La Vuelta a la Comunitat Valenciana è stata sin qui la gara più avvincente di questo primo spicchio di stagione. Nomi importanti, tappe tirate, tattiche e imprese non banali, come quelle di Remco Evenepoel. Nella macchina organizzativa della corsa spagnola c’era anche Stefano Garzelli, ormai valenciano d’adozione.
E proprio con Garzelli cerchiamo di capire cosa abbia detto la corsa spagnola. Cinque spunti imprescindibili che non sono sfuggiti all’occhio della maglia rosa 2000.
«In generale è stata davvero avvincente – commenta Garzelli – purtroppo c’è stato un po’ di sfortuna e mi riferisco alla cronometro. Con quel vento era davvero impossibile farla con le bici da crono. Mio figlio voleva venire a vederla, stava arrivando in bici ed è finito due volte fuori strada. Ma nonostante tutto, complimenti ai corridori, perché potevano farla senza impegno, invece il 90 per cento l’ha fatta a tutta. Per le squadre e per i corridori si è persa l’occasione di testare materiali e posizioni. L’altra sfortuna è che si è perso presto Mads Pedersen: lui poteva essere un protagonista assoluto, uno che per me avrebbe potuto portare a casa tre tappe».


Un Pellizzari formato gigante
Con Stefano si passa poi all’analisi dei cinque punti. E un po’ a sorpresa, sul piatto non c’è subito Remco, ma Giulio Pellizzari.
«Dico Giulio Pellizzari. Bene, bene, io sono contento. Quando si lancia fuori dal coro va benissimo. Giulio Pellizzari, per come l’ho visto pedalare. Prima tappa, io ero in macchina: rimangono in venti, stradone lungo 15 chilometri, lui parte da solo, vento in faccia. Lo riprendono a 1.500 metri dal traguardo, poi vittoria di Girmay.
«Nella quarta tappa, a circa 30 chilometri dal traguardo, il trenino della Red Bull-Bora era formato da Pellizzari, Vlasov ed Evenepoel, in questo ordine. Si è messo a tirare per 15 chilometri tra pianura e strappetti e ha fatto saltare quasi tutti di ruota, anche Vlasov. Sono rimasti in sei. Sono convinto che se Pellizzari non avesse corso con Evenepoel, se la sarebbe giocata con lui».
Garzelli rimarca l’ulteriore step del marchigiano. Racconta come lo stesso Remco sia rimasto impressionato da lui, gli abbia fatto i complimenti e lo abbia ringraziato. Davvero un ottimo biglietto da visita in vista del Giro d’Italia.


Remco, potente e sereno
Chiaramente Garzelli non poteva non citare il belga. Remco Evenepoel stato un vero mattatore: azioni di forza, eleganza, potenza.
«Per Remco – riprende Garzelli – grande condizione, grande motivazione e soprattutto, almeno da quello che ho potuto vedere in prima persona, grande tranquillità. Una novità? Io so solo che ho visto un Evenepoel tranquillo, disponibile anche mentre faceva i rulli cinque minuti dopo l’arrivo e rilasciava le interviste. E’ sempre andato forte in questi anni, però quest’anno mi sembra di vederlo ancora più concreto. Non ha avuto duelli con Pogacar, però sia a Mallorca che alla Valenciana erano presenti corridori di alto livello.
«L’altro nome grosso, rivale di Remco, era Almeida, ma su questo percorso con salite esplosive il portoghese fa più fatica. Nel giorno della salita si è staccato abbastanza presto, ma poi si è messo sotto e ha rimontato un sacco di gente, tanto da chiudere secondo».


Bravo Tiberi
Altro atleta che è piaciuto molto a Stefano Garzelli è Antonio Tiberi. Il laziale ha chiuso quarto nella generale.
«Sono contento di averlo visto protagonista – dice Garzelli – Tiberi è stato l’ultimo corridore a staccarsi da Remco sull’Umbra del Sol, tre chilometri al 15 per cento. L’avevo già visto molto bene al debutto, il 23 gennaio, proprio qui a due chilometri da casa mia, quando vinse Scaroni e lui arrivò terzo. E’ un’ottima conferma. Deve migliorare ancora piccoli dettagli, però rimanere quel giorno sulla ruota di Evenepoel fa capire che è pronto per vincere una grande corsa».
Per Tiberi dunque un banco di prova importante, sostiene Garzelli. Tra l’altro è curioso conoscere nel dettaglio il calendario dell’atleta della Bahrain-Victorious, perché potrebbe portare a casa un bel successo: UAE Tour, Laigueglia, Tirreno-Adriatico e Paesi Baschi, poi il resto è già orientato verso il Tour de France.


Red Bull, messaggio alla UAE
Stefano ha vissuto la corsa da dentro, cogliendo sfumature importanti. Tra queste lo ha colpito la forza e la compattezza della Red Bull-Bora: una squadra onnipresente, in salita, negli sprint, in classifica generale.
«Può sembrare scontato – spiega Garzelli – però loro sono sempre stati nel vivo. La prima tappa l’hanno persa con Arne Marit al fotofinish da Girmay. Poi sono sempre stati sul podio con uno o più atleti: primi e secondi nella crono, primi e terzi nella quarta tappa, secondi nella tappa finale e primi, terzi e settimi nella generale. Ma soprattutto grande compattezza e lucidità nel controllare la corsa. Da fuori traspare grande armonia. Spesso Pellizzari andava a stuzzicare Remco, gli diceva di andare, di fare e quasi era lui a doverlo frenare. E poi avevano grandi nomi in squadra e non erano ancora con tutti i leader».
La UAE Emirates ha provato ad attaccarli in un paio di occasioni, ma Remco e compagni hanno sempre chiuso o gestito la situazione. Sanno che i veri rivali nel corso della stagione, e al Tour in particolare, saranno proprio gli emiratini di Pogacar. Ma se si presentano così, potremmo davvero assistere a un grande spettacolo.


Velocità stellari
La corsa valenciana non era impossibile, ma il percorso non regalava nulla: sempre molto mosso. Alla fine Remco Evenepoel ha vinto con 43,798 chilometri orari di media, un’andatura impressionante. Ed è proprio questo aspetto ad aver colpito Garzelli.
«Ho notato – conclude Garzelli – che si continua a migliorare la velocità media. Noi, come corsa, addirittura un paio di giorni abbiamo dovuto posticipare la partenza per rientrare nei tempi televisivi, perché ormai i materiali, la qualità dei corridori, l’alimentazione e la preparazione fanno sì che le medie si alzino drasticamente e continuino ad alzarsi.
«Sui materiali ho notato che in tanti hanno utilizzato la monocorona, tranne che nella quarta tappa. Proprio alla partenza della prima mi ero soffermato a vedere le bici della Red Bull-Bora e Pellizzari mi aveva detto che montavano un 10-36: tutti dettagli che contribuiscono ad andare più forte».