Idea di Malori: «Vi siete accorti che non ci sono più gli specialisti?»

07.08.2021
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«Hai fatto caso che ormai non ci sono più specialisti e che i corridori più forti sono in grado di fare tutto? Bisognerebbe parlarne, è la chiave di volta del ciclismo di adesso».

Con queste parole, ragionando sulla cronometro olimpica e le gare precedenti, Adriano Malori ha lanciato un’esca troppo ghiotta per non abboccare. Cavendish e Greipel sono gli ultimi velocisti puri: gli altri, da Demare a Nizzolo passando per Colbrelli e Caleb Ewan, fanno la differenza anche sugli strappi. Pogacar è uno scalatore, ma vince le crono e a Tokyo stava per battere Van Aert nella volata per l’argento, dopo aver infilato Alaphilippe in quella della Liegi. Di Van Aert s’è detto spesso. E allora mentre il ragionamento prende il largo, ci sono tornate alla memoria le parole di Robbert De Groot della Jumbo Visma, il cui sforzo è cercare corridori capaci di essere incisivi su tutti i fronti. Il ciclismo è spettacolare perché al di là dei giorni di crisi, non ci sono più tappe interlocutorie e corridori che aspettano.

Specialisti estinti

«Corridori che vanno forte su un solo terreno non ci sono più – dice Adriano – anche se sei un velocista, sei obbligato a spiccare ovunque, perché ormai percorsi facili non ci sono più. Armstrong e Ullrich sembravano due marziani perché erano forti in salita e anche a crono, ma questi di adesso sono anche più forti. Fra gli uomini dei Giri, l’unico che a crono ancora perde è Carapaz. Quello di andare forte dovunque è un trend generale, inaugurato dal Team Sky con Wiggins e poi Froome. Le corse sono così, basta che comincia uno e gli altri sono costretti ad adeguarsi».

Scalatori spacciati?

Lo scalatore ormai vince un Giro se c’è una sola crono e se c’è pieno di arrivi in salita. Vedi il Giro di Bernal, che va bene anche a crono, ma si è trovato davanti un percorso su misura. In ogni caso per vincere una grande corsa a tappe o andare a podio si deve essere leggeri, sotto i 70 chili. Froome e Wiggins sono alti, ma quando hanno vinto erano magrissimi. E dato che non ci sono più crono di 50 chilometri, il passista più pesante non ha terreno neppure per provarci. Al Tour del 2010, ricordo la crono di Bordeaux di 52 chilometri, tutta piatta. Vinse Cancellara su Tony Martin. Ora è diverso.

Cosa è diverso?

Prima gente come Wiggins e Thomas davano grossi distacchi a crono e poi facevano il treno in salita, così che chi attaccava nel finale, riusciva al massimo a prendere 10 secondi. Oppure attaccavano loro e i 10 secondi se li portavano a casa. Senza quelle crono, anche le tappe intermedie diventano terreno di caccia. E nelle crono che si fanno, gente come Roglic e Pogacar dicono la loro. Se la crono torna decisiva, migliorare non è tanto semplice. Perché non corri sugli altri, sei solo…

Anche i velocisti puri stanno sparendo.

L’unico vero rimasto è Cavendish e si è visto al Tour, non c’era storia. Leggo commenti su sospetti e strani discorsi, la verità è che Mark è in una grande squadra, che lo porta alla volata nella posizione giusta e lui ha ancora una punta di velocità che i velocisti di oggi non hanno. A Parigi non ha vinto perché è rimasto chiuso e perché il rettilineo sale e ha il pavè. Se perdi una pedalata e hai contro Van Aert, non lo prendi più.

Ullrich era un treno a cronometro e terrificante in salita: nei suoi anni erano tanti gli specialisti contro il tempo
Ullrich era un treno a cronometro e terrificante in salita: nei suoi anni erano tanti gli specialisti contro il tempo
Vita dura per lui in salita però…

Ha dovuto soffrire, il ciclismo in cui è nato non prevedeva certi sforzi. Le volate le facevano lui, Farrar, Hushovd, Petacchi. In salita chiamavano il gruppetto e finiva così. Oggi anche il gruppetto va forte e il tempo massimo diventa nuovamente una minaccia. Il velocista è più resistente in salita perché ci sono meno tappe piatte e per arrivare allo sprint nelle rare occasioni, devi digerire anche la salita.

Una volta si diceva che il corridore completo è quello che va piano dappertutto. Ora è il contrario, ma c’è da lavorare tanto…

Ed è più facile che un cronoman migliori in salita piuttosto che il contrario. Il cronoman ha grande resistenza all’acido lattico, perché nella sua ora di gara è sempre fuori soglia e questo lo aiuta anche a tenere duro in salita. Non ha i 6,5 watt/kg ma per quei 5 minuti cruciali riesce a tenere duro e scollina senza aver perso più di tanto. Ricordate quando Cancellara tirava in salita? Al contrario, lo scalatore va a scatti, non ha bisogno di stare per un’ora fuori soglia. Ed è molto più difficile mettergli in testa l’attitudine per la crono. Contador fu il primo a capirlo e infatti fece saltare gli schemi.

Colbrelli è un velocista, capace però di fare la differenza anche in salita
Colbrelli è un velocista, capace però di fare la differenza anche in salita
Infatti andava bene anche a crono.

E come lui Bernal, ma Alberto di più. Il Bernal del Giro ha perso poco nella prima crono, poi ha avuto tanti di quegli arrivi in salita, che pur perdendo nella crono di Milano, è riuscito a vincere comunque il Giro. Alla Vuelta del 2020 c’è stata una sola crono con l’arrivo in salita, tanto che hanno cambiato bici. La crono per come è oggi devi saperla fare, ma è meno incisiva.

Sono attitudini da coltivare subito?

Il consiglio che do a tutti è cominciare presto, ma vedete che in Italia gli juniores non hanno la bici da crono, perché le squadre si fanno bastare le vittorie in salita? Per questo la condotta della Jumbo-Visma è esemplare. Il ciclismo di adesso è così esigente che ti obbliga ad andare forte dovunque, lavorando per colmare le lacune. E puoi farlo, perché i dati che raccogli evidenziano pregi e difetti.

Froome ammazzava il Tour con le crono, poi gestiva (o attaccava) in salita
Froome ammazzava il Tour con le crono, poi gestiva (o attaccava) in salita
Hai parlato di schemi saltati.

Nelle corse fino al 2000, il cronoman dava la botta e gli scalatori passavano il resto del tempo cercando di attaccare per colmare il gap. Contador non le prendeva dai cronoman e a quel punto saltava tutto. Oggi il cambiamento è andato oltre, perché sin dal primo strappo è guerra e di certo per il pubblico è meglio. Ad eccezione del Tour 2021, perché contro Pogacar si poteva fare poco. Anche il Giro è stato più bello, aperto fino all’ultima tappa.

Un ciclismo più bello o più nervoso?

Più bello, perché costringe i big a scoprirsi sin da subito. Vedi Pogacar in Bretagna oppure Bernal nella tappa di Sestola. Non mollano niente. E’ un ciclismo molto più esigente, devi essere forte dovunque e non devi perdere un colpo. Se Pogacar beccasse nella prima crono di stagione, inizierebbero le critiche. Oggi i big vincono da febbraio, una volta chi puntava al Tour non lo vedevi fino al Delfinato. Per questo non ci possono più essere specialisti e basta. Non avrebbero scampo.