ROMA – Era la teoria attorno alla quale abbiamo ragionato per anni, guardando alla Coupe de France. Un circuito nazionale, che tiene in vita le corse al di sotto del WorldTour (17 nel 2025), su cui le squadre francesi possono incentrare un’attività di buon livello, in attesa degli inviti più importanti. La Coppa Italia delle Regioni, presentata ieri per la terza volta a Roma, potrebbe avere la stessa funzione, a patto che gli organizzatori mantengano la parola e accettino di far correre le professional, certo, ma anche le continental.
Teatro della presentazione romana di ieri è stata l’Aula dei Gruppi Parlamentari, alla presenza di figure istituzionali di primaria importanza, che hanno ripetuto le loro considerazioni per uno sport – il ciclismo – che lentamente sta tornando nei discorsi di chi governa il Paese. Certo non ci illudiamo e neanche pretendiamo che questo basti per scalfire altri potentati, tuttavia è innegabile che il lavoro sistematico della Lega Ciclismo possa aprire nuove strade. Come un piede infilato nella porta, che dopo tre anni ha permesso di aprirla e guardare dentro.


Un progetto ad ampio spettro
Il presidente Pella, di cui tutti i presenti hanno riconosciuto l’instancabilità, ha capito che limitarsi allo sport non sarebbe bastato. Così ha spostato il focus della Coppa Italia delle Regioni sui territori, il turismo, la cultura, la salute, l’economia e le pari opportunità, chiedendo ai rispettivi Ministri di guardare a loro volta in questo mondo che pedala. E gli interventi dimostrano che, goccia dopo goccia, il messaggio sta filtrando.
«La Coppa Italia delle Regioni – ha detto Andrea Abodi, il Ministro dello Sport – si conferma e rilancia la sfida del miglioramento, aggiungendo ulteriori competizioni. L’attenzione della Lega Ciclismo quest’anno va oltre la sfera sportiva e agonistica. Non solo il Sud diventa tra i protagonisti nella geografia del percorso itinerante ma, con il ritorno del Giro della Sardegna dopo quindici anni e del Giro della Magna Grecia, si rafforza il legame tra sport e cultura, un binomio che con il ciclismo trova la sua massima espressione.
«L’edizione 2026 – ha sottolineato – trova anche la consacrazione dell’assegnazione della maglia arancione per il traguardo sicurezza, in memoria di Giovanni Iannelli e degli altri ciclisti che hanno perso la vita sulla strada. Un riconoscimento che testimonia, non solo simbolicamente, la volontà di tutti i soggetti coinvolti di assumersi la responsabilità di contribuire a un ciclismo più sicuro, attraverso le regole e, soprattutto, il loro rispetto».
Il passaggio su Iannelli non manca mai nelle parole di Abodi, che tempo fa assieme allo stesso Pella ha incontrato il padre del corridore toscano, senza però che questo abbia portato al processo instancabilmente invocato.


Da febbraio a ottobre
Cinquantadue gare e 17 regioni coinvolte: questi i numeri della Coppa Italia delle Regioni 2026. Un calendario che si apre il 25 febbraio con il Giro della Sardegna di Adriano Amici e va avanti fino al 18 ottobre con la Veneto Classic di Pippo Pozzato. Venticinque corse per gli uomini, undici per le donne in cui sono comprese anche tre prove WorldTour: la Strade Bianche, il Trofeo Binda e la Milano-Sanremo.
«Per me personalmente e per la Lega Ciclismo che rappresento – ha dichiarato Roberto Pella – oggi è stata una grande emozione. Vedere la Coppa Italia delle Regioni, il progetto che abbiamo creato e portiamo avanti da soli due anni con la Conferenza delle Regioni, crescere così rapidamente è motivo di grande soddisfazione.
«Svilupperemo i valori al centro del progetto: sport e salute, sviluppo economico e turismo, internazionalizzazione, parità. Un progetto che rappresenta una vera ripartenza per il ciclismo, così come avvenne per il nostro Paese 80 anni fa, sulle strade di Coppi e Bartali, capace di unire sport, istituzioni, territori e comunità».


Il Made in Italy pedala forte
Non c’erano solo politici, squadre, organizzatori e giornalisti alla presentazione della Coppa Italia delle Regioni, ma anche gli ex corridori che saggiamente sono stati coinvolti nella promozione del ciclismo. Cinque campioni del mondo come Ballan, Bettini, Bugno, Fondriest e Saronni. Giganti come Chiappucci e Nibali. E poi Luca Guercilena e Andrea Agostini, figure di spicco di Lidl-Trek e UAE Team Emirates, premiati come simboli dei valori e le competenze che il ciclismo italiano esprime a livello globale.
«La filiera della bicicletta – ha detto Tajani, Ministro degli Affari Esteri – si conferma un comparto strategico del Made in Italy, caratterizzato da capacità manifatturiera, innovazione e attenzione alla sostenibilità. L’export italiano di biciclette e componenti raggiunge i 759 milioni di euro, all’interno di un export complessivo di beni sportivi pari a circa 4,7 miliardi di euro. La strategia di diplomazia della crescita, ulteriormente rafforzata con la Riforma della Farnesina, riconosce nel ciclismo un asset strategico per l’economia nazionale e per il posizionamento internazionale del Sistema Paese».



Il nodo sicurezza
Ora c’è da lavorare per coinvolgere sponsor e portare sicurezza su strade troppo spesso inospitali: la Coppa Italia delle Regioni non può limitarsi a un calendario di gare. Ispiratore l’intervento di Fondriest a un anno dalla morte di Sara Piffer, nello spiegare la nascita delle bike lane in Trentino Alto Adige. Utili le parole del Ministro della Salute Schillaci, sul fatto che lo sport sia previsto nella Costituzione per la sua funzione educativa e la prevenzione delle malattie attraverso uno stile sano. Però adesso bisogna che tutto questo esca dal Palazzo e si diffonda nelle strade.
«Quando ero ragazzo io – ha detto Gianni Bugno – ti davano la bicicletta e non il motorino perché era ritenuto troppo pericoloso. Adesso succede il contrario».
La sicurezza, sulle strade e anche in corsa, è alla base della rinascita del ciclismo di cui ha parlato Roberto Pella. E qui la battaglia è profonda e culturale. Bello il traguardo dedicato a Giovanni Iannelli, bello il ricordo delle vittime della strada. Sarebbe bello poterli ricordare avendo ottenuto vera giustizia per ciascuno di loro e impedendo che tragedie simili si ripetano. Allora la Coppa Italia delle Regioni e i suoi amici tanto illustri avranno raggiunto l’obiettivo più importante.