Federico Morini, Michele Scartezzini, ritiro Noto, 2020

Scartezzini, la bilancia e il cronometro sovrano

18.12.2020
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La Sicilia è un buon posto per allenarsi e riflettere, pensa Scartezzini dalla sua stanza d’hotel a Noto. Il quartetto dell’inseguimento è volato giù dal 7 dicembre e rimarrà fino a domani, poi si sposterà a Formia per gli ultimi quattro giorni di lavoro prima di Natale.

«Stiamo facendo prevalentemente strada – dice il veronese, che nella foto di apertura è con Federico Morini – ma solo ieri siamo andati in velodromo per provare un po’ di partenze. Era pieno di bambini venuti a vederci e a girare in pista. Come quando arriva in paese la Juventus. E’ un altro mondo. Caldo, percorsi pedalabili. Siamo sempre in maglietta e pantaloncini. Eravamo già venuti a Noto per un solo giorno l’anno scorso durante un raduno sull’Etna, ma in questa fase l’altura non serve».

Michele Scartezzini, individuale a punti, mondiali Berlino 2020
Michele Scartezzini impegnato nell’individuale a punti ai mondiali di Berlino 2020
Michele Scartezzini, individuale a punti, mondiali Berlino 2020
Scartezzini nell’individuale a Berlino 2020

Agli ordini di Marco Villa, in questo angolo incantato d’Italia più a sud dell’Africa, ci sono Scartezzini, appunto, più Bertazzo, Lamon, Simion (fresco di firma con la Giotti Palomar), Plebani, Pinazzi, Gidas Umbri e Tommaso Nencini. Come dire lo zoccolo duro dell’inseguimento a squadre, più qualche giovane e senza i due o tre nomi da aggiungere in vista di Tokyo: Consonni, Ganna, Milan e Viviani.

Cominciate a essere in tanti…

Si è visto al mondiale. Siamo un gruppo forte con esigenze diverse. Noi che siamo qua abbiamo corso poco e abbiamo bisogno di fare allenamenti di sostanza, mentre Viviani, Ganna e Consonni tutto sommato hanno avuto una stagione frenetica ma quasi normale. E comunque non è più come una volta, la differenza tra stradisti e pistard si sta facendo più netta.

Che cosa intendi?

Io ormai faccio quasi solo pista. In allenamento non serve che faccia chissà quali dislivelli, come se dovessi prepararmi per una gara a tappe. Mi sto concentrando molto più sulla forza rispetto a un tempo, che mi agevola per le partenze. Debutterò in Argentina alla Vuelta San Juan, ma sarà per avvicinarmi meglio al calendario della pista. Siamo tanti per quattro posti, prima o poi saremo scelti sulla base dei tempi che saremo in grado di fare.

Nazionale a Noto Cinelli
La nazionale di Marco Villa a Noto per la seconda volta
Nazionale a Noto Cinelli
La nazionale di Villa a Noto per la seconda volta
Quindi la prima sfida è interna?

Prima dell’europeo mi sentivo davvero in palla e non tutti fra noi andavano allo stesso modo. Se il Covid non ci avesse decimato, durante gli allenamenti ci sarebbe stata la selezione. Poi magari stavo lo stesso a casa perché altri andavano meglio, ma l’importante era sapere di aver fatto tutto il massimo.

Non ti dà fastidio pensare che probabilmente alla fine arriveranno gli altri quattro dalla strada e tanto lavoro sarà vanificato?

No, per due motivi distinti. Il primo è che le Olimpiadi sono una cosa immensa, ma l’anno prossimo ci sono anche gli europei, i mondiali e un calendario molto ricco. Il secondo è che davanti a un atleta capace di fare tempi migliori, hai poco da restarci male. Certo, sportivamente rosichi. Siamo cresciuti insieme nello stesso gruppo, è brutto che qualcuno parta e qualcuno no. Però è lo sport. Non ne conosco tanti di fenomeni, ma noi ne abbiamo un bel concentrato. E se di colpo arriva uno come Milan, che dopo un solo anno in pista fa certi tempi, posso solo togliermi il cappello.

