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MET Trenta Mips: sicurezza, ventilazione e colori unici

16.11.2022
5 min
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La sicurezza è uno degli aspetti a cui ogni ciclista non deve e non può rinunciare. MET da più di trent’anni produce caschi ai vertici del mercato globale. Sanne Cant, in una recente intervista ci ha raccontato quanto sia importante proteggersi su strada e nel ciclocross dalle cadute a basse e ad alte velocità. 

L’atleta belga di 32 anni, che corre con la Plantur-Pura, utilizza il MET Trenta Mips un casco top di gamma sotto più punti di vista. Ventilazione e aerodinamica sono alcuni degli aspetti che fanno di questo prodotto un asso in campo protettivo qualsiasi sia il suo campo d’azione. Andiamo a scoprirlo nelle sue caratteristiche tecniche e nelle sue nuovissime colorazioni che vi presentiamo in anteprima. 

Garanzia di sicurezza

Il Met Trenta si distingue oltre che per il suo design, per il suo sistema di sicurezza Mips. E’ infatti dotato del sistema di gestione della rotazione MIPS-C2. Questo casco è in grado di muoversi rispetto alla testa in caso di incidente, reindirizzando la rotazione dannosa dissipandola. Una tecnologia di protezione del cervello, progettata per aggiungere protezione alla struttura standard dei caschi in caso di determinati impatti. La tutela di questa area sensibile è situata all’interno del casco, tra l’imbottitura confortevole e l’EPS.

Proseguendo nell’analisi della struttura, la calotta è in policarbonato con rivestimento in EPS. Il rotore posteriore avvolge la testa a 360° favorendo le regolazioni verticali e occipitali garantendo una vestibilità ottimale. Le Cinghie Air Lite con divisorio regolabile massimizzano l’aerodinamica e il comfort. L’imbottitura anteriore MET DualGel esalta la comodità anche durante lunghe uscite. Per chi invece non sa rinunciare alle pedalate notturne o per chi vuole una visibilità migliorata il Trenta Mips è compatibile con USB Led Light posteriore con modalità notturna automatica, resistente all’acqua e ricaricabile.

Ventilazione aerodinamica

Originariamente sviluppato da NACA, la posizione di questa insenatura nella parte anteriore del casco ha un effetto rinfrescante. Sfruttando la potenza dell’effetto Venturi, la presa d’aria espelle l’aria calda all’interno del casco attraverso scarichi appositamente posizionati. Ciò garantisce un flusso d’aria costante nel casco, senza che il vento crei resistenza, ottenendo il massimo livello di comfort durante le uscite più lunghe su strada o fuoristrada.

Ottimizzato per l’uso in gruppo, la coda a forma di tubo e la canalizzazione dell’aria interna del MET Trenta Mips assicurano le migliori prestazioni quando si pedala in gruppo, offrendo fino al 7% di riduzione della resistenza rispetto a un casco da strada tradizionale. Ha inoltre un profilo più basso nella parte posteriore, che lavora in sinergia con la presa d’aria anteriore NACA e il deflettore posteriore per guidare efficacemente il flusso. Le 19 prese d’aria e il sistema di canalizzazione interno ingegnerizzato esaltano ventilazione e comfort. Sono infine presenti le predisposizioni per gli occhiali da sole per agganciarli saldamente durante le uscite in sella.

Nuove colorazioni

A rendere il MET Trenta Mips ancora più accattivante oltre alle tecnologie implementate, ci sono le nuove colorazioni. Un design unico che incontra tutti i gusti, adattandosi a stili eleganti o più estroversi. Le taglie disponibili sono tre: S 52-56 cm, M 56-58 cm e L 58-61 cm. I pesi oscillano a seconda della misura e vanno da 240 g a 285 g. Il prezzo consultabile sul sito è di 260 euro. 

