Masetti, Avenir da protagonista grazie alla svolta di maggio

04.09.2023
7 min
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Il Tour de l’Avenir Femmes appena concluso è solo l’ultima tappa del suo percorso di crescita esponenziale. Da qualche mese Gaia Masetti si è calata in una stabile dimensione nella quale pare trovarsi a proprio agio. Te ne accorgi ogni volta che le parli a scapito dei suoi appena ventuno anni di età.

Se il 2022 era stato l’anno del passaggio all’estero nella AG Insurance-Soudal-Quick Step, con tutto quello che comporta per un’atleta giovane, questa stagione per la ragazza di Fiorano Modenese (in apertura, foto Vaucouleur) ha decretato un netto salto di qualità. La vera fine dell’ambientamento agonistico c’è stato probabilmente il 5 maggio quando Masetti ha conquistato in solitaria La Classique Morbihan ed il giorno successivo ha centrato una top 10 da capitana. Si sa, la vittoria è un interruttore che accende la forma psicofisica del corridore e le sue relative speranze. Ed è stato così anche per Gaia finora. Durante il suo rientro dalla Francia con la nazionale U23, ne abbiamo parlato con lei, che ci ha anche anticipato un’importante notizia del suo futuro.

Sul traguardo ondulato di Val d’Epy, Masetti sta bene e chiude terza dietro a Van Empel e Wlodarczyk (foto Mabyle/DirectVelo)
Sul traguardo ondulato di Val d’Epy, Masetti sta bene e chiude terza dietro a Van Empel e Wlodarczyk (foto Mabyle/DirectVelo)
All’Avenir Femmes l’Italia è stata protagonista. Da dove vogliamo cominciare?

Iniziamo dalla fine, visto che è più fresca. All’ultima tappa forse ci aspettavamo tutte noi qualcosa in più. Dovevamo tenere chiusa la gara. Il nostro piano prevedeva che Realini dovesse attaccare sulla prima salita, il Col de Saisies. In effetti è andata così e quando lei a 5 chilometri dal gpm è scattata la corsa è esplosa e c’è stata subito selezione. Nel gruppo dietro eravamo in una ventina dove Barale ed io siamo riuscite a restare agganciate. Invece nella successiva discesa Van Anrooij, Shackley e Van Empel hanno attaccato Gaia, sapendo che quello è il suo punto debole. Lei stessa lo sa. In fondo alla discesa Barale ed io abbiamo tirato per ricucire sulle tre di testa e riportare Gaia davanti. E c’eravamo riuscite…

Cosa è successo da lì in poi?

Praticamente lo stesso copione di prima. Il Cormet de Roselend era lungo 20 chilometri pertanto Realini è riuscita ad scattare nuovamente e staccare tutte ai meno 5. Ma nella seguente discesa Van Anrooij, che la conosce bene visto che è sua compagna di squadra, l’ha attaccata da sola e si è involata verso il traguardo e verso la vittoria dell’Avenir. Peccato, Gaia ha pagato gli scatti continui, gli sforzi della tappa precedente, quella che ha vinto (a Megeve, ndr) e forse non era nella sua giornata migliore. Ma al netto di questo, lei è andata molto forte e noi siamo soddisfatte di come abbiamo corso. Non potevamo fare di più.

Venendo a te, nella terza frazione avevi centrato un bel terzo posto…

E’ stato un piazzamento che un po’ mi rammarica, chiaramente, ma che tuttavia mi rende felice perché non me lo aspettavo. Il finale della tappa era piuttosto mosso altimetricamente, non proprio adattissimo alle mie caratteristiche. Però quando ho visto che ero nel gruppo di testa e che mi sentivo bene, abbiamo deciso che avrei fatto io lo sprint. E’ andato così ma come dicevo prima, sono contenta.

Sei stata sempre nel vivo di tutte le tappe, anche le ultime di montagna. Sei sorpresa del tuo rendimento oppure no?

