Soniq 42, figlie delle Sharq: alta tecnologia, prezzo super

03.09.2025
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E’ passato un anno dalla presentazione della Sharq e ora Fulcrum rilancia con Soniq 42, una ruota eclettica e comoda, ma ugualmente all’avanguardia nel look e nelle soluzioni che sin dal 2004 caratterizzano i suoi prodotti. Soniq 42 si affida al profilo 2-Wave Rim, che ottimizza aerodinamica e stabilità. L’altezza del profilo varia tra 42 e 47 mm, con un disegno ondulato che rende la ruota dinamica e reattiva.

Sharq è nata per collocarsi al vertice della gamma all-road performance. Ha il profilo 2-Wave Rim, i raggi A3r0 e i cuscinetti ceramici USB™. Soniq 42 offre prestazioni ugualmente elevate e discende dalle stesse tecnologie, ma fa un passo verso l’accessibilità e l’impiego quotidiano.

La voce dei campioni

Che cosa accadde nel 2004? Fu l’inizio della storia, la nascita dell’azienda e di un modo di lavorare fatto di studi di laboratorio e i riscontri su strada. Usavano (e ancora usano) le ruote Fulcrum coloro che le costruivano, come pure i corridori di alcune grandi squadre. La Quick Step, ad esempio, come pure la Lampre e il primo Team Bahrain.

Dici Fulcrum, infatti, e davanti agli occhi ti passano le istantanee dei campioni che ci hanno corso e hanno aiutato nel loro sviluppo. Il tempo di nascere ed ecco Boonen che su ruote Fulcrum centra Fiandre, Roubaix e mondiale. Quindi tre mondiali con Bettini, ancora Bettini e poi Ballan. E via in ordine sparso, con la Sanremo di Pozzato, il secondo Lombardia di Bettini e il tricolore di Visconti. Il Giro del 2011 con Scarponi, il Fiandre di Ballan, i due Lombardia di Cunego. Il Giro e la Liegi di Di Luca. Il primo Lombardia di Nibali e anche la Sanremo.

L’elenco è lungo ed è immediato capire, al di là degli obblighi derivanti dalle sponsorizzazioni, quale immenso capitale di suggerimenti, appunti ed eventuali modifiche certi corridori siano stati in grado di dare. E spiega come mai all’uscita di ogni prodotto Fulcrum è bene prestare l’attenzione che merita.

Tubeless senza nastro

Torniamo perciò alla Soniq 42. Il cerchio è in carbonio e viene realizzato con una laminazione FF80, che permette alla ruota di non essere troppo rigida, amplificando il comfort per quando le uscite sono lunghe e i fondi misti. Il ponte non è forato, grazie al ricorso alla tecnologia 2-Way Fit, e questo consente di montare il tubeless facendo a meno del nastro.

Grazie alla particolare impronta nella zona della valvola, anche il montaggio delle camere d’aria è agevole e avviene con la massima precisione. La camera all’interno del copertoncino risulta infatti totalmente stabile. Anche la valvola per le coperture tubeless viene montata senza rischio di infiltrazioni d’aria dovute al posizionamento sbagliato al momento del montaggio.

Il risultato è una ruota più solida dalla manutenzione più semplice: ridurre le complicazioni in questo senso, senza rinunciare alla tecnologia, è garanzia di alto gradimento.

Fra comfort e durata

Il mozzo deriva direttamente dalla serie Wind ed è realizzato partendo da un pezzo forgiato. Si ottiene una maggior resistenza meccanica, mentre i cuscinetti sigillati lavorano su un asse integrale che ne consente la regolazione tramite la ghiera di precarico. Anche in questo caso si lavora per contenere l’usura e garantire scorrevolezza. La cremagliera della ruota libera è stata rinforzata e maggiorata fino a 36 denti.

Il peso complessivo della coppia Soniq 42 è di 1.595 grammi, che vanno bene per sentirsi sicuri anche se il fondo è sconnesso. Per contro, anche se parliamo di ruote inserite in una fascia di prezzo accessibile, l’uso di materiali e soluzioni tecnologicamente avanzate permette di avere prestazioni elevate, comfort, durata a un prezzo (abbordabile) di 1.590 euro.

Fulcrum Wheels

Richiamo di sicurezza Swiss Side

02.08.2025
3 min
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La sicurezza per chi pedala è davvero da considerare un pilastro inamovibile. Swiss Side, un brand emergente e sempre più accreditato nel settore delle soluzioni aerodinamiche avanzate, e partner di produzione di DT Swiss, ha recentemente annunciato un importante richiamo di sicurezza. Questa iniziativa, che riguarda specifici modelli di ruote in carbonio, sottolinea l’impegno incrollabile della stessa azienda per la sicurezza dei ciclisti. L’obiettivo è informare tempestivamente i possessori delle ruote potenzialmente interessate, garantendo che ogni singola pedalata avvenga in totale tranquillità.

Il richiamo riguarda alcuni modelli di ruote Swiss Side HADRON appartenenti a specifici lotti di produzione. È fondamentale per i ciclisti verificare se le loro ruote rientrino nell’elenco per agire di conseguenza. I modelli potenzialmente interessati sono:

  • – HADRON2 All road 450
  • – HADRON2 All road Ultimate 450
  • – HADRON2 Classic 500
  • – HADRON2 Ultimate 500
  • – HADRON3 Classic 550
  • – HADRON3 Classic 650

È importante mettere in evidenza che non tutti i modelli HADRON sono coinvolti. Le ruote HADRON 380, 625, 680, 800 e 850 non rientrano difatti in questo richiamo. Inoltre, tutte le ruote HADRON3 Ultimate, prodotte nello stabilimento DT Swiss in Polonia, non sono in alcun modo interessate.