MET

Sanne Cant, il fango, le cadute e il materiale del cross

14.11.2022
4 min
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Sembra un paradosso, ma si rischia di farsi male cadendo piano, piuttosto che ad alta velocità. E’ quello che è venuto fuori da uno scambio di battute con Sanne Cant, atleta belga di 32 anni, che corre con la Plantur-Pura, team femminile della Alpecin, che ha come direttori sportivi Heidi Van de Vijver e due ex pro’ come Michel Cornelisse e Gianni Meersman.

Avendola vista scivolare pericolosamente in un traversone dei campionati europei di Namur (foto di apertura), ci era venuta la curiosità di chiederle quale parte si cerchi di riparare quando si scivola nel cross. Ne è nata un’interessante conversazione sulle sue abitudini tecniche.

«Gli incidenti che fanno più male – spiega – sono quelli a velocità inferiore, perché l’impatto è maggiore. La cosa positiva è che non ti schianti sull’asfalto e questo significa che nel ciclocross cadi in modo più morbido».

Nel 2022, Sanne Cant ha aperto la stagione su strada alla Strade Bianche: un debutto non morbido
Nel 2022, Sanne Cant ha aperto la stagione su strada alla Strade Bianche: un debutto non morbido

Tre giorni fra strada e cross

Pur non risultando fra le specialiste tesserate nel team belga (qualifica che spetta ad Ceylin del Carmen Alvarado, Puck Pieterse, Aniek Van Alphen e Annemarie Worst che corrono su strada solo in preparazione al cross), Sanne Cant ha disputato una stagione più nutrita. Per lei 35 giorni di corsa e il passaggio davvero rapido al cross.

«Non mi sono presa un periodo di riposo – dice – abbiamo tolto un po’ di carico nell’ultimo periodo e inserito 3 giorni di riposo completi. Durante la stagione su strada non ho mai usato la bici da cross. Mi semplifica tutto il fatto che i due telai hanno le stesse misure (la squadra usa bici Stevens, ndr) e che anche in fatto di ruote non ci siano grandi differenze. Chiaramente scegliere le gomme è più semplice su strada, mentre quando si parla di Roubaix siamo in una via di mezzo».

Le stesse misure sulla Stevens da strada e quella da cross: uno standard che non tutti riescono ad avere. Qui a Namur 2021
Le stesse misure sulla Stevens da strada e quella da cross: uno standard che non tutti riescono ad avere. Qui a Namur 2021
A volte si ha l’impressione che nel cross uno dei problemi sia la visibilità, soprattutto quando c’è fango e gli occhiali si sporcano…

Infatti inizio sempre le gare con gli occhiali. Nel peggiore dei casi, se il tempo è così brutto, li butto via dopo un po’ nella zona dei box. E’ un tema su cui stare attenti. Di certo però quando passo ai box non chiedo di cambiare occhiali. Servirebbe troppo tempo e non sempre riesci a infilarli pedalando.

Quindi ai box si cambia solo la bici?

Esatto, soprattutto perché è sporca e la possibilità di avere problemi meccanici è troppo grande. Inoltre con il fango le bici diventano sempre più pesanti, anche se magari questo da fuori non si riesce a valutare.

Da qualche anno nelle gare su strada si sta molto attenti al protocollo sulla commozione cerebrale, anche nel cross c’è il rischio?

C’è sempre un rischio, anche per quel discorso delle velocità ridotte di cui parlavamo prima.

Alla luce di questo, nel cross usi un casco diverso?

Non ho ancora subìto brutte cadute, fortunatamente. Ma non c’è davvero una differenza tra la strada e il cross, per quanto riguarda il casco. Quando lo metti dovrebbe essere sempre ben serrato e in tutta onestà, mi sento davvero a mio agio ed estremamente al sicuro con il casco MET che usa la nostra squadra. E’ di ottima qualità.

Nei cross più fangosi, vesti allo stesso modo che su strada?

Abbiamo materiale diverso, che però ci aiuta a coprire ogni tipo di situazione. Corriamo su strada con Vermarc Clothes e nel ciclocross con Kalas. Entrambi hanno le loro qualità e noi abbiamo tutto ciò di cui abbiamo bisogno.