Dopo la fine del Giro Donne sapevo che avrei disputato l’Avenir Femmes e quindi ho cominciato subito a concentrarmi. Ho lavorato davvero tanto e molto duramente. Sapevo a cosa sarei andata incontro anche perché alcune tappe le conoscevo un po’. Ero consapevole che sarei andata in Francia per lavorare per Gaia (Realini, ndr) ma mi sono preparata come se fossi io a curare la generale. In ogni caso sapevo anche che avrei avuto la possibilità di giocarmi le mie carte. In tutto questo devo ringraziare il mio preparatore Gaetano Zanetti (che è anche il diesse della Arvedi Cycling, ndr) che mi segue ormai da diversi anni. Sono arrivata alla fine del programma di lavoro che quasi piangevo dalla fatica fatta, ma devo dire che ne è valsa la pena e che ho sentito tanto i benefici.

Torni dall’Avenir Femmes con qualche riferimento in più?

Posso dire che rientro dalla Francia con un ulteriore grande bagaglio di esperienza, ma non spiazzata più di tanto. In questo senso mi sento di aver fatto un salto triplo in avanti. Ho notato che da una gara all’altra mi sentivo più pronta sotto il profilo della consapevolezza. L’anno scorso ho fatto tante classiche del Nord e quando corri in sequenza gare come Amstel, Freccia Vallone e Liegi o Fiandre e Roubaix, cresci per forza di cose. Senti i benefici e ti accorgi che la differenza rispetto alle settimane precedenti c’è. Poi va detto che correndo all’estero si prendono belle batoste che fanno bene per la tua crescita (sorride, ndr).

Quindi non hai mai rimpianto la scelta di andare in una formazione belga.

No, assolutamente. Sì, forse qualcuno può avere pensato inizialmente ad una scommessa, ma ribadisco che un anno all’estero vale come cinque in una squadra italiana. Se una ragazza vuole fare del ciclismo il suo mestiere, allora deve andare all’estero. E questo è sempre stato il mio obiettivo da quando corro. Nella mia squadra sto completando il mio processo di crescita, mi sento molto maturata. Con i miei tecnici ne parliamo spesso. Qui alla AG Insurance-Soudal-QuickStep mi trovo molto bene, tanto che da pochi giorni abbiamo allungato il mio contratto di altre due stagioni (quindi fino al 2025, ndr). Inoltre l’anno prossimo dovremmo ottenere la licenza WT grazie ai punti conquistati, anche se devo dire che finora siamo stati un team continental sui generis per qualità ed organizzazione.

Facendo un passo indietro di qualche mese, la vittoria di maggio a Morbihan cosa ha rappresentato per Gaia Masetti?

Mi ha sbloccato, finalmente direi (sorride, ndr). Ci voleva quel successo, per tanti motivi. Ed è arrivata per una serie di circostanze. Un po’ di fortuna ma è vero anche che ero in giornata di grazia. Di sicuro è stata una vittoria che mi aveva dato tanto morale e che mi era servita per guardare agli obiettivi successivi con più fiducia. Il campionato italiano, il Giro Donne, l’Avenir Femmes sono andati bene. Ora invece ci sono quelli della seconda parte di stagione, un paio di essi ancora con la maglia azzurra.

Come ti presenti a queste nuove sfide?

Starò a casa qualche giorno per recuperare e poi continuare con gli allenamenti. Con la nazionale U23 farò il Watersley Ladies Challenge (dal 15 al 17 settembre, ndr). Correremo nel sud dell’Olanda, una zona con qualche rilievo e che conosco piuttosto bene. Spero di poter avere più spazio per giocarmi le mie carte. Poi resteremo su per l’europeo (la prova in linea ci sarà il 22 settembre, ndr). Sarà la mia prima volta che lo correrò e sarà la mia prima volta anche sul Vamberg.

Masetti guarda con più fiducia agli obiettivi prefissati. E intanto con la AG Insurance Soudal QuickStep ha prolungato fino al 2025
Masetti guarda con più fiducia agli obiettivi prefissati. E intanto con la AG Insurance Soudal QuickStep ha prolungato fino al 2025
Un percorso che ti si addice?

So che il Vamberg è una collinetta artificiale dove c’è anche del pavè e so che è adatta alle mie caratteristiche. Non so se sarò una punta, ma voglio farmi trovare pronta come ho fatto ultimamente. Ho avuto la riprova che quando ti prepari a dovere e ti presenti alle gare con un’ottima condizione, puoi fare risultato e grandi prestazioni anche sui terreni più difficili.

