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Con Purito, gigante senza tempo, tra passato e futuro

08.07.2023
6 min
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VITORIA GASTEIZ – Camminando nel villaggio del Tour de France capita d’incontrare Joaquim “Purito” Rodriguez. Il grandissimo spagnolo è allo stand di Santini, che fornisce le maglie ufficiali della Grande Boucle. Purito è il testimonial spagnolo del brand italiano.

Tanti i tifosi che si fermano per una foto o passano per un saluto, uno è Alberto Contador! I due si battono il pugno, rispettando il protocollo sanitario imposto dal Tour.

Due battute per rompere il ghiaccio. «Sai che in Italia hai tanti tifosi?», gli facciamo. «Sì, tanti… poi dopo quel Giro ancora di più – replica lui – ma devo dire che ne avevo parecchi in tanti posti».

Giro 2012 Purito Rodriguez fu 2° per soli 16″ da Hesjedal. Per la crono finale lui e Mariano stravolsero la posizione nella notte pur di scovare qualche watt in più
Giro 2012 Rodriguez fu 2° per soli 16″ da Hesjedal. Per la crono finale lui e Mariano stravolsero la posizione nella notte pur di scovare qualche watt in più
Purito, iniziamo con un amico in comune con bici.PRO, il biomeccanico Alessandro Mariano… Quanti aneddoti. Lo facevi impazzire?

Sì, “Sandro” è il mio papà italiano. L’ho conosciuto nel 2004 ai tempi della Saunier-Duval ed è vero: era l’unico che mi poteva mettere in bicicletta bene come dicevo io. E’ la persona che più mi conosceva a fondo nel modo di pedalare.

Uno spagnolo nel Tour che è partito dalla Spagna, le prime frazioni, soprattutto quella inaugurale, sarebbe stata la tua tappa…

Purtroppo sono vecchio (ride, ndr), tutto questo doveva succedere qualche anno fa e sarebbe stata una bella tappa per me. Però dico che l’hanno fatta ad un alto ritmo. La tappa era dura, ma non durissima e presto si è fatto un gruppetto di 40 corridori. Il ciclismo di oggi è abbastanza più veloce del nostro.

Purito sarebbe stato competitivo in questo ciclismo?

Io credo di no. E ne sono quasi certo. Dico questo perché io correvo in un altro modo. Un modo più esplosivo. Mi piaceva una corsa un po’ più lenta e poi dare una grande botta, puntare su una grande differenza di ritmo. Invece come ho detto prima, oggi vanno a tutta sin da subito. E io ricordo bene che la velocità alta e costante mi ammazzava. I leader non stanno troppo a guardarsi. Se devono partire a 60 chilometri dall’arrivo partono e basta. A me piaceva tenere le energie per la sparata alla fine.

Purito era un fenomenale scattista. Era fortissimo sulle salite ripide. Eccolo vincere la Freccia Vallone 2012
Purito era un fenomenale scattista. Era fortissimo sulle salite ripide. Eccolo vincere la Freccia Vallone 2012
Ti piace il percorso di questo Tour così mosso? E in generale ti piacciono i nuovi tracciati, appunto parecchio ondulati?

Molto. Basta pensare a queste prime tappe: sia a quelle nei Paesi Baschi che sui Pirenei. L’ultima settimana magari è la meno impegnativa, ma nel complesso è un percorso duro e bello per gli scalatori… e per gli attaccanti.

Secondo te sarà ancora un discorso a due? O si potrà inserire qualcun altro?

Io credo che loro due – Vingegaard e Pogacar – siano un passo avanti a tutti. Deve succedere qualcosa di particolare perché il Tour non lo vinca uno di loro e che l’altro faccia secondo.

Mikel Landa ha detto che lui e gli spagnoli di oggi hanno dovuto raccogliere un’eredità importante: la vostra, quella di Purito, di Contador, di Valverde. Secondo te è un peso per loro?

