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Lombardia senza Sormano, per Cunego poca differenza

07.10.2022
5 min
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Il Lombardia con il finale a Como Damiano Cunego lo ha vinto tre volte. Il veronese dunque ne sa qualcosa. Ha vinto arrivando da solo, in volata, nel testa a testa. Tanti ricordi, ma anche tante emozioni.

«Vero – dice Cunego – tanti ricordi. Difficile dire quale sia stato il più intenso dei tre. Il primo perché è il primo. Il secondo perché battei Riccò in volata dopo un bel duello. E il terzo perché arrivai da solo. Forse questo mi ha lasciato qualcosa di più, perché volevo la vittoria sin dal mattino. Ero partito per vincere, volevo arrivare da solo e ce l’ho fatta».

Con il re del Giro 2004 andiamo dunque alla scoperta del percorso che vedremo domani da Bergamo a Como: 253 chilometri e 4.400 metri di dislivello. Un dislivello, quasi identico a quello dell’anno scorso, ma distribuito in modo differente. Ce n’è molto più all’inizio. Pertanto, più di altre volte, se non si risparmia il giusto e non ci si alimenta bene sin da subito, si rischia di perdere la corsa nei primi 100 chilometri.

Il profilo del Lombardia 2022: da Bergamo a Como 253 chilometri
Il profilo del Lombardia 2022: da Bergamo a Como 253 chilometri
Quindi ecco di nuovo il Lombardia, Damiano. Un percorso che spicca per l’assenza del Muro di Sormano…

E’ una classica monumento e questo in qualche modo implica che sia anche lunga. Senza il Sormano somiglia in effetti molto alle edizioni che ho vinto io, pertanto credo che il grosso della selezione avverrà sul Ghisallo e la corsa si deciderà sul San Fermo.

Non c’è il Muro, ma il dislivello è praticamente identico. E’ stata “irrobustita” la prima parte: cambia molto?

Resta una corsa molto dura. Il Sormano divideva coloro che intendevano davvero fare la corsa e stavano bene da coloro che invece erano lì per concludere la stagione. Per me non cambia moltissimo. E poi dobbiamo fare una considerazione. E’ una corsa ben più lunga di 180 chilometri. Fino a quel chilometraggio sono in tanti a poter vincere, sopra emergono altri nomi. Nomi di fondo. Per me incide più la distanza.

Che poi lo abbiamo visto anche al Giro d’Italia non sempre percorso duro è sinonimo di selezione e spettacolo: guardiamo la tappa di Torino (scoppiettante) e quella della Marmolada dove fino a 3.000 metri dall’arrivo erano tutti lì…

Esatto, era proprio questo il messaggio che volevo dire. Con o senza Sormano non sono due corse diverse. Ma il Ghisallo peserà un po’ di più… Sarà questa salita a fare il grosso della scrematura e mi aspetto, tanto più che non ci sono pendenze proibitive e che la strada è buona, che le squadre possano tirare forte.

Lo scorso anno il Ghisallo si affrontava in avvio e in senso inverso. Quest’anno invece si attacca dopo 183 chilometri
Lo scorso anno il Ghisallo si affrontava in avvio e in senso inverso. Quest’anno invece si attacca dopo 183 chilometri
Prima del Ghisallo ci sono 31 chilometri pianeggianti. Fino al suo imbocco, quindi 180 chilometri, si può stare tranquilli? Si può correre anche dietro?

In teoria sì, ma bisogna vedere anche come va la corsa. Immaginando un andamento lineare con la fuga che parte e poi il gruppo che si stabilizza e la tiene a tiro, può anche andare bene questa tattica. Però troppo dietro no. Comunque le curve non mancano e stare troppo lontano dalla testa della corsa non va bene. Io direi di non stare oltre la cinquantesima posizione.

Il finale invece è intenso: in 31 chilometri ci sono da fare due volte il San Fermo intervallate dal Civiglio. E’ dura anche sul piano planimetrico?

E’ un mix di saliscendi continui pertanto non c’è recupero. Bisogna assolutamente stare davanti. Io credo che sul primo San Fermo ci saranno le squadre dei favoriti che faranno l’andatura forte, ma anche qualcuno di fondo che nel testa a testa si sente battuto, che vorrà anticipare. Un po’ come fece Mollemama non tutti riusciranno a fare come lui.

Che salita è il San Fermo?

Non è durissima. Non è una salita di quelle al 10%-15%: è regolare tra il 6 e l’8%, ma il secondo passaggio avviene dopo oltre 240 chilometri di gara e allora diventa dura. Non credo che ci sarà una grande lotta a quel punto per prenderla davanti.

Il San Fermo vale una Bergamo Alta, lo strappo finale di quando si arriva appunto a Bergamo?

Nella mia testa è più salita il San Fermo (che è anche un po’ più lungo, ndr): la strada è leggermente più larga, ci sono i tornanti. Quando vinsi la seconda volta ricordo che uno scattista come Riccò ad ogni uscita di tornante mi metteva in difficoltà, strappava. Bergamo Alta viene interpretata in modo più regolare.

E il Civiglio?

E’ quello più duro. E anche più lungo. Lì ci sono pendenze oltre il dieci per cento e anche la media è su quella cifra. Un Pogacar che sta bene lì attacca, tasta il terreno. Da qui escono coloro che si giocano il Lombardia.

Non è questo il caso, almeno secondo le previsioni che annunciano un buon meteo, ma con il cattivo tempo cambia molto?

Parecchio. E’ tutto più dispendioso sotto ogni punto di vista. Le strade sono strette, spesso sotto ai boschi e quindi con asfalti umidi e lisci e aumenta molto il rischio di cadute. Magari non ci alimenta bene. Spesso non si avverte la sensazione di sete e si beve meno, salvo poi essere vuoti nel finale. E poi quando piove c’è chi ci crede fermamente e metà del gruppo che parte battuta… anche se non lo dirà mai.