La trasformazione di Matteo Fabbro da gregario a leader è compiuta. A sancirla il Tour of Japan, vinto dal portacolori della Solution Tech Nippo Rali in maniera perentoria, con una vittoria di tappa ma soprattutto con grande autorità, mettendo il sigillo al dominio del team con due elementi (lui e il belga Kamiel Bonneu) davanti a tutti.


Fabbro è diventato quel che prometteva nelle categorie giovanili, un corridore da prove a tappe, facendo finalmente fruttare le sue doti di scalatore non per gli altri ma per se stesso. In quella che evidentemente è la sua dimensione, ideale, nella professional dov’è arrivato lo scorso anno. In Giappone era stato il diesse locale, Takehiro Mizutani a guidarlo, Alessandro Spezialetti però ha imparato a conoscerlo quest’anno, valutandone i progressi.
«Fabbro ci ha consentito di dare una bella dimostrazione – spiega l’abruzzese – soprattutto al nostro sponsor giapponese. Avevamo le possibilità di farlo sia con lui che con Bonneu, visti gli arrivi in salita. Non sono dei fulmini negli sprint ristretti, ma c’erano, poi Matteo sulla scalata al Monte Fuji ha fatto la differenza. Con Bonneu alle sue spalle, ottenendo quindi il massimo».


Come sta andando l’esperienza di Fabbro nel vostro team nel suo complesso, trovando un nuovo ruolo?
Lui è uno di quelli, insieme a Rajovic e lo stesso Bonneu, che devono fare risultati dove hanno la possibilità di farlo. Hanno la squadra tante volte a disposizione per ottenere risultati, sia per loro stessi che per noi, per il nostro ranking. Lui arrivava da anni alla Bora, poi dalla Polti e qui si sta rilanciando.
Quando è passato professionista aveva tante aspettative intorno a sé, poi ha vissuto anni come luogotenente, come gregario. Dal punto di vista non solo fisico ma psicologico come l’hai trovato?
E’ il primo anno che lavoro con lui, quindi non posso dire come fosse lo scorso anno. L’ho visto subito molto motivato ed è uno molto scrupoloso che vuole fare sempre il meglio, è molto meticoloso e professionale in allenamento e questo in gara si traduce in risultati. Qui ha trovato il suo spazio ideale e in determinate gare riesce a dare il suo meglio, senza avere grandissime pressioni, senza lavorare per capitani. Ha il suo spazio e cerca di sfruttarlo nel migliore dei modi.


Facendo appello alla tua esperienza da professionista, è anche una questione di trovare la giusta dimensione per un corridore per poter emergere? Forse in squadre così grandi era più difficile…
In formazioni come la Bora, è normale che sia difficile. Ci sono tanti corridori allo stesso livello se non superiore, quindi non è facile dimostrare in tutte le gare il proprio valore, visto che davanti ne hai altri tre o quattro. Quindi a volte devi anche capire il tuo livello. Secondo me, una volta che poi trovi la squadra giusta con il numero di corridori delle tue caratteristiche e sui tuoi livelli, è lì che riesci a fare la differenza.
E’ anche questione di perdere l’abitudine a vincere? Quando è venuto da voi, ha ripreso un andazzo che aveva dimenticato da anni, non potendo lavorare per se stesso, ma per gli altri…
Una squadra come la Bora che fa tutte gare WorldTour, dove il livello di partecipazione è altissimo, non ti lascia tanto spazio. Il livello nelle gare bene o male secondarie, dove ci sono meno squadre WorldTour, meno corridori, ti permette maggiormente di far valere la tua forma, il tuo modo di essere. Lui l’ha capito abbastanza bene, anche l’anno scorso da metà stagione in poi e quest’anno sta riuscendo a capire la sua posizione in gruppo. E’ normale che se andiamo a correre gare WorldTour il livello è talmente elevato che si fa fatica a fare ottimi risultati.


In questo momento il suo compito è portare punti, quindi cercare anche gare utili da questo punto di vista?
Io la porrei in questi termini: noi stiamo facendoun calendario giusto, equo, dove si corre in determinate gare per fare risultati e portare a casa questi benedetti punti per far sì di riuscire a essere nelle prime 30 posizioni. In questo momento siamo ventiseiesimi, penso che siamo messi abbastanza bene anche grazie a Fabbro.