Mads Pedersen, Fiandre 2026

Non solo “quei due”. Ci sarà anche Pedersen, parola di Larrazabal

11.04.2026
5 min
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Fari puntati sull’ennesimo “duello dei Monumenti” fra Mathieu Van der Poel e Tadej Pogacar, ma domani alla Parigi-Roubaix gli scenari potrebbero cambiare, e non poco. In questo duello si potrà inserire Mads Pedersen… e non solo lui, chiaramente. L’assenza di salite veloci o muri dalla Cipressa al Kwaremont, passando per Poggio, Koppenberg e compagnia bella, rimescola le carte.

Mads Pedersen ha chiuso il Giro delle Fiandre con un più che incoraggiante quinto posto. Un risultato che diventa impresa se pensiamo a quello che aveva passato il danese durante l’inverno: frattura del polso, settimane intere senza uscire su strada, allenamenti sui rulli. E poi, quando doveva rientrare, ci si è messa pure la febbre. Ma perché dunque Pedersen a Roubaix va inserito di diritto tra i grandi papabili? Lo abbiamo chiesto a Josu Larrazabal, responsabile dei preparatori della  Lidl-Trek.

Lidl-Trek, Larrazabal
Josu Larrazabal è il Performance Manager della Lidl-Trek e scommette sulla Roubaix di Pedersen
Larrazzabal
Josu Larrazabal è il Performance Manager della Lidl-Trek e scommette sulla Roubaix di Pedersen
Come arriva Mads a questa Roubaix, Josu? Lo “sforzone” del Fiandre, a lui che mancava un po’ di ritmo gara, ha dato qualcosa in più?

Sì, certo. Alla fine lui sa che al Fiandre, nelle salite, ha sempre quell’handicap rispetto a un Pogacar soprattutto, ma quest’anno direi anche rispetto a un Remco Evenepoel che, anche se non conosceva la corsa, da belga ha sapeva interpretare certe strade. Ovviamente sto facendo un discorso relativo al peso.

Stai parlando di atleti che hanno un altro feeling con la salita, anche se è corta…

Questi corridori in salita hanno un altro passo e mettono in difficoltà anche uno come Van der Poel, che è uno di quelli che riesce, in certe situazioni, a fare anche lo scalatore. Van Aert e Mads vanno fortissimo in salita e, quando se la giocano con corridori simili, sono quelli che sicuramente risultano anche più “scalatori”. Riescono a fare la differenza, ma ovviamente non ci riescono se ci sono Pogacar o Remco.

Però, dicevamo, è un buon quinto posto, no?

E’ un quinto posto che dà tanto. Tra l’altro un quinto posto “ tutto pedalato”: Mads ha dovuto difenderlo da lontano, rimanendo da solo e dovendo inseguire anche Van Aert. Venendo da un inizio così difficile, da una gran Milano-Sanremo fatta in fretta e furia e dal malanno che non gli ha consentito di disputare la In Flanders Field, assume un grande valore. E poi lui dal Fiandre trae sempre un extra per la Roubaix.

Il danese in ricognizione sulle pietre della Roubaix... senza guantini (foto @maltialessandro)
Pedersen in ricognizione sulle pietre della Roubaix. Per il danese sarà la 9ª partecipazione (foto @maltialessandro)
Il danese in ricognizione sulle pietre della Roubaix... senza guantini (foto @maltialessandro)
Pedersen in ricognizione sulle pietre della Roubaix. Per il danese sarà la 9ª partecipazione (foto @maltialessandro)
Perché?

Perché la Roubaix è la sua corsa. E’ una gara in cui si sente al livello dei più forti, non ha paura neanche di Pogacar. Diventa un bel confronto con se stesso, con la sua condizione, con la sua crescita. E soprattutto perché a Roubaix può esprimersi al massimo.

Non ci sono salite e, come hai detto, non ha paura neanche di Pogacar: ma sulle pianure e il pavé serviranno tanti watt. Come sono i suoi in questo momento? Sono i watt che possono farlo vincere?

