in cui si faceva a sportellate. Per il momento le cose stanno andando così, magari però ci aggiorniamo al prossimo giorno di riposo…..


Alaphilippe_Hirschi_Liegi2020

Alaphilippe ingenuo, Roglic fa festa

04.10.2020
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Non si può chiamarla maledizione, se proprio sul più bello Alaphilippe ha perso la testa mentre Roglic ha continuato a usarla. E forse prima della testa, Julian aveva perso le gambe. La Liegi si è accesa sulla Cote de la Roche aux Faucons, quando gli uomini del campione del mondo hanno alzato l’andatura. E mentre davanti c’era ancora Dumoulin, a 13,8 chilometri dall’arrivo, Alaphilippe ha sferrato l’attacco.

Alaphilippe_Hirschi_Liegi2020
Si fa la selezione, il francese attacca sulla Roche aux Faucons
Alaphilippe_Hirschi_Liegi2020
Sulla Roche aux Faucons, Alaphilippe attacca. Con lui, Hirschi, Roglic e Pogacar

Alaphilippe, insolita vigilia

«Sono davvero entusiasta di unirmi alla squadra – aveva detto alla vigilia Alaphilippe, rientrato dal primo allenamento – per la prima volta dalla vittoria ai campionati del mondo e di rivedere i miei compagni di squadra. Quando sono arrivato in Belgio non vedevo l’ora di salire sulla mia nuova Specialized personalizzata e di uscire per il primo allenamento da iridato insieme al Wolfpack. E’ stata una bella pedalata, resa ancora più piacevole dai fan sulla Redoute, che mi hanno applaudito. Non vedo l’ora che arrivi domenica e alla mia prima gara da campione del mondo, quando sarò pronto a dare il massimo per un buon risultato».

Julian avrebbe dovuto correre la Freccia e staccare la spina dai festeggiamenti, lasciando chiusa quella porta fino a che la stagione non si fosse conclusa. Invece ha scelto di saltare la corsa che l’ha applaudito due volte e di schierarsi direttamente alla Liegi.

Alaphilippe_Liegi2020
Gioia effimera per il francese dopo l’arrivo: non si è reso conto della scorrettezza?
Alaphilippe_Liegi2020
Gioia effimera per il francese dopo l’arrivo: davvero non si è reso conto della scorrettezza?

Hirschi, debuttante coi fiocchi

Dietro Alaphilippe si è mosso subito Hirschi, che con la Freccia nel taschino si è presentato alla Doyenne senza il minimo timore. Poi è arrivato facile Roglic. Quindi Pogacar e Kwiatkowski.
Sono troppi, ha pensato Hirschi, che ai meno 11 dà un’altra botta, staccando il polacco e restando da solo fra il campione del mondo e i due sloveni.

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Alla fine sul podio di Liegi salgono Hirschi (a sinistra), Roglic e Pogacar
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Alla fine sul podio di Liegi salgono Hirschi (a sinistra), il vincitore Roglic e Pogacar

La Roche aux Faucons è l’ultima salita della Liegi, da quando lo scorso anno si è ritornati col traguardo nel centro della città. E così la corsa a quel punto è diventata uno stillicidio di sguardi di traverso e scatti di assaggio.

Alaphilippe a quel punto si è guardato intorno. Ha ritenuto di essere il più veloce e, come pure alla Sanremo, si è preparato per la recita da campione. Come Ganna a Palermo, ma senza la certezza numerica dei cronoman.

Si è lanciato per lo sprint, ma ha sentito che la bici non prendeva velocità. Oppure ha sentito che gli altri ne prendevano di più. E così ha scartato verso il centro, spostando Hirschi, che ha perso il pedale e ha dovuto smettere di pedalare.

