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Anche Antonio Nibali se ne va. Con una valigia di ricordi

22.12.2023
5 min
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Le prestazioni al Tour de Kyushu non sono bastate ad Antonio Nibali per trovare un contratto per la prossima stagione. La sua storia di ciclista professionista si chiude qui, almeno con un risultato prestigioso come un secondo posto. Avrebbe scelto un epilogo diverso, avrebbe voluto essere padrone del proprio destino, ma la realtà ha deciso altrimenti.

Si sente dalla sua voce che la decisione non è stata semplice e gli strascichi dilaniano ancora il suo animo. «Non è facile lasciare questo mondo, anche se è evidente che è in atto un cambiamento enorme, è come se questo stia diventando un altro sport, per corridori sempre più giovani. Io mi ci ritrovavo sempre meno, ma questo non significa che lascerò le due ruote perché quando hai nel sangue questa passione non ti lascia più».

Gli ultimi due anni all’Astana sono stati difficili, in un team in profonda trasformazione
Gli ultimi due anni all’Astana sono stati difficili, in un team in profonda trasformazione
Una passione che ti è arrivata da dove?

Mio padre ha molto influenzato sia me che Vincenzo, insegnandoci soprattutto che ciclismo equivale a sacrificio. Quando ho iniziato nel “mondo dei grandi” era il 2014, ma già si andava forte, era già un ciclismo moderno e in evoluzione. Poi dopo il covid le cose hanno preso un’altra piega, si è andati sempre più veloce, è diventato come un frullatore dove i team cercano corridori sempre più giovani. E’ un’attività che richiede sempre di più e temo che questo avrà ripercussioni sulla durata delle carriere.

La tua carriera quanto è stata toccata dalla vicinanza di Vincenzo e delle sue vittorie?

Noi abbiamo fatto parte di una generazione diversa da quella odierna, dove ti veniva dato il tempo di maturare. Io ho vissuto da vicino la sua evoluzione, le sue vittorie come le sue sconfitte le ho sentite sulla mia pelle. Abbiamo vissuto insieme ritiri e quei sacrifici di cui parlavo prima. Anche nel finale, quando però la spinta cominciava a venire meno anche perché vedeva e vedevo che all’Astana le cose stavano cambiando e si prediligeva un’altra strada.

Antonio e Vincenzo Nibali hanno corso insieme dal 2017 al 2022, condividendo tanti momenti unici
Antonio e Vincenzo Nibali hanno corso insieme dal 2017 al 2022, condividendo tanti momenti unici
Tu nel 2021 hai lasciato la Trek Segafredo per seguirlo all’Astana. Quel momento ha rappresentato un po’ una svolta nella tua carriera: la Trek era disposta a tenerti anche senza Vincenzo. Ti sei mai pentito?

Non posso negare di averci pensato spesso in questi mesi. Non era una decisione facile: la Trek mi offriva un altro anno a stipendio ribassato, dall’altra parte c’era un contratto biennale e soprattutto vedevo nel team la voglia d’investire anche su di me. Certo, a cose fatte non so se prenderei la stessa decisione.

Non hai l’impressione che quella sia stata una “sliding door”, quella decisione che segna la tua vita?

Sicuramente, ma che cosa sarebbe successo se avessi deciso altrimenti? Non possiamo saperlo. In quel momento sembrava una scelta matura, in un team con persone con cui Vincenzo aveva già convissuto e vinto. Invece era una realtà che si stava evolvendo. Non è un caso se Martinelli al ritiro non c’era, l’Astana sta spostando il suo baricentro non solo dal punto di vista tecnico, non puntando più alle classifiche delle corse a tappe, ma anche oserei dire geopolitico, identificandosi sempre più in Vinokourov e nel suo Paese.

Il braccio in alto per festeggiare la vittoria di Vincenzo al Giro di Sicilia 2021
Il braccio in alto per festeggiare la vittoria di Vincenzo al Giro di Sicilia 2021
Quando pensi ai momenti belli sono più personali o legati alle vittorie di Vincenzo?

Sono tanti nel complesso, posso dire che in questi 9 anni ho vissuto tante emozioni. I Giri e le Vuelta con lui, lavorando per lui. Una cosa che mi è dispiaciuta e pesata molto nell’ultimo anno della sua carriera è stata il fatto che siamo stati divisi l’ultimo anno, facevamo attività diversa.

Qual è stato l’ambiente migliore dove ti sei trovato?

Ricordo con nostalgia gli anni alla Bahrain, soprattutto i primi due dove si vinceva e ci si divertiva insieme, era un agglomerato di grandi sensazioni. Già nel terzo le cose erano un po’ cambiate, ma vissi con grande partecipazione il Giro di Vincenzo contro Carapaz e Roglic, tirando per lui, condividendo ogni pensiero. Anche alla Trek comunque abbiamo vissuto due annate belle e in un bell’ambiente, molto competitivo e dove c’era voglia di faticare ed emergere.

L’unica vittoria da pro’ è arrivata al Giro d’Austria 2018, staccando tutti gli avversari (foto GDS)
L’unica vittoria da pro’ è arrivata al Giro d’Austria 2018, staccando tutti gli avversari (foto GDS)
Se pensi alla tua carriera quali sono i momenti più belli?

Sicuramente la mia vittoria nella tappa del Giro d’Austria nel 2018. Era una gara di livello, una 2.1, poi la ottenni con le mie forze, andando in fuga e contenendo il ritorno degli avversari. Poi ci sono stati tanti buoni risultati, tanti piazzamenti nei primi 10 in gare del calendario italiano e non solo e aver chiuso con un secondo posto in Giappone rappresenta comunque un bel modo per lasciare.

Vivere una carriera all’ombra di un mito come tuo fratello non è semplice, ma è anche una via preferenziale per capire quel che ha vissuto…

Non è facile raccontarlo a parole. Si sarebbe portati a pensare alle sue vittorie, ma quando a vivere quest’attività è il sangue del tuo sangue è diverso. Io penso a quando si è rotto la vertebra al Tour, a quei giorni così duri, spaventosi, dove convivevi con la paura per il suo futuro, non solo quello legato alla bici. Dove le incognite attanagliavano le nostre notti. Ci sono stati anche i momenti belli, ad esempio la sua vittoria alla Sanremo che pochi si aspettavano. Sì, posso dire di essere stato testimone diretto e protagonista di una grande storia, ma anch’io ho avuto la mia parte importante e i miei momenti.

Gli inizi di Antonio tra i pro’, alla Nippo Vini Fantini nel 2015-16
Gli inizi di Antonio tra i pro’, alla Nippo Vini Fantini nel 2015-16
Ed ora?

Ora attendo che si concretizzi un progetto importante, nelle Marche, con ragazzi che vogliono investire nel ciclismo e che mi hanno proposto idee che mi piacciono molto. E’ ancora presto per parlarne ma quel che è certo è che mi vedrete ancora in giro…