La prima e unica stagione tra gli under 23 di Roberto Capello non è andata esattamente secondo le sue aspettative. Il piemontese dopo aver lasciato la Grenke Auto Eder era passato al devo team della EF Education Easy Post. I piani con la formazione americana erano di restare un anno nella categoria under 23, così da prepararsi al salto nel mondo del WorldTour in maniera graduale. Ne avevamo parlato proprio con lo stesso Roberto Capello alla partenza della seconda tappa della Settimana Internazionale Coppi e Bartali. Una prima parte di stagione corsa insieme ai professionisti, in gare minori, avrebbe fatto da anticamera a un’estate ricca di impegni tra gli under 23.
Il focus era sulle corse a tappe, con Giro della Valle d’Aosta e Tour de l’Avenir come principali banchi di prova, invece le cose sono andate diversamente e il classe 2007 si è trovato a rincorrere (in apertura foto Instagram).


Ancora uno sforzo
Qualche infortunio e problema fisico di troppo hanno fatto slittare gli impegni prefissati, così Roberto Capello si è trovato ad accumulare giorni di corsa in questo finale di stagione. Una mano è arrivata anche dalla nazionale, infatti Marino Amadori lo ha portato con sé al Tour of Romania. La corsa a tappe, classificata come 2.2, è servita a Capello per guadagnarsi il pass per il campionato europeo under 23. Nel mezzo c’è stato il Giro d’Abruzzo, corso però in maglia EF.
Adesso il piemontese è atteso dall’ultimo sforzo di stagione, il campionato italiano a cronometro under 23, che si correrà sulle strade di casa.
«La stagione terminerà domani, il 24 ottobre – racconta Capello – ho tenuto duro, senza però fare troppi aggiustamenti alla preparazione. Al termine del campionato italiano farò uno stacco breve, di tre o quattro giorni, poi riprenderò a pedalare ma senza allenarmi. Uscirò quando ne avrò voglia. Non sono uno abituato a staccare tanto nel finale di stagione».


Hai fatto qualche allenamento specifico per questo campionato italiano a cronometro?
Mi sono tenuto sugli standard soliti, ho utilizzato di più la bicicletta da crono, ma per il resto ho fatto blocchi di lavoro da due giorni e nel terzo riposo totale. Un allenamento lungo, uno di intensità e riposo nel quale non usavo la bici. Visto che fino a qualche giorno fa era bello uscivo in moto.
Campionato italiano a parte, che stagione è stata?
Un disastro, a causa di alcuni problemi alla schiena non ho praticamente mai corso. Ho ripreso a fare attività a giugno. Poi a fine luglio al Kreiz Breizh ho rotto la clavicola, mi sono dovuto fermare ancora perdendo il Tour de l’Avenir. Devo dire grazie alla nazionale e al cittì Amadori per avermi dato la possibilità di correre nel finale di stagione.
Un anno da buttare?
Non del tutto, perché ho avuto comunque modo di imparare molto, anche se ho corso poco. Ad esempio nelle gare di inizio stagione ho capito come si muovono i professionisti, questo sarà un aspetto importante per il futuro. Sono migliorato comunque molto sulla carta, dal lato delle prestazioni.


Nonostante gli intoppi?
Forse è la stagione in cui sono cresciuto di più, i risultati non sono arrivati ma spero di poterli raccogliere in futuro. Ho anche capito che essere forti in bici è molto diverso dall’essere un corridore di alto livello. I numeri e le prestazioni da soli non bastano. Non sempre il più forte in gruppo vince, ci sono tanti aspetti da curare.
Quali?
Ad esempio il fatto di limare, trovare la giusta posizione nei momenti salienti. Salvare la gamba, come si dice, per arrivare con ancora energie quando si tratta di decidere la corsa. Inoltre gareggiare permette al corpo di crescere, aumenta il recupero e tanti altri aspetti.


Forse un anno più utile dal punto di vista mentale?
Rispetto al 2025 dove tutto è andato per il verso giusto sento di aver capito una cosa: quando tutto gira bene è facile continuare, crescere e fare sacrifici. Non che questa stagione sia stata pesante, ma quando le cose vanno meno bene serve trovare dentro di sé qualcosa in più.
Come ti sei trovato con la EF Education EasyPost?
Bene, mi sono sempre stati vicini e supportato al meglio. Sia a inizio stagione che nel recupero per la frattura della clavicola. Ringrazio tanto anche loro.
L’anno prossimo passerai nel WorldTour, cosa hai visto che ti tornerà utile?
Ci sono degli aspetti tecnici sui quali devi migliorare parecchio. Nei momenti di tensione faccio fatica a tenere la testa del gruppo, forse anche per il timore di cadere. Probabilmente mi è mancata un po’ di fiducia, che aumenta solamente correndo. Ho ancora tanti margini e sono fiducioso per il prossimo anno.


Come vedi il tuo primo anno nella massima categoria?
Sarò nel WorldTour, è vero, ma farò prettamente un calendario di seconda fascia. Il livello sarà comunque alto ma avrò modo di mettermi alla prova e crescere gradualmente.
Un anno in più da under 23 sarebbe servito?
Non saprei rispondere, passare professionista era il mio sogno, ma allo stesso tempo è un punto di partenza. Finita la stagione faremo un primo ritiro, nel mese di novembre, per mettere giù un’idea di calendario e definire le corse che farò.