Coppa Italia delle Regioni, il ciclismo racconta l’Italia

27.02.2025
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ROMA – Fa un certo effetto pensare che di là c’è l’aula del Parlamento. E fa nuovamente un certo effetto – la prima volta accadde dopo il Giro d’Italia – rendersi conto che il ciclismo è l’ospite d’onore nella Sala della Regina, al cospetto del Presidente della Camera, di tre Ministri e dello stato maggiore della Lega del Ciclismo Professionistico. Il presidente Roberto Pella sa come muoversi e il risultato è che si parla di sport alla presenza di altissime cariche dello Stato.

«Il ciclismo attraverso le vittorie dei suoi campioni – dice il presidente Fontana – di Coppi, Bartali e poi anche Pantani, ha avuto grande valenza per la vita degli italiani. Quindi è un grande piacere essere qui con voi a presentare questa manifestazione ed è un grande piacere che venga fatto alla Camera. E’ molto bello che ci siano questi campioni intervenuti oggi con noi. E io li ringrazio. Alcuni di loro, probabilmente senza saperlo, hanno cambiato le vite di tantissime persone. Magari in maniera anche più profonda di quello che essi stessi possono immaginare. Sono parte del ricordo intimo di tantissime persone, per me è stato così. Perché anche in alcuni momenti difficili della mia vita, nel ciclismo ho avuto un momento di empatia e quindi li ringrazio per le emozioni che hanno dato.

«E ringrazio chi si impegna quotidianamente in questa attività e in questo sport – conclude Fontana – perché continua a regalare tantissime emozioni. Vedere questi atleti nel loro sforzo fisico, nell’impegno che ci mettono e nell’ardore che hanno sicuramente ne fa dei punti di riferimento importanti per la vita di tante persone».

Lorenzo Fontana, Presidente della Camera, è appassionato di ciclismo: eravamo già stati qui dopo il Giro (foto LCP)
Lorenzo Fontana, Presidente della Camera, è appassionato di ciclismo: eravamo già stati qui dopo il Giro (foto LCP)

La Coppa Italia delle Regioni

L’occasione è la presentazione della seconda edizione della Coppa Italia delle Regioni, il circuito voluto appunto dalla Lega Ciclismo e dalla Conferenza delle Regioni, per fare delle corse in calendario il più efficace veicolo promozionale per il territorio italiano.

«Non è solo un insieme di ottime corse – dice il senatore Pella – ma nasce dagli intenti di due entità che vogliono valorizzare il territorio su cui si muovono e vivono. Il ciclismo passa sotto le case e coinvolge le famiglie. Il ciclismo entra nel cuore e nelle anime. Lo dico da sindaco: non c’è niente di meglio di quel gruppo che passa per valorizzare un territorio».

Undici regioni e 31 corse

Il calendario della Coppa Italia delle Regioni coinvolge 11 regioni e guarda avanti ad attirarne di più. Le corse sono 31 (21 per gli uomini, 10 per le donne). Il presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome è Lorenzo Fedriga, ma oggi non c’è. Nel messaggio che affida al depliant di giornata parla del ciclismo come «una disciplina che unisce passione e determinazione, attitudine al lavoro di squadra e resilienza, capace di trasformare ogni strada percorsa in un viaggio alla scoperta delle bellezze del Paese».

Al suo posto interviene dunque Vito Bardi, presidente della regione Basilicata e coordinatore della Commissione Sport della Conferenza delle Regioni. «Questo calendario di gare e questa presentazione – dice – non sono un atto formale, ma un impegno per promuovere il ciclismo. Le competizioni sportive sono una chiave eccezionale per raccontare il territorio e propugnare un modo sano di vivere. Si è costituito un gruppo di lavoro permanente dello sport in collaborazione con Sport e Salute, con il Governo e con la Conferenza delle Regioni per promuovere stili di vita migliori. Abbiamo inaugurato la miglior fase collaborativa».

Il Ministro Abodi ha parlato di sport, di sicurezza, di giustizia, di cultura e di turismo
Il Ministro Abodi ha parlato di sport, di sicurezza, di giustizia, di cultura e di turismo

La saggezza di Abodi

Conduce Giada Borgato, che guida il discorso da un interlocutore a un altro. Introduce i contributi video di Antonio Tajani e Giancarlo Giorgetti, assenti e giustificati da alti compiti istituzionali, e poi passa la parola al Ministro dello Sport Andrea Abodi, che va dritto al sodo con parole competenti.