Swiss Side ha richiamato per un controllo i modelli di ruote HADRON
Swiss Side ha richiamato per un controllo i modelli di ruote HADRON

Come agire in questa situazione?

Per aiutare i ciclisti a identificare rapidamente le ruote coinvolte, Swiss Side e DT Swiss hanno fornito linee guida chiare e condivise. Le ruote potenzialmente interessate sono quelle vendute dopo il 1 agosto 2024 e quelle con numeri di serie DT Swiss superiori a 2740000. È dunque essenziale controllare il numero di serie su entrambe le ruote, anteriore e posteriore, per una verifica accurata.

La priorità assoluta è la sicurezza. Se si possiedono ruote che potrebbero rientrare in questo richiamo, è fondamentale seguire questi passaggi:

  • Interrompere immediatamente l’utilizzo delle ruote potenzialmente interessate
  • Visitare il sito web DT Swiss dedicato al richiamo https://www.dtswiss.com/recall. Qui si trovano le istruzioni dettagliate su come individuare il numero di serie delle ruote
  • Utilizzare lo strumento di verifica sul sito DT Swiss.

Se le ruote non sono interessate, non è richiesta alcuna ulteriore azione. Qualora invece lo fossero, occorrerà seguire attentamente il processo descritto sul sito. DT Swiss gestirà direttamente tutte le fasi successive e le comunicazioni con i clienti, garantendo un supporto completo.

Swiss Side è partner tecnico del team Decathlon AG2R La Mondiale
Swiss Side è partner tecnico del team Decathlon AG2R La Mondiale

Un impegno per la qualità

Sebbene non siano stati segnalati difetti specifici per le ruote Swiss Side HADRON, questo richiamo è una misura precauzionale. Approfonditi controlli di qualità da parte di DT Swiss hanno difatti rivelato problematiche di fabbricazione simili a quelle riscontrate in modelli precedenti di DT Swiss (ERC/CRC/HEC) che sono stati oggetto di richiamo. La decisione congiunta di Swiss Side e DT Swiss dimostra così un impegno totale verso la sicurezza dei clienti, mettendo la prevenzione al primo posto.

Swiss Side continua a essere un player riconosciuto nel settore, spingendo i confini dell’innovazione con soluzioni aerodinamiche sempre all’avanguardia. Questo richiamo, gestito con estrema trasparenza e proattività, rafforza la reputazione di Swiss Side come azienda che antepone la sicurezza e la soddisfazione del cliente a ogni altra considerazione.

Swiss Side

Provate le Zipp 303 SW: ruote con il sensore per la pressione

01.08.2025
7 min
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Non si tratta solo delle nuove ruote Zipp 303 SW e di ruote che integrano un sensore. Questa è di fatto la nuovissima generazione dei cerchi hookless. Spessori delle pareti completamente rivisti, sensore AXS che comunica con la app Sram e con il computerino. Il futuro del reparto ruote (e degli pneumatici) passa anche da qui.

Come vanno queste nuove Zipp? Come ed in che modo si possono sfruttare le potenzialità di queste ruote che, a nostro parere, hanno un ottimo rapporto tra la qualità, le performance ed il prezzo? 1.900 euro non sono un prezzo super ridotto, anche se è più accessibile rispetto alla categoria NSW. E’ pur necessario sottolineare il fatto che è un set di ruote assolutamente race oriented, tanto sfruttabile ad ampio spettro.

Poco più di 4 millimetri di spessore, aumentato di molto rispetto alla vecchia generazione
Poco più di 4 millimetri di spessore, aumentato di molto rispetto alla vecchia generazione

Altezza ottimale, canale largo

Il sensore può essere rimosso, anche se non ne vediamo la necessità, perché pesa solo 12 grammi, è perfettamente integrato e soprattutto è un valore aggiunto non da poco. Sì perché una volta configurato in modo corretto con la app Sram e con il computerino Hammerhead, permette di tenere sotto controllo (con estrema precisione) la pressione degli pneumatici (anche quando si pedala).

Per quanto riguarda il cerchio, Zipp resta fedele alla tecnologia hookless. Tuttavia rispetto alle generazioni precedenti sono aumentati gli spessori delle pareti (si vede e si sente anche in fatto di rigidità) ed il canale interno è largo ben 25 millimetri, con un’altezza di 40. Significa che lo stesso cerchio è ottimizzato per le gomme con 30 millimetri di larghezza (compatibilità ISO), misura che ad oggi è del tutto sdoganata anche in ambito pro’. L’obiettivo è duplice, ovvero creare il perfetto match cerchio/pneumatico sfruttando al massimo l’aerodinamica, supportare a pieno il concetto hookless anche grazie ad uno pneumatico largo.

Come funziona il sensore?

Semplicissimo, fa tutto da solo, legge la pressione interna e usa una batteria rotonda 2032. Led verde che lampeggia, pressione ottimale che rispetta i parametri impostati tramite la app. Led rosso che lampeggia in modo lento, significa che la pressione interna al tubeless è scesa al di sotto dei parametri impostati. Luce rossa che lampeggia velocemente, la pressione interna è eccessiva.

Il nostro test

Le configurazioni dalle quali siamo partiti sono due, entrambe tubeless, ma su queste ruote Zipp è possibile montare una camera d’aria Zipp in TPU (con gomme che non scendono sotto i 30 millimetri di sezione) apposita. Sulla ruota posteriore sempre un tubeless da 30, sulla ruota anteriore prima uno pneumatico da 28 e poi da 30. Perché questa scelta? Perché arriviamo da diversi bike test dove sono state utilizzate le gomme da 28, quindi si è cercato di creare una sorta di step progressivo verso i tubeless da 30. Dopo la dovuta presa di confidenza, abbiamo usato costantemente dei tubeless da 30 per entrambe le ruote.