Pinazzi vince su strada e fa discutere in pista

04.05.2023
6 min
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Due settimane di fuoco. Sono quelle vissute da Mattia Pinazzi. Lo avevamo sentito non più tardi di metà aprile con tutte le sue aspettative e si può ben dire che siano andate anche oltre le previsioni. Facciamo un veloce riassunto, come all’inizio di ogni puntata di una serie Tv: Mattia è stato finalmente convocato per la nazionale per la terza tappa della Nations Cup su pista, a Milton, dopo aver risolto i problemi burocratici che avevano ostacolato la sua presenza nella tappa inaugurale.

Il ventiduenne di Colorno è stato fondamentale per la nazionale, per il quartetto che aveva bisogno come il pane di un risultato importante e in Canada ha contribuito alla piazza d’onore dietro la Gran Bretagna, permettendo di acquisire punti fondamentali per la qualificazione olimpica e non solo. Tornato in Italia, un po’ per i benefici fisici del lavoro su pista, un po’ per l’entusiasmo, fatto sta che Pinazzi ha piazzato un clamoroso uno-due a fine aprile, portando a casa due classiche come la Vicenza-Bionde e il Circuito del Porto (la gara di casa per il suo team, foto di apertura) nello spazio di 24 ore.

Prima volata vincente alla Vicenza-Bionde battendo Epis e Skerl, poi il trionfo al Trofeo Arvedi (foto Italiaciclismo)
Prima volata vincente alla Vicenza-Bionde battendo Epis e Skerl, poi il trionfo al Trofeo Arvedi (foto Italiaciclismo)

Un posto d’onore vitale

Di materiale di cui parlare ce n’è in abbondanza. Così abbiamo interpellato innanzitutto chi ha vissuto da vicino la sua avventura canadese, Marco Villa che su di lui fa molto affidamento: «A Milton ha disputato due gare su tre, saltando solo la finale, ma ha dato un contributo decisivo. Avevo detto che quel risultato ci serviva, sia perché dopo due noni posti la classifica per i posti olimpici cominciava a farsi pericolosa, sia perché tengo ad avere un ranking alto per le gare titolate, in modo da poter partire dopo le principali avversarie. Abbiamo perso solo con i britannici che però avevano tre quarti del team titolare, a noi mancavano Ganna, Milan e Consonni. Per questo è un risultato che vale moltissimo».

Pinazzi è stato impiegato come secondo uomo, raccogliendo l’ideale testimone da Lamon come sempre al lancio: «E’ un ruolo delicato, perché necessità di molta resistenza lattacida, devi reggere l’impatto del lancio e poi mantenere il quartetto in tabella di gara quando finisce la prima azione di partenza. Lui è uno di quelli che ha questi valori più alti di tutti, in quel ruolo è ideale, ma può ricoprirne anche altri. Per me è parte integrante della squadra pur essendo ancora under 23».

Il podio della prova di Milton, con Pinazzi insieme a Lamon, Moro, Boscaro e Scartezzini (foto Fci)
Il podio della prova di Milton, con Pinazzi insieme a Lamon, Moro, Boscaro e Scartezzini (foto Fci)

Un futuro nello scratch

Villa ha un’idea molto chiara sulle possibilità di Pinazzi su pista: «Quartetto a parte, io sono convinto che Mattia possa essere uno dei migliori esponenti al mondo nello scratch e se la cava molto bene anche nella madison. Il suo problema è che è ancora un po’ timido nell’approccio con la gara, deve crederci di più e soprattutto vorrei che quando è a casa si allenasse di più, non aspettasse i lavori su pista per far salire la condizione. Sono temi dei quali spesso parliamo, ma è giovane e sta imparando».

I risultati ottenuti al ritorno in Italia non lo hanno stupito: «Anzi, a dir la verità considerando le sue qualità potrebbe vincere anche di più. Non è un caso se dopo 9 giorni di trasferta e tanti impegni sia tornato in Italia e abbia fatto quel che ha fatto. E’ l’ennesima dimostrazione che la pista fa bene, di esempi ce ne sono tanti, ad esempio c’è chi dopo Milton è andato al Romandia ed era sempre tra i primi, come il portoghese Oliveira».