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Il fotofinish è impietoso: Roglic passa Alaphilippe e conquista la Liegi
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Alaphilippe_Roglic_Hirschi_Liegi2020

Roglic, la forza di crederci

Roglic ha fatto la sua volata. Senza nulla aggiungere. Senza nulla togliere. Non ha avuto ostacoli davanti. E ha fatto quel che gli hanno sempre insegnato: ha dato il colpo di reni, mentre al suo fianco l’airone iridato aveva già allargato le ali pregustando lo champagne.

«E’ incredibile – ha detto a caldo – era così vicino. Questo dimostra che non si può mai smettere di credere e non smettere mai di spingere fino all’ultimo centimetro. Era la prima volta che facevo la Doyenne. Era nella mia lista dei desideri vincerne una. E sono super felice di essere riuscito a vincerla dopo questa estate così particolare per me».

Pogacar in agrodolce

Picachu dalla maglia gialla, che aveva già attaccato al mondiale, ha visto sfumare la possibilità di vittoria proprio negli ultimi metri.

«Ho sensazioni contrastanti – ha detto – perché mi sono sentito bene tutto il giorno. La squadra ha lavorato duramente e alla fine ho iniziato lo sprint in buona posizione. Vedevo la riga e ho pesato che avrei vinto. Un secondo dopo, ho sentito che stavo per mollare. Ho tenuto duro. Ho tagliato il traguardo al quarto posto, poi hanno squalificato Alaphilippe e sono arrivato terzo».

Per avere un commento di Alaphilippe dovremo aspettare la serata. Non è facile digerire una botta come questa. Per sua fortuna c’è ancora il Fiandre. E per sua fortuna c’è quella maglia da guardare allo specchio ogni volta che la malinconia prenderà il sopravvento.

Team UAE 2020

La Uae Team Emirates apre la via del tubeless

02.10.2020
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In una delle tante gare del calendario italiano 2020 abbiamo avuto il piacere di parlare con uno dei meccanici dell’UAE Team Emirates Alessandro Mazzi e con uno dei giovani corridori in forza alla squadra Alessandro Covi. Noi di bici.PRO ne abbiamo approfittato per capire in quale direzione vanno le scelte tecniche dei corridori.

Pedivelle più corte

Curiosando fra le ammiraglie abbiamo notato che rispetto al passato, molti corridori utilizzano pedivelle più corte. E’ facile trovare pedivelle da 170 e 172,5 millimetri. Abbiamo chiesto ad Alessandro Mazzi se in effetti esiste questa tendenza.
«Si in effetti è così – ha dichiarato il meccanico dell’UAE Team Emirates – rispetto ad alcuni anni fa, oggi i corridori optano per pedivelle più corte. Il motivo è che ci sono dei vantaggi aerodinamici in quanto le gambe lavorano più vicine al telaio. Inoltre si ha un minore stress alle articolazioni e alla muscolatura».

Anche Alessandro Covi ci ha confermato la sua preferenza per pedivelle dalla misura intermedia.
«Avendo una gamba di lunghezza media mi trovo molto bene con la misura da 172,5 millimetri. Sento di avere una buona spinta in tutte le situazioni, anche se devo dire che per ora non ho provato altre misure».

Alessandro Covi Coppi e Bartali
Covi alla partenza da Riccione alla Coppi e Bartali
Alessandro Covi Coppi e Bartali
Alessandro Covi alla partenza da Riccione alla ultima edizione della Coppi e Bartali

Si va verso i tubeless

Un altro punto su cui si dibatte molto in questo periodo è l’adozione dei tubeless. Nel mondo dei professionisti alcuni corridori iniziano ad usarli e sembra che non vogliono più tornare indietro.
Alessandro Mazzi ci ha confermato che «Alcuni corridori lo hanno provato e ora mi chiedono di montare solo i tubeless, fra questi ci sono Kristoff e Covi. Il gonfiaggio si aggira sulle 6,5 atmosfere e solitamente montiamo il pneumatico con larghezza da 25 millimetri. In alcune gare particolari come la Roubaix le scelte cambiano. Una ruota che piace a molti ragazzi è la Campagnolo Bora WTO 33, che da alcuni test risulta addirittura più scorrevole con tubeless da 28 millimetri». Mazzi ci ha svelato anche un piccolo segreto «All’interno del tubeless, oltre al liquido antiforatura, inseriamo anche un salsicciotto prodotto da Vittoria – che ricordiamo equipaggia il team degli emirati – che serve per evitare le forature e lo stallonamento».