La costante legata al 30 posteriore è per sfruttare fin dalle prime pedalate le indicazioni base di Zipp e proprio la compatibilità ISO/TSS. Inoltre, abbiamo usato gli inserti (AirLiner Vittoria) con l’obiettivo di proteggere il cerchio in caso di foratura. Un inserto del genere ha un valore alla bilancia di 20 grammi circa e non influisce sulla scorrevolezza, ma in caso di gomma completamente a terra protegge il carbonio del cerchio.

L’impiego di un inserto può creare qualche difficoltà iniziale al sensore AXS, che tende a schiacciare la valvola. Dopo una fase di assestamento tutto entra nella normalità.

Quali sono i nostri riscontri?

A prescindere dalla configurazione legata ai tubeless, questa nuova generazione di hookless Zipp mostra una rigidità superiore, una super scorrevolezza ed il mozzo posteriore è un ottimo valore aggiunto. Ingaggio immediato, fattore non scontato su ruote che non si posizionano all’apice di un catalogo, supporto adeguato ad una raggiatura ben fatta, “non eccessivamente tirata”, per una ruota tanto prestazionale, quanto sfruttabile da molti.

Lo pneumatico posteriore da 30 gonfiato a 4,5 ed il nostro peso è di 66 chilogrammi, quello anteriore a 4,2. Le preferenze vanno nella direzione di sfruttare una certa immediatezza delle risposte degli pneumatici ed in seconda battuta il comfort (che resta comunque ad un ottimo livello). Da non far passare in secondo piano: con le gomme da 28 il bordo del cerchio è molto esposto, in termini di aerodinamica e di sicurezza non si crea un’interfaccia ottimale. Con gli pneumatici da 30, l’abbinamento è quello giusto, perché il cerchio è giustamente protetto, lo pneumatico mantiene il giusto volume e tutte le regole d’ingaggio sono rispettate (occhio alle pressioni interne).

Vogliamo argomentare la giusta configurazione del binomio ruote/pneumatici, ovvero con i tubeless da 30. Tanto comfort, più stabilità e una elevata qualità della scorrevolezza, anche in situazioni di asfalto ammalorato. Non di rado, a parità di contesto, la velocità è superiore con le gomme da 30 e di fatto sembra di essere più lenti, pur essendo molto più comodi. Si sfrutta di più la ruota Zipp nella sua totalità ed in differenti contesti, non è poca cosa.

In conclusione

Sono ruote veloci in pianura, non sono sprintose e super reattive, molto gestibili da differenti tipologie di utenza. Non sono ruote estreme, buona parte della rigidità arriva dal cerchio, mentre la raggiatura è un buon compromesso tra sostanza e capacità di smorzamento delle vibrazioni. Le Zipp 303 SW hanno una stabilità da primato abbinata ad una elevata capacità di mantenere la velocità.

Le nuove Zipp 303 SW con il sensore sono un set di ruote che merita considerazione. Noi le abbiamo utilizzate con i tubeless da strada, sulla bici road ed il profilo da 40 è adatto a diversi approcci, stili di guida, senza eccessi per chiunque. La realtà è che, se opportunamente configurate, le 303 SW sono perfette per l’utilizzo quotidiano, per le gare e anche in ottica gravel. Ci sono dei limiti? Relativamente all’utilizzo, riteniamo il binomio pneumatico/inserto la soluzione ottimale per l’utilizzatore che spende dei soldi per l’acquisto di un prodotto, una malizia che diventa anche una protezione, salvaguardia ed influisce poco o nulla sulla prestazione. Il fattore principale da tenere ben presente è relativo al saper adeguare/usare il range ottimale di pressioni di esercizio e rispettare i parametri ISO.

Per concludere, a nostro parere Zipp ha fatto un gran lavoro su questa nuova generazione di cerchi, evoluti parallelamente nella sicurezza e nelle prestazioni. Non dimenticano la tecnologia, il sensore AXS ne è l’esempio. 303 SW è una sorta di ruota totale.

Zipp

Profilo ondulato da 57 e 62 millimetri, ecco le Fulcrum Sharq 57

21.07.2025
4 min
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Fulcrum ha lanciato in modo ufficiale il nuovo top di gamma del segmento all-road, ovvero Sharq 57, ruote che danno continuità al successo ottenuto dalle Sharq 42 (famiglia molto differente se messa a confronto con la Wind). Profilo ondulato 2-Wave e raggi in acciaio A3r0 a spessori differenziati, mozzi in alluminio con cuscinetti ceramici USB.

Poco più di 1.500 grammi (dichiarati) per un set di ruote che fanno della versatilità e della migliore efficienza aerodinamica i punti di forza, ai quali si unisce la solita tecnica costruttiva (e di assemblaggio) che tutti invidiano all’azienda veneta. Entriamo nel dettaglio.

Concettualmente nascono per le bici aero concept (foto federicovandone)
Concettualmente nascono per le bici aero concept (foto federicovandone)

Sharq 57, come sono fatte

Il cerchio è completamente full carbon (blend di fibre in alto modulo di matrice FF100) ed ha una sorta di doppio profilo/altezza, 57 e 62 millimetri (nel punto in cui si innesta il nipplo del raggio, che è esterno al carbonio). E’ un 2-Way Fit, quindi porta con sé il concetto tubeless ready (con ingaggio mini-hook). In perfetto stile Fulcrum, non prevede un tubeless tape plastico, in quanto il cerchio ha una sorta di schermatura ermetica. Il canale interno è largo 25 millimetri e la larghezza totale del cerchio è di 29,8 millimetri.

I raggi sono 24 per entrambe le ruote e sono con un rapporto 2:1, incrociati in seconda dal lato disco (anteriore) e lato pignoni (ruota dietro). I mozzi sono in alluminio, piuttosto asciutti nelle forme e con flange ribassate. Hanno un valore alla bilancia di 1520 grammi, ridotto che consideriamo la tipologia di prodotto. La sede per i freni a disco è CenterLock. Il corpetto della ruota libera è disponibile per Shimano, Sram XDR e Campagnolo. Il prezzo di listino di 2.560 euro.