Su pista Villa è convinto che il parmense possa diventare un big nello scratch
Su pista Villa è convinto che il parmense possa diventare un big nello scratch

I soliti problemi

Figurarsi allora la reazione del cittì quando si accenna che nell’ambiente girano voci sulla volontà del giovane emiliano di mettere in futuro un po’ da parte la pista: «Solo in Italia si sentono queste sciocchezze. Hayter si fa questi problemi? Oppure Thomas? I problemi ce li poniamo solo noi. Bisognerebbe guardare i fatti e i fatti sono che quando torna dalla pista ha una gamba diversa e vince. Io comunque non inseguo nessuno, non l’ho fatto con i quattro che ho portato all’apoteosi olimpica. Chi ci crede è con me, altrimenti ognuno per la sua strada…».

Villa parla a ragion veduta, il caso di Pinazzi vincente dopo la pista è l’ultimo di una lunga serie. Chiedere ad esempio a Ganna se ha intenzione di mollare la pista, come fanno ripetutamente molti addetti ai lavori: «Sento tanti campioni del passato che consigliano a questo o a quello di concentrarsi sulla strada, gente come Moser e Cancellara che poi, quando correvano loro, non stavano a sentire nessuno e vincevano proprio perché seguivano il loro istinto e raccoglievano anche su pista. Ripeto, certi problemi ce li poniamo solo noi».

Villa crede molto in Pinazzi, stimolandolo anche in maniera rude
Villa crede molto in Pinazzi, stimolandolo anche in maniera rude

La risposta Arvedi

Il tema è scottante, d’obbligo allora sondare il terreno in casa Arvedi, parlando con Gaetano Zanetti diesse dell’Arvedi: «Attenzione a non dare troppo credito alle voci di corridoio. Io sono in costante contatto con Mattia e so ad esempio che il suo riferimento è Viviani proprio perché sa abbinare la doppia attività. Lui è convinto di continuare sul doppio binario, poi nel futuro si vedrà. Noi da parte nostra conosciamo bene i benefici della pista e del lavoro con Villa, tanto è vero che Pinazzi è solo uno dei nostri che fa doppia attività, come Galli, Bonelli, Colosio. Siamo convinti che la pista deve prendere sempre più piede. E’ chiaro, gli impegni sono tanti, ma sta a noi saper calibrare il calendario in base ad essi».

Interessante sapere da Zanetti come è stato gestito il ragazzo al suo ritorno dal Canada e come ha fatto quindi a vincere due volte di seguito con ancora leggeri postumi del jet lag: «Non solo questo. In Canada i ragazzi hanno trovato brutto tempo e un clima diverso da quello che c’è qui e anche questo influisce. Noi l’abbiamo lasciato tranquillo al suo ritorno, programmando solo volume per un paio di giorni (mercoledì e giovedì, ndr), poi un po’ di velocizzazione prima delle due gare. Sapeva che erano due eventi ai quali tenevamo moltissimo e li ha onorati al meglio su percorsi per lui ideali».

Pinazzi con Gaetano Zanetti, diesse dell’Arvedi Cycling che punta molto sulla sua crescita
Pinazzi con Gaetano Zanetti, diesse dell’Arvedi Cycling che punta molto sulla sua crescita

50 giorni fondamentali

Ma le ambizioni riposte su Pinazzi non finiscono certo qui: «Ora ci sono un paio di mesi cruciali. Le prossime due gare sono piuttosto dure per lui, con molta salita ma io sono convinto che possa progredire anche su tracciati ostici. Intanto comunque correre e magari lavorare per gli altri gli sarà utile, poi a fine mese ci saranno altri due appuntamenti congeniali e magari potrà rimpinguare il bottino».

Oltretutto Pinazzi, all’ultimo anno nella categoria, è atteso al salto fra i pro e ogni risultato fa gioco in questa fase: «C’è già stato qualche abboccamento da parte di team importanti, ma ancora non ha deciso. Per questo sa che in queste settimane si gioca molto, noi gli daremo tutto il supporto necessario».