Abbiamo chiesto direttamente a Vittoria di cosa si tratti precisamente, ma ci hanno risposto che è un prodotto molto innovativo ancora in fase di test. Quindi dovremo attendere ancora un pò per avere tutti i dettagli.

Tornando alla scelta del tubeless abbiamo chiesto a uno di quelli che li usa, vale a dire Alessandro Covi.
«Tutto è nato un giorno in cui pioveva ed essendo giovane, ho chiesto ai miei compagni e ai meccanici dell’UAE, che copertoni fosse meglio montare con quelle condizioni. Alcuni mi hanno suggerito i tubeless e devo dire che ho avuto immediatamente una sensazione di maggiore tenuta e stabilità. Ricordo che quel giorno caddero in molti, mentre io ero tranquillo perchè sentivo la bici molto stabile. Da allora monto i tubeless e mi trovo molto bene».
E la scorrevolezza? Covi ci ha detto «Sono molto scorrevoli, però non riesco a sentire una grande differenza con i tubolari. Il miglioramento c’è, però non è così grande da avvertirlo bene».

Kristoff Nizza
Kristoff alla presentazione del Tour de France
Kristoff Nizza
Alexander Kristoff durante la presentazione delle squadre al Tour de France a Nizza

Manubrio integrato o no?

Il manubrio è un altro componente che ha subito una grande evoluzione. Ormai è consuetudine vedere i manubri integrati con il passaggio dei cavi completamente interno. Ma non tutti i professionisti adottano questa soluzione. Abbiamo notato come alcuni corridori della stessa squadra utilizzino lo stesso telaio ma manubri diversi. Proprio in casa UAE, abbiamo visto come Ravasi e Covi, entrambi con il C64 di Colnago, utilizzano due soluzioni diverse. Il primo preferisce avere un cockpit più tradizionale con il Deda Super Zero. Covi monta il modello più aerodinamico e completamente integrato Ala Nera, sempre di Deda Elementi.


Alessandro Mazzi ci ha confermato che «Abbiamo diverse soluzioni a disposizione e ogni corridore sceglie in base ai propri gusti personali, non c’è un motivo in particolare fra una scelta e un’altra»
Alessandro Covi ci conferma quanto detto dal suo meccanico «E’ una scelta personale, in base ai gusti e alle caratteristiche tecniche di ognuno. Io mi trovo bene con l’Ala Nera e mi piace molto anche esteticamente».
Possiamo dire che anche i professionisti ogni tanto cedono al fattore estetico.

Tadej Pogacar

Vasile ci spiega la Colnago di Pogacar

23.09.2020
3 min
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Nella recente vittoria di Tadej Pogacar al Tour de France è stato dato molto risalto alla sua Colnago V3Rs tutta gialla. Noi di bici.PRO abbiamo fatto però un passo indietro e approfondito le scelte tecniche del giovane campione sloveno con il meccanico Vasile Morari, che lo ha seguito nella cavalcata che lo ha portato in giallo ai Campi Elisi.

Tadej Pogacar
Con Hilario Coelho, altro meccanico della Uae
Tadej Pogacar
Alla partenza verso il Col de la Loze, con Hilario Coelho, altro meccanico della Uae

Anche Pogacar con i dischi

Per iniziare diciamo che per tutta la durata del Tour, Pogacar ha pedalato sulla stessa bici. La taglia è un 50 di Colnago che corrisponde circa ad un 54. Un fattore che invece è cambiato durante la corsa francese è la scelta del tipo di freni, come ci ha confermato Vasile Morari. 