Michele Scartezzini, ritiro Noto 2020
Per Scartezzini, momento di sosta con vista mare durante il ritiro che finirà domani
Michele Scartezzini, ritiro Noto 2020
Sosta con vista mare, ma domani si riparte
Le Olimpiadi, dicevi…

Per la prima volta sono alla nostra portata. Prima le vedevamo come irraggiungibili. A Londra ci andò Viviani e fece anche bene. A Rio arrivammo quasi per caso. Intorno a noi erano tutti serissimi, noi sembravamo superficiali. Ma adesso che siamo nella situazione per cui la medaglia è alla nostra portata, vogliamo esserci a tutti i costi. Sarà una sfida anche fra noi, altrimenti sarebbe troppo facile, ma non sarà certo l’esclusione a chiudere la mia carriera. Sono nelle Fiamme Azzurre. Mi hanno preso per la pista e posso lavorare sereno. Se salto Tokyo, c’è Parigi quando avrò 32 anni. Non sono un atleta tanto sfruttato. Sto facendo molta meno strada, perché ho individuato la mia dimensione. Non serve sfinirsi sulle salite per fare qualche risultato di là e poi spremersi per tirare fuori qualcosa su pista. Una volta che ho capito questo, ho cominciato a cambiar pelle.

Che cosa significa?

Nel 2019 pesavo circa 62 chili, ma agli europei mi ero sentito spesso in debito di forza. Così sono andato da una nutrizionista. Le ho spiegato che volevo privilegiare l’aspetto della forza, per la durata delle prove che devo fare. Da allora ho messo su circa 10 chili di massa magra. Adesso ho più forza, ma ammetto che inizialmente mangiare così tanto mi faceva quasi star male.

Michele Scartezzini, ritiro Noto 2020, cannolo, colore
Un ritiro in Sicilia significa anche stare bene. Bella la Spagna, ma non c’è storia…
Michele Scartezzini, ritiro Noto 2020, cannolo, colore
Un ritiro in Sicilia può essere anche piacevole…
Mangiare e basta?

Mangiare, ma non a caso. E palestra. Da quando ho cominciato, mangio 500 grammi di alimenti pesati a crudo, nel senso che quando poi vengono cotti, con l’aggiunta dell’acqua il peso aumenta. E poi ho lavorato sul tronco, perché in partenza certi sforzi di gambe si ripercuotono sulla schiena. In sostanza sono alto 1,83 e ora peso 72 chili con la mezza idea di arrivare a 75. Non sono più un passista scalatore, ma se osserviamo lo sviluppo degli stradisti ci si accorge che gli scalatori da 58 chili stanno scomparendo e quelli che fanno classifica sono tutti intorno ai 70 chili. Perché con l’avvento delle compact, più del peso conta la potenza. Se sul Mortirolo riesci a demoltiplicare i rapporti fino a trovare la cadenza che ti fa esprimere al meglio i tuoi watt, non serve essere leggerissimi come quando avevi soltanto il 25.

Rosario Fina

Fina ci riprova: «Se non ora, quando?»

13.11.2020
5 min
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Fina avrebbe continuato a dire di no, ma una domanda lo ha costretto a ripensarci: «Se non ora, quando?».

Si parla delle elezioni del Comitato regionale siculo, guidato al momento dal palermitano Diego Guardì. La storia di quello che accadeva laggiù è super nota, ma si tende a dimenticare. Si dimenticano le indagini della magistratura, scattate dopo l’inibizione del Tribunale Federale a Giovanni Duci, i rinvii a giudizio e i 31 indagati. Quel sistema di società fittizie che organizzava gare inesistenti, create per incassare contributi regionali e utili all’occorrenza per determinare il corso delle elezioni federali, è stato smantellato. Dalla magistratura. Oppure, se non altro, è stato fortemente ridimensionato.