Due particolarità da considerare

Il cerchio di carbonio, nei punti in cui si innestano i nipples, adotta la soluzione Undrilled Rim Bed, significa che i fori sono ottenuti direttamente dallo stampo e non è prevista nessuna operazione di perforazione meccanica. I nipples (nello specifico la vite interna di contrasto) sono di natura Momag, con una parte magnetica che facilita eventuali operazioni di manutenzione.

Tutte le finiture del cerchio sono laserate e non sono previste decalcomanie, a tutto vantaggio della longevità, dell’integrità e anche sul risparmio di qualche grammo.

Perché il profilo ondulato?

Il design complessivo dei cerchi è studiato per interfacciarsi al meglio con le coperture da 30 millimetri. Il binomio ha dimostrato, durante i test all’interno della galleria del vento, migliore del 10% rispetto alla Sharq 42 ad una velocità di 45 chilometri orari.

Il disegno ondulato, che usa l’acronimo 2-Wave, mostra un miglioramento della fluidità, maggiore precisione ed intuitività nella guida veloce. Aumenta l’efficienza aerodinamica e la stabilità (anche grazie alle gomme più grandi), vengono ridotte in modo esponenziale le turbolenze. Mettendo insieme molti di questi fattori, uno dei risultati si riferisce anche al comfort, di qualità più elevata anche e soprattutto alle alte velocità.

Fulcrum

Nuove Vision SC 45 e 60 SL, super pesi e super prezzi

09.07.2025
4 min
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Dopo la famiglia Vision Metron SL, si rinnova anche la SC (SC è acronimo di Service Course, ora si fregia anche del suffisso SL grazie al mutuare di alcune soluzioni tecniche). Tiene fede all’ottimale rapporto tra qualità, prezzo e performance che da sempre contraddistingue questa famiglia di ruote.

Due le tipologie di ruote, 45 e 60, numeri che rappresentano anche i profili dei cerchi full carbon. Ci sono i nuovi mozzi Vision V-600 P.R.S. e ci sono i raggi in acciaio. Entriamo nel dettaglio.

I numeri delle nuove Vision SC SL

Profili dei cerchi a parte, vale la pena sottolineare anche attraverso i numeri (molti sono comuni alle due versioni) l’esponenziale crescita tecnica di un prodotto che si posiziona in una fascia medio/alta del mercato. Entrambe le nuove SC SL hanno il cerchio full carbon tubeless ready (non hookless) con il canale interno da 23 millimetri di larghezza ed è previsto un tape-tubeless. L’aumento della larghezza interna (il cerchio precedente aveva un canale da 21) è perfettamente in linea con la tendenza attuale che vede un aumento delle sezioni degli pneumatici. Un canale da 23 offre un’interfaccia ottimale per gomme da 28, 30 millimetri e oltre. Entrambi i profili adottano i medesimi raggi in acciaio (24 per ruota) con nipples esterni al cerchio. L’incrocio dei profilati è 2:1. Cambia leggermente la larghezza totale dei cerchi: 31,1 millimetri per quelli da 45, 33 millimetri per quelli con altezza da 60.

Davvero interessanti i prezzi di listino, 1.645 euro per le 45 e 1.749 per le 60 SC SL, considerando che anche sotto il profilo tecnico, le nuove Vision sono molto più che race ready. I pesi dichiarati: 1.542 grammi per le 45 e 1.642 per le 60.

Un nuovo mozzo con i muscoli

La rinnovata famiglia SC SL eredita il mozzo dalle più alte in gamma Metron ed è il Vision V-600 P.R.S. 54 punti di contatto del meccanismo della ruota libera. E’ una sorta di rachet system evoluto, disegnato per un ingaggio rapido e fluido, per una reattività superiore alla media ed è anche più longevo. Il processo di lavorazione è in CNC e tutto il corpo del mozzo è in alluminio. Adotta un design asimmetrico e flange differenziate tra anteriore e posteriore, tra lato destro e quello sinistro.

L’intero meccanismo interno, corpetto incluso è studiato per semplificare le operazioni di manutenzione, pulizia e sostituzione della ruota libera. Quest’ultima è disponibile per Shimano e Sram. Infine i cuscinetti interni al mozzo, hanno sfere in acciaio e sono sigillati, sono 2 per l’anteriore e 4 per il posteriore. Un altro aspetto interessante è la presenza del QR su ogni mozzo. Il QR code è laserato all’esterno del mozzo, quindi immune a qualsiasi tipologia di incuria e permette un facile accesso (da parte di tutti) ai codici per eventuali pezzi di ricambio in qualsiasi parte del mondo.

Vision

Swiss Side HADRON³: la terza dimensione della velocità

04.07.2025
6 min
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LILLE (Francia) – Dopo la presentazione dei team (e la festa in casa Van Rysel) è tempo di un’altra presentazione: quella di Swiss Side. Il brand elvetico, che più volte abbiamo avuto modo di testare da vicino, ha alzato i veli sulle due nuove linee di ruote: la terza generazione delle HADRON³, appunto al cubo. Un’evoluzione che alza ulteriormente l’asticella dell’aerodinamica (ma non solo come vedremo) nel nel ciclismo su strada e anche nel triathlon.

Jean-Paul Ballard, CEO e co-fondatore di Swiss Side, durante la presentazione delle nuove ruote avvenuta poche ore fa a Lille
Jean-Paul Ballard, CEO e co-fondatore di Swiss Side, durante la presentazione delle nuove ruote avvenuta poche ore fa a Lille

Aerodinamica, maneggevolezza e ottimizzazione del sistema ruota-pneumatico sono i tre pilastri su cui poggia questa gamma rinnovata, sia della super top level linea Ultimate che della Classic. Con cerchi più profondi e larghi, nuovi mozzi e un grande sviluppo pensato per le condizioni di gara reali e non solo in laboratorio.

