Per una squadra italiana il Giro d’Italia è molto più che una gara di ciclismo. E’ visibilità, motivazione, sponsor, è la possibilità di crescere e di esistere nello sport che conta. Per chi invece non riesce a partecipare si apre un purgatorio di gare minori in giro per il mondo alla ricerca dei punti per risalire il ranking UCI. Tra difficoltà legate ai budget sempre più distanti dalle WorldTour ma, al contempo, anche con tanta fame di emergere.
E’ il caso anche della Solution Tech Nippo Rali, che dopo il 31° posto nella classifica UCI dell’anno scorso è stata esclusa dalla possibilità di ricevere una wild card. Per capire cosa significhi per un team italiano continuare a lavorare sotto traccia mentre le televisioni di tutto il mondo trasmettono le immagini del Giro d’Italia, abbiamo parlato con Serge Parsani, alla guida del team fin dalla sua fondazione nel 2022.


Serge, partiamo subito in medias res: che cosa significa per una squadra italiana non fare il Giro?
Per una squadra italiana il Giro è la corsa più importante della stagione, non è un segreto. Lo è per tutti noi, atleti, staff, sponsor, perché è la più grande possibilità di farti vedere ovunque nel mondo. Purtroppo l’anno scorso siamo arrivati trentunesimi nel ranking e, con le nuove regole, non abbiamo nemmeno potuto accedere alle wild card.
Ci spieghi come funzionano queste regole?
Ogni anno l’UCI stila una classifica a punti delle squadre. Se sei fra le prime 30 hai diritto di poter ricevere wild card per le gare più importanti, altrimenti no. Ovviamente da queste 30 bisogna togliere le 18 WorldTour, che partecipano obbligatoriamente, insieme alle prime due Professional. Le altre 10 si giocano gli inviti. Noi però siamo arrivati trentunesimi, quindi siamo stati i primi degli esclusi.
Qual è la tua opinione su questo regolamento?
Sono regole un po’ anomale, perché in tutti gli altri sport le classifiche si fanno tra squadre che disputano lo stesso programma. Invece noi ci troviamo a non fare il Giro e a non ricevere inviti nelle gare WorldTour, cioè quelle dove ci sono più punti in palio. Quest’anno abbiamo fatto solo Strade Bianche e Tirreno-Adriatico, neanche la Sanremo. Così ci ritroviamo a girare il mondo per raccogliere punti.


Come sta andando la stagione?
Stiamo lottando per rientrare nelle prime 30, al momento siamo in 25ª posizione e lottiamo per restarci. Rispetto all’anno scorso abbiamo rinforzato la squadra e i ragazzi ci stanno dando grandi soddisfazioni. Pensiamo che il plurivincitore stagionale tra tutti i professionisti è uno dei nostri, Dusan Rajovic, con 11 vittorie. Più di Pogacar e di Seixas. E poi è tornato un giovanotto che si chiama Pozzovivo.
Che sta andando tutt’altro che piano…
Ha fatto secondo al Giro di Grecia e terzo al Giro dell’Appennino. Vuol dire che la sua voglia di tornare non era campata per aria. Era convinto di poter fare bene e per noi è un uomo importantissimo. Ci porta punti e per i giovani è un faro, la serietà e l’impegno che mette ogni giorno sono un grande insegnamento.
Ve lo aspettavate così forte?
Siamo stati titubanti anche noi all’inizio. Smettere a 41 anni è già particolare, tornare dopo un anno lo è ancora di più. Però dai test avevamo visto che aveva ancora valori ottimi, addirittura migliori rispetto a quando correva. Siamo molto contenti del suo inserimento.


Quale sarà la sua prossima corsa?
Comincia domani una corsa a tappe in Portogallo molto impegnativa, il GP Beiras e Serra da Estrela, poi farà la Mercan’Tour Classic in Francia, che ha chiesto di fare lui. Successivamente il Giro di Slovenia e i campionati italiani a fine giugno. Poi vedremo.
La vostra ultima partecipazione al Giro è del 2023 e avevate fatto anche un secondo posto di tappa. Avrebbe cambiato qualcosa vincerla?
No, anche perché il nostro Giro era stato comunque buono. Ci eravamo fatti vedere tanto nelle fughe e poi abbiamo fatto secondi con Karel Vacek (fratello di Mathias, corridore della Lidl-Trek, ndr) a Campo Imperatore. Vincere sarebbe stato sicuramente meglio, ma il nostro l’avevamo fatto e non possiamo recriminare troppo.
E’ cambiato molto il ciclismo negli ultimi anni, con il dominio degli squadroni?
Per una professional che partecipa a un Grande Giro, la cosa fondamentale è mettersi in mostra. Già essere presenti e motivati conta tantissimo. Per esempio la Polti e la Bardiani a questo Giro stanno facendo così, non puoi pensare di battere certe squadre sul Blockhaus. Però, se c’è l’occasione di vincere una tappa, di certo non ti tiri indietro.


Il divario economico si è allargato?
Questo certamente. Quindici o vent’anni fa c’erano tre o quattro direttori sportivi, oggi ce ne sono dieci, più tutto lo staff: almeno cento persone. Anche duecento per chi ha devo team e squadra femminile. In Italia siamo rimasti con tre professional e trovare sponsor è sempre più difficile. Pensare in grande è facile, realizzarlo molto meno.
Una squadra WorldTour italiana aiuterebbe il movimento?
Darebbe sicuramente più movimento al ciclismo italiano. Il problema è che i nostri giovani migliori vengono assegnati alle devo team WorldTour già da juniores e così le professional perdono subito i talenti più forti. Se avessimo sponsor importanti potremmo trattenerli e costruire una grande squadra. Ma finché a 17 anni sono già lì, alle professional resta poco da coltivare. Io credo ancora che un giovane debba crescere gradualmente.
Anche perché Evenepoel e Seixas sono eccezioni, non la regola…
Se il ragazzo va forte tutti lo aiutano, ma se poi incontra difficoltà rischia di essere lasciato solo molto in fretta. Penso che crescere fino ai 20 anni in una professional, con un calendario importante ma graduale, non sia sbagliato. Le WorldTour ti danno subito tutto al massimo livello, ma a 18 o 19 anni spesso non sei ancora formato, né fisicamente né mentalmente.


Serge, torniamo a voi. Avete una corsa nel mirino per questa stagione?
L’obiettivo principale è restare nelle prime 30 squadre. Poi per le gare abbiamo anche esigenze legate agli sponsor. Presto andremo al Giro del Giappone perché interessa a Nippo, facciamo molta attività in Asia per raccogliere punti, senza dimenticare le gare europee. Purtroppo non possiamo scegliere troppo, dobbiamo aspettare gli inviti. Però devo dire che stiamo riuscendo a costruire un buon calendario. Speriamo ci facciano fare il Lombardia.
In questo senso Pozzovivo potrebbe essere una carta importante…
Credo che lui sia il nostro valore aggiunto, anche in ottica Giro del prossimo anno. Sarebbe qualcosa di straordinario per noi e per lui, fare il Giro a 44 anni. Vediamo, vedremo. L’importante è esserci il prossimo anno.