«Non ci sono più 370 società come nel 2012 – racconta Fina – oggi sono circa 120 e ognuna con un presidente in carne e ossa con cui parlare di attività e di programmi».

Monterosso Almo
Monterosso Almo, la gara di agosto multata per le sue locandine
Monterosso Almo
Monterosso Almo, la gara di agosto multata

Rosario Fina ha 51 anni e da ragazzino lasciò la Sicilia alla volta di Bergamo, con il sogno di diventare un corridore. E ci riuscì. Campione del mondo nella cronosquadre da junior e poi da dilettante. Tre anni di professionismo. Direttore sportivo fra gli under 23, commissario tecnico azzurro delle donne e a seguire degli under 23. Poi, conclusa quest’ultima parentesi, è tornato a Serra di Falco (Caltanissetta) per mandare avanti l’attività commerciale avviata già da anni. Fu proprio nel 2012 che provò a candidarsi, ma fu schiacciato per una serie di voltafaccia ripagati con incarichi e chissà quale altro favore.

Non ti è bastato?

Avevo detto di no, in effetti. Mi sostengono quelli che 8 anni fa erano dall’altra parte. E già sappiamo che qualcuno ha cominciato a fare promesse in giro perché cambino partito.

E’ vera la storia letta su Facebook della multa per le locandine sbagliate?

Eccola. Ai primi di agosto Salvatore D’Aquila ha organizzato a Monterosso Almo il Memorial Cannarella. C’era così tanta penuria di corse che sono venute 12 società dal Nord. C’erano 300 ragazzi fra esordienti, allievi e juniores e gli organizzatori sono stati multati con quattro verbali da 120 euro ciascuno perché sulle locandine la gara era indicata come “nazionale” anziché “regionale”. E il bello, come vi ha detto lo stesso Di Rocco, è che dall’inizio dell’anno c’è una delibera federale per cui le gare regionali sono state portate a nazionali.

Quindi non pagheranno?

Non vorrebbero. Ma se non pagano, non possono votare…

Scusa, parliamo dello stesso D’Aquila già presidente regionale?

Proprio lui. Eletto per tenersi buone le provincie orientali e sfiduciato quasi subito, in modo che il Comitato venisse commissariato e affidato a Francesco Miceli. Che tempi…

Diego Pellegrini, Rosario Finale, Marco PAntani, Giro delle Valli Aretine
Giro delle Valli Aretine 1991, Fina vince davanti a Diego Pellegrini e Marco Pantani
Diego Pellegrini, Rosario Finale, Marco PAntani, Giro delle Valli Aretine
Valli Aretine 1991, battuto anche Pantani
Per cui ci riprovi…

I numeri sono diversi. Duci è stato costretto a smettere, almeno ufficialmente. Per cui, davvero… Se non ora, quando?

Chi voterà per te?

C’è un blocco di comitati provinciali più o meno compatti. Abbiamo voti su Catania, Agrigento, Palermo, Trapani, Siracusa e Ragusa. A Caltanissetta, casa mia, è più complicato.

Perché?

Perché alcuni di quelli che volevano sostenermi otto anni fa, hanno ricevuto incarichi tecnici e regionali che adesso vogliono difendere. Io ci sto mettendo la faccia, portando avanti un progetto.

Spiegaci.

C’è bisogno di persone, finanziamenti e progetti giusti. I fronti sensibili sono tanti. La strada è da rifondare. Su pista, c’è guerra fra Palermo e Noto, perché Palermo non vuole che i fondi siano destinati solo al velodromo di Noto.

Perdona, il velodromo di Palermo è chiuso da anni…

Ma la società che lo gestisce vuole la sua parte nell’eventualità che un giorno sia riaperto. Il Comitato regionale deve pensare al movimento a 360 gradi. Anche Paternò ha un velodromo malmesso. Serve continuità di lavoro fatto bene, passando attraverso la collaborazione con le amministrazioni comunali.