«Ringrazio i campioni – dice – gli organizzatori e i media, ma soprattutto ringrazio per la passione popolare. Se siamo qui e se il ciclismo è lo sport popolare che amiamo è per una staffetta generazionale. Dare la cornice di questa Coppa Italia delle Regioni a tutti gli organizzatori significa fare un passo nella giusta direzione, quella del cambiamento che permette allo sport di stare al passo coi tempi. Come Governo, non faremo mancare il nostro contributo. Nonostante sia uno sport che parte dalle individualità, il ciclismo insegna a fare gioco di squadra. Ma il nostro impegno non si limiterà all’agonismo, ma anche alla promozione di impianti rivolti ai più piccoli.

«La sicurezza ci sta a cuore. Vorrei che in caso di morte nelle competizioni, ci fosse la ricerca puntuale delle responsabilità. Vorrei che la contabilità dei morti sulle strade non fosse così elevata. C’è bisogno di un’alfabetizzazione per chi va sulle strade, per chi quando guida si distrae o non è nelle condizioni per farlo. E poi c’è la promozione turistica, che non deve limitarsi alle gare, ma essere un obiettivo per 365 giorni all’anno».

Il trofeo nasce dal Simbolo del Terzo Paradiso, ideato da Pistoletto, in duplice versione: uomini (sopra) e donne

Le pari opportunità

C’è anche Daniela Santanché, in quanto Ministro per il Turismo, che in questi giorni ha probabilmente altri fronti caldi su cui contentrarsi, ma ugualmente snocciola i numeri del cicloturismo e decanta la crescente voglia di Italia nel mondo. E poi Giada Borgato passa la parola alla Ministro delle Pari Opportunità e Famiglia Eugenia Maria Roccella. E lei ricorda immancabilmente Alfonsina Strada e racconta di aver aderito con entusiasmo alla richiesta di Roberto Pella di sostenere la Coppa Italia delle Regioni anche con il suo Ministero.

«Le pari opportunità – spiega – partono dal riconoscimento di una differenza. Il fatto che si siano pareggiati i premi fra uomini e donne non è simbolico, ma un fatto di sostanza. Abbiamo contribuito con grande entusiasmo al questo progetto, perché lo riteniamo un progetto simbolo. E visto che sono anche Ministro per la Famiglia, ricordo tanti anni fa quando le famiglie si ritrovavano attorno alla radio per ascoltare le cronache del Giro d’Italia. Era una comunità che si stringeva attorno all’orgoglio di essere italiani, al senso di appartenenza».

Chiusura con i campioni

L’ultimo scampolo di tempo spetta ai quattro campioni inseriti a pieno titolo nell’organigramma della Lega Ciclismo: Giuseppe Saronni, Francesco Moser, Vincenzo Nibali e Gianni Bugno. Li vedi che sono emozionati nel parlare davanti a una simile platea, ma tutti ti comunicano l’orgoglio di esserci e la voglia di svolgere appieno l’incarico ricevuto. Poi di colpo un commesso del Parlamento con i guanti bianchi consegna un foglietto a Giada Borgato e si capisce che si deve chiudere.

Di là a breve discuteranno di bollette e altri provvedimenti del Governo, di qua ci guardiamo intorno, salutiamo facce che normalmente vedremmo alle corse e poi ci rituffiamo nel traffico, contando i giorni che mancano per la prima prova della Coppa Italia delle Regioni. Il Trofeo Laigueglia, mercoledì prossimo. Poi il 2025 italiano prenderà finalmente il via.

Il ciclismo alla Camera e noi facciamo due domande a Tiberi

18.06.2024
5 min
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ROMA – La Galleria dei Presidenti è piena di facce del ciclismo. In un angolo brillano i sorrisi leggermente imbarazzati di Tiberi e Pellizzari e c’è anche Pozzato, che si è ripreso alla grande dai suoi acciacchi. Quando arriva il Presidente della Camera, gli uscieri spingono chiunque si trovi nel corridoio per liberargli il passaggio. Fontana è un veronese di 44 anni e ha accettato l’invito di Roberto Pella, a sua volta deputato, che ha voluto così celebrare il suo incarico di Presidente della Lega ciclismo.

