Per vincere bisogna cogliere il picco di forma. E non è facile…

26.02.2022
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Con l’Omloop Het Nieuwsblad inizia oggi la stagione delle classiche. Da Gent sede della Omloop, appunto, a Liegi saranno due mesi intensi. Un’altalena fra monumenti, grandi corse e corse di un giorno meno importanti che comunque danno prestigio… e gamba. Già, la gamba. Ne servirà tanta. Ma come ci si prepara? Stare in condizione per due mesi non è facile. Non è facile mantenere il famoso picco di forma.

E quest’anno con lo slittamento della Parigi-Roubaix più avanti è ancora più difficile. Gli altri anni di solito, nella prima parte andavano di scena i bestioni da pavé e poi toccava agli assi delle “cotes”. Davide Ballerini che lo scorso anno vinse proprio l’Het Nieuwsblad ha detto che entrerà in gara un po’ più tardi proprio per non perdere energie in vista della Roubaix. La vuole centrare in pieno.

Pino Toni da quest’anno segue la preparazione della Bardiani Csf Faizanè
Pino Toni da quest’anno segue la preparazione della Bardiani Csf Faizanè

Bisogna allora concentrarsi sul picco di forma. Che nel ciclismo moderno è sempre più importante per fare la differenza. Una differenza sempre più sottile e complicata da cogliere. E lo facciamo con Pino Toni, coach di lungo corso e oggi coordinatore dei preparatori della Bardiani Csf Faizanè.

Pino, prima di tutto: cos’è il picco di forma?

Il picco di forma è quello che ti permette di raggiungere il massimo delle tue prestazioni. Ma dipende da moltissime cose, come l’obiettivo per cui lo si vuol raggiungere. Se è per una prestazione secca, per un giorno… è difficilissimo da cogliere. Tu puoi stilare il tuo programma di avvicinamento, le tue tabelle, ma poi bastano “mezza malattia”, cinque giorni di pioggia che non ti consentono di allenarti al meglio e già si mette tutto in discussione. Quindi non dipende totalmente dal corridore.

E se invece si punta ad un grande Giro?

E’ un po’ più “facile”. Volendo puoi programmare il tuo picco anche durante quelle tre settimane. Puoi costruire la tua condizione durante la corsa. E puoi scegliere: puoi decidere di presentarti alla prima tappa già al top o cercare di arrivare con più energie all’ultima settimana, che solitamente è la più dura e la più decisiva.

Davide Ballerini re dell’Omloop Het Nieuwsblad dello scorso anno vuol dosare al meglio le energie per essere super alla Roubaix
Ballerini re dell’Het Nieuwsblad dello scorso anno vuol dosare al meglio le energie per essere super alla Roubaix
Però abbiamo visto che in questi ultimi anni a decidere è stata la seconda settimana e non l’ultima. Nella terza spesso i valori sono più livellati. Guardiamo Bernal e Pogacar lo scorso anno…

Perché nella terza controlli: cambiano le tattiche, anche di testa se non ne hai bisogno ti poni in altro modo. E poi se c’è l’occasione di attaccare la devi cogliere, anche se è alla seconda settimana.

Quanto dura la finestra temporale del picco?

Di base direi una settimana o poco più, ma dipende da tante cose. Quanto stai correndo? E’ una corsa a tappe? Perché puoi puntare ad aver un picco super o anche un picco di forma che miri a limitare l’accumulo di fatica. Faccio un esempio: lo scorso anno Damiano Caruso al Giro d’Italia alla terza settimana non era più forte che all’inizio, ma erano gli altri che erano calati. Lui aveva recuperato meglio.

Quindi nel caso di Ballerini tra Fiandre e Roubaix, o per altri corridori magari che puntano alle Ardenne si può essere al top per tutto il periodo che gli interessa?

Sì. Ci sono stati corridori che in otto giorni, da domenica a domenica, hanno vinto grandi classiche. Diciamo che alternando corse di un giorno e il recupero si può arrivare a 15 giorni. In un grande Giro invece, punti ad avere un altro tipo di picco. Un picco che più che alla prestazione miri al recupero. Per esempio imposti una preparazione che prevede una grande base aerobica. Magari hai punte di prestazione leggermente inferiori, ma recuperi meglio. E il recupero è il “Sacro Graal” per chi mira alle corse a tappe.

Gilbert, come Rebellin qualche anno prima, nel 2011 ha vinto Amstel, Freccia (in foto) e Liegi in una settimana
Gilbert, come Rebellin qualche anno prima, nel 2011 ha vinto Amstel, Freccia (in foto) e Liegi in una settimana
La tecnologia consente di arrivare al meglio più facilmente oggi…

Sì, ma per me incidono molto anche le motivazioni nel discorso del picco di forma. Alcuni corridori dicono prima del via: questa è la mia corsa. Per tanti motivi: economici, per aspettative del team, per motivi personali… Ricordo nella Vuelta del 2012 che Contador fece fare delle magliette con su scritto: “E’ la mia Vuelta”. E le fece fare all’inizio, non a Madrid. Alberto rientrava dalla squalifica. Era super convinto e motivato. Andò a fare l’Eneco Tour… vi rendete conto: Contador all’Eneco, una corsa in cui non ci azzecca niente…  E sì che aveva di fronte il miglior Purito Rodriguez di tutti i tempi.

Quanti picchi si possono fare in una stagione?

Oggi direi non più di due. Ma anche in questo caso dipende da tanti fattori: motivazioni, capacità di recupero, calendario. Se tu, come Ballerini, prevedi un picco in primavera, poi diventa più difficile trovare le stesse motivazioni per il resto della stagione. Pensateci: finiscono le classiche e poi stacchi. E cosa c’è? Il Giro, Il Tour… Non fai il picco per il Lombardia. Il Lombardia non si programma. Al Lombardia si arriva con le energie al lumicino. Poteva programmarlo Bartoli, ma perché aveva grandi motivazioni. 

Il secondo picco per il cacciatore di classiche dipende molto dalle caratteristiche del mondiale…

Sì, ma nel mezzo se non ha ambizioni di classifica nei grandi Giri come trovi le motivazioni giuste per lavorare? Perché per raggiungere il picco devi lavorare duramente. Le motivazioni, ripeto, sono fondamentali, soprattutto se nel primo picco hai raccolto i risultati.

Lo scorso anno Caruso emerse nella terza settimana perché era meno affaticato di tanti altri
Lo scorso anno Caruso emerse nella terza settimana perché era meno affaticato di tanti altri
Perché? Se non hai raccolto quanto pensavi non dovresti essere più motivato, più “arrabbiato”?

Se hai fatto bene sei più sicuro di te stesso e mentalmente al via ti poni in una fascia alta tra i pretendenti.

A livello di numeri qual è il picco che dà più watt?

Non si tratta solo di watt. Il picco è quello stato psicofisico che ti permette di staccare gli altri e non è sempre apprezzabile dagli strumenti. E’ un qualcosa di fisiologico. Da come si è capito, in quei giorni di ottima forma l’organismo reagisce meglio agli sforzi nel suo insieme. Tu, per esempio, puoi fare i tuoi migliori valori sui 20′ in un altro momento ma magari avevi solo svolto il riscaldamento e poi il test. Quando sei nel picco puoi farlo anche dopo 3-4 ore di gara, perché hai l’energia giusta.

Energia giusta…

Sì, perché il picco è una condizione fisiologica. E’ la tua chimica. E’ la tua chimica che ti permette di utilizzare al meglio gli zuccheri per le gambe e per il cervello, hai un’altra attenzione mentale, una certa sicurezza, ti senti forte… la tua chimica è perfetta.