Hai parlato di progetti giusti.

Un esempio. Nel 2007 andai dal direttore della BCC di Caltanissetta. Gli dissi che non volevo chissà cosa, ma 2.000 euro con cui avrei comprato 4 biciclette e le avrei verniciate con i colori della banca. Lui si stupì e accettò. Sapete quanti bambini mettemmo in bici con quei soldi? Ben 15 e la cosa si fermò solo perché dall’anno dopo mi chiamarono per fare il tecnico degli U23.

Ecco la vera domanda: perché lo fai?

Voglio lasciare un segno. Mi vedo qua ed è un peccato che questo bagaglio accumulato in 50 anni vada perduto. Poi, se non sarò capace, mi farò da parte. Odio quando sento dire che siamo nati qui e siamo destinati a restarci. Nascere in Sicilia è un valore aggiunto, la Sicilia non si deve accontentare. Di cosa? E perché?

Rosario Fina, Franco Ballerini, percorso di VArese
Nel 2008 è tecnico degli U23: eccolo a Varese con Ballerini, nella ricognizione dei mondiali
Rosario Fina, Franco Ballerini, percorso di VArese
Prima di Varese 2008, con Ballerini sul percorso
Già, perché?

Fra 5-6 anni non avremo più Nibali, Visconti e Caruso. Il Comitato regionale si deve fare garante di riorganizzare l’attività. Si deve ricreare entusiasmo. Perché non deve nascere un altro Rosario Fina?

Perché pensi che non nascerà a breve?

Si fanno gare di 20-30-40 chilometri. Si fanno le affiliazioni plurime. Ma perché non immaginare di organizzare gare vere qui da noi? Perché questi ragazzi se ne devono andare? Io partii da dilettante, altrimenti ero qua e finii la scuola correndo in Sicilia. Non parlo di ricreare blocchi come ne vedemmo in passato, ma di ridare dignità all’attività.

Non ne ha?

Prima gara a Palermo dopo il lockdown. Una cronometro per tutte le categorie, organizza il presidente Guardì. Bravo, penso. Partenza e arrivo vicine. E si scopre che il tempo lo prendeva un volontario con il cronometro in mano. Nessun chip. Ma anche nessuna multa. Le gare vanno organizzate per gli atleti, perché possano fare esperienza. Serve un progetto di qualità, si devono gettare le basi per il futuro. E soprattutto… Se non ora, quando?

Giovanni visconti, crono Monreale-Palermo, Giro d'Italia 2020

Visconti, quel giorno a Monreale

Giada Gambino
15.09.2020
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Giro d’Italia 2020, prima tappa a cronometro Monreale-Palermo. Uno dei corridori più attesi si trova sulla rampa, pronto a scattare: è Giovanni Visconti

Trenta secondi al via

Aspetto in sella alla mia bici da crono. Chiudo gli occhi per concentrarmi, mancano pochi secondi al via della tappa nella mia terra. Non sento più le voci delle persone che mi circondano, il tempo si congela e, inevitabilmente, mille ricordi iniziano a riaffiorare…

Suona la campanella di scuola, esco velocemente per arrivare il prima possibile a casa, alla Molara, una borgata ai piedi di Monreale. Mentre mangio mi metto il completino, le scarpette, il casco, afferro la bici e vado via. Ad aspettarmi c’è l’altro Visconti, mio cugino Agostino, ogni volta che mi alleno con lui devo andare a tutta, non si può pedalare sotto i 30 all’ora. E’ veramente forte e ho fatto tanti, forse anche troppi, secondi posti in volata dietro di lui; quel 27 aprile (1996), davanti la mia scuola elementare, a 300 metri da casa a Borgo Molara, che soddisfazione quando sono riuscito a mettergli la ruota davanti!