La linea Ultimate, la più pregiata, si riconosce per il logo rosso. I tre nuovi profili sono da 55, 68 e 85 millimetri
La linea Ultimate, la più pregiata, si riconosce per il logo rosso. I tre nuovi profili sono da 55, 68 (in foto) e 85 millimetri

HADRON³ Ultimate: prestazioni pure

Il top di gamma HADRON³ Ultimate è il frutto di anni di ricerca sul campo e in galleria del vento. Le tre nuove versioni, da 550, 680 e 850 millimetri, condividono la nuova sezione V-shape dei cerchi, più profonda e larga, ma al contempo più leggera rispetto alla generazione precedente. Il profilo è stato ricalibrato per ridurre la resistenza aerodinamica con angoli d’inclinazione del profilo stesso ridotti di 5°, generando un risparmio medio del 15 per cento di potenza dissipata in meno rispetto alle HADRON².

La vera rivoluzione è il concetto di handling attivo, che migliora la stabilità e consente al corridore di mantenere la posizione aerodinamica anche con vento laterale. Questo è possibile anche grazie ai nuovi mozzi Aero basati su DT Swiss 180, con cuscinetti ceramici SINC e raggi Aerolite II.

Il peso è contenuto: la versione 680, ad esempio, pesa 1.559 grammi, ben 123 in meno rispetto alla HADRON² corrispondente (la 650). Le Ultimate offrono compatibilità totale con pneumatici da 25 a 32 millimetri, e sono ottimizzate per misure da 28-29 millimetri.

La linea Classic è la stessa ma con materiali e componenti un filo meno al top. I nuovi profili sono da: 55, 68 (in foto) e 85 millimetri
La linea Classic è la stessa ma con materiali e componenti un filo meno al top. I nuovi profili sono da: 55, 68 (in foto) e 85 millimetri

HADRON³ Classic: qualità accessibile

La linea HADRON³ Classic eredita lo stesso disegno del cerchio delle Ultimate, ma con un approccio più economico in termini di componentistica. I mozzi sono gli Swiss Side – DT Swiss 370 Aero, più compatti, che garantiscono comunque un miglioramento delle prestazioni aerodinamiche rispetto alla precedente generazione: -16 per cento di drag medio (resistenza aerodinamica) con gomme AERO 111 e -12 per cento con Continental GP5000S TR.

Da segnalare che la collaborazione tra Swiss Side e DT Swiss è strettissima ed entrambi i prodotti dei due brand vengono sviluppati insieme.

I raggi sono i DT Aerocomp a J-Bend e il set pesa 1.674 grammi nella versione 550. Si attesta sui 1.746 grammi la versione da Classic 680. Mentre la HADRON² 380 (presentata già nel 2024) la più amata dagli scalatori, ferma l’ago della bilancia a 1.476 grammi. Ovviamente per tutti questi pesi ci riferiamo alla coppia.

I mozzi DT Swiss per la linea Ultimate e Classic: questi e il sistema produttivo sono le principali differenze fra le due gamme
mozzi DT Swiss per la linea Ultimate e Classic: questi e il sistema produttivo sono le principali differenze fra le due gamme

Le nuove versioni disponibili di HADRON³ Classic sono tre: 550, 680 e 850, con profondità rispettive di 55, 65 e 85 millimetri e un canale interno la cui larghezza è di 22 millimetri, come la linea Ultimate del resto. Anche qui la costruzione hook-type consente l’uso sicuro di diverse pressioni e pneumatici, favorendo il tuning del sistema ruota-gomma in base al vento.

Uno dei punti forti di questa ruota è anche il suo rapporto qualità/prezzo, che parte da 1.495 euro, circa 700 euro in meno rispetto alla linea top di gamma. La linea HADRON³ Classic è quindi una scelta perfetta per chi cerca prestazioni da WorldTour con un occhio al budget, grazie anche al divario ridotto di soli 0,7 watt rispetto alla linea Ultimate.

La HADRON³ Ultimate DISC pesa 1.055 grammi e ha il canale interno da 20 mm
La HADRON³ Ultimate DISC pesa 1.055 grammi e ha il canale interno da 20 mm

HADRON³ Disc: cronometro e triathlon

All’estremo della ricerca aerodinamica si posiziona la nuova HADRON³ Ultimate DISC, pensata per prove contro il tempo e gare di triathlon. Questo modello disc wheel completa la gamma Ultimate offrendo la stessa filosofia costruttiva: profilo ottimizzato, peso contenuto e compatibilità con pneumatici moderni. Nonostante l’ampiezza e la struttura monolitica, la ruota è costruita con materiali avanzati che ne limitano il peso senza compromettere rigidità o maneggevolezza.

I test mostrano una riduzione del drag di oltre 2 watt rispetto ai migliori competitor WorldTour, mantenendo un controllo superiore anche alle alte velocità. E’ qui che Swiss Side sfrutta al massimo la modularità del sistema ruota-gomma: in condizioni di vento assente, si possono usare pneumatici GP5000 TT TR per una resistenza al rotolamento minima. Quando invece la gara è influenzata da raffiche trasversali, gli AERO 111 garantiscono effetto vela e massima stabilità. Da segnalare che questa ruota è stata testata e sviluppata con il team Decathlon-AG2R e dei campioni Ironman Sam Laidlow e Laura Philipp.

Il “sistema” ruota-gomma

Abbiamo parlato più volte del sistema ruota-gomma. Ma davvero incide così tanto? In fin dei conti si parla dell’alloggio di un copertone su un cerchio: quanto può essere differente da gomma a gomma? Nel ciclismo dei dettaglio parecchio.

