Raymon Arva Elite

Raymon Arva Elite, l’aero bike che spinge sul futuro

26.05.2026
5 min
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Il segmento delle bici aero continua a evolversi verso una ricerca sempre più estrema dell’integrazione e dell’efficienza. In questo contesto si inserisce la nuova Raymon Arva Elite, una bici che nasce con un obiettivo preciso: unire velocità, rigidità e tecnologia in un pacchetto pensato per chi vuole prestazioni moderne senza compromessi.

Il marchio Raymon Bicycles, negli ultimi anni, ha costruito la propria identità attraverso modelli tecnici e dall’impostazione d’avanguardia, con una crescente attenzione all’integrazione dei componenti e alle nuove piattaforme elettroniche. Arva Elite rappresenta probabilmente la sintesi più avanzata di questa filosofia. Non è soltanto una bici aero dal design aggressivo, ma un progetto completo che mette insieme telaio in carbonio ad alto modulo, cockpit integrato e il nuovo gruppo Campagnolo Record 2×13.

Raymon Arva Elite
Pulizia e aerodinamica sono un tutt’uno nel concetto costruttivo di Raymon per la Arva
Raymon Arva Elite
Pulizia e aerodinamica sono un tutt’uno nel concetto costruttivo di Raymon per la Arva

Integrazione totale

Il cuore della Arva Elite è un telaio in carbonio Ultra High Tensile sviluppato attorno a tre concetti chiave: rigidità, penetrazione aerodinamica e pulizia delle linee. Le sezioni dei tubi sono state modellate per ottimizzare il flusso dell’aria e ridurre le turbolenze nelle zone più esposte, soprattutto attorno al tubo sterzo, alla forcella e al nodo sella. Il risultato è una bici dall’aspetto estremamente compatto e filante, con volumi ben raccordati tra i vari elementi del telaio.

L’integrazione è uno degli aspetti più evidenti. Tutto il cablaggio passa internamente, mentre il cockpit monoscocca contribuisce sia all’estetica minimalista sia all’efficienza aerodinamica complessiva. Anche dettagli apparentemente secondari, come i perni passanti integrati o il reggisella D-Shape, sono stati progettati con l’obiettivo di limitare la resistenza all’aria e migliorare la continuità delle superfici.

Dal punto di vista geometrico, la Arva Elite adotta quote chiaramente orientate alla guida sportiva, non è certo questa una bici “da passeggio” o che oggi definiremo endurance. Il reach piuttosto lungo e il tubo sterzo contenuto permettono di assumere una posizione distesa e aggressiva, ideale per sfruttare al massimo l’efficienza aerodinamica del mezzo. Allo stesso tempo, la distribuzione dei pesi e la rigidità del triangolo anteriore contribuiscono a mantenere precisione di guida e stabilità anche quando la velocità sale parecchio.

Raymon Arva Elite nasce dunque con una vocazione racing ben definita, confermata anche dalla certificazione UCI. La sensazione è quella di un mezzo pensato per essere competitivo fin dal primo colpo di pedale, con una struttura capace di trasferire ogni watt in maniera diretta e immediata.

Campagnolo Record al centro

Uno degli elementi che rendono particolarmente interessante la Arva Elite è la scelta della nuova trasmissione Campagnolo Record 2×13 Road. Raymon è infatti tra i primi marchi a portare su una bici completa la nuova piattaforma a 13 velocità della casa vicentina, proponendola in configurazione 52/36T, chiaramente orientata a un utilizzo veloce e prestazionale.

Il nuovo Record 13 riprende gran parte dell’architettura del Super Record top di gamma, condividendone logica di funzionamento, velocità di cambiata e impostazione tecnica. Cambiano alcuni materiali e qualche dettaglio legato al peso, ma il comportamento rimane estremamente vicino a quello della versione più esclusiva.

La vera novità è naturalmente la presenza del tredicesimo pignone. Una soluzione che permette di avere rapporti più ravvicinati e una gestione molto più precisa della cadenza. Su percorsi vallonati, nei cambi di ritmo o durante le accelerazioni in gruppo, il vantaggio è concreto: si riesce a mantenere una pedalata più fluida e costante, senza salti troppo marcati tra un rapporto e l’altro.

Il funzionamento wireless del cambio elettronico rende le cambiate rapide, silenziose e ripetibili anche sotto carico. I nuovi comandi Ergopower sono stati rivisti nell’ergonomia e nell’impugnatura, mentre l’integrazione digitale attraverso la App MyCampy permette personalizzazione, diagnostica e configurazione del sistema.

Molto curata anche la parte relativa all’autonomia: le due batterie promettono percorrenze fino a 750 chilometri e possono essere ricaricate tramite USB-C. A completare il pacchetto ci sono i freni a disco idraulici Campagnolo Record con rotori da 160 millimetri, progettati per garantire potenza e modulabilità anche nelle frenate più impegnative.

Raymon Arva Elite
Carro compatto e scatola del movimento centrale a dir poco massiccia
Raymon Arva Elite
Carro compatto e scatola del movimento centrale a dir poco massiccia

Velocità, stabilità… sensazioni

Su strada la Arva Elite mette in evidenza la sua natura aero fin dai primi chilometri. La risposta del telaio è immediata e molto diretta, soprattutto quando si rilancia l’azione o si forza l’andatura in pianura. La rigidità della zona movimento centrale lavora in sintonia con le ruote in carbonio Fulcrum Wind 57, caratterizzate da un profilo alto da 57 millimetri pensato per massimizzare la velocità di crociera.

Con la Arva Elite i benefici si percepiscono soprattutto alle alte andature: lì la bici trasmette una sensazione di compattezza e stabilità. E soprattutto di costanza: aerodinamica consente di mantenere facilmente velocità. Il frontale rigido e l’integrazione totale del cockpit aiutano la precisione di guida. Anche nei tratti veloci o nei cambi di direzione rapidi, la Arva Elite conserva un comportamento stabile e prevedibile.

E’ una bici che dà il meglio quando si pedala con intensità. L’impostazione racing emerge soprattutto nella capacità di trasformare la spinta sui pedali in accelerazione immediata. In salita non nasce come una scalatrice pura, ma il peso contenuto del telaio e la trasmissione 2×13 permettono comunque di affrontare dislivelli importanti con efficacia, mantenendo sempre una buona fluidità di pedalata.

Molto interessante anche il lavoro svolto sull’aerodinamica complessiva. Il passaggio interno dei cavi, le superfici raccordate e il reggisella D-Shape contribuiscono a ridurre la resistenza all’aria in maniera concreta. E’ il classico approccio da sistema integrato, dove ogni componente lavora in funzione dell’efficienza globale della bici.

Con la Arva Elite, Raymon propone dunque una road bike moderna e altamente specialistica, capace di interpretare le tendenze attuali del settore: integrazione totale, trasmissioni evolute e ricerca aerodinamica avanzata. Una bici pensata per chi cerca prestazioni pure, ma anche per chi vuole pedalare su una piattaforma tecnologicamente già proiettata verso il futuro.

Raymon Bicycles

Pirelli P Zero Race SL-R, il nuovo tubeless aero completamente slick

Pirelli P Zero Race SL-R, il nuovo tubeless aero completamente slick

25.03.2026
6 min
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MASSA MARITTIMA (GR) – Il nuovo tubeless Pirelli ha una forma ed un nome: P Zero Race TLR SL-R. Un tubeless da competizione senza mezzi termini e senza alcun compromesso, uno pneumatico aero concept che ha l’obiettivo di diventare il più veloce del World Tour.