«In alcune tappe più pianeggianti – ci ha detto – Pogacar ha optato per la versione con i freni a disco, mentre per le tappe con salita ha utilizzato la V3Rs con i caliper». 

Assetti diversi

Un aspetto molto interessante che è emerso parlando con il meccanico della Uae Team Emirates è che Pogacar non ha particolari richieste, ma utilizza il materiale più leggero nelle tappe di salita e più aerodinamico in quelle pianeggianti.

«Durante il Tour de France – ha spiegato Vasile – ha scelto di usare le ruote Bora Ultra con i tubolari nelle tappe con le salite, mentre ha utilizzato le Bora WTO con i tubeless nelle tappe più veloci. Solitamente – ha aggiunto –utilizza le Bora Ultra con due profili differenti all’anteriore la ruota da 35 millimetri e al posteriore da 50 millimetri. Questa scelta gli conferisce più rigidità al posteriore e non c’è una grande differenza di peso rispetto ad avere la coppia da 35 millimetri».

Mentre la scelta di montare il profilo più basso anche al posteriore «è stata fatta solo quando si dovevano affrontare salite molto lunghe». 

Anche per quanto riguarda i rapporti le opzioni sono state due.
«Nelle tappe pianeggianti – ci ha spiegato il meccanico della Uae – Pogacar montava un 39-53 all’anteriore con un pacco pignoni 11-29, mentre nelle frazioni montuose preferiva avere un 36-53 con un pacco pignoni 11-32».

Questi ultimi rapporti sono stati gli stessi che ha usato anche nella scalata alla Planche des Belles Filles. La parte pianeggiante della cronometro «l’ha affrontata con un 58 all’anteriore con un pacco pignoni 11-29». 

Tadej Pogacar
Pogacar con le Bora WTO per una tappa veloce
Tadej Pogacar
In partenza per la tappa di Lione con le Bora WTO: una scelta all’insegna della velocità

Manubrio e sella sempre uguali

Per quanto riguarda il manubrio e la sella il campione sloveno ha utilizzato sempre gli stessi materiali.
«Come manubrio utilizza l’AlaNera di Deda Elementi che gli piace molto in quanto è rigido e leggero allo stesso tempo – continua Morari – mentre la sella è la Scratch M5 di Prologo».

In definitiva Morari ci ha confermato che Pogacar non ha pretese particolari. Ma cambia l’assetto della bicicletta in base al percorso e alle condizioni meteo della giornata. 

Matteo Trentin, Tour de France 2020

Trentin, il Tour delle cose perdute

22.09.2020
3 min
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Il Tour de France non è stato quest’anno per Matteo Trentin il solito terreno di caccia. Il trentino della CCC che ha già annunciato il prossimo passaggio nella Uae-Emirates (che si è portata a casa la maglia gialla) non ha vissuto il passaggio a vuoto con troppo entusiasmo, ma ha cercato di dissimulare il malumore in ogni modo possibile. Persino quello nei confronti di Peter Sagan, che raramente si è visto correre in modo così disordinato.

Si diceva che sarebbe stato un Tour nel segno della cautela, arrivandoci senza grossi riferimenti.

Sarà pure stato così, ma tolta la prima settimana in cui siamo stati prudenti anche per ragioni di sicurezza viste le strade bagnate intorno Nizza, poi si è corso ogni giorno come se non ci fosse un domani. Abbiamo sempre menato, in un Tour molto duro in cui tappe con 2.000 metri di dislivello venivano classificate come piatte.

Matteo Trentin
Matteo Trentin, un Tour corso come al solito con spirito guascone
Matteo Trentin, Daniel Oss
Matteo Trentin e Daniel Oss, entrambi corridori della Valsugana, in Trentino
Che cosa ti è parso della gestione Covid, dei tamponi, la bolla e tutto il resto?

