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Una nuova casa per le bici firmate Bugno

10.07.2023
4 min
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MAGENTA – Da oggi le biciclette firmate Gianni Bugno hanno una nuova casa, anzi hanno la loro prima e vera casa. Lo scorso 24 giugno è stato inaugurato a Magenta, comune sul confine tra Lombardia e Piemonte, il BUGIA Store che permetterà a tutti gli appassionati di entrare in contatto con la storia ciclistica di Gianni Bugno e soprattutto poter ammirare le biciclette che portano il suo nome. Per i pochi che ancora non lo sanno il nome BUGIA nasce dall’unione delle iniziali di cognome e nome del campione monzese. 

Nei giorni scorsi abbiamo deciso di fare visita al nuovo store per conoscere qualcosa di più della storia del marchio BUGIA. Ad accoglierci abbiamo trovato Alessio Bugno, figlio di Gianni, che da qualche anno cura immagine e impegni del padre e dal 2019 ha dato vita a BUGIA. 

Un’adolescenza da ciclista vincente proseguita poi sui campi di calcio. Una passione quella per il pallone che l’ha portato a giocare in Serie C, l’attuale Lega Pro, passando attraverso una breve esperienza in Inghilterra nel Carlisle United. Oggi Alessio ha 33 anni e non ha smesso di calcare i campi di calcio. Da pochi giorni ha firmato per il RG Ticino in serie D, segno di una passione profonda per il calcio che l’ha guidato anche nei suoi studi e nella sua attuale professione.

Oggi opera nel settore dell’assistenza e della consulenza nei confronti di Società e Associazioni sportive, delle disposizioni in materia di enti sportivi professionistici e dilettantistici nonché di lavoro sportivo. Una professione in cui ha messo a frutto la sua esperienza ultra decennale di calciatore.

E’ stato il figlio di Gianni Bugno, Alessio, a spiegarci l’idea di questo showroom
E’ stato il figlio di Gianni Bugno, Alessio, a spiegarci l’idea di questo showroom
Alessio, partiamo dal nome BUGIA. Qualcuno in passato potrà aver avuto qualcosa da ridire al riguardo …

E’ possibile e quando è stato scelto il nome qualche riflessione al nostro interno l’abbiamo fatta…ma poi sentendo mio padre e conoscendo il suo modo di pensare e di non dare troppo peso alle cose, abbiamo deciso di non cambiarlo.

Quando nasce BUGIA?

Nasce nel 2019 alla vigilia dell’anniversario che celebrava i 30 anni dalla vittoria di mio padre al Giro d’Italia del 1990. Volevo fargli una sorpresa. Abbiamo realizzato complessivamente 90 pezzi, ognuno dei quali unico ed esclusivo con il proprio numero di serie. Uno di questi ci è stato richiesto dalla Chateau d’Ax, la squadra con cui vinse proprio il Giro del 1990. Volevano usarlo per una loro iniziativa. 

Per quale motivo oggi avete deciso di creare uno showroom?

Fino ad oggi ci siamo mossi attraverso la vendita online. Volevamo però dare a tutti la possibilità di toccare con mano le nostre bici. In questi anni abbiamo allargato la nostra offerta e ci sembrava giusto che le persone potessero vedere dal vivo tutti i modelli BUGIA. Oggi oltre ai modelli corsa, abbiamo a catalogo bici a pedalata assistita, gravel e da passeggio. In occasione dell’inaugurazione dello showroom abbiamo dato a tutti la possibilità di pedalare sulle nostre bici organizzando una pedalata in quelle che sono state per un certo periodo della sua carriera le zone di allenamento di mio padre.

Cosa è oggi BUGIA e cosa vi proponete di ottenere?

Nelle intenzioni di mio padre, che io condivido in pieno, c’è il desiderio di favorire l’uso della bicicletta coinvolgendo più persone possibili. Per noi la bicicletta ha tante sfaccettature: strumento per chi vuole fare agonismo, ma anche semplice mezzo per spostarsi in città o per fare una passeggiata. 

Tanti curiosi ed appassionati si sono fermati a guardare i modelli presenti al BUGIA Store
Tanti curiosi ed appassionati si sono fermati a guardare i modelli presenti al BUGIA Store
Tra gli ultimi modelli presenti a catalogo ne troviamo due che richiamano due momenti importanti nella carriera di Bugno. Di cosa si tratta?

Volevamo celebrare in maniera importante i trionfi iridati di mio padre. Grazie a Osvaldo Bettoni, suo storico meccanico, siamo entrati in contatto con Cicli Drali Milano. Con loro abbiamo realizzato due biciclette speciali. Noi abbiamo curato la progettazione e il design, Drali la realizzazione. Il risultato sono due modelli corsa, la GB91S e la GB92B, dedicati rispettivamente alla celebrazione dei titoli mondiali su strada vinti da Bugno a Stoccarda nel 1991 e a Benidorm nel 1992.