Un elemento distintivo dell’intera gamma HADRON³ è la possibilità di ottimizzare le prestazioni in base al vento e alla tipologia di gara. Swiss Side introduce il concetto di “Dual Performance Setup”: con vento laterale, il pneumatico Continental AERO 111 offre effetto vela e migliore tenuta. In condizioni calme o in cronometro ad alta velocità, si può montare un GP5000 TT TR, più leggero e con minore rolling resistance. In entrambi i casi, la resistenza aerodinamica resta contenuta grazie alla base drag ridotta della ruota.

Le HADRON³ si distinguono anche per la compatibilità con sezioni da 25 a 32 millimetri, mantenendo stabilità e sicurezza grazie al cerchio hook-type. I grafici mostrano curve di momento sterzante più lineari e prevedibili rispetto ai concorrenti, anche a profondità elevate. E’ un vantaggio reale per chi cerca non solo velocità massima, ma anche controllo, affidabilità e adattabilità su ogni tipo di percorso.

Swiss Side

Nuove ruote Deda SL7, test segreto all’Ironman di Amburgo

25.06.2025
8 min
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Abbiamo due nuove ruote da testare. Profilo da 70, ovviamente in carbonio: l’unica cosa è che non se ne potrà parlare fino al 25 giugno. Noi invece abbiamo un amico che andrà a correre l’Ironman di Amburgo: vogliamo chiedere a lui di allenarsi, provarle e poi usarle in gara? E’ iniziato così il test delle nuove ruote Deda SL7 (le sorelle maggiori della gamma SL) ed è andato avanti per un paio di mesi, dalla metà di aprile quando il corriere ha consegnato il voluminoso scatolone nello studio di fisioterapia di Alessio Parisi, alle porte di Roma.

Imperativo categorico, visto l’embargo: bocca chiusa, né foto né video. Fisioterapista, triatleta, ma anche coach e preparatore atletico di pallavolo, Parisi ha capito al volo. Le ha fatte montare e ha continuato la preparazione, cercando di capire se le nuove ruote girino nel verso giusto. Con i vantaggi che la lettura della scheda tecnica lascia intuire.

Il primo assaggio

I primi test sono esaltanti. Per quanto sia possibile confrontare il comportamento di ruote diverse su strada, considerando che le condizioni sono difficilmente ripetibili, sullo stesso giro di 100 chilometri, il suo profilo Garmin Connect evidenzia che a parità di media, le nuove ruote gli permettono un risparmio evidente di watt: 163 contro i 179 delle vecchie ruote.

«Le ho usate anche su alcune salite dei dintorni – spiega – con tornanti e a volte pendenze severe. Sono ruote leggere per avere profilo da 70 (1.470 grammi la coppia, ndr) e in salita sono anche belle reattive. In discesa bastavano due pedalate per ritrovarsi a 60 all’ora. Bisogna anche saperle guidare e in quel caso riesci a usarle su ogni tipo di pendenza. Inoltre avevo già visto che assorbono molto bene le buche, che qui abbondano». 

Alessio Parisi in allenamento alle porte di Roma con le nuove Deda SL7
Alessio Parisi in allenamento alle porte di Roma con le nuove Deda SL7

Il nuovo mozzo Allroad

Le ruote, come prima cosa. La nuova Deda SL7 in carbonio ha il cerchio alto 70 mm e larghezza interna di 23 mm (esterna di 28 mm). La fibra utilizzata è ad alto modulo con trama combinata UD e 3K, con la conseguenza che la spinta viene trasformata in accelerazione come si conviene a ruote per l’agonismo, però si mantengono anche comfort e sensibilità durante la guida.

Al centro c’è il nuovo mozzo Allroad di Deda, con corpo in alluminio AL7075, asse anteriore da 17 mm e posteriore da 15 mm. Sono dotati di un sistema a doppio ratchet da 40 denti, per l’innesto della ruota libera. Il ratchet più piccolo si trova nel corpo ruota libera mentre quello più grande si trova all’interno della flangia del mozzo. L’angolo di ingaggio è dimezzato rispetto alla generazione precedente, offrendo una risposta immediata alla pedalata. Il sistema è compatibile con rotori Shimano Center Lock e perni passanti moderni 12×100 mm / 12×142 mm. In pratica la SL7 e pronta per qualsiasi bici da strada con freni a disco. Nel caso di Alessio Parisi, parliamo di una Canyon Speedmax CF 7 Di2 del 2025.

Si corre nella tempesta

Torniamo al racconto, perché le cose si complicano: l’Ironman di Amburgo stava per essere cancellato per maltempo. Pensate che colpo per chi ci aveva investito tempo, soldi e sudore con l’obiettivo di restare sotto le 11 ore. Il viaggio della spedizione italiana era stato già avventuroso in partenza, dato che per una coincidenza troppo stretta, all’arrivo ad Amburgo si è scoperto che i bagagli – biciclette comprese – erano rimasti nell’aeroporto precedente.

«La vigilia di una gara così – racconta Parisi – richiede che ci si muova il meno possibile, invece è stato un continuo andirivieni fra l’aeroporto e l’hotel, per recuperare le bici. Alla fine abbiamo fatto giusto in tempo a montarle e fare un rapido check, prima di consegnarle il giorno dopo. Fino a quel momento le condizioni meteo erano accettabili, invece in serata è arrivato il messaggio dell’organizzazione. Per il giorno dopo, quello della gara, la previsione parlava di thunderstorm, una tempesta di fulmini, vento forte oltre i 30 nodi e condizioni avverse. Non si sapeva neanche se la gara si sarebbe fatta».

Rotta la borsa dei gel

Ma la gara per fortuna si è fatta. Per cui sveglia alle 4,15, colazione alle 4,30 in tempo per scoprire che la partenza sarà spostata vanificando tutti i conteggi legati alla tempistica dell’alimentazione. 4,26 chilometri di nuoto nel lago. 180 chilometri di bici fra città e campagna. 42,195 chilometri di corsa a piedi: una maratona. L’Ironman è fatto così.

