Tadej Pogacar, Les Angles

Un altro sprint e Tadej sfila la maglia gialla a Vingegaard

07.07.2026
7 min
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Poco più 200 metri al 6,7 per cento. In piedi sui pedali, una cadenza e un rapporto insostenibile per tutti gli altri. Così Tadej Pogacar si prende la tappa e la maglia gialla. A Les Angles continua la liaison d’amicizia tra Tadej Pogacar e Isaac Del Toro. L’altro ieri lo sloveno ha lanciato il messicano verso la vittoria, ieri è successo esattamente il contrario. Ma la cosa che più colpisce è la supremazia assoluta dei due atleti della UAE Emirates. E colpisce non soltanto il modo in cui finalizzano il lavoro, ma soprattutto come interpretano la corsa. La prendono in mano quando vogliono e la gestiscono esattamente come vogliono.

Alla fine succede che, dopo appena tre tappe, abbiano già conquistato due vittorie e siano anche al comando della classifica generale. Per carità, i distacchi sono ancora minimi, anzi Tadej e Jonas sono alla pari, e tutti i grandi rivali sono lì. Ma in entrambe le occasioni, quando hanno deciso di alzare il ritmo, hanno trasmesso la sensazione di poter fare la differenza in qualsiasi momento. Ed è proprio questa, probabilmente, l’arma più potente per mettere a tacere le ambizioni degli avversari. Tutti aspettano una loro azione.

«Non vediamo l’ora che Pogacar scatti. Fino a quel momento siamo in asfissia dal ritmo imposto dalla UAE. Invece dopo che è partito Tadej per tutti noi inizia un’altra corsa»: queste le testuali parole di Jordan Jegat, della TotalEnergies qualche giorno fa. Parole che rendono molto bene l’idea.

Vingegaard (con Jorgenson) nel momento in cui gli comunicano che ha perso la maglia
Vingegaard (con Jorgenson) nel momento in cui gli comunicano che ha perso la maglia
Vingegaard (con Jorgenson) nel momento in cui gli comunicano che ha perso la maglia

Orgoglio Vingegaard

La UAE Emirates continua a dettare legge, ma il Tour de France è tutt’altro che deciso. Jonas Vingegaard esce dalla prima vera tappa di montagna senza la maglia gialla, ma con la consapevolezza di aver risposto presente nel momento più importante. Il danese sa che il terreno più favorevole deve ancora arrivare e non fa drammi per aver ceduto il simbolo del primato.

«Come ho detto anche dopo il Montjuic, questi arrivi così esplosivi non sono quelli che mi si addicono di più. A questo punto del Tour ci aspettavamo anche di essere un po’ più indietro. Ovviamente mi dispiace perdere la maglia, ma nel complesso sono contento anche di come abbiamo gestito una tappa che è stata davvero molto dura».

Il capitano della Visma-Lease a Bike ha poi spiegato come la squadra sperasse in un epilogo diverso. «Saremmo stati ben felici se la fuga avesse lottato per la vittoria di tappa oggi. E’ emerso piuttosto presto, durante la frazione, che la UAE voleva puntare al successo. In uno sprint del genere è sempre difficile battere Tadej. In classifica generale ora siamo perfettamente alla pari».

La sensazione è che la sfida sia soltanto all’inizio. La Visma non sembra avere alcuna intenzione di scoprirsi troppo nelle prime giornate. Se nella passata stagione il team olandese parlava continuamente del famoso piano per battere Pogacar, stavolta preferisce lavorare nell’ombra, senza proclami. Ma certo al momento attaccare Tadej Pogacar e la UAE sembra più un sogno che una concreta realtà.

Tuttavia anche il direttore sportivo Marc Reef guarda il bicchiere mezzo pieno: «E’ stata una tappa molto impegnativa, con temperature elevate. Una lunga battaglia per la fuga rappresentava uno scenario favorevole per noi, ma la corsa ha preso una piega diversa. Successivamente siamo stati bravi a mantenere Jonas nella posizione ideale, con Matteo Jorgenson e Sepp Kuss che hanno svolto un lavoro eccellente fino alle fasi conclusive. Jonas ha poi piazzato uno sprint davvero potente. Ne siamo molto soddisfatti».

Tadej, tutto sembra facile

Nel frattempo Tadej Pogacar si è ripreso la maglia gialla quasi con disarmante naturalezza. Sorride, è soddisfatto, ma l’impressione è che il successo ottenuto abbia avuto un sapore diverso rispetto alla vittoria conquistata il giorno precedente da Isaac Del Toro. A Barcellona lo sloveno sembrava divertirsi quasi più per il trionfo del giovane messicano che per i propri risultati: scherzava con i tifosi, si lasciava trascinare dall’entusiasmo della folla e condivideva ogni momento con i compagni.