Con Alessio Bugno ci salutiamo nel momento in cui arrivano due potenziali clienti che, nell’attesa di poter essere ricevuti, osservano attentamente le biciclette esposte scambiandosi delle opinioni in merito. L’idea di creare uno showroom sembra essere stata una scelta azzeccata.

BUGIA

A Magenta sbuca Lamperti: beffato Bruttomesso

13.06.2023
4 min
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MAGENTA – Il gruppo, visto da lontano, arriva sul traguardo come un’onda pronta ad infrangersi sugli scogli. Tutto si risolve in un batter d’occhio, in un colpo di reni. Attimi racchiusi nella mente di Luke Lamperti (in apertura foto LaPresse), il quale tagliata la linea bianca e non esulta. La sfida con Bruttomesso è stata così incerta da necessitare del fotofinish. Tutti i corridori fanno la stessa domanda: «Chi ha vinto?». 

Lamperti sul traguardo di Magenta ha anticipato Bruttomesso di mezza ruota (foto LaPresse)
Lamperti sul traguardo di Magenta ha anticipato Bruttomesso di mezza ruota (foto LaPresse)

La stoccata di Lamperti

Sul gradino più alto del podio, alla fine, sale Lamperti, l’americano che ha imparato a fare tutto con la bici: soprattutto a vincere. Il Giro Next Gen è arrivato a Magenta, città nella quale, nel mese di giugno del 1859, si combatté la famosa battaglia, da cui partì poi l’unificazione dell’Italia. Il fatto che la corsa rosa under 23 passi in questi territori ha un bel significato ed è giusto sottolinearlo. La battaglia di oggi l’ha vinta la Trinity Cycling, i corridori di Kennaugh hanno avuto il treno migliore

Lamperti in una recente intervista ci disse di non essere uno sprinter puro, invece oggi si è trovato a vincere la tappa più piatta del Giro Next Gen. 

«E’ vero – racconta nel caos post tappa – oggi era la classica frazione dedicata ai velocisti. La squadra ha giocato un bel ruolo e negli ultimi chilometri sono stati eccellenti. Siamo riusciti ad arrivare in tre negli ultimi 500 metri, così ho sfruttato al meglio il lavoro dei compagni. In arrivi del genere bisogna sempre stare attenti, ci sono tante rotonde e molti ostacoli da superare».

Crescita graduale

Il tema di queste prime tappe di Giro Next Gen è come certe gare vengano dominate da corridori abituati a gareggiare in contesti di alto livello. Lamperti arriva da 32 giorni di corsa, tra i quali conta ben cinque corse a tappe: tutti step che gli hanno permesso di crescere ed arrivare pronto qui in Italia. 

«Fare tante corse a tappe – spiega – mi ha aiutato ad arrivare pronto a questo Giro. E’ stato molto utile correre molto ed entrare in forma gradualmente. Ho iniziato dal Gran Camino in Spagna a febbraio e sono arrivato fino al Tour of Japan di fine maggio. Correre in tutte le parti del mondo mi ha dato una grande mano, soprattutto per confrontarmi con tanti atleti diversi. E’ chiaro tuttavia che il sogno è partecipare alle grandi classiche, come Fiandre e Roubaix». 

Bruttomesso: rimpianto e rivincita

All’ultima curva, lontana dal traguardo, Bruttomesso era nelle prime posizioni, ma la fatica fatta per rimanere a galla nel gruppo alla fine gli è rimasta sulle gambe. Il corridore del Cycling Team Friuli ha lanciato lo sprint da solo e tutto sommato questo secondo posto vale oro. Soprattutto gli è stato utile per prendere le misure. 

«Secondo di poco – sbuffa – anche in rimonta, ma ho perso di mezza ruota. Oggi c’era da chiudere gli occhi e buttarsi, abbiamo fatto una lotta mai vista per le posizioni. Il finale era un po’ insidioso: con rotonde e strade strette. Sono uscito anche giusto, ma loro (la Trinity, ndr) erano in di più e si sono fatti valere. Peccato, ma ci saranno ancora due o tre occasioni per riprovarci: l’ultima a Trieste, ma anche quella di casa a Povegliano. Forse anche quella di Manerba».

«Gestire una tappa del genere in cinque non è semplice – continua – appena abbiamo visto che la fuga aveva troppo margine ci siamo messi a tirare. Ho parlato con la Colpack e la Trinity, i bergamaschi hanno messo davanti un paio di uomini, la Trinity no. Hanno preferito così ed aspettare l’arrivo».