Non è un peso, ma certo è vero che per la Spagna quell’epoca, la nostra epoca, è stata spettacolare. Eravamo parecchi: Alejandro (Valverde), Oscar (Freire), Samuel (Sanchez), io, Alberto (Contador)… Uno ti vinceva il Tour, l’altro il Giro, quell’altro il Lombardia, l’altro ancora l’Olimpiade…

Mamma mia!

Eh – sospira con orgoglio – diciamo che alle corse in cui andavamo normalmente c’era uno spagnolo che vinceva. Ma questo non vuol dire che adesso non ci sia un buon ciclismo in Spagna. Posto che poi per me i paragoni sono sempre un po’ brutti. E’ come quando si compara il nostro ciclismo a questo. Il nostro era bello, questo è bello altrettanto. Anzi, da fuori, mi piace più questo che il nostro. Poi tecnicamente mi si adattava meglio l’altro, ma entrambi sono stati belli. E lo stesso è buono il livello del ciclismo spagnolo. Magari ci sono meno corridori super forti che ai nostri tempi.

Alberto Contador, Joaquim Rodriguez e Alejandro Valverde: quanta classe in una foto. Forse il più alto momento di sempre del ciclismo spagnolo
Alberto Contador, Joaquim Rodriguez e Alejandro Valverde: quanta classe in una foto. Forse il più alto momento di sempre del ciclismo spagnolo
La generazione spagnola che arriva sembra ancora più forte. Avete Juan Ayuso, Carlos Rodriguez…

E ci sono altri nomi ancora dietro tra le giovanili. Penso per esempio ad Arrieta o al figlio di Beloki, Markel, che ha vinto il campionato nazionale juniores a crono ed è stato secondo in quello in linea. Ci sono corridori che stanno crescendo parecchio. Io credo che sia in arrivo un’altra generazione fortissima. E’ questione di pochissimi anni.

E allora dicci: qual è il segreto della Spagna?

Il ciclismo stesso, perché fa parte della nostra cultura. Abbiamo una tradizione ciclistica “tremenda”. Ho smesso quasi da dieci anni, ma quando vado in giro per strada mi conoscono tutti. Nei Paesi Baschi poi… In Spagna, il ciclismo si vive. La gente si appassiona col nostro sport. E se nella tua famiglia si respira una bell’atmosfera ciclistica, i bimbi vanno in bici. E credo che questa sia la cosa più importante.

Il ciclismo vive di duelli, da quelli storici in bianco e nero, a quelli attuali passando per i tuoi. Sempre restando in Spagna ce n’è uno che promette scintille: Ayuso-Carlos Rodriguez. Se ne parla in Spagna?

Ancora non se ne parla, ma se ne parlerà: seguro. Per ora ci sono ancora grandi corridori come Marc Soler, Mikel Landa stesso, Pello Bilbao che stanno tirando il ciclismo spagnolo. Poi credo anche già alla fine di quest’anno Juan Ayuso sarà il ciclista spagnolo più forte.

Carlos Rodriguez (a sinistra) e Juan Ayuso: i gioielli della Spagna per i prossimi anni (foto Real Federacion Espanola Ciclismo)
Carlos Rodriguez (a sinistra) e Juan Ayuso: i gioielli della Spagna per i prossimi anni (foto Real Federacion Espanola Ciclismo)
Cosa te lo fa dire?

Abbiamo visto al Giro di Svizzera come si è comportato, come ha corso e non solo per il risultato. E mi è piaciuto come ha reagito dopo il problema al ginocchio, questa sua resurrezione. E’ tornato in corsa al Romandia, dopo tanti mesi senza gare, e ha vinto. Vuol dire che è un ragazzo che ne ha. E’ stato capace di fare terzo alla Vuelta così giovane. Sicuramente Ayuso farà parte dei grandissimi… non solo spagnoli.

Chi ti piace di più fra i due?

Ayuso: più dinamico. Carlos Rodriguez è fortissimo, ma è più regolare, meno vistoso, ideale per i grandi Giri. Mentre Ayuso, come gli dico io, è un “assassino”! Quando vede l’arrivo… non perdona.

Quindi Ayuso è Purito e Carlos Rodriguez è Indurain!

Ah, ah, ah… Purito non sta a quel livello!