Tour of the Alps 2026, Lorenzo Finn, Giulio Pellizzari

EDITORIALE / Amadio, la nazionale dei giovani e l’oro di IBF 2027

07.09.2026
5 min
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La prima nazionale di Amadio piace perché parla al futuro, mescolando pedine di esperienza a ragazzi giovani che l’esperienza devono farsela e hanno tutto il diritto di costruirsela in prima linea. Andiamo oltre: se non fosse per l’assenza di Pogacar, che impone l’obbligo di giocarsi ogni carta possibile, sarebbe valsa persino la pena di andare in Canada esclusivamente con un gruppo di debuttanti, facendone un progetto di vera rifondazione.

La Federazione ha riunito i suoi tecnici a Matera nel pomeriggio di sabato, nello stesso giorno in cui il ciclismo italiano e i suoi campioni passeggiavano e curiosavano fra gli stand dell’International Bike Festival di Misano Adriatico, che sarebbe stato una cornice ugualmente valida per annunciare le squadre di Montreal, magari con la presenza di qualche atleta.

La Federazione ha riunito i suoi tecnici a Matera sabato 5 settembre per la presentazione delle squadre di Montreal 2026 (foto FCI)
La Federazione ha riunito i suoi tecnici a Matera sabato 5 settembre per la presentazione della nazionale di Montreal 2026 (foto FCI)
La Federazione ha riunito i suoi tecnici a Matera sabato 5 settembre per la presentazione delle squadre di Montreal 2026 (foto FCI)
La Federazione ha riunito i suoi tecnici a Matera sabato 5 settembre per la presentazione della nazionale di Montreal 2026 (foto FCI)

La prima nazionale di Amadio

La lunga lista diffusa da Amadio vede (in ordine alfabetico): Bettiol, Cattaneo, Ciccone, Finn, Pellizzari, Piganzoli, Scaroni, Sobrero, Trentin e Ulissi, due dei quali saranno riserve, magari dopo aver corso il Mixed Team Relay. Ci sono, sotto lo stesso tetto azzurro, tanto futuro, uno spicchio di presente con Ciccone e una chance di santità per Bettiol che sul percorso canadese potrebbe lasciare un segno importante.

Quando a fare la nazionale c’erano Martini e poi Ballerini, che potevano contare su intelaiature di potenza paurosa, c’era da anni l’usanza di aggiungere un paio di debuttanti, affinché iniziassero a respirare l’aria di… alta quota. Oggi che quei nomi così solidi e vincenti non ci sono, l’aggiunta di Trentin e Ulissi, Ciccone e Bettiol a un gruppo così giovane fa vedere la voglia di ripartire dai ragazzi fra i 20 e i 23 anni che nel resto del mondo stanno facendo sfracelli.

Dicono sui social che aver portato Finn significhi bruciarlo, poi però ti sbattono in faccia che Seixas ha già fatto meraviglie e altri coetanei sono già da un pezzo nel WorldTour. A nostro avviso e dopo aver saputo da Elia Viviani che è stato il corridore ligure a chiedere di essere coinvolto nella nazionale maggiore, si è trattato di una scelta azzeccata e dotata di una prospettiva molto ampia.

Certo, è impossibile non rimanere vittime della suggestione dei grandi numeri. Negli ultimi due anni, Finn ha corso due mondiali in due diverse categorie e li ha vinti: non completiamo la frase perché i 273,3 chilometri di Montreal e quei 3.803 metri di dislivello invitano a non farlo. Andremo di là dall’Atlantico con la grande curiosità di raccontare l’ennesimo mondiale e staremo a vedere.

La forza di International Bike Festival è la soddisfazione della sua gente: portarlo via da Misano significherebbe perderla (foto IBF)
La forza di International Bike Festival è il suo clima da festa nazionale: portarlo via da Misano significherebbe perderla (foto IBF)
La forza di International Bike Festival è la soddisfazione della sua gente: portarlo via da Misano significherebbe perderla (foto IBF)
La forza di International Bike Festival è il suo clima da festa nazionale: portarlo via da Misano significherebbe perderla (foto IBF)

I record di Misano

Dicevamo di Misano Adriatico e del suo International Bike Festival. Il comunicato degli organizzatori è arrivato alla nostra mail ieri alle 14,40, mentre eravamo ancora intenti a raccogliere materiali e scrivere pezzi: i cancelli della fiera avrebbero chiuso alle 17 e già nei parcheggi erano iniziati a confluire dal giorno prima i truck e i motorhome della MotoGP che correrà nel Misano World Circuit nel prossimo fine settimana.

Strana scelta di tempo, per evidenziare più di 65.000 presenze, oltre 600 brand, più di 25.000 test bike effettuati e oltre 1.000 iscritti agli eventi pedalati. Si parla di edizione in crescita e se da un lato abbiamo avuto la sensazione di una grande ricchezza di marchi esposti, forse i visitatori dello scorso anno ci erano sembrati di più: si tratta di sensazioni, basate sul pienone pazzesco del sabato e un’impressione di meno teste nel giorno conclusivo. Di certo il caldo torrido della domenica non ha aiutato e ciascuno di quelle migliaia di visitatori ha mostrato una passione e una resistenza degna dei campioni della nazionale.

«Vedere per tre giorni aziende, campioni, professionisti e migliaia di appassionati vivere insieme International Bike Festival – ha commentato Fabrizio Ravasio, Managing Director di Movestro – è la migliore rappresentazione di ciò che vogliamo essere. IBF non è soltanto un luogo dove scoprire le novità del mercato, ma un’esperienza in cui incontrarsi, provare, pedalare e condividere una passione. Un’esperienza che vive anche del legame con il territorio e con il cicloturismo, sempre più importanti nel modo di vivere la bicicletta. E’ questa capacità di mettere insieme industria, community ed esperienza che vogliamo continuare a far crescere, guardando già alla prossima edizione».

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Su IBF 2027 si è sentito ogni genere di chiacchiera. Ad ora sono stati fissati luoghi e date: 3-4-5 settembre ugualmente al Misano World Circuit. E’ girata la voce di un anticipo alla fine di agosto, per ora infondata. E anche quella per cui entro un paio di stagioni, IEG che ha rilevato l’evento vorrebbe e potrebbe spostarlo nei padiglioni della Fiera di Rimini. Se così si decidesse, si arriverebbe a un autogol. IBF piace perché è una fiera gratuita di paese, il grande paese del ciclismo nazionale. Perché si pedala fra gli stand e poi anche in pista. Togliere a IBF la parte legata all’esperienza e rinchiuderlo nei padiglioni a pagamento significherebbe spegnere la sua luce.

Per ora non se ne parla. E volendo procedere per obiettivi, ora il nostro è puntato sul Canada. Non c’è solo la nazionale di Amadio. Tutti i nomi snocciolati dai tecnici azzurri meritano più di un approfondimento e ve li offriremo puntualmente nei prossimi giorni. Mentre la Vuelta va avanti e dalla crono di giovedì promette di scrivere un finale da paura. Ieri il secondo posto di Romele ha messo in mostra uno dei talenti più discreti e solidi del nostro ciclismo. Peccato che l’assenza di Pogacar abbia portato via anche i riflettori.