Mentre altri brand hanno puntato sul “fattore aerodinamica”, sacrificando in parte la resistenza al rotolamento, oppure il comfort, oppure la tenuta in situazioni differenti, in Pirelli l’obiettivo è stato far collimare ogni fase della resa tecnica. Entriamo nel dettaglio della nuova gomma firmata dall’azienda lombarda.

Pirelli P Zero Race SL-R, il nuovo tubeless aero completamente slick
PROTOTYPE, visto alla partenza della Sanremo 2026 sulle Canyon della Alpecin-Premier Tech
Pirelli P Zero Race SL-R, il nuovo tubeless aero completamente slick
PROTOTYPE, visto alla partenza della Sanremo 2026 sulle Canyon della Alpecin-Premier Tech

Quattro diversi wind tunnel

Il nuovo componente della famiglia P Zero nasce con il contributo delle simulazioni CFD, con 18 mesi di ricerca del reparto R&D in Pirelli e 14 iterazioni tra forma, design del battistrada e struttura. A queste si aggiungono le ore di test condotte sui prototipi e le prove nella galleria del vento, altri test in laboratorio, oltre naturalmente alle prove su strada.

Dieci sedute complete nella galleria del vento e 4 wind tunnel diversi utilizzati in modo da avere quanti più dati possibili.

Pirelli P Zero Race SL-R, il nuovo tubeless aero completamente slick
Samuele Bressan in piedi a destra, Carlo Di Clemente di fronte (foto @Roofowler BCA)
Pirelli P Zero Race SL-R, il nuovo tubeless aero completamente slick
Samuele Bressan in piedi a destra, Carlo Di Clemente di fronte (foto @Roofowler BCA)

Non sostituisce il Pirelli P Zero RS

«Compromessi zero – ci dicono Samuele Bressan e Carlo Di Clemente di Pirelli – P Zero SL-R nasce per essere uno pneumatico votato alla massima efficienza aerodinamica, ma non dimentica il fatto che è il primo punto di contatto tra la bici e l’asfalto. Non solo, lo pneumatico è di fatto anche il primo elemento che impatta con lo spazio, diventando protagonista nella resa tecnica del sistema ruota/pneumatico. Il punto critico di una gomma, considerando l’efficienza aerodinamica – proseguono Bressan e Di Clemente – è quella parte in cui il flusso di aria si separa dallo pneumatico».

Massimizzando l’effetto vela del sistema, la performance aumenta, ma ovviamente entrano in gioco anche altri fattori nominati in precedenza. La resistenza al rotolamento, il comfort, ovviamente la tenuta ed un equilibrio perfetto del prodotto.

«La volontà di avere a disposizione uno pneumatico tanto completo, quanto aerodinamico -concludono da Pirelli – è uno degli aspetti tecnici che “obbligano” a disegnare un tubeless che al primo impatto visivo risulta slick, ma che dimostra un comportamento ottimale anche in caso di asfalto bagnato. Il nuovo SL-R non sostituisce l’RS, ma semplicemente completa la gamma P-Zero e soddisfa la richiesta dei team World Tour da noi supportati».

Come è fatto

P Zero TLR SL-R è completamente Made in Italy, è disegnato, sviluppato e prodotto nello stabilimento di Bollate (MI). Porta in dote la nuova mescola SmartEVO 2, plasmata con polimeri derivanti dalla categoria motorsport.

«In Pirelli – racconta Bressan – abbiamo il vantaggio di poter accedere alle tecnologie utilizzate nel mondo delle competizioni motoristiche. Simulazioni e materiali, design e tutte quelle situazioni portate al limite in categorie dove l’estremizzazione è una costante. I nostri pneumatici di alta gamma, destinati alle gare, prendono forma anche da quel know-how».

Carcassa più morbida e leggera

La carcassa è la nuova LiteCore da 120 Tpi (120 fili per pollice quadrato), composta dal più leggero ed efficiente tessuto destinato alla categoria tubeless. Volendo fare un accostamento con Pirelli P Zero Race RS (sezione da 28): SL-R ha un valore alla bilancia dichiarato di 275 grammi, migliora del 10% il fattore rolling resistance e risparmia 2 watt. In questa fase di lancio è disponibile nella sola versione TLR, nelle larghezze da 28 e 30 millimetri (la 32 arriverà entro fine anno).

Pirelli P Zero Race SL-R, il nuovo tubeless aero completamente slick
Spariscono i ribs (intagli) a fulmine tipici Pirelli
Pirelli P Zero Race SL-R, il nuovo tubeless aero completamente slick
Spariscono i ribs (intagli) a fulmine tipici Pirelli

Alcuni dettagli da considerare

Come tutti i tubeless, anche il nuovo SL-R di Pirelli è utilizzabile con la camera d’aria (meglio se nella versione Smart Tube RS). Si presenta slick, senza intagli o ribs laterali che da sempre hanno caratterizzato le gomme Pirelli, anche se il battistrada mostra una porosità molto pronunciata. Quest’ultima è percepibile al tatto e alla vista. La zona del tallone e appena al di sopra del bordo del cerchio ha una sorta di “spoiler” che porta benefici aerodinamici, protegge la gomma in un punto delicato e facilita il montaggio. Nel complesso la carcassa è più morbida rispetto al fratello RS e la forma è meno tondeggiante.

Ogni sezione del nuovo SL-R ha uno sviluppo proprio e dedicato (pur non cambiando i materiali), perché ogni larghezza funziona in modo differente in fatto di penetrazione aerodinamica. Il nuovo pneumatico è perfettamente compatibile anche con la tecnologia hookless dei cerchi.

Pirelli P Zero Race SL-R, il nuovo tubeless aero completamente slick
In giallo, non passa inosservato, disponibile anche con scritta silver (foto @Roofowler BCA)
Pirelli P Zero Race SL-R, il nuovo tubeless aero completamente slick
In giallo, non passa inosservato, disponibile anche con scritta silver (foto @Roofowler BCA)

Tecnologia PAAS inclusa

PAAS è l’acronimo di Pirelli Advanced Aerodynamic System. E’ la base per lo sviluppo di pneumatici ad elevate prestazioni e coinvolge di fatto anche la stessa geometria degli pneumatici delle generazioni future (il nuovo P Zero SL-R è il primo TLR che la porta in dote). PAAS significa compatibilità universale con i cerchi di ultima generazione, resa tecnica equilibrata e costante per tutta la vita dello pneumatico, ottimizzazione dell’efficienza aerodinamica. Piena sfruttabilità dell’effetto vela che si genera in movimento.

Gli studi condotti dagli ingegneri Pirelli hanno evidenziato la variabile legata al punto di larghezza massima dello pneumatico (gonfiato e montato sulla ruota), in relazione anche alla sua altezza. Gli approfondimenti hanno fatto emergere quanto è importante, quella zona precisa e unica dove il tubeless raggiunge la sezione massima. In quella posizione il flusso d’aria scorre aderente al fianco della gomma senza staccarsi, riducendo la formazione di vortici e abbassando la resistenza aerodinamica. La forma di P Zero TLR SL-R permette di aumentare la superficie di quel punto in modo da sfruttare al massimo l’aderenza del flusso d’aria sullo pneumatico. La ricerca PAAS ha permesso di mantenere quella piccola asola (o spazio vuoto) visibile tra il bordo del cerchio e lo “spoiler” dello pneumatico (menzionato in precedenza), a favore della semplicità di ingaggio e adattabilità.