«SUl fronte dei tempi – spiega Parisi – era tutto sfasato. In più l’Ironman ha un sistema di partenza che si chiama rolling start, quindi nel nuoto partono 5 atleti ogni 10 secondi per non creare la calca. Quindi se la partenza è fissata per le 7, tu potresti anche partire alle 7,45. Tante attese che si sommano. In più ci siamo accorti che la zona cambio era devastata dopo l’alluvione. Abbiamo trovato le bici sbattute per terra dal vento. Sulla mia si era rotta la bento box, la borsa sopra al tubo orizzontale, dove di solito tengo i gel. Aveva una crepa, traballava, però tutto sommato si reggeva».

Dopo la prova di nuoto, è arrivato il vento quasi sempre contrario e trasversale (foto sportograf.com)
Dopo la prova di nuoto, è arrivato il vento quasi sempre contrario e trasversale (foto sportograf.com)

180 chilometri contro vento

Quindi si nuota, con l’uscita dall’acqua resa complicata dalle correnti sotto degli archi, provocando il super lavoro degli addetti preposti a tirare fuori dall’acqua i concorrenti. E a quel punto finalmente è iniziata la frazione in bicicletta.

«Siamo partiti con la bici – racconta Parisi – per fare 180 chilometri di vento contro o laterale, sembrava di avere un ventilatore che si spostava davanti o di lato. Non tanto in città, ma appena uscito in campagna. A un certo punto sembrava di essere alla Roubaix, perché ci hanno fatto correre su un lastricato di sassi belli grandi e su stradine strette. Eppure non ho perso tanti watt, come quando non hai più la regolarità della spinta. Solo che essendoci l’impossibilità di sorpassare e insieme il divieto di scia, avevamo i giudici sempre sul collo. Con il profilo delle nuove ruote sono riuscito ad andare molto bene rispetto ad altri che usavano la lenticolare posteriore e le tre razze davanti. Nonostante vento e pioggia, sono riuscito a chiudere i 180 chilometri in 5 ore 22’23” a 33,3 di media e con 153 watt medi, quindi con un filo di gas. Era studiato. Volevo fare una frazione di bici in controllo, perché con quel vento era impossibile fare tanto meglio, e poi dare tutto nella corsa».

Per la corsa invece ha ripreso a piovere. A tratti anche grandine e temperature rigide (foto sportograf.com)
Per la corsa invece ha ripreso a piovere. A tratti anche grandine e temperature rigide (foto sportograf.com)

Con i tubeless da 28

Di come finirà la sfida vi diremo alla fine. Ora passiamo al comportamento delle Deda SL7, che in condizioni meteo così estreme si potrebbe pensare cha abbiano sofferte e si sono invece rivelate delle preziose alleate.

«Durante la preparazione – spiega Alessio – ho fatto le prove con tre tipologie di ruote. Le prime erano quelle di serie sulla bici, le DT Swiss da 30 in alluminio. Poi ho usato le Giant SLR2, con profilo differenziato. Infine le SL7. La differenza l’ho notata innanzitutto in discesa: i miei compagni dovevano pedalare per starmi dietro. Una volta che prendono velocità, le ruote vanno da sole. Sulle salite sono sufficientemente leggere da poterci fare tutto. E’ una ruota abbastanza universale. E anche con delle raffiche forti, una volta che… agganciano il vento e ci si è lancia, tutto sommato riesci a mantenere la velocità. In più ho fatto montare un tubeless da 28 che dà stabilità e comfort. Per la gara ho gonfiato a 5,30 e 5,80. Non c’erano curve tecniche o discese, Amburgo è piatto. Non serve un’aderenza particolare, serve essere veloci».

Amburgo, 1° giugno 2025: Alessio Parisi al traguardo in 10 ore 49’35” (foto sportograf.com)
Amburgo, 1° giugno 2025: Alessio Parisi al traguardo in 10 ore 49’35” (foto sportograf.com)

Effetto volano a 32 orari

Serve essere veloci, ma anche saper rilanciare bene nei giri di boa, dato che il percorso si svolgeva su un circuito da ripetere più volte. Racconta Parisi che rispetto alla lenticolare che aveva usato negli anni scorsi, in questo caso bastavano tre pedalate per rilanciar la bici: già a 32-33 chilometri all’ora si godeva dell’effetto volano, in cambio di appena un paio di watt in più da spendere nell’accelerazione e poi del loro calo una volta che la bici è lanciata.

Nella corsa, Parisi ha recuperato parecchi di quelli che lo avevano sopravanzato nel nuoto e poi in bici. La lezione secondo cui occorre usare la testa e non spendere tutto perché poi nella maratona conclusiva si paga un conto pesante ancora una volta è stata rispettata. E si può proprio dire che le Deda Sl7 abbiano svolto alacremente il loro servizio. Leggere, veloci, guidabili e comode: test superato a pieni voti. Lo provochiamo dicendogli che vorremmo vederlo all’opera in condizioni di asciutto. E lui con lo sguardo e qualche anticipazione butta lì che per settembre qualcosa potrebbe già bollire in pentola.

Ursus Proxima, l’enigma ha un’identità ben precisa

02.04.2025
4 min
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Viste qualche mese addietro, sbirciate e spoilerate alla Sanremo, le ruote Ursus che equipaggiano le Lapierre del Team PicNic-PostNL hanno un nome.

Proxima Team Edition diventano il simbolo della ricerca Ursus e dell’importante collaborazione con un team World Tour. Ben quattro i profili disponibili per questa nuova famiglia di ruote: 35 e 40, 50 e 60 millimetri.