Meglio di quel che si è fatto sarebbe stato impossibile. Siamo sempre rimasti fra noi, a settembre c’era meno gente in giro perché lavoravano, ma ugualmente abbiamo visto scene disarmanti. Non si capiva perché alcuni non dovessero mettere la mascherina. C’è una regola, rispettatela! Bisognava far passare il messaggio, ma la verità è che in Francia la gente se ne frega. Vivo a Monaco, nonostante migliaia di contagi ogni giorno, i francesi hanno continuato con la loro vita.

Trentin si è fatto conoscere proprio grazie al Tour, speravi in qualcosa di meglio per te?

Pensavo meglio. Almeno volevo vincere una tappa, sapendo che quelle buone non erano poi tante. Ci sono stati risultati che non mi appagano e anche occasioni che non ho sfruttato.

Si è sentita l’assenza di una Ineos in controllo della corsa?

Neanche un po’, perché la Jumbo-Visma ha fatto la stessa cosa.

Dal Tour alla classiche sperando di aver raggiunto una buona condizione?

Sì, perché il Tour mi ha dato una buona condizione. A ben vedere, ho avuto un solo giorno storto, al Col de la Loze, ma sono stato sempre in crescita, al punto che quando ho provato ad andare in fuga, erano lesti a seguirmi.

Che cosa ti pare del futuro?

Sono seduto su una buona sedia. Dopo il Tour mi è servita una settimana a casa per rigenerarmi, perché di fatto sono partito a fine luglio con l’italiano e sono rimasto sempre per alberghi. Serviva uno stacco mentale, perché devo dire che questi tre mesi sono stati molto intensi e sono anche volati abbastanza in fretta, ma se mi guardo indietro mi pare che sia passato un ano intero.

Se ti dicessero che a dicembre si va in ritiro?

Direi che Trentin è malato. Scherzi a parte, tanti di noi finiranno di correre a novembre. Capirei un ritiro di tre giorni per conoscersi e prendere il materiale, molto meno per iniziare a lavorare. Difficile dire se la stagione ripartirà dall’Australia o dal Sud America, ma la verità è che me ne importa anche poco. Negli ultimi anni ho ricominciato dall’Europa e lo trovo utile, funzionale e meno stancante.

Che cosa ti ha convinto ad andare alla Uae-Emirates?

La scelta è stata prima di tutto tecnica. Già lo scorso anno si erano fatti avanti, così ci siamo riavvicinati e abbiamo ripreso a parlare. Mi hanno spiegato bene il progetto e mi è piaciuto molto. Hanno vinto il Tour, due anni fa chi lo avrebbe detto? Non è facile fare un simile salto di qualità, ma quando cominci a vincere, capisci quale tipo di lavoro funziona e quale no e a quel punto inizi anche a crescere. Sarà bello farne parte.

Bertogliati, due parole su Fabio Aru

21.09.2020
3 min
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A partire dal 2020, Fabio Aru ha iniziato a lavorare con Rubens Bertogliati, ex corridore svizzero e ora allenatore del Team Uae-Emirates. Perciò dopo aver fatto passare il tempo necessario, bici.PRO lo ha contattato per capire se si sia dato una spiegazione del drammatico ritiro del sardo dal Tour de France, il 6 settembre, sulle strade pirenaiche di Laruns.

Rubens, pensavi che per Aru potesse arrivare un blackout di quel tipo?

Davvero no, anche se come allenatore non vivo con i ragazzi. Ne seguo cinque, ma con le direttive Covid è stato impossibile essere presente al loro fianco durante la preparazione. Non è invece nel nostro ruolo di allenatori seguirli alle corse o selezionarne gli obiettivi.

Rubens Bertogliati, Iam, 2016
Bertogliati, svizzero classe 1979, coach dal 2013 al 2016 alla IAM Cycling
Rubens Bertogliati, Iam, 2016
Rubens Bertogliati, svizzero classe 1979, coach dal 2013 al 2016 alla IAM Cycling
Non avevate alcun elemento sicuro di valutazione?

