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A Magenta sbuca Lamperti: beffato Bruttomesso

13.06.2023
4 min
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MAGENTA – Il gruppo, visto da lontano, arriva sul traguardo come un’onda pronta ad infrangersi sugli scogli. Tutto si risolve in un batter d’occhio, in un colpo di reni. Attimi racchiusi nella mente di Luke Lamperti (in apertura foto LaPresse), il quale tagliata la linea bianca e non esulta. La sfida con Bruttomesso è stata così incerta da necessitare del fotofinish. Tutti i corridori fanno la stessa domanda: «Chi ha vinto?». 

Lamperti sul traguardo di Magenta ha anticipato Bruttomesso di mezza ruota (foto LaPresse)
Lamperti sul traguardo di Magenta ha anticipato Bruttomesso di mezza ruota (foto LaPresse)

La stoccata di Lamperti

Sul gradino più alto del podio, alla fine, sale Lamperti, l’americano che ha imparato a fare tutto con la bici: soprattutto a vincere. Il Giro Next Gen è arrivato a Magenta, città nella quale, nel mese di giugno del 1859, si combatté la famosa battaglia, da cui partì poi l’unificazione dell’Italia. Il fatto che la corsa rosa under 23 passi in questi territori ha un bel significato ed è giusto sottolinearlo. La battaglia di oggi l’ha vinta la Trinity Cycling, i corridori di Kennaugh hanno avuto il treno migliore

Lamperti in una recente intervista ci disse di non essere uno sprinter puro, invece oggi si è trovato a vincere la tappa più piatta del Giro Next Gen. 

«E’ vero – racconta nel caos post tappa – oggi era la classica frazione dedicata ai velocisti. La squadra ha giocato un bel ruolo e negli ultimi chilometri sono stati eccellenti. Siamo riusciti ad arrivare in tre negli ultimi 500 metri, così ho sfruttato al meglio il lavoro dei compagni. In arrivi del genere bisogna sempre stare attenti, ci sono tante rotonde e molti ostacoli da superare».

Crescita graduale

Il tema di queste prime tappe di Giro Next Gen è come certe gare vengano dominate da corridori abituati a gareggiare in contesti di alto livello. Lamperti arriva da 32 giorni di corsa, tra i quali conta ben cinque corse a tappe: tutti step che gli hanno permesso di crescere ed arrivare pronto qui in Italia. 

«Fare tante corse a tappe – spiega – mi ha aiutato ad arrivare pronto a questo Giro. E’ stato molto utile correre molto ed entrare in forma gradualmente. Ho iniziato dal Gran Camino in Spagna a febbraio e sono arrivato fino al Tour of Japan di fine maggio. Correre in tutte le parti del mondo mi ha dato una grande mano, soprattutto per confrontarmi con tanti atleti diversi. E’ chiaro tuttavia che il sogno è partecipare alle grandi classiche, come Fiandre e Roubaix». 

Bruttomesso: rimpianto e rivincita

All’ultima curva, lontana dal traguardo, Bruttomesso era nelle prime posizioni, ma la fatica fatta per rimanere a galla nel gruppo alla fine gli è rimasta sulle gambe. Il corridore del Cycling Team Friuli ha lanciato lo sprint da solo e tutto sommato questo secondo posto vale oro. Soprattutto gli è stato utile per prendere le misure. 

«Secondo di poco – sbuffa – anche in rimonta, ma ho perso di mezza ruota. Oggi c’era da chiudere gli occhi e buttarsi, abbiamo fatto una lotta mai vista per le posizioni. Il finale era un po’ insidioso: con rotonde e strade strette. Sono uscito anche giusto, ma loro (la Trinity, ndr) erano in di più e si sono fatti valere. Peccato, ma ci saranno ancora due o tre occasioni per riprovarci: l’ultima a Trieste, ma anche quella di casa a Povegliano. Forse anche quella di Manerba».

«Gestire una tappa del genere in cinque non è semplice – continua – appena abbiamo visto che la fuga aveva troppo margine ci siamo messi a tirare. Ho parlato con la Colpack e la Trinity, i bergamaschi hanno messo davanti un paio di uomini, la Trinity no. Hanno preferito così ed aspettare l’arrivo».

Lamperti, cognome italiano e spirito yankee

05.05.2023
5 min
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Sono già un paio di stagioni che scorrendo gli ordini di arrivo delle gare under 23 e non solo, spunta un nome italiano che italiano non è. Luke Lamperti (nella foto di apertura di Alexis Dancerelle) ha la bella abitudine di farsi vedere ogni volta che sale su una bicicletta e mette il numero. Il suo divertimento si traduce in risultati, non corre mai per essere una semplice presenza.

Due vittorie lo scorso anno, già il doppio in questa stagione dove su 23 giorni di gara ha centrato la top 10 ben 15 volte. Va bene nelle corse d’un giorno come nelle gare a tappe, al Tour de Bretagne ha centrato il podio finale risultando il migliore dei giovani. E poi ha quel cognome che incuriosisce. Eppure la prima particolarità che emerge dalla chiacchierata non riguarda le sue origini, ma la sua provenienza sportiva.

«Ho corso nel motocross quando ero solo un ragazzino – racconta – poi ho iniziato ad allenarmi in bicicletta a circa 10-11 anni, ma pensando sempre in funzione delle moto. Solo che mi sono innamorato della bicicletta, così ho deciso di cambiare e non ho più mollato la presa».