Giovanni Visconti, Coppa Sabatini 2018
Ha conquistato tre maglie tricolori, la prima con la Quick Step. E’ pro’ dal 2005.
Giovanni Visconti, Coppa Sabatini 2018
Ha vinto tre maglie tricolori, la prima con la Quick Step. Pro’ dal 2005.

Un tifoso urla: «Forza Visconti!»

La voce di un tifoso rompe la bolla dei ricordi in cui ero immerso e mi riporta ad oggi. Ripenso al Giovanni ragazzino e a quanti sacrifici ha dovuto fare. La mattina andavo a correre a piedi, poi andavo in mountain bike e concludevo l’allenamento con la piscina e la palestra. La fatica e le rinunce che ho dovuto fare non tutti i ragazzi sarebbero riusciti ad affrontarle.

Da piccolo ho escluso ogni forma di divertimento dalla mia vita, esisteva solo la bicicletta. Pensandoci non conosco un locale a Palermo, non so cosa significhi divertirsi in questa città. Eppure non cambierei nulla del mio passato. E’ proprio grazie a tutti questi sacrifici se oggi sono un professionista, se oggi sono qui, pronto ad iniziare il mio undicesimo Giro d’Italia a trentasette anni.

Per la seconda volta ho la fortuna di partecipare alla Corsa Rosa con partenza dalla Sicilia, ma il fatto di poter partire, oggi, dai luoghi in cui ho messo le basi mi fa venire i brividi.

Giovanni Visconti, padre Antonino Visconti
Suo padre Antonino lo avviò al ciclismo e lo ha seguito spesso alle corse
Giovanni Visconti, padre Antonino Visconti
Giovanni Visconti e il padre Antonino che lo ha avviato al ciclismo

Il silenzio di mio padre

Penso a mio padre e a quanto, in silenzio, sia orgoglioso ed emozionato. Questi sono i luoghi dove mi faceva allenare, speranzoso di vedermi un giorno tra i professionisti e devo riconoscergli che i miei sacrifici sono anche i suoi. Abbiamo condiviso tanti momenti e ha sempre creduto tanto in me, anche quando pensavo di non potercela fare. Lui, con il suo carattere forte da vero palermitano, mi spronava affinché uscisse il meglio di me: riuscendoci. E per lui, far vedere che suo figlio, a differenza di come molti pensano, è ancora competitivo… è motivo di grande orgoglio.

Il siciliano Giovanni Visconti

Sono legato a questi posti, ma non perché mi hanno dato qualcosa o mi hanno facilitato in qualcosa; il sudore versato su questa terra è tutta roba mia, ma sono inevitabilmente legato alla mia isola perché mi ha fatto crescere e mi ha insegnato il vero sacrificio, dal momento che per riuscire ad emergere, noi siciliani, dobbiamo impegnarci molto più degli altri. La Toscana mi ha lanciato nel mondo del professionismo, mi ha dato la mia famiglia, la considero la mia terra di adozione, ma io mi sento siciliano a tutti gli effetti e mi piace, anzi, esigo essere chiamato “ il siciliano Giovanni Visconti”.

Giovanni Visconti, Giacomo Nizzoli
Agli europei a Plouay è stato uno dei baluardi di Nizzolo
Giovanni Visconti, Giacomo Nizzoli, Matteo Trentin
Agli europei di Plouay abbraccia Nizzolo, che ha vinto. A destra, c’è Trentin

Apro gli occhi, una mano davanti a me fa il conto alla rovescia con le dita. Cinque, quattro…

E’ arrivato il momento, respiro profondamente, guardo davanti a me focalizzando la strada. Questa crono non è adatta alle mie caratteristiche, ma sono nella mia terra e darò tutto me stesso per onorare le strade su cui da bambino ho tanto lottato.

Tre, due, uno… inizia la mia corsa. Sarà un’apnea, tra i tanti ricordi.