E anche stavolta, il primo pensiero è stato proprio per Del Toro. «E’ tutto merito di Isaac Del Toro – ha detto Pogacar – Io nel finale avevo un po’ più di potenza. Lui ha dato ben oltre il cento per cento sull’ultima salita. Ma lo ha fatto tutta la squadra. Più o meno a metà tappa abbiamo deciso di puntare alla vittoria. Sono davvero felice che stiamo iniziando questo Tour in questo modo. Il finale di oggi è stato incredibile

Il campione sloveno ha poi scherzato anche quando gli è stato chiesto se la sua fame di vittorie fosse tale da impedire alla fuga di giocarsi il successo.

«In realtà no, non ho mai così tanta fame… Prendo soltanto un gel ogni 30 minuti!». E’ anche da queste battute che ormai anche noi ci siamo imparati a conoscere Tadej. Se si diverte è perché sta bene. E sta bene perché si diverte. L’anno scorso era palese che nelle tappe alpine c’era qualcosa che non stava funzionando. All’improvviso i suoi occhi si erano spenti. Non attaccava, pur essendo palesemente il più forte. Era meno disponibile coi media. E infatti poi venne fuori il grosso problema al ginocchio… che per poco non lo fece ritirare.

«Si è presentata l’occasione – riprende Pogacar – e l’abbiamo sfruttata. La squadra stava bene e abbiamo vinto. Indossare la maglia gialla è il sogno di ogni ciclista. Ogni volta che posso averla sulle spalle mi sento speciale. Non so per quanto tempo riuscirò a tenerla, ma me la godrò finché sarà così».

Con uno sprint breve ma intenso Tadej Pogacar scava un piccolo gap e va a prendersi la sua 122ª vittoria
Con uno sprint breve ma intenso Tadej Pogacar scava un piccolo gap e va a prendersi la 122ª vittoria in carriera
Con uno sprint breve ma intenso Tadej Pogacar scava un piccolo gap e va a prendersi la sua 122ª vittoria
Con uno sprint breve ma intenso Tadej Pogacar scava un piccolo gap e va a prendersi la 122ª vittoria in carriera

Chi gioisce e chi soffre

Con quella conquistata nella terza tappa, Tadej Pogacar ha indossato per la 55ª volta la maglia gialla al Tour de France. Davanti a lui, nella classifica di tutti i tempi, restano soltanto Eddy Merckx, Bernard Hinault, Miguel Indurain e Chris Froome, con gli ultimi due a portata di mano. Per lo sloveno è arrivata anche la 22ª vittoria di tappa alla Grande Boucle, un bottino che gli permette di raggiungere una leggenda come André Darrigade e di portarlo al quinto posto assoluto tra i corridori più vincenti nella storia della corsa. Numeri impressionanti, che però sembrano interessare relativamente il campione della UAE, da sempre più attento alle emozioni del momento.

«Oggi le emozioni – ha detto Pogacar – hanno sicuramente giocato un ruolo importante. Dopo la vittoria di Isaac ieri, le cose si sono davvero sbloccate per noi come squadra. Un ulteriore passo avanti, un cambio di marcia. E’ bello vincere per una squadra così forte, c’è un bel clima. Sono i tuoi compagni che lo vogliono, che ti chiedono di vincere».

Anche il fatto di decidere la tattica in corsa, come dicevamo all’inizio, denota una grande sicurezza. Uno strapotere, se vogliamo. Una volta partita la fuga e la corsa assestata, i gregari dello sloveno hanno mangiato, respirato e poi si sono messi dapprima atnere la fuga a 3′ e poi a chiudere.

Ancora Pogacar: «E’ stato un finale piuttosto complicato. C’è stata molta lotta per stare davanti fino agli ultimi due chilometri. Isaac aveva tutto sotto controllo fino agli ultimi 800 metri. Ha respirato un attimo e quando mancavano ancora 500 metri, ha dato un’altra sgasata potente. A quel punto sono partito io e sono arrivato al traguardo da solo». Facile, no? Da come descrive il finale della corsa Tadej sembra stessero giocando alla Play Station, mentre dietro erano tutti col collo tirato.

E a proposito di gente che ieri ha faticato e non ha passato dei bei momenti, chiudiamo parlando di Arnaud De Lie. Come al Giro d’Italia il belga si è fermato dopo pochissime tappe. Ancora un calvario per questo talento che proprio non riesce a ritrovarsi.

«Mi ero preparato per mesi per arrivare pronto a questo Tour. Sognavo di potermi giocare gli arrivi in volata – ha dichiarato De Lie a RTBF – Purtroppo l’infezione gastrointestinale mi ha debilitato parecchio. Non avevo più le gambe per andare avanti. Sono rimasto per un po’ in un gruppetto, a ruota del mio compagno Veistroffer, ma poi gli ho detto di andare, altrimenti sarebbe finito fuori tempo massimo. E’ una delusione enorme».