Pino Toni, predestinati

I cinque predestinati sotto la lente d’ingrandimento di Toni

02.05.2026
7 min
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Tengono banco. Sono forti. Sono giovani, alcuni un po’ meno, ma in qualche modo sono i cinque prodigi del momento. Di chi parliamo? Beh, uno neanche ve lo diciamo, gli altri quattro sono Ayuso, Del Toro, Seixas e Remco. Di Pogacar e company, in questo periodo di intermezzo fra classiche e Giro d’Italia, facciamo il punto (tecnico) con Pino Toni.

Toni è la nostra conoscenza della preparazione, ma la sa lunga anche sugli aspetti umani e le dinamiche di squadra che ci sono dietro a un corridore. Quindi cosa piace al tecnico toscano e cosa piace di meno di ognuno. Punti di forza, analisi del momento…
«Sono cinque corridori fortissimi che, almeno a questo punto della loro giovane età, si sono però affacciati alla ribalta con vie simili, tranne uno: Tadej Pogacar», va subito nel merito Toni.

Pogacar, Pino Toni
Settembre 2019, a Madrid, sul podio finale della Vuelta, il mondo scopre un giovanissimo Tadej Pogacar. Quanta strada da allora per lo sloveno
Pogacar, Pino Toni
Settembre 2019, a Madrid, sul podio finale della Vuelta, il mondo scopre un giovanissimo Tadej Pogacar. Quanta strada da allora per lo sloveno

La crescita di Pogacar

Toni chiama dunque in causa immediatamente il campione del mondo. Partiamo proprio da lui, Tadej Pogacar.

«Pogacar – spiega Toni – non lo conosceva quasi nessuno, a parte il suo procuratore e quelli che gli erano strettamente vicini. Da junior ha fatto delle stagioni relativamente anonime, meno note rispetto agli altri e non si sapeva nemmeno da quanti anni andasse in bicicletta (ma se lo volete sapere leggete qui). Io ho avuto la fortuna di vederlo vincere all’esordio, in quella Vuelta del 2019. Conquistò le due tappe più difficili strapazzando Roglic che a quei tempi andava forte veramente».

Toni poi parla anche dell’aspetto più tecnico e da preparatore è ammirato dal fatto che Pogacar sia cresciuto lentamente e che continui a farlo in qualche modo.
«Parlando con dei suoi compagni di squadra, fino all’anno scorso non stava neanche tanto attento al mangiare. Non che mangiasse la frutta prima delle corse, sia chiaro, ma neanche era lì a pesare ogni cosa. Adesso invece mi dicono abbia insistito anche su questo aspetto. E’ cresciuto piano ed è per questo che ha ancora dei miglioramenti, lì pronti nel cassetto. Sì, di lui mi piace questo, che non è arrivato tra i pro già a tutta».

Juan Ayuso ha avuto diversi alti e bassi nella sua giovane carriera. Alla Lidl-Trek c'è chi potrà aiutarlo ad emergere
Juan Ayuso ha avuto diversi alti e bassi nella sua giovane carriera. Alla Lidl-Trek c’è chi potrà aiutarlo ad emergere
Juan Ayuso ha avuto diversi alti e bassi nella sua giovane carriera. Alla Lidl-Trek c'è chi potrà aiutarlo ad emergere
Juan Ayuso ha avuto diversi alti e bassi nella sua giovane carriera. Alla Lidl-Trek c’è chi potrà aiutarlo ad emergere

Ayuso, doppio carattere

Scorrendo la lista troviamo Juan Ayuso. Lo spagnolo, classe 2001, è un altro di quelli che graffiano e che ha una grande ambizione. Ha già raccolto molto, ma secondo alcuni poteva raccogliere anche di più.

«Di certo – dice Pino – Juan è passato che era più a tutta rispetto a Pogacar. Non solo, ma era già uno molto più incoraggiato, sapeva dove voleva arrivare, aveva già il supporto della squadra dietro. Tra l’altro una UAE Emirates che non era quella che aveva Pogacar all’esordio, ma già ben più evoluta».

«Un suo punto di forza? Nel bene e nel male il carattere. A Juan non piace perdere. Un corridore così nasce forte e le occasioni che perdi sono veramente poche, quindi se imparerà a gestire meglio certi momenti, quelli in cui ti va male insomma, anche da un punto di vista emotivo potrà fare tanto».

Viene da chiedersi se Ayuso, oggi alla Lidl-Trek, sia nella squadra giusta per ovviare a questo problema. Toni dice che sul fronte umano assolutamente sì. La Lidl-Trek è una famiglia e ha un ottimo personale, persino nei massaggiatori, forse dovrebbe avere un supporto tecnico migliore.
«Però aggiungo che proprio da un punto di vista tecnico Ayuso ha la fortuna di portarsi dietro un bel bagaglio dalla UAE e se non è un ragazzo sciocco quelle conoscenze potrà metterle a frutto. Se oggi io fossi in una squadra cercherei di ingaggiare dei corridori dalla UAE e farmi dire metodi, allenamenti, strategie».

