Born to Win G20, buona la prima! Ma è già rivoluzione…

10.01.2022
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Neanche il tempo di assorbire il primo anno (il 2021) con la licenza UCI, che la Born to Win G20 Ambedo, team continental femminile, già guarda a questa stagione e ad un movimento in continuo cambiamento, in cui le squadre WorldTour sono passate da otto a quattordici dal 2020 ad oggi. 

Addentriamoci quindi con Roberto Baldoni, presidente della società con sede a Loreto e giunta alla sesta stagione di attività, per sentire il suo punto di vista sul ciclismo femminile italiano e per conoscere meglio la sua formazione.

Formazione che quest’anno potrà contare su undici atlete (solo tre le conferme), tra cui i nuovi ed interessanti innesti di Sara Casasola, fresca del terzo posto al campionato italiano di ciclocross e Silvia Magri.

Roberto, se l’anno scorso per qualche formazione della seconda serie non è stato facile farsi notare nelle gare internazionali, nei prossimi dodici mesi potrebbe diventare ancor più difficoltoso…

A dire il vero noi abbiamo sentito meno questo salto rispetto a squadre che sono continental da più tempo. Di certo bisognerà impegnarsi di più in ogni gara e su più fronti per guadagnarsi la “vetrina”. All’ultimo Giro d’Italia Donne la Born to Win si era messa in mostra all’ottava tappa grazie alla lunga azione solitaria di Anastasia Carbonari e che le è valsa il passaggio alla Valcar Travel&Service. 

Un passo alla volta…

L’esperienza che abbiamo fatto nel 2021 ci ha permesso di calcare palcoscenici importanti come Giro, Strade Bianche, Cittiglio o come Giro di Toscana, Giro dell’Emilia e Tre Valli Varesine. Abbiamo corso anche in Francia, Belgio e Serbia. Tutti scenari che potrebbero ridursi per formazioni come le nostre se qualcosa non cambierà.

Il WorldTour femminile ha davvero stravolto tutto?

Secondo me sì e troppo velocemente. Già per il 2023 parlano di un paio di nuove licenze. Per me dovrebbero andare in percentuale sul totale delle squadre femminili (ad oggi si contano 14 worldtour e 37 continental, ndr) e non sparare per le atlete uno stipendio minimo con cifre troppo alte. Sarebbe stato più gestibile anche per le formazioni più piccole. Ecco, se vogliamo per le ragazze quello economico è il solo lato positivo di questo cambiamento. Poi c’è un altro calcolo matematico da fare.

Partecipazioni importanti al primo anno con licenza UCI, ecco il team (qui Francesca Balducci) al Trofeo Binda
Partecipazioni importanti al primo anno con licenza UCI, ecco il team (qui Francesca Balducci) al Trofeo Binda

Quale?

Ci sono quattordici team WorldTour che hanno una media di 13 atlete per un totale di più di 180. Siamo sicuri che siano tutte all’altezza? Direi di no. Anche queste squadre, che ricercano corridori validi, alla fine devono prendere ragazze mediocri. Poi questo stesso calcolo matematico riguarda anche la partecipazione alle corse.

Spiegaci pure...

Ad esempio, al prossimo Giro Donne ci saranno 24 posti disponibili. Tra i team WorldTour e le due migliori continental siamo già a sedici. Gli altri otto chi li prende? Dipende che interessi avranno gli organizzatori, non è detto che diano la priorità alle squadre italiane, anche se sarebbe la scelta più logica. Almeno lo spero per noi. A margine di tutto questo, bisognerà tenere presente che la corsa rosa (in programma dall’1 al 10 luglio, ndr) sarà in concomitanza con i Giochi del Mediterraneo (in Algeria, crono 30 giugno e in linea il 2 luglio, ndr) e con gli europei U23 (ad Anadia in Portogallo, crono 7 luglio e in linea il 10 luglio, ndr).

Bisogna pertanto guardare ad un calendario estero?

Sì, però non è facile, bisogna considerare gli eventuali inviti. O meglio, come è sempre stato, se hai le possibilità economiche fai le corse in giro per l’Europa senza problemi, altrimenti devi ottimizzare i costi. Certo, se in Italia ci fossero più gare non sarebbe male, ma in questo 2022 qualche nuova corsa internazionale è stata inserita.

Tutto ruota attorno al budget...

Certo, è una linea di demarcazione netta, legata anche agli interessi che ha una formazione. O a come è stata costruita. Se vuoi mantenere una ragazzina brava la devi assecondare dal punto di vista monetario, altrimenti la perdi. 

Anastasia Carbonari in azione durante la cronoscalata della Val Formazza al Giro Donne 2021
Anastasia Carbonari in azione durante la cronoscalata della Val Formazza al Giro Donne 2021
E reperire i fondi non è semplice…

Direi che è sempre difficile. Dobbiamo dare certe garanzie di attività a chi ci supporta. E chi sceglie di supportarci lo fa per tre motivi. Per interesse diretto, perché sono aziende di bici o abbigliamento o altri componenti. Per la passione, perché trovi titolari di aziende che amano il ciclismo. E infine per un discorso contabile, ovvero di puro investimento. E comunque, in tutti e tre i casi, devi dare grande visibilità ai tuoi marchi. Quello è fondamentale.

A proposito di questo, come avete vissuto quella giornata al Giro Donne con la Carbonari?

Vi dirò che magari con un pizzico di fortuna in più saremmo potuti anche arrivare al traguardo, tanto più che avevo due ragazze su tre in fuga (l’altra era la russa Studenikina, ndr). Detto questo, firmerei altre dieci volte se dovesse succedere la stessa cosa anche quest’anno. Quel giorno ero soddisfatto perché quel suo attacco era stato pianificato a tavolino.

Roberto, concludiamo con uno sguardo al vostro roster. Chi dovremo tenere d’occhio?

Mi aspetto qualcosa dalla russa Duiunova. La Casasola invece andrà molto forte in salita, vedrete. E poi la Magri, che sa andare bene un po’ ovunque. Avrà tanto spazio, quello che non aveva più alla Valcar. Aveva richieste dall’estero, ma penso che abbia fatto la scelta giusta venendo da noi. Inoltre è stata contattata dal cittì Sangalli che la porterà ad un ritiro con la nazionale a febbraio. Sono convinto che abbia la mentalità giusta per crescere.