Sì, sono i suoi watt. Nonostante tutto, Mads non è stato fermo. Ha fatto settimane anche di 27 ore di rulli e in queste ore ha fatto tanta qualità. Il suo allenatore Mattias Reck ha fatto un grande lavoro per riuscire a gestire una situazione così deludente e così confusa, il tutto senza sapere quali sarebbero stati i reali tempi di recupero. E poi aggiungerei anche che Mads è un vero campione, in allenamento e alle corse. Uno che non ha paura di “mettersi la tuta da lavoro” e faticare.

Mads Pedersen
Mads Pedersen durante una delle sue sessioni monster sui rulli, qui con la tuta per l’heat training (foto Instagram)
Mads Pedersen
Mads Pedersen durante una delle sue sessioni monster sui rulli, qui con la tuta per l’heat training (foto Instagram)
A proposito di tuta da lavoro, lui l’ha messa davvero sui rulli… in sessioni di hot training.

Vero. Pensate che è venuto in ritiro a Mallorca pur senza poter pedalare su strada. Questo perché c’era quel ritiro in programma con i compagnie lui ha voluto rispettarlo. Pedersen faceva i rulli mentre i compagni uscivano. Voleva far vedere che dovevano lavorare, dovevano prepararsi, perché lui comunque sarebbe stato pronto.

Un grande segnale…

Davvero un grande segnale. Allora lì capisci la grinta e il compromesso di uno come lui, e quanto ci crede a questa Roubaix. E dicevo dunque che sui rulli, oltre a starci tante ore, ha fatto anche tanta qualità e lo ha potuto confermare alla Sanremo e al Fiandre. Due corse nelle quali non puoi fare risultato nascondendoti nel gruppo. Mads è al top della condizione e arriva pronto a queste gare.

Davvero un leader. Tempo fa ci raccontasti anche come il suo ritorno su strada fosse passato da bici diverse. Prima la gravel, poi quella da strada con gomme più larghe e infine la bici in assetto standard… Come l’hai sentito in questi ultimi giorni?

Direi benone. Dopo il Fiandre, Mads si è affidato al suo modo di avvicinamento classico alla Roubaix. Nel senso che ha fatto ancora un paio di sedute molto dure, due carichi importanti in settimana, con le sue distanze, con la sua intensità, con il suo dietro moto. E’ una routine che ha, e abbiamo, sotto controllo: una routine che conosce e che è stata ottimizzata anno dopo anno.

Il podio della Roubaix 2025: Pedersen fu terzo alle spalle di VdP e Pogacar
Il podio della Roubaix 2025: Pedersen fu terzo alle spalle di VdP e Pogacar
Il podio della Roubaix 2025: Pedersen fu terzo alle spalle di VdP e Pogacar
Il podio della Roubaix 2025: Pedersen fu terzo alle spalle di VdP e Pogacar
Che testa…

Mads adesso è sereno perché sa che ci arriva. Magari un mese fa sapeva che c’era tanto da fare… ma lo avrebbe fatto comunque. Però aveva certe domande che cercavano conferma: come va il polso? Come va la clavicola? Come sarà la condizione? Ora invece sa a che punto è. Ha ripreso la situazione sotto controllo e, per uno come lui, è determinante.

Chi sarà il primo avversario? Pogačar, Van der Poel… o magari Van Aert?

Non è facile da dire. Però Van Aert quest’anno ha fatto vedere che ha qualcosina in più. Magari non è più quel Van Aert al top che abbiamo conosciuto, però è lì. E poi non è solo questione di forza.

E cos’altro?

Il guidare la bici è tutto in una gara come la Parigi-Roubaix. Tu puoi avere le gambe, ma se poi rompi la bici in ogni settore non arrivi neanche all’Arenberg. E’ un discorso di guida: evitare le buche, le spigolature del pavé, la sporcizia… Alla fine vai in scia, c’è la polvere, cerchi di uscire dalla scia. Esci, non vedi bene, pizzichi una pietra e fori. E rovini tutto.