Abbiamo fatto diverse riunioni prima del Tour per valutare la squadra e decidere se, dopo la pausa per il Covid, fosse il caso di rivedere i piani dei singoli, compreso Aru.

E Fabio come stava?

Lui stava bene, aveva valori migliori dello scorso anno quando al Tour fece 14°. I suoi dati sono personali, ma aveva un rapporto potenza/peso migliore dello scorso anno. Non si poteva pensare a un ritiro così.

Quale sarebbe stato il suo ruolo?

Pensavo che piano piano sarebbe migliorato. Forse non sarebbe arrivato tra i primi cinque, ma dopo i due anni che ha passato, per Fabio Aru entrare nei dieci ed essere un uomo chiave per Pogacar sarebbe stato un bell’obiettivo.

Come si spiega il crollo?

Dal mio punto di vista, posso dire che è stato un anno particolare. Un anno di soli allenamenti e di poche gare prima dei veri obiettivi. Di solito al Tour si arriva dopo cinque mesi, qui dopo neanche cinque settimane e questo può aver giocato un ruolo, soprattutto per i corridori più esperti.

Quali problemi possono aver incontrato i corridori più esperti?

Dopo un po’ sono abituati a seguire una strada forse ripetitiva, di cui si fidano. Il motore è abituato a picchi che quest’anno non sono arrivati prima del Tour.

Dici che i problemi fisici di cui si è parlato sono stati effettivamente risolti?

Se Fabio ha avuto problemi alla gamba operata, dovrà fare dei test e valutare come funziona, ma non gli ho mai sentito dire nulla in questo senso. Andava tutto bene, per questo le parole di Saronni sono suonate strane.

Saronni ha sostenuto che sia stato mandato in Francia non essendo nella forma giusta.

Ripeto: Fabio era pronto per andare al Tour. Uno con i suoi numeri poteva e doveva stare davanti. Lo dimostrano i piazzamenti venuti prima, sul Ventoux, a Burgos e al Tour de l’Ain. L’unico passaggio negativo in effetti c’era stato al Lombardia.

Escludi che non si sia allenato, quindi?

E’ uno che lavora, per questo ho difeso la sua posizione in squadra. Fa il suo lavoro e da metà maggio si è impegnato al 100 per cento. E’ dimagrito bene, quello che ci si aspetta da un pro’ come lui.

Può esserci stato allora un blocco psicologico?

Sta a lui ripercorrere il Tour e capire dove ci sono stati momenti buoni e dove momenti cattivi. Se il problema è psicologico, lui lo sa. Il giorno prima è morto suo nonno, che stava già male. Queste cose provocano reazioni come a Bettini, che dopo la morte del fratello vinse il Lombardia, oppure ti buttano giù.

Di sicuro ha subito un colpo duro, come essere tornato ai problemi dello scorso anno…

L’ho incontrato a inizio anno e mi è sembrato una persona solare e disponibile per condividere le sue emozioni, una cosa che non riesce con tutti. Ma ora se vuole risalire, deve mettere in fila il bello e il brutto. Il corridore c’è. Il fisico c’è. Il ciclismo è duro, non è come nel 100 metri piani, in cui forse non devi neanche tenere duro. Qua devi saper stringere i denti.

Lo avresti mandato al Giro d’Italia?

Forse il Giro sarebbe stato prematuro, per uno che soffre anche la pressione mediatica. La squadra ha rispettato i suoi programmi e per uscirne avrebbe bisogno di un risultato in qualsiasi gara, per ritrovare morale. Fabio c’è, trovo assurdo che gli abbiano consigliato di smettere, ma di certo deve ritrovarsi. Se non capisce cosa non abbia funzionato, è sempre a rischio che accada di nuovo.