Pirelli

Swiss Side, Gravon Carbon 500, gravel, ruote

Gravon Carbon 500: le ruote gravel veloci e aerodinamiche

17.03.2026
3 min
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Le scelte tecniche influenzano le prestazioni quando si è chiamati a dare il massimo, a spingersi oltre il limite e cercare quel qualcosa in più. E’ un aspetto che ha condizionato il ciclismo su strada ma allo stesso modo sta entrando nel gravel, disciplina in grande crescita e sulla quale si è affacciato ormai da tempo il mondo dell’agonismo puro. Velocità, prestazioni, leggerezza, tutte caratteristiche che anche nel fuoristrada possono fare la differenza tra vincere e perdere. 

Swiss Side, azienda di riferimento nel mercato delle ruote da ciclismo e ora anche nell’abbigliamento, presenta le nuove Gravon Carbon 500. Un’evoluzione della sue serie di ruote gravel votate all’aerodinamica ora sono caratterizzate da un peso ridotto e alcune particolarità tecniche di rilievo, come nuovi mozzi e raggi. Una serie di ruote pensate per i ciclisti che ricercano la massima performance anche nel gravel

Swiss Side, Gravon Carbon 500, gravel, ruote, profilo 50 mm
Swiss Side per le ruote Gravon Carbon 500 ha scelto un profilo da 50 mm, ideale per il gravel
Swiss Side, Gravon Carbon 500, gravel, ruote, profilo 50 mm
Swiss Side per le ruote Gravon Carbon 500 ha scelto un profilo da 50 mm, ideale per il gravel

Guida e velocità

Gli ingegneri e i tecnici di Swiss Side hanno lavorato all’unisono per realizzare una nuova gamma di ruote che possa ridefinire il concetto di guida, velocità e divertimento. Lo sterrato è esigente, pretende sensibilità, scorrevolezza per affrontare anche i tratti in cui è necessario far scorrere la bici senza paura. Il tutto si sintetizza in una sola parola: stabilità. 

Un mix di caratteristiche tecniche che portano vantaggi in termine di prestazione: aerodinamica, rigidità laterale, comfort e resistenza. Il tutto nasce dal cerchio leggero CIH (Carbon In-House) con profilo da 50 millimetri e larghezza interna da 24 millimetri. 

Swiss Side, Gravon Carbon 500, gravel, ruote, profilo 50 mm
Il canale interno è largo 24 mm, questo permette di montare una gamma di copertoni ampia, che va dai 35 ai 65 mm
Swiss Side, Gravon Carbon 500, gravel, ruote, profilo 50 mm
Il canale interno è largo 24 mm, questo permette di montare una gamma di copertoni ampia, che va dai 35 ai 65 mm

Compatibilità estrema

Il cerchio, abbinato ai mozzi DT Swiss 350 Spline, noti per la loro affidabilità e l’innesto fluido, e allacciato con raggi aerodinamici DT Swiss Aerolite straightpull, offre un notevole risparmio di peso, stimato intorno ai 126 grammi rispetto al modello precedente, con un peso totale del set ruote pari a 1.620 grammi.

La scelta di combinare un profilo da 50 millimetri e con canale interno da 24 millimetri, il tutto unito alla caratteristica forma a “S” del bordo esterno dei cerchi Swiss Side, permettono al ciclista di massimizzare le prestazioni in termini di aerodinamica. Il massimo della performance lo si raggiunge utilizzando copertoni con larghezza che va dai 40 millimetri ai 45 millimetri. Il cerchio può ospitare pneumatici che vanno dai 35 millimetri fino alla larghezza massima di 65 millimetri. 

Swiss Side, Gravon Carbon 500, gravel, ruote, mozzi
Swiss Side ha optato per montare i mozzi DT Swiss 350 Spline
Swiss Side, Gravon Carbon 500, gravel, ruote, mozzi
Swiss Side ha optato per montare i mozzi DT Swiss 350 Spline

Dettagli e specifiche

Le ruote Gravon Carbon 500 offrono un alto rendimento aerodinamico, tipicamente associato al ciclismo su strada, alla resistenza e alle caratteristiche di flessibilità tipiche del gravel. Il risultato finale è un kit ruote veloce nei tratti scorrevoli, ma allo stesso tempo reattivo e leggero, aspetti che offrono il giusto compromesso tra stabilità e agilità. La struttura tubeless con ganci offre sicurezza e affidabilità essenziali con pressioni degli pneumatici variabili e su terreni accidentati

Le ruote Gravon Carbon 500 sono disponibili sul sito Swiss Side al prezzo di 1.199 euro.

Swiss Side

casco Giant Pursuit

Pursuit: il nuovo casco di Giant sempre più aero

16.03.2026
4 min
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Nel panorama del ciclismo su strada, Giant rappresenta da anni uno dei riferimenti mondiali quando si parla di innovazione tecnica e sviluppo di prodotti destinati sia ai professionisti sia agli appassionati più esigenti. Il marchio taiwanese ha recentemente presentato a Nizza non solo le nuove bici, come la superveloce Propel, ma anche una nuova generazione di caschi pensati per la strada. Parliamo del modello Rev, orientato alla ventilazione e alla leggerezza, e il nuovo Pursuit, dedicato invece alla massima efficienza aerodinamica.

Due prodotti diversi ma accomunati dalla stessa filosofia progettuale, ovvero offrire performance elevate senza sacrificare comfort e sicurezza. In particolare, il Pursuit è il casco aero sviluppato da Giant per le competizioni più veloci e per gli sforzi ad alta intensità, laddove ogni dettaglio può fare la differenza.

casco Giant Pursuit
Linea filante e pulitissima per il Pursuit. Questo casco è stato sviluppato con la Jayco-AlUla, fra i pro’ ogni watt può fare la differenza
casco Giant Pursuit
Linea filante e pulitissima per il Pursuit. Questo casco è stato sviluppato con la Jayco-AlUla, fra i pro’ ogni watt può fare la differenza

Aerodinamica nel DNA

E’ proprio l’aerodinamica il cuore del nuovo Pursuit. Giant ha lavorato a fondo sulla forma della calotta, sviluppando un design allungato e superfici attentamente modellate per favorire un flusso d’aria il più possibile stabile attorno alla testa del corridore. Il progetto è stato affinato grazie a simulazioni CFD (Computational Fluid Dynamics) e a numerosi test in galleria del vento, strumenti ormai fondamentali nello sviluppo dei componenti destinati al ciclismo ad alte prestazioni.

Il risultato è un casco capace di ridurre la resistenza aerodinamica e di migliorare l’efficienza complessiva durante la pedalata. Secondo i dati forniti da Giant, il nuovo Pursuit permette di risparmiare mediamente circa 1,66 watt rispetto alla generazione precedente, un valore che può sembrare contenuto ma che nelle competizioni moderne, dove i margini sono minimi, assume un peso significativo.