Il mozzo delle nuove Proxima
Il mozzo delle nuove Proxima

Affidabilità e nuovo mozzo

Resta uno dei cardini di casa Ursus, nonostante il progetto Proxima punti anche a valori di scorrevolezza, leggerezza ed efficienza aerodinamica. Tutte le versioni portano in dote un cerchio full carbon, ma buona parte del nuovo progetto Ursus Proxima ha come soggetto principale il nuovissimo mozzo U-RS Xeramik.

E’ completamente alluminio/ergal 7075, ha cuscinetti ceramici ed il posteriore è un esempio di semplicità quando viene smontato. Il meccanismo interno che supporta la ruota libera non necessita di attrezzi e chiavi. Significa una manutenzione e pulizia semplificate, aspetto particolarmente apprezzato dai meccanici del team, fattore che influisce in modo positivo sulla scorrevolezza e sulla rapidità d’ingaggio del sistema. La ruota libera è disponibile per Shimano, Sram e Campagnolo. Gli stessi mozzi hanno un fusto oversize (tipico del design Ursus) con flange non eccessivamente pronunciate, il tutto a favore di un comparto estremamente rigido. La sede per i dischi dei freni è CenterLock.

Cerchio in carbonio, naturalmente per tubeless

Quattro le opzioni, come accennato in precedenza, 35 e 40, 50 e 60 millimetri di altezza, per tutti i gusti e necessità. Tutti hanno una larghezza complessiva del cerchio pari a 30 millimetri (ad eccezione della versione da 35 che è largo 29), con il canale interno da 23 (dotato di tape tubeless). Concettualmente il cerchio supporta in modo ottimale pneumatici da 28 in avanti, perfettamente i 30. Il carbonio ha la finitura unidirezionale.

I raggi Sapim sono in acciaio della serie CX, con profilo piatto/aerodinamico. Sono a testa dritta, hanno i nipples esterni e adottano incroci in seconda per entrambe le ruote (anteriore e posteriore).

Per gli amanti dei numeri

Ursus Proxima Team Edition hanno un prezzo di listino davvero interessante, aggressivo: 1.750 euro, non elevato se consideriamo che è un prodotto da WorldTour. I valori dichiarati alla bilancia: 1.350 grammi e 1.410 grammi rispettivamente per le 35 e 40 millimetri. 1.470 e 1.550 grammi per le Proxima 50 e 60.

Ursus

Il sistema SWS di Fasten, la prossima (possibile) rivoluzione

27.03.2025
3 min
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La bicicletta per come la conosciamo è nata qualcosa come 150 anni fa, ma le evoluzioni tecniche non smettono di succedersi una dopo l’altra. La prossima potrebbe arrivare da Fasten, azienda torinese che sta sperimentando il sistema SWS (Switch Wheel System), un’innovazione che promette di rivoluzionare l’idea stessa di ruota. Un’innovazione che potrebbe semplificare la vita degli atleti professionisti come dei normali praticanti, soprattutto per quanto riguarda la velocità nel cambio ruota.

Con il sistema SWS il corpetto (come il disco) è solidale al telaio
Con il sistema SWS il corpetto (come il disco) è solidale al telaio

Disco e pignoni sul telaio

L’essenza del sistema SWS prevede una struttura assolutamente innovativa in cui sia il disco che il pacco pignoni sono ancorati direttamente al telaio (!), mentre la ruota rimane “nuda”, con il solo mozzo. In questo modo la ruota non tocca mai né la catena, né la trasmissione né il freno, rendendola così totalmente libera e pronta per un cambio ultra rapido.

Va bene, ma come funziona nella pratica? Da Fasten fanno sapere che il procedimento è il seguente.

1) Si posiziona la ruota per estrarla verso il basso seguendo un segno posto su un raggio colorato o la posizione della valvola.

2) Si allenta il perno passante e lo si estrae fino all’arresto.

3) A questo punto la ruota si potrà togliere semplicemente sollevando la bici e si potrà inserire la nuova ruota.

Il perno passante è 14 mm, più largo e rigido degli standard
Il perno passante è 14 mm, più largo e rigido degli standard

Massima compatibilità e maggiore rigidità 

Oltre alla velocità del cambio ruota, il sistema SWS promette anche altri benefici. Uno molto importante è il fatto di avere il disco sempre allineato con la pinza (essendo di fatto un tutt’uno) eliminando così i fastidiosi problemi di sfregamento. Un altro vantaggio è l’intercambiabilità tra ruota anteriore e posteriore, dal momento che il pacco pignoni “trasloca” dalla ruota al telaio.

Così come – per lo stesso motivo – la compatibilità universale tra diversi brand di pignoni e misure di disco. Inoltre il sistema SWS garantisce una rigidità maggiore, data dal perno passante maggiorato da 14 mm di diametro, che si traduce in un miglioramento in termini di trasferimento di potenza, resistenza e anche sicurezza rispetto ai perni standard.

Una delle innovazioni del sistema è che permette di avere ruote anteriori e posteriori intercambiabili
Una delle innovazioni del sistema è che permette di avere ruote anteriori e posteriori intercambiabili

Limiti e prospettive

Si tratta sicuramente di un’innovazione interessante, che non vediamo l’ora di testare e vedere all’opera.  Però ci sono dei però. Il sistema SWS richiede dei telai progettati ad hoc, con cuscinetti integrati nei foderi posteriori e nella forcella anteriore, oltre ai già citati dischi e pignoni ancorati direttamente al telaio. Fasten sta lavorando con diversi brand produttori di bici per implementare la propria tecnologia e provare a lanciarla su larga scala.

Dall’azienda fanno sapere che un loro collaudatore ha testato SWS all’ultima Granfondo Strade Bianche, riportando feedback positivi, e che a breve sarà disponibile per alcuni atleti e team selezionati. A noi, quindi, non resta che aspettare.

Fasten Bike