L’esordio sulle pietre nel WorldTour per Pietro Mattio è stato anticipato di ventiquattro ore rispetto al piano iniziale. La febbre che ha stoppato Wout Van Aert ha portato il ragazzo piemontese a correre alla Omloop Nieuwsblad e poi alla Kuurne-Brussel-Kuurne. In principio il programma prevedeva solamente la seconda delle due gare dell’Opening Weekend.
L’altra novità per Pietro Mattio arriva invece con la convocazione alla Strade Bianche e che partirà tra poche ore, anche in questo caso a causa del forfait di un compagno di squadra. Insomma, nemmeno tre mesi nel WorldTour e sono già iniziati gli straordinari.
«E’ un bene – dice con una risata quando lo abbiamo raggiunto al telefono mentre era in viaggio verso Siena – perché vuol dire che il team ha fiducia in me, inoltre credo che più esperienze si facciano e meglio sia. Mettere insieme tutte queste corse già al primo anno tra i professionisti vuol dire portarsi avanti».


E così ti sei fatto tutte e due le corse dell’Opening Weekend, che esperienza è stata?
Fantastica, davvero bella ed emozionante, per i belgi penso sia il fine settimana più importante dell’anno, dopo quello del Giro delle Fiandre ovviamente. Però è il primo della stagione, riparte tutto e l’atmosfera che si respira sulle strade e i settori di pavé è unica.
Partiamo dalla Omloop Nieuwsblad, dove sei stato chiamato in causa per sostituire Van Aert…
Solo numericamente (ride, ndr). Mi hanno chiamato a una settimana dalla gara dicendomi che sarei dovuto partire un giorno prima del previsto per andare in Belgio e correre. Alla fine non è stato un grande cambiamento di piani.
Che esordio è stato?
Prima di partire sapevo che si sarebbe andati forte e così è stato, forse mi sarei aspettato di trovare ritmi ancora più alti. Invece sono riuscito a svolgere al meglio il mio lavoro ed essere competitivo, nonostante una preparazione non ottimale. Arrivavo dal Tour Down Under e dal UAE Tour, non il percorso di avvicinamento perfetto alle pietre del nord.



Qual era il tuo compito?
Stare vicino ai capitani. Alla Omloop Nieuwsblad la corsa era in mano alla Alpecin, con noi e gli altri team pronti a giocare di rimessa. Mentre alla Kuurne-Brussel-Kuurne siamo stati noi della Visma Lease a Bike a tenere in mano il pallino del gioco fin da subito, per arrivare in volata con Brennan. Abbiamo lavorato alla grande, tenendo sempre alto il ritmo e facendo staccare tutti gli altri velocisti. Lo sprint finale è stata quasi una formalità.
Anche se Brennan a un certo punto è andato in difficoltà e sei stato tu a riportarlo sotto…
Non si è capito se per un momento abbia avuto un calo di concentrazione o se abbia tirato il freno per paura di cadere, come successo il giorno prima. Però ci ho messo una pezza e l’ho riportato sotto (tanto che Brennan nell’intervista post gara ha ringraziato pubblicamente Mattio per il lavoro fatto, ndr).
Ti riferivi a questo quando hai detto di aver avuto ottime sensazioni?
Sicuramente è stato un bel segnale, riuscire a fare ciò che il team mi ha richiesto è un ottima cosa. Vedere un problema, risolverlo e poi arrivare alla vittoria. Non male direi.


Gli anni nel devo team quanto sono stati importanti per conoscere certi meccanismi?
Molto. Essere cresciuto con questa mentalità e imparare a mettersi a disposizione dei compagni mi ha aiutato per farmi trovare nel posto giusto e al momento giusto.
Hai corso anche a Le Samyn, passando da Brennan a Van Aert…
Non avrei mai detto di riuscire a correre con Van Aert, invece c’è stata questa occasione e ne sono felice. Rientrava dallo stop per febbre, quindi in corsa eravamo più liberi. Tanto che sono entrato nella fuga insieme a un mio compagno.
Poi nel finale eri di nuovo accanto al capitano, passando la bici a Van Aert quando ha forato…
Una volta ripreso dopo la fuga ero abbastanza al limite e mi trovavo in fondo al gruppo. L’ho visto con la ruota a terra e mi è venuto istintivo dargli la mia bici (i due hanno corporatura simile, ndr) anche perché le ammiraglie erano molto più indietro.


Come ti sei trovato sui muri del Nord?
La Omloop Nieuwsblad è stata parecchio impegnativa, mentre alla Kuurne mi sentivo meglio. I percorsi erano abbastanza diversi, con il secondo decisamente più semplice. Aver già corso sulle pietre da under 23 mi ha dato sicuramente una mano nel prendere dimestichezza. La grande differenza con il WorldTour sta nel ritmo, anche da under si fa forte, ma qui negli ultimi 80 chilometri si accelera ulteriormente.
Sai già quali saranno i prossimi impegni?
Finita la Strade Bianche ho una settimana di pausa, poi correrò ancora in Belgio. Da lì vedremo, per il periodo delle Classiche sono inserito come riserva in diverse corse e sono nella long list per la Roubaix.