Nonostante la vocazione aero, il casco mantiene un buon livello di ventilazione. Le prese d’aria sono state posizionate in modo strategico e sono abbinate a canali interni che guidano il flusso d’aria attraverso la calotta, migliorando la dissipazione del calore durante gli sforzi prolungati. La struttura utilizza una doppia densità di schiuma EPS per gestire al meglio le forze d’impatto, mentre il sistema di regolazione Cinch Pro consente una regolazione precisa e rapida della calzata. Il tutto per un peso dichiarato di 280 grammi nella taglia media.

casco Giant Pursuit
Il comodo alloggio per gli occhiali
casco Giant Pursuit
Il comodo alloggio per gli occhiali

Taglie e dettagli

E’ pensato per un utilizzo agonistico ma anche per garantire praticità nelle uscite quotidiane. Il nuovo Pursuit è disponibile in tre taglie: S (51-55 centimetri), M (55-59 centimetri) e L (59-63 centimetri), tutti con una struttura studiata per offrire una calzata stabile anche quando la velocità aumenta o quando la posizione in sella diventa particolarmente aggressiva.

Dal punto di vista estetico Giant ha scelto una gamma di colorazioni sobrie ma moderne. Ci sono le varianti Matte Black, Matte Dusty Coral, Matte White e Matte Black Propel.

Tra le soluzioni più pratiche spicca inoltre il sistema integrato per l’alloggiamento degli occhiali. Il casco integra infatti delle apposite sedi nella parte anteriore che permettono di fissare gli occhiali in modo stabile quando non vengono indossati. Si tratta di un dettaglio sempre più apprezzato dai ciclisti, soprattutto nelle uscite lunghe o nelle gare dove si alternano salite e discese e può essere necessario togliere o rimettere rapidamente gli eyewear.

Completa la dotazione la chiusura magnetica Fidlock, che consente di agganciare o sganciare il cinturino con una sola mano in modo rapido e sicuro, anche quando si indossano i guanti.

casco Giant Pursuit
La struttura in EPS e il MIPS garantiscono la sicurezza della testa
casco Giant Pursuit
La struttura in EPS e il MIPS garantiscono la sicurezza della testa

Tecnologia MIPS

E’ la sicurezza l’altro pilastro su cui Giant ha costruito il nuovo Pursuit. Il casco integra infatti il sistema Mips Air Node Pro, una delle versioni più leggere e minimaliste della tecnologia MIPS (Multi-directional Impact Protection System), progettata per ridurre le forze rotazionali che possono generarsi durante un impatto.

Questo sistema è costituito da una struttura a basso attrito integrata all’interno della calotta che permette un leggero movimento relativo tra casco e testa in caso di urto obliquo. In questo modo una parte delle energie rotazionali viene dissipata prima di arrivare al cervello, contribuendo ad aumentare il livello complessivo di protezione.

Alla tecnologia MIPS si abbina la struttura in EPS a doppia densità, pensata per gestire in modo più efficace le diverse tipologie di impatto. Il lavoro svolto da Giant su questo fronte ha ricevuto anche una validazione indipendente: il Pursuit MIPS ha infatti ottenuto la valutazione massima, cinque stelle, nei test del Virginia Tech Helmet Safety Lab, uno dei laboratori più autorevoli al mondo quando si parla di sicurezza dei caschi.

Il risultato finale è un casco aero progettato non solo per essere veloce, ma anche per offrire una protezione di alto livello nelle situazioni più critiche, mantenendo al tempo stesso comfort e stabilità anche quando l’intensità della pedalata sale.

Giant

Perché le aero bike hanno molto in comune tra loro? L'aerodinamica serve davvero?

Perché le aero bike hanno molto in comune tra loro?

09.03.2026
4 min
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BENICASSIM (Spagna) – Le aero bike sono le più ambite a tutti i livelli e l’aerodinamica si pone ormai da anni come il gamechanger primario per la ricerca tecnica e tecnologica. Se è vero che la più grande variabile resta il corridore, è altrettanto vero che la strenua ricerca dei miglioramenti aerodinamici nell’ambito del ciclismo ha contribuito in modo esponenziale a cambiare le biciclette.

La stessa ricerca aerodinamica è complice in una sorta di standardizzazione del design che, sembra far sì che le aero bike hanno tante parti in comune? Abbiamo chiesto ad Arne Burkhardt, capo ingnere in Merida e responsabile dello sviluppo della nuova Reacto di Merida.

Perché le aero bike hanno molto in comune tra loro? L'aerodinamica serve davvero?
Uno dei corridori più moderni in fatto di approccio tecnico è Matej Mohoric
Perché le aero bike hanno molto in comune tra loro? L'aerodinamica serve davvero?
Uno dei corridori più moderni in fatto di approccio tecnico è Matej Mohoric
Cosa significa l’aerodinamica di oggi nell’ambito del ciclismo?

Aerodinamica, non è solo un sostantivo e non è un fattore rappresentato da un solo numero. L’aerodinamica è ricerca, è scienza ed è una chiave di volta quando la tecnologia raggiunge l’apice, la punta di un iceberg che abbraccia tanti fattori.

Rispetto al passato è cambiata?

Tantissimo, complici nuove tecnologie a disposizione e nuovi sviluppi. Una volta, 10 anni fa, ci si concentrava esclusivamente sulla velocità. Le aero bike diventavano veloci e non in rari casi, anche instabili ad esempio con vento laterale spinto. Oggi la velocità resta l’obiettivo principale, ma rispetto ad un’epoca precedente si considera anche l’esposizione laterale del binomio bicicletta/atleta ed il miglioramento del drag, cioè la forza opposta all’aria.

Perché le aero bike hanno molto in comune tra loro? L'aerodinamica serve davvero?
Le gallerie del vento giocano un ruolo fondamentale
Perché le aero bike hanno molto in comune tra loro? L'aerodinamica serve davvero?
Le gallerie del vento giocano un ruolo fondamentale
Di quali parametri si tiene conto?

C’è il comfort funzionale alla performance e la possibilità di analizzare il risparmio di watt a parità di andatura. Inoltre siamo riusciti a portare lo sviluppo virtuale ad un livello del tutto comparabile alla vita reale. Ovvero, quando il mezzo meccanico è su strada con il suo atleta.

Significa che oggi l’aerodinamica influisce anche sulla stabilità della bicicletta?

Esattamente. La stabilità della bicicletta è un fattore dominante, perché se una bici è efficiente nei numeri, ma è instabile, allora gli stessi benefici sono vanificati. Ad esempio in discesa e nei tratti più tecnici dove è fondamentale guidare. Le bici di aero di oggi sono delle overall a tutti gli effetti. E’ dimostrato anche dai pro’ che usano le aero bike in salita.

Perché le aero bike hanno molto in comune tra loro? L'aerodinamica serve davvero?
I moduli di sviluppo virtuali sono in continua evoluzione
Perché le aero bike hanno molto in comune tra loro? L'aerodinamica serve davvero?
I moduli di sviluppo virtuali sono in continua evoluzione
Comfort funzionale, un altro aggettivo talvolta ridondante. Cosa significa?

Partendo dal presupposto che per una aero bike il comfort non è mai il focus principale, è necessario considerare che il corridore per spingere forte ed a lungo deve essere a suo agio. L’aerodinamica della bicicletta crea una base forte e poi ci sono il layup del carbonio e le geometrie. All’unisono.

Semplificando. La biomeccanica moderna che vuole i corridori con la schiena in linea con il terreno?

E’ un modo davvero semplice per riassumere, ma è così.

Perché le aziende investono così tanto nell’aerodinamica?