Del Toro (classe 2003) è un talento completo. Ha spunto veloce, va forte in salita e anche a crono
Tre secondi dopo Tiberi è arrivato Del Toro, a 36" da Ganna
Del Toro (classe 2003) è un talento completo. Ha spunto veloce, va forte in salita e anche a crono

Del Toro, talento cristallino

Isaac Del Toro è forse il primo alter ego di Ayuso, colui che probabilmente ha rappresentato la classica goccia che fa traboccare il vaso per l’addio alla UAE Emirates.

«Isaac è il nuovo Ayuso, ma un po’ diverso secondo me – riprende Toni – Intanto viene da una nazione, il Messico, che non ha tutta questa tradizione ciclistica, almeno non a quei livelli. E’ una gemma che ha ancora tanto margine. E dico questo perché corre in UAE. Non ha la necessità di essere a tutta tutti i giorni. Tante volte si può concentrare molto meglio sugli allenamenti piuttosto che sul risultato. Tanto c’è qualcuno che lo fa per lui».

Del Toro attrae l’ammirazione di Toni soprattutto per la sua età e la sua classe. Sin qui ha già dimostrato belle cose. E proprio con Toni parlammo della sua forza e di quel modo di andare di rapportone.
«Sapete, quelle sono delle situazioni che si creano anche durante la stagione. Magari veniva da un periodo in cui aveva lavorato tanto in palestra e in generale sulla forza e in quei giorni ne aveva così tanta che tirava il rapportone. Ma vedrete che man mano che andrà avanti con la stagione questa scemerà un po’ e Isaac andrà meno duro. Di certo col caldo non spingerà quei rapporti».

Remco (classe 200) quando le cose non vanno per il meglio tende ad innervosirsi. Un aspetto che deve assolutamente migliorare
Remco (classe 200) quando le cose non vanno per il meglio tende ad innervosirsi. Un aspetto che deve assolutamente migliorare
Remco (classe 200) quando le cose non vanno per il meglio tende ad innervosirsi. Un aspetto che deve assolutamente migliorare
Remco (classe 200) quando le cose non vanno per il meglio tende ad innervosirsi. Un aspetto che deve assolutamente migliorare

Remco e la sua testa

E veniamo al capitolo Remco Evenepoel. Quello che poteva essere più spinoso in qualche modo. E infatti il preparatore toscano non si tira indietro. Se i numeri di Remco non si discutono, il suo comportamento sì. Ultimo esempio il nervosismo e il relativo flop (comunque ha fatto terzo) della Liegi.

«Evenepoel – spiega Toni – è fortissimo ma è attaccabile proprio dal punto di vista psicologico. Lì c’è da fare più lavoro mentale che tecnico e francamente non saprei come. Lui, come gli altri che abbiamo visto fin qui, non ama perdere o fare secondo. Quando va a correre vuole vincere. Si vede da come gareggia, però dovrebbe arrivarci con meno pressione addosso e cercare di divertirsi un pochino di più. Anche se la corsa gli si mette male. Tanto più che lui è uno di quelli super forti che la può raddrizzare anche se fora, o fa una piccola caduta o ha qualche altro inconveniente. Si è visto anche alla Roubaix. VdP e Pogacar sembravano fuori gioco e sono rientrati. Alla Liegi non può arrabbiarsi se gli altri non tirano con lui. Sanno che alla prima salita li stacca… a quel punto si giocano il piazzamento. Tanto più che davanti già ce ne sono altri due».

Nonostante tutto, Pino Toni sostiene di apprezzare la determinazione che Remco ha nelle corse di un giorno, specie quelle legate ai titoli in palio: le Olimpiadi, i mondiali a crono. «Per me alla fine dovrebbe essere anche più supportato dalla squadra».

Freccia Vallone 2026, Paul Seixas
Venti anni da compiere, per Toni (e non solo lui) Paul Seixas è l’erede di Pogacar
Freccia Vallone 2026, Paul Seixas
Venti anni da compiere, per Toni (e non solo lui) Paul Seixas è l’erede di Pogacar

Seixas, il prescelto

Infine arriviamo a Paul Seixas, l’enfant prodige, quello che davvero può far saltare il banco e mettere alle strette persino Tadej Pogacar. Cosa ne pensa Toni?

«Ha già dimostrato di poterci lottare. Considerando che è un 2006 e che non ha ancora compiuto 20 anni questo è un vero fenomeno. Intanto stacca tutti gli altri. E come li stacca. E non penso solo alla Liegi ma anche al Giro dei Paesi Baschi. Lì non sono riusciti minimamente a stargli dietro. Non solo, ma ha vinto anche col maltempo e per chi è giovane e ancora acerbo come lui questa è una contrarietà non da poco».

A questo punto, da buon tecnico qual è, Toni fa un’analisi estremamente interessante del talento della Decathlon-CMA. Parla di margini, di aree in cui può lavorare.

«Essendo del 2006 ha chiaramente ancora dei margini di crescita. E intendo proprio fisiologici, fisici. Margini enormi e margini anche sul fronte della tecnica. Spalleggia ancora tantissimo quando è a tutta. Potrebbe anche alzarsi un pochino di più sui pedali. Mentre la sua parte alta del corpo è ancora un pochino troppo leggera, almeno per supportare quello che spingono le sue gambe. Deve trovare un equilibrio, un bilanciamento proprio fisico. Però ha il tempo e modo per farlo. Il tempo è dalla sua. Seixas è un corridore che deve solo gestire il suo futuro».