La volata vincente nella prima tappa del Tour de Bretagne, chiuso al 3° posto (foto Vincent Michel)
La volata vincente nella prima tappa del Tour de Bretagne, chiuso al 3° posto (foto Vincent Michel)
Il tuo cognome tradisce le origini italiane. Quale legame hai con l’Italia?

A dir la verità mi chiamo Luciano Glenn Purdy, quindi anche il mio primo nome è italiano, ma le mie radici sono lontane, risalgono a miei bisnonni che emigrarono da Lucca. La connessione, al di là del nome, è lontana. La lingua si è persa, ma sono sempre convinto che qualcosa resti con il grande Paese dal quale provengo. In Italia non ho gareggiato lo scorso anno, ma nel 2021 ho svolto molta attività e mi piace sempre molto.

Quest’anno hai già ottenuto 4 vittorie, che cosa è cambiato, ti senti più maturo?

Sì, indubbiamente. Rispetto a un anno fa vedo una grande differenza, mi sento più intelligente, più forte, più reattivo. E’ stato davvero un bell’inizio di stagione per me e per il team, faccio parte di un gruppo di ragazzi molto forte e ben amalgamato, questo mi permette di ottenere molte più vittorie.

Sei più un corridore da corse a tappe o classiche di un giorno?

Diciamo che le corse in linea mi piacciono di più e sono un obiettivo, ma credo di essere ancora molto giovane e dovermi costruire. Faccio un po’ di tutto, vado bene negli sprint come in salita, quindi non sono certo un velocista puro, ma ho armi per tutti i percorsi e per questo le corse d’un giorno sono le più adatte.

Il californiano è al terzo anno al Trinity Racing. Ora aspetta la chiamata di un team WorldTour
Il californiano è al terzo anno al Trinity Racing. Ora aspetta la chiamata di un team WorldTour
C’è qualche tipo di percorsi dove ti trovi più a tuo agio?

Quelli belgi sono il mio ideale, dove mi diverto di più e posso fare meglio. A me piacciono i percorsi vallonati, quelli dove non ti annoi mai, devi stare sempre all’erta, non amo quando c’è calma piatta prima dello sprint. Come detto non sono un velocista puro e per fare bene devo prima mettere in difficoltà chi è più specializzato. Sui percorsi belgi questo mi riesce meglio.

Sei al terzo anno nel Trinity Racing: come ti trovi nel team?

E’ davvero una bella squadra. C’è molto supporto. Abbiamo ottimi sponsor e siamo tutti ragazzi molto forti, non c’è un vero e proprio leader, inoltre andiamo tutti d’accordo e quando vince uno, abbiamo vinto tutti. Abbiamo un bel calendario di gare con molte opportunità, mi piace molto la squadra e sarò sicuramente triste quando alla fine dovrò abbandonarla.

Lamperti è nato il 31 dicembre 2002. E’ al terzo anno fra gli U23 ed è andato sempre migliorando
Lamperti è nato il 31 dicembre 2002. E’ al terzo anno fra gli U23 ed è andato sempre migliorando
Peter Kennaugh, il vostro team manager ci raccontava di come voi del team chiediate proprio tutto prima di una corsa, anche i più piccoli particolari. Anche tu sei molto pignolo nell’avvicinamento a una corsa?

Credo sia normale perché è uno sport piuttosto complicato, quindi ovviamente devi essere molto attento a sapere su quali strade stai correndo o conoscere con certezza la concorrenza, perché è molto competitivo. Non si tratta di pignoleria, ma fa parte della professionalità, questo è un mestiere e devi prenderlo molto sul serio se vuoi emergere e lo si fa già da queste cose, prima della corsa.

Molti corridori sono passati dal Trinity per approdare nel WorldTour, come Tom Pidcock. Tu pensi di fare subito il salto o attenderesti ancora un anno?

Questo è il mio terzo anno nella categoria, sto imparando molto ma inizio a sentirmi pronto per il grande salto quindi spero che già nel 2024 sarò in un team di primo piano. E’ ancora presto per dire quale, ma sono molto ottimista, d’altronde sappiamo tutti che questo è un passaggio, siamo un team giovane con tutti ragazzi che puntano a questo.

Volta ao Alentejo, primo successo in stagione favorito anche da Walker (a destra, terzo alla fine)
Volta ao Alentejo, primo successo in stagione favorito anche da Walker (a destra, terzo alla fine)
Qual è la vittoria che ricordi con più piacere?

La prima di quest’anno, sì, davvero una bella vittoria. Era la prima tappa della Volta ao Alentejo in Portogallo, la squadra ha fatto un lavoro perfetto dandomi praticamente un vantaggio sugli altri che ho potuto sfruttare quando il gruppo si è spaccato e con Max Walker (finito terzo, ndr) ho completato l’opera consegnando al team il successo. E’ stata la mia prima vittoria della stagione, quindi sì, resta speciale.

Come viene considerato il ciclismo negli USA oggi?

Non è così grande, non come una volta. Abbiamo molti sport più importanti, sport dove girano cifre pazzesche. Quindi il ciclismo non è così diffuso negli Stati Uniti, ha poche gare di alto livello e poche possibilità per emergere. Ho capito presto che se volevo far qualcosa, dovevo spostarmi.

Quali sono i tuoi obiettivi adesso?

Vorrei vincere qualcuna delle grandi classiche. So che è un azzardo ed è più facile a dirsi che a farsi, considerando anche i grandi campioni che ci sono in questo periodo. Ma parliamo di un sogno e tante volte i sogni diventano realtà. Io lavoro ogni giorno per quello e ogni giorno mi ci avvicino un po’.