L’aerodinamica è una sfida continua ed è una grande opportunità che permette di migliorare le prestazioni della bicicletta. E’ il primo fattore che rende possibile la ricerca di nuove soluzioni di design che a loro volto influiscono su forme e processi di produzione. E poi c’è l’ambito professionistico e se vuoi restare al top del ciclismo gli investimenti in questa direzione sono obbligati.

Talvolta però le aero bike sembrano molto simili tra loro. Perché?

Sono due i fattori principali da considerare. Il primo sono le regole e le quote numeriche imposte dall’UCI. Il secondo è legato alle tecnologie che evolvono, ma sono disponibili per tutti o per lo meno a chi se le può permettere. Quando il delta della ricerca si restringe, è facile commentare scelte che sembrano simili. Però, sono i dettagli a fare la differenza e spesso le diversità sono davvero grandi.

Esistono ancora margini di miglioramenti?

I margini di miglioramento ci sono, ma è sempre più difficile trovarli. Molto dipende anche dalla tecnologia disponibile che permette di fare ricerca. Di sicuro la ricerca e le tecnologie dedicate alle aero bike evolveranno ancora ed in futuro avremo delle bici ancora più efficienti e leggere.

Giant Propel

Nuova Giant Propel: più aero, più leggera, più veloce

07.03.2026
8 min
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NIZZA (Francia) – Un villaggio in stile provenzale immerso nel verde della Costa Azzurra e due grandi bandiere con i brand Giant e Liv che, con i loro colori vivaci, staccano in modo netto dall’ambiente circostante. E’ la presentazione globale di Giant, Liv e Cadex. Oggi parliamo di Giant.

Giant è il primo produttore al mondo. La sua storia è incredibile. Nasce nel 1972: 38 impiegati, uno stabilimento e 3.800 bici prodotte in un anno. Nel 2025 conta oltre 10.000 impiegati, 3,95 milioni di bici prodotte e 9 centri di produzione diretti che diventano 16 considerando anche quelli affiliati.
Giant appare nelle corse nel 1981. Negli anni a seguire arrivano Liv (2008), con le sue bici dedicate alle donne, e poi Cadex (2019), il marchio delle ruote di alta gamma.

Giant Propel
La nuova Giant Propel Advanced SL: esteticamente cambia “poco” rispetto al precedente modello, ma la tecnologia costruttiva è ben diversa
Giant Propel
La nuova Giant Propel Advanced SL: esteticamente cambia “poco” rispetto al precedente modello, ma la tecnologia costruttiva è ben diversa

Propel, quarta generazione

Ma veniamo alla grossa novità: la Giant Propel. il progetto Propel è nato nel 2013, la sua evoluzione è stata costante ed è sempre stata orientata verso l’aerodinamica. Lo sviluppo è avvenuto non soltanto sul telaio, ma anche sul cockpit, sulle ruote e persino sulle gomme. Tanto che in Giant parlano di vero e proprio co-sviluppo.

Instant Speed, Sustained Speed e Top-End Speed. Sono tre concetti molto interessanti. Il primo è l’esplosività, data anche dalla leggerezza del prodotto e quindi dalla sua reattività, grazie anche ad un telaio robusto e rigido.
Ma è super interessante anche il concetto di Sustained Speed, cioè il mantenimento della velocità, un concetto centrale nel ciclismo attuale, sempre più rapido e famelico di chilometri orari e watt. Lo sviluppo della Propel è infine, come da DNA, enormemente legato all’aerodinamica. La sua resistenza all’aria è studiata considerando angoli di impatto con il vento ben differenti, così da adattarsi a un ventaglio di situazioni molto ampio.
Infine c’è la Top-End Speed, vale a dire la ricerca della prestazione massima, quel watt in più che fa la differenza. Un concetto legato ai dettagli.

Ogni elemento è integrato. Da sempre l’ostacolo maggiore all’aerodinamica per chi va in bici è il ciclista stesso. In Giant lo hanno testato con un “manichino dinamico”, chiamato Risha 2.0, direttamente in galleria del vento, proprio per avere dati che fossero il più possibile realistici. E qui ci riallacciamo al discorso di prima sugli angoli di impatto dell’aria, che quasi mai sono perfettamente perpendicolari all’avanzamento, ma sono quasi sempre più o meno laterali.

I risultati? Un miglioramento generale dell’aerodinamica rispetto alla Propel 2023 del 12,8 per cento, che diventa addirittura del 25 per cento nella zona posteriore. In soldoni, a 40 all’ora per 40 chilometri la nuova Giant Propel è più veloce di 1’12”.

Aero, ma non solo

E’ chiaro che la Giant Propel rientra nella categoria delle bici aero, ma con un peso così ridotto (è al limite dei 6,8 chili imposto dall’UCI) va forte anche in salita. Il telaio nudo nella taglia M pesa 800 grammi, vale a dire 45 in meno del precedente modello.

Gran parte di questa versatilità, che rende la Giant Propel di fatto una all-round, è dovuta al nuovo metodo di costruzione. Giant ha rivisto l’intreccio delle fibre di carbonio che poi vengono laminate negli specifici stampi: la stessa tecnologia utilizzata anche per l’ultima Giant TCR.

Il carbonio è stato ulteriormente migliorato. La Propel utilizza infatti un sistema (di cui Giant è proprietaria) di taglio a freddo dei fogli di carbonio destinati alla laminazione (Cold Blade Cutting). Evitando le alte temperature, questo metodo permette di non alterare le caratteristiche del carbonio, di ridurre al minimo il numero e lo spessore dei singoli fogli di carbonio che andranno a formare il telaio stesso. In poche parole il Cold Blade Cutting consente di controllare in modo ancora più preciso il compromesso fra peso e caratteristiche strutturali.

Versatilità totale

Ma questa versatilità della Giant Propel è dovuta anche al “Total Speed System”, vale a dire un approccio filosofico (ma concreto) che tende a considerare la bici nel suo insieme: quindi telaio ovviamente, ma anche manubrio, gruppo, ruote… A proposito di ruote, pensate che le Cadex Max 50 presentate qualche giorno fa sono state sviluppate assieme alle coperture.

Aerodinamica, resistenza al rotolamento, rapporto rigidità/peso e comfort vanno dunque di pari passo nello sviluppo della bici. E i risultati sono evidenti. E non sono solo quelli forniti da Giant, ma anche quelli che abbiamo avuto il piacere di provare noi stessi, come vedremo tra poco.

Sempre in termini di versatilità bisogna parlare anche del nuovo manubrio integrato Contact SLR Aero. E’ sì un manubrio aero, ma ora nella parte superiore è più stretto. E’ disponibile nelle misure (presa bassa e presa alta) da 38/36 centimetri, 40/37 e 42/39. Chiaramente varia anche la lunghezza dell’attacco manubrio, che va di pari passo con le misure della bici stessa.

Il retrotreno è stato rivisto molto anche in termini di comfort, elemento che di fatto contribuisce molto alla versatilità di una bici. Reggisella e carro promettono una capacità di assorbimento migliorata del 25 per cento rispetto al precedente modello. La cosa interessante è che, a questo comfort maggiorato, non viene meno la reattività.

Come va

E infatti nel Global Launch di Giant, sulle strade dove di solito transita la Parigi-Nizza, abbiamo pedalato sulla nuova Propel. Avevamo fornito le misure in precedenza e, prima della prima uscita, un meccanico Giant ha tagliato il reggisella (integrato, un must di Giant) perfettamente sulla nostra misura.