E Fontana racconta di quando nel 1994 si ritrovò in ospedale per grossi problemi di salute e, non potendosi muovere, seguì ogni passaggio di quel Giro. Fu dimesso il giorno in cui Marco Pantani vinse la sua prima tappa, quella di Merano, alla vigilia del capolavoro di Aprica.

Il Presidente della Lega, onorevole Roberto Pella, regala a Fontana la maglia rosa autografata di Pogacar
Il Presidente della Lega, onorevole Roberto Pella, regala a Fontana la maglia rosa autografata di Pogacar

«Non l’ho mai conosciuto – dice – ma mi legò a lui un sentimento che era qualcosa di superiore. Perché le sue sfide e la sua vittoria per me furono la rinascita dopo un periodo molto duro. Il ciclismo fa vedere come gli atleti si impegnino, il loro sforzo nel superare tutte le difficoltà. Sei solo contro te stesso prima che contro il tuo avversario. La bellezza sta nel vedere questo sforzo e anche questo combattimento. Superare le montagne, avere il coraggio di affrontarle. Essere soli, spesso e volentieri, anche quando ci sono momenti di crisi e cercare sempre di riprendersi giorno dopo giorno. Il ciclismo è anche una palestra di vita».

I perché del Delfinato

Tiberi lo ascolta e pensa (e poi dirà) di essere venuto per la prima volta a Montecitorio in visita con la scuola. Esserci tornato ora da invitato per il quinto posto al Giro d’Italia è un onore cui non avrebbe mai pensato. Il corridore della Bahrain Victorious ha riconosciuto la sua maglia bianca, messa in fila assieme alle altre che arredano la mattinata in Parlamento. Dopo il ritiro dal Delfinato, la sua estate parla soprattutto di recupero, prima di tornare in altura a preparare la Vuelta. Chissà perché l’hanno voluto portare alla corsa francese, dopo un Giro per lui così impegnativo.

Più testa che gambe

«E a dire la verità – sorride nell’impeccabile abito nero – mentalmente è stato quasi come se non ci sia mai andato. Non è stato tanto un problema fisico, quanto piuttosto di testa. Non è che tutto quanto inizi e finisca con la prima e l’ultima tappa del Giro. Ci sono stati due mesi di preparazione. Prima l’altura e poi dall’altura diretto al Tour of the Alps. Da lì alla Liegi e poi focus al 100 per cento sul Giro. Quindi quei 21 giorni e quando poi stacchi per una settimana e spegni completamente testa e fisico, dover ripartire è dura.

«Pensavo di andare al Delfinato con una condizione buona, che mi avrebbe permesso di ottenere qualche risultato, fare qualche punto per la squadra e magari anche qualcosa per me stesso. Quando però abbiamo visto che ero lì più che altro a soffrire mentalmente e stare in gara mi pesava tanto, la squadra ha optato per la scelta migliore. Quella di mandarmi a casa a riposare. Caricare energie per iniziare di nuovo la preparazione per la Vuelta, come quella per il Giro».

All’uscita da Montecitorio, per Tiberi anche qualche rapida intervista
All’uscita da Montecitorio, per Tiberi anche qualche rapida intervista
Il Giro è stato più faticoso per le gambe o per la testa?

Dato che era la prima grande corsa a tappe da capitano, è stato una nuova esperienza anche mentalmente. E’ stato il giusto compromesso, nel senso che non l’ho trovato troppo duro. D’altra parte non è stato neppure troppo semplice, più che altro per la parte mentale. Mi è stato tanto di aiuto il fatto di essere in Italia. Di avere tante tappe con conoscenti o amici lungo la strada, che mi hanno dato energia. Per cui percepivo meno lo sforzo o comunque, correndo su strade che conoscevo, sono riuscito a metterci più grinta. Fisicamente invece, avendo fatto un’ottima preparazione e avendo già due Vuelta nelle gambe, non ne sono uscito sfinito come alla fine della prima volta in Spagna.

E dopo il quinto posto del Giro, con quale spirito si va alla Vuelta?

Sicuramente con l’ambizione di far bene. Cercherò di fare la preparazione il meglio possibile, sperando che non ci sia nessun imprevisto. Vedremo come saranno le sensazioni all’inizio. La mia ambizione è andare lì per cercare di fare classifica. Per cui a luglio andrò in altura ad Andorra con qualche compagno, quindi farò la Vuelta Burgos e dopo una settimana daremo l’assalto alla Vuelta.