Sono bastate le prime pedalate nel piazzale dell’hotel per capire che avevamo tra le gambe un grande mezzo. E infatti poi, una volta su strada, le primissime sensazioni hanno trovato conferma. La prima cosa che ci ha colpito è stata la reattività della Giant Propel Advanced SL, la versione di punta. La stessa utilizzata dagli atleti della Jayco-AlUla. Tra l’altro questa bici debutta ufficialmente proprio oggi alle Strade Bianche.

Dicevamo della reattività: la Propel è una “spada”. Ti alzi sui pedali e la senti scattare. E contestualmente percepisci la risposta e la rigidità. La bici va dritta… il che può sembrare una banalità, ma intendiamo dire che non flette minimamente. Qui contano anche le ruote, ricordiamo le Cadex 50, ma anche il grande lavoro che è stato fatto nei punti nevralgici: scatola del movimento centrale, tubo di sterzo e forcella. La sensazione è che ogni briciola di energia non venga sprecata.

In salita l’handling è stato davvero positivo. Non sembrava di avere una bici aero con ruote ad alto profilo. La bici seguiva leggera. In pianura invece ci ha colpito la capacità della Propel di mantenere la velocità. E questo è un aspetto che persino Paul Double, atleta della Jayco che ha assistito alla presentazione, ci ha tenuto a sottolineare.

In discesa questa rigidità, che poteva spaventare, si è invece trasformata in grande sicurezza. Semmai, al contrario, bisogna prenderci la mano per capire che si può mollare ancora di più. E qui di nuovo contano anche le ruote e le gomme. Un aspetto che abbiamo notato, anche ai fini del comfort, è quello di individuare la pressione giusta. Allora davvero la Propel non stanca e in curva tiene da paura, altrimenti tanta rigidità rischia di trasformarsi in un boomerang.

Giant Propel
Grande pulizia estetica per la Propel. Tutti i cavi sono interni
Giant Propel
Grande pulizia estetica per la Propel. Tutti i cavi sono interni

I modelli

Le macro versioni della Giant Propel lanciate a Nizza sono tre: Advanced SL, Advanced Pro e Advanced. La prima buona notizia è che, rispetto al precedente modello, la nuova Propel non è aumentata di prezzo. Si va dagli 11.999 euro della versione top, la Propel Advanced SL con lo SRAM Red, ai 2.699 euro della Propel Advanced Pro-FF.

Infine qualche dato molto interessante sulle geometrie. Tutti i modelli della nuova Propel hanno una forcella il cui rake è di 45 millimetri (da qui si spiega la grande stabilità in curva) e un carro la cui lunghezza è di 405 millimetri, cosa che consente il montaggio di coperture fino a 32 millimetri.

Curioso notare come siano disponibili pedivelle da 165 millimetri già di serie, almeno nelle due misure più piccole, XS ed S. Si passa poi a 170 millimetri nelle due successive e a 172,5 millimetri nelle due maggiori (L ed XL).

Giant

Una nuova Merida Reacto. Ecco la generazione numero 5

Una nuova Merida Reacto. Ecco la generazione numero 5

06.03.2026
8 min
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BENICASSIM (Spagna) – Merida Reacto è una delle aero bike più longeve in termini di progetto. La prima versione risale al 2011 e oggi il brand taiwanese lancia la quinta generazione. C’è un rinnovamento importante, ma non siamo testimoni di uno stravolgimento della piattaforma Reacto.

C’è una cura dimagrante importante, non esponenziale. Di sicuro viene migliorato l’aspetto del comfort funzionale e della stessa efficienza aerodinamica in diversi contesti. Significa una bici più versatile (sicuramente più facile da sfruttare a pieno). Resta il DNA di una bicicletta che nasce ed è stata sviluppata per un ambiente agonistico professionale. Vediamola nel dettaglio.

Una nuova Merida Reacto. Ecco la generazione numero 5
Nuova Merida Reacto V, la più allround della famiglia (foto Merida)
Una nuova Merida Reacto. Ecco la generazione numero 5
Nuova Merida Reacto V, la più allround della famiglia (foto Merida)

Nuova Reacto, 4 anni di sviluppo

«In virtù del successo (anche in termini di tecnica ed efficienza) riscosso dalla generazione numero 4, Merida si è presa un lasso di tempo abbondante per ufficializzare Reacto numero 5». E’ la prima considerazione di Arne Burkhardt, capo ingegnere Merida, che ha aggiunto: «La nuova Reacto è sicuramente frutto di una ricerca strenua del minimo dettaglio, sicuramente estremizzata nel design, ma anche migliore rispetto alla precedente versione.

«I miglioramenti sono importanti – prosegue Burkhardt – e vanno ben oltre i numeri rilevati nella galleria del vento GST di Immenstadt. Volevamo alleggerire la bici, senza perdere efficienza aerodinamica controllando al massimo l’effetto drag, adottando al tempo stesso un livello di rigidità ottimale per la categoria alla quale Reacto Appartiene. Abbiamo reso la nuova Reacto più veloce e anche più guidabile, l’abbiamo resa anche più sfruttabile in salita, pur considerando che la bici da salita della gamma Merida resta la Scultura».

Una nuova Merida Reacto. Ecco la generazione numero 5
Arne Burkhardt, capo ingegnere Merida
Una nuova Merida Reacto. Ecco la generazione numero 5
Arne Burkhardt, capo ingegnere Merida

Wind tunnel, un tassello fondamentale

«Talvolta mi chiedono – prosegue Burkhardt – se siano necessari tutta questa ricerca ed investimenti importanti legati all’aerodinamica. E’ necessario quando la volontà è rimanere a livelli tecnici altissimi, quando si vuole innovare e fornire biciclette competitive nel World Tour. L’aerodinamica come la vediamo oggi è una scienza che, passo dopo passo, ha permesso di avere bici con design avveniristici, ma anche velocissime e dove una tipologia di comfort, rispetto alle prime bici aero è diventato funzionale alla performance massima. Penso – conclude Burkhardt – alle biciclette aero usate sul pavé. Merida Reacto è una di quelle».

Non è una rivisitazione

Le tecnologie attuali che contribuiscono allo studio approfondito e sviluppo dell’aerodinamica, prosegue Burkhardt, sono costosissime, al tempo stesso disponibili un po’ a tutti, per lo meno a chi se le può permettere.

«Ci sono le regole UCI da rispettare – conclude Burkhardt – e capisco che talvolta al primo impatto visivo le sezioni di alcune biciclette sembrino comuni. Sono i dettagli a fare la differenza, in molti casi la differenza è enorme. Merida Reacto numero 5 è tutt’altro che una rivisitazione. E’ simile perché è una bici aero, ma tutta diversa grazie all’insieme di dettagli».

I punti chiave da considerare

Rispetto alla generazione precedente, la nuova Merida Reacto risparmia di 108 grammi per il frame-kit a parità di taglia. La nuova Reacto è ottimizzata per il passaggio delle gomme da 32 millimetri di sezione e c’è spazio utile per sezioni fino a 35 (configurazione provata sul pavé). I due moduli di carbonio, CF3 ed il più pregiato CF5 (stesso design e medesime prestazioni aerodinamiche) sono stati sviluppati e testati per andare ben oltre i 120 chilogrammi di peso dell’atleta. Da non fare passare in secondo piano la sovrapposizione delle quote geometriche con la Scultura, soluzione voluta per permettere il semplice passaggio da un modello all’altro (un fattore apprezzabile e molto utile per chi dispone di entrambe le bici: solitamente un atleta professionista).

Non viene adottato il forcellino posteriore UDH, ma è stato mutuato lo stesso braccetto di Scultura. Il supporto del deragliatore anteriore può essere rimosso facilmente e può essere montato un sistema trasmissione 1X. In quest’ultimo caso la massima dentatura è 62, in caso di doppio plateau è 56 per la corona esterna. Sono 7 le taglie disponibili, dalla XXS, fino alla XL.

Nuovo seat-post e nuovo cockpit alare

Sono molto più che dettagli e componenti secondari. Il reggisella S-Flex full carbon ha un profilo tutto nuovo (zero off-set), molto più sottile e magro se osservato frontalmente/posteriormente. Non integra l’alloggio della batteria Di2, che è posizionata tra la scatola centrale ed il piantone. La svasatura superiore contribuisce ad un effetto dissipante molto importante che non si riflette nella zona del nodo sella.

Arriva il manubrio integrato CW 1P (Seagull Wing design), tutto in carbonio, disegnato da Merida e prodotto da Vision. «E’ stato uno dei componenti, insieme a tutta la sezione frontale – dice Burkhardt – che ci ha fatto perdere qualche ora di sonno».

Durante la fase di lancio iniziale, in Italia non è prevista la commercializzazione, vedremo in futuro. Ha un valore alla bilancia (dichiarato) di 320 grammi ed un flare esponenziale. Ad esempio, la taglia small da noi usata nel corso della presentazione ufficiale aveva una larghezza superiore di 24 centimetri (centro/centro shifter) ed una larghezza inferiore di 38. Le misure del cockpit CW 1P sono progressive in base alla taglia della bicicletta.

Le versioni Reacto disponibili in Italia

Per questi primi mesi del 2026 gli allestimenti della Merida Reacto generazione 5 disponibili saranno sei. Team e 9000, 8000 e 6000, 5000 e 4000. Per ora non arriveranno i montaggi One, quello con monocorona anteriore e sistema Classified, 10K ovvero il montaggio che si basa sulla trasmissione Sram Red AXS ed il Pro. Andiamo per ordine.

Nuova Merida Reacto Team, porta in dote il pacchetto Shimano Dura Ace (power meter incluso) e le ruote Vision Metron 60 RS (quelle con i raggi in carbonio). Vision è anche il manubrio integrato, nell’ultima versione 5D ACR. Il prezzo di listino si attesta a 9.999 euro. Il frame-kit adotta il carbonio CF5 e sono due le colorazioni disponibili. La bici così descritta, nella taglia media ha un peso dichiarato di poco superiore ai 7 chilogrammi.

Passando alla Reacto 9000, il soggetto è sempre il frame-kit con carbonio CF5, Vision Metron il cockpit, ma la trasmissione è Shimano Ultegra Di2 (power meter 4iiii one side incluso). Le ruote sono le Reynolds BL 60 Espert. Interessante il prezzo di listino che si attesta a 6.799 euro. Il valore dichiarato alla bilancia sale indicativamente a 6,8 chilogrammi nella misura media.

Si passa ai moduli di telaio con carbonio CF3. Merida Reacto 8000 monta la trasmissione Shimano Ultegra Di2, il cockpit Vision Metron 5D ACR e le ruote Reynolds AR60. Il prezzo di listino è di 5.299 euro. I montaggi 6000 e 5000 prevedono alla base lo Shimano 105 Di2 ed il cockpit full carbon integrato firmato Merida. Il primo con le ruote Vision SC 60, il secondo con le Vision Team 35 in alluminio. I prezzi di listino sono rispettivamente di 4.399 e 3.199 euro.

Si chiude con la Merida Reacto 4000 con alla base lo Shimano 105 meccanico e le ruote Shimano 105 in alluminio, confermando la compatibilità con le trasmissioni meccaniche. Il prezzo di listino è di 2.499 euro.

Merida

Ridley E-Noah

E-Noah: la e-bike ad alte prestazioni di Ridley arriva sul mercato

27.01.2026
4 min
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Lo sviluppo delle e-bike da qualche anno sta avvicinando sempre di più il mondo dell’agonismo con quello dell’elettrico. Realtà e aziende diverse hanno unito queste due correnti di pensiero lavorando affinché diventino una sola. Il ciclismo e la voglia di pedalare non devono più avere limitazioni, ma accogliere chiunque abbia la volontà di pedalare, anche se questo vuol dire avere un supporto elettrico. Ridley per la prima volta ha deciso di presentare una versione elettrica della sua bici da corsa di punta: la Noah. Nasce così la E-Noah. 

Nel corso degli ultimi vent’anni il marchio belga ha sviluppato, testato, migliorato e approfondito le conoscenze tecniche a proposito della Noah, arrivando ad avere tre generazioni, ora diventate quattro con la versione elettrica.

Ridley E-Noah
La geometria rivisitata della Ridley E-Noah offre una posizione leggermente più comoda e una guida più fluida
Ridley E-Noah
La geometria rivisitata della Ridley E-Noah offre una posizione leggermente più comoda e una guida più fluida

Aero e ultracompatta

La Noah è stata protagonista dei grandi successi sportivi di Ridley, prima con la maglia verde di Robbie McEewn, per poi passare ai più recenti successi del team Uno-X Mobility. Una bicicletta che si è affermata come una delle più performanti in gruppo, capace di unire aerodinamica e un peso limitato.

Con l’approdo della E-Noah Ridley ha portato tutte queste caratteristiche su una e-bike, alimentata dal sistema TQ HPR40. Parliamo di un motore dal peso di soli 1,2 chilogrammi, ai quali si affianca la batteria da 1,42 chilogrammi. Nonostante tutto la versione elettrica mantiene un peso estremamente contenuto: soli 11 chilogrammi. Divertimento raddoppiato e sforzo dimezzato grazie al lavoro dei tecnici Ridley che sono stati in grado di mantenere intatta la sensazione di corsa e di velocità tipiche di questa bici. 

Quasi invisibile

Il motore della E-Noah è situato nel mozzo centrale, nascosto dietro le corone anteriori, mentre la batteria è integrata nel tubo obliquo. Nonostante ciò le linee e il design rimangono estremamente curati e strizzano  l’occhio a un’aerodinamica davvero di spicco

Un’altra parola che può descrivere la E-Noah firmata da Ridley è: discreta. Infatti sul telaio e sul manubrio non è visibile alcun LED o display. Questi sono posizionati nel tappo del manubrio, con gli interruttori nascosti sotto al nastro

Il motore TQ HPR40 ha una potenza di coppia pari a 40 Nm, con una batteria in grado di erogare 292 Watt per ora. A tutto questo è possibile aggiungere ulteriore potenza grazie al range extender da 160 Watt per ora. Ora le lunghe uscite e i percorsi impegnativi non saranno più un problema, ogni ciclista potrà godersi la propria uscita con in testa solamente la voglia di scoprire nuovi limiti e orizzonti. 

Le versioni disponibili sono due che differiscono nella scelta del gruppo, nella prima si è optato per lo Shimano 105 Di2 a 12 velocità. La seconda versione monta lo Shimano Ultegra Di2 a 12 velocità

Subito apprezzata

Nonostante la presentazione ufficiale sia arrivata pochi giorni fa la E-Noah ha già conquistato un importante riconoscimento: il Design & Innovation Award. Un verdetto unanime della giuria che ha definito la E-Noah una e-bike «per i ciclisti su strada alla ricerca di una bici aero fulminea con un supporto discreto, la Ridley E-Noah crea un collegamento che prima non esisteva».

A colpire la giuria e i ciclisti è stata la fluidità del supporto elettrico, ma anche la sensazione naturale di guida che si ha quando si pedala oltre i 25 chilometri orari, limite massimo per il quale è possibile usufruire del supporto del motore. Inoltre il peso contenuto permette di avere una sensazione di guida naturale e dinamica in ogni momento. 

Taglie disponibili: XS, S, M, L. 

Prezzo: versione 105 Di2, 7.099 euro; versione Ultegra Di2, 9.099 euro. 

Ridley

Drali Iridio, una vera bici aero con qualcosa in più

23.11.2025
7 min
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Drali Iridio in test. Taglia 54, 7,3 chili netti. Ruote Fulcrum da 57, pneumatici Continental, trasmissione Shimano Dura Ace. Una bici aero nata per correre.

Il soggetto è avere una bici aerodinamica, la bici protagonista è Drali Iridio. Una bici che mette da parte qualsiasi compromesso, è dedicata a chi ama spingere forte e tenere la velocità alta, una di quelle biciclette da “trattare male” per sfruttarne a pieno le potenzialità. Iridio è uno di quei mezzi che, più gliene dai e più ti dà.

Muscolosa, voluminosa e scolpita, oggettivamente bella e con molti dettagli di pregio, ricercati e distintivi che la rendono unica. L’abbiamo provata e ci ha colpito positivamente in diverse situazioni.

Drali Iridio, una vera bici aero con qualcosa in più
Geometria compatta, aggressiva, ma non estrema
Drali Iridio, una vera bici aero con qualcosa in più
Geometria compatta, aggressiva, ma non estrema

La Drali Iridio del test

Una taglia 54 con un valore alla bilancia (rilevato e senza pedali) di 7,3 chilogrammi netti, considerando anche i due portaborraccia RaceOne (non in carbonio). Un peso comunque molto contenuto se consideriamo anche le ruote Fulcrum Speed 57, un vestito perfetto per questa bici, che al tempo stesso non è votato ad una leggerezza pronunciata (è necessario sottolineare che le Speed 57 sono leggere, pur avendo un’altezza di 57 millimetri, con un peso dichiarato di poco meno di 1500 grammi). Le ruote sono gommate Continental GP5000 (copertoncino) da 28 con camera d’aria in butile.

Trasmissione Shimano Dura Ace 52-36 e 11-30 (senza power meter), la sella di Selle Italia SLR kit carbonio. Il reggisella full carbon specifico per Drali Iridio, il cockpit integrato Drali anch’esso in carbonio (bello da vedere ed anche in questo caso perfettamente in linea con il concept espresso dalla Iridio). Il prezzo di listino parte dal kit telaio ed è di 5290 euro.

Le peculiarità di telaio e forcella

Drali Iridio adotta una fibra in alto modulo (HM) con laminazione esterna MRB. Partendo dal tubo sterzo che adotta il suffisso Speed Taster. Adotta una sorta di rastrematura/svasatura centrale che si ispira ai telai in acciaio degli anni novanta e smorza leggermente la muscolarità della Iridio. Design e forme dei tubi sono influenzate dai dati NACA, con variazioni sul tema dovute alla personalizzazione fatta in casa Drali. Il seat-post è una lama se osservato frontalmente ed è assecondato da un blocchetto di chiusura integrato/nascosto nell’orizzontale. E’ disponibile con due arretramenti, 24 e zero off-set. Un buon range di scelta e la disponibilità dell’arretramento zero, a nostro parere, è fondamentale per questa categoria di bici e considerando le tendenze attuali della biomeccanica.

Il passaggio per le gomme, anteriore e posteriore è garantito fino a 34 millimetri di larghezza. Non in ultimo la forcella tutta in carbonio, con foderi sottili e arrotondati frontalmente che nella parte bassa mostra un design asimmetrico e le asole di sede dei perni sono ben fatte, integrate in modo ottimale.

Due anni di sviluppo e un blend di soluzioni

Per contestualizzare ancora meglio la Iridio abbiamo chiesto anche a Manuel Colombo di Drali, strettamente coinvolto nel processo di evoluzione dell’azienda lombarda, così come nello sviluppo di bici e tecnologie produttive.

«Tutto il processo che coinvolge la Iridio – spiega – dal suo disegno alla produzione, è complesso e molto articolato. La bicicletta non è completamente prodotta in Italia come la Opale, ma è una sorta di blend produttivo italo/asiatico. Siamo intervenuti utilizzando le nostre skills in quei punti dove siamo realmente bravi. Ci siamo avvalsi di un partner asiatico, capace di mettere sul piatto standard produttivi e di tecnologie di altissima caratura per sviluppare quelle sezioni dove le tecnologie a noi disponibili non ci permettevano di raggiungere l’eccellenza.

«Questa scelta – prosegue Colombo – non è stata dettata dal risparmio. Inoltre, Drali Iridio è stato ed è per noi un esercizio che va ben oltre il proporre una bici aero concept, ma ha l’obiettivo di accontentare l’utente considerando aspetti tecnici che non sono esclusivamente legati alla sola aerodinamica».

La nostra prova, i nostri feedback

E’ rigida e si sente parecchio, super performante anche per quello che concerne le geometrie. Ha un angolo del piantone molto dritto e uno sterzo piuttosto verticale che contribuisce ad accorciare il passo complessivo della bici al di sotto del metro di lunghezza. Per essere una taglia 54 di categoria aero, la Iridio è una bici corta. Agile e super scattante in diverse situazioni, ma è sulla capacità di mantenere alta la velocità il frangente dove fa la differenza. E’ bella tosta sull’anteriore, quanto sulla sezione centrale e in tutto il retrotreno.

Paga qualcosa in salita quando le pendenze vanno in doppia cifra per lunghi tratti, ma diciamo che non è il suo ambiente ideale e non è pensata per stare troppo tempo con il naso all’insù. Per avere una sorta di doppio confronto, l’abbiamo usata anche con ruote da 55 (le DT Swiss ARC 1100 Dicut di nuova generazione), oltre ad averla provata con un profilo da 45. Pensiamo al tempo stesso che proprio un cerchio da 45 sia il limite da considerare per la Iridio, scendere ulteriormente significherebbe snaturare il carattere della bicicletta.

Stabilità da primato, quasi inaspettata in discesa e nei cambi di traiettoria repentini. Inaspettata non perché la bici si mostri fuori equilibrio, semplicemente perché la rigidità ha un prezzo e una bici aerodinamica non è scontato che sia così stabile, precisa e anche facile da portare alla corda (in tutta sicurezza) come lo è la Iridio.

In conclusione

Gran bel mezzo, bici aero superlativa e super tirata in fatto di resa tecnica. Rigida e tanto grintosa, con una geometria marcatamente corsaiola che non lascia nulla al caso, non lascia nulla per strada. Non è una bici da passeggio ed una di quelle biciclette da vestire con l’abito adeguato, ovvero le ruote medie/alte. La performance che mette sul piatto va ben oltre il valore della bilancia e per sfruttarla al pieno delle potenzialità bisogna avere qualche malizia, far correre la bici e avere qualche watt aggiuntivo nelle gambe per